International Antartic Center
December 16, 2025 in New Zealand ⋅ ☁️ 20 °C
Visto che eravamo già in aeroporto per la "missione recupero valigia" (missione compiuta, tra l'altro!), non potevamo ignorare l'enorme edificio lì accanto. Siamo entrati all International Antarctic Centre.
Christchurch è una delle cinque "Gateway Cities" mondiali per l'Antartide. Qui accanto ci sono le basi operative vere e proprie degli Stati Uniti (Operation Deep Freeze), della Nuova Zelanda e anche il supporto logistico per il programma italiano. Dalle piste di Christchurch partono i giganteschi C-17 Globemaster carichi di scienziati diretti verso il ghiaccio perenne. L'Italia ha due basi in Antartide: la "Mario Zucchelli" (nella Baia Terra Nova) e la "Concordia" (sul plateau antartico, gestita con la Francia). Molti dei nostri ricercatori fanno scalo proprio qui a Christchurch prima di volare a sud. Christchurch, di fatti, è il punto di partenza principale per le missioni verso il Mare di Ross e la Stazione McMurdo. Circa il 70% di tutto il personale che va in Antartide passa di qui.
Il centro è un mix tra un museo scientifico e un parco divertimenti estremo. Ci siamo infilati nelle giacche termiche fornite da loro (enormi e blu) per entrare nella "Storm Room", una cella frigorifera che simula una tempesta antartica. Siamo passati da temperatura ambiente a -18°C con vento gelido in faccia. Divertente? Sì. Speriamo di non ammalarci il nostro secondo giorno in Nuova Zelanda.
Poi c'è stata la prova di forza del Hägglund. È un veicolo cingolato anfibio svedese usato nelle spedizioni reali. Prima di uscire, abbiamo salutato i Kororā (Piccoli Pinguini Blu) nel centro di recupero. Sono uccelli che non possono tornare in natura per vari motivi (ferite o disabilità). Erano nelle loro tane a sonnechiare insieme. Troppo carini, speriamo di vederne altri nel nostro viaggio (magari nel loro habitat naturale).
Mentre eravamo al centro, è impossibile non farsi prendere dalla storia tragica della gara per conquistare il Polo Sud.
Nel 1909, Shackleton spinse la sua spedizione fino alla latitudine record di 88° 23’ Sud, a poco più di 180 chilometri dal Polo. In quel punto però decise di fermarsi: proseguire avrebbe infatti significato condannare se stesso e i suoi uomini alla morte per mancanza di viveri. La decisione di tornare indietro, pur dolorosa, salvò la spedizione.
Nel 1910 l'inglese Robert Falcon Scott salpò da Londra a bordo della Terra Nova, deciso a conquistare il Polo Sud. Nello stesso periodo Amundsen, con la nave Fram, si era preparato invece a una spedizione verso il Polo Nord, ancora ufficialmente inesplorato.
Durante il viaggio arrivò però una notizia destinata a cambiare tutto: Frederick Cook e Robert Peary avevano annunciato di aver già raggiunto il Polo Nord. Amundsen prese allora una decisione drastica e audace: invertì la rotta e puntò verso sud.
Il norvegese Roald Amundsen arrivò per primo il 14 dicembre 1911, insieme a Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting. Era un maniaco della preparazione: usò sci e cani da slitta, muovendosi veloce e leggero. Piantarono una tenda, chiamata Polheim, e lasciarono una lettera destinata a Scott come prova dell’impresa.
Scott arrivò 35 giorni dopo, partito proprio da qui (dal porto di Lyttelton, vicino a Christchurch), arrivò 34 giorni dopo, il 17 gennaio 1912, trovando la bandiera norvegese già piantata.
La storia di Scott è legata a doppio filo con questa città: la sua spedizione finì in tragedia (morirono tutti sulla via del ritorno, a soli 18 km dal deposito di cibo), ma qui è considerato un eroe. In centro a Christchurch c'è una statua bellissima di lui scolpita dalla moglie, Kathleen Scott, che guarda verso nord, verso casa, anche se in realtà lui non tornò mai.Read more















