• Comunità indigene

    March 23 in Chile ⋅ ☀️ 14 °C

     Ma chi abitava questa terra prima dell’arrivo degli spagnoli?
    Non ci hanno raccontato molte storie in proposito, solo alcune tecniche di coltivazione per inondazione nei periodi di gennaio e febbraio e una raccolta sistematica dell’acqua attraverso le acque sotterranee. Eppure si intuisce una presenza antica: comunità atacameñe (Likan Antai) capaci di leggere il deserto come una mappa vivente, più che di dominarlo.

    Ci avviciniamo a un villaggio. Si legge che hanno utilizzato i fondi delle miniere di rame per costruire il sempre presente campo di calcio, l’area artigianale (vuota), il museo della comunità (vuoto), la chiesa (chiusa).
    Solo un locale griglia carne di alpaca, che il coraggioso Andrea assaggia e apprezza — qualcuno deve pur fare ricerca sul campo.

    Scendendo dai geyser, il paesaggio cambia quasi senza preavviso: dal respiro caldo della terra alle zone umide che punteggiano l’altopiano, fino al piccolo villaggio di Machuca.

    Qui l’acqua, dopo aver viaggiato nel sottosuolo riscaldata dal cuore vulcanico delle Ande, riemerge e si raccoglie nei bofedales: praterie umide che sembrano un errore di battitura nel deserto più arido del mondo. E invece no, è tutto perfettamente coerente. Il sistema geofisico nasconde molti misteri, ma i suoi meccanismi sono di una logica disarmante.

    Gli strati impermeabili trattengono l’acqua, le fratture la riportano in superficie, e il risultato è questo: vita dove non dovrebbe esserci. Fenicotteri, erbe tenaci, lama al pascolo… e una comunità che da generazioni ha imparato a vivere esattamente qui, dove la terra concede — con parsimonia — le condizioni minime per restare
    Read more