• Dakhla, oceano

    24–27 дек. 2025, Марокко ⋅ ☀️ 17 °C

    Dakhla non ti viene incontro: ti si apre.
    Prima le dune, chiarissime, quasi bianche, che accompagnano la strada come un sipario. Poi, piano piano, si abbassano. E all’improvviso la vista si spalanca: la laguna. Un azzurro calmo, largo, irreale, disegnato dalla forma lunga e sottile della penisola.

    Nel blu danzano le vele colorate di windsurf e kitesurf, leggere come aquiloni. Il mare qui è doppio: placido e giocoso dentro la laguna, potente sull’altro lato, dove l’oceano spinge onde perfette per il surf. In mezzo, resort incastonati tra dune e scogliera, come se qualcuno li avesse appoggiati lì con cautela, per non disturbare troppo.

    La penisola misura quaranta chilometri. La strada è una sola, dritta, da nord a sud. E già venti chilometri prima della città diventa un viale enorme, alberato, a sei corsie. Un segnale chiaro: qui si sta costruendo tutto.
    Dakhla è un cantiere a cielo aperto. Una città intera che nasce sotto gli occhi.

    Le feste — e il nostro anniversario — le abbiamo passate così: vista oceano, ostriche, aragoste e pesce che sfrigolava sulla griglia. Una scena quasi surreale.
    Da una parte noi, occidentali, a celebrare. Dall’altra un popolo intero che si costruisce il futuro in infradito e piccozza. Gente che lavora in ciabatte, sotto il sole, a tirare su case e strade. Senza lamenti. Con una forza che colpisce.
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