• paguriAMO su RuotE
  • paguriAMO su RuotE

Un nuovo orizzonte ci chiama🐚

88 giorni, 11231 km, 4 paesi. Baca lagi
  • Permulaan perjalanan
    31 Oktober 2025

    In bilico tra qui e altrove

    31 Oktober 2025, Itali ⋅ ☁️ 18 °C

    C’è sempre un momento, prima di ripartire, in cui tutto tace.
    Le cose trovano il loro posto, i pensieri rallentano, e il cuore comincia a battere un po’ più forte.

    Ancora una volta cambieremo orizzonte.
    Ci porteremo dietro i sapori di casa, e i peli dei cani sparsi ovunque.

    I cani dormono, ma anche loro lo sanno: si parte.
    Tra poche ore l’Europa sarà solo un nastro di terra da attraversare e il vento porterà l’odore del sud.
    Domani si scende verso la Spagna, dove la terra finisce e l’Africa inizia a chiamare.

    Andremo via terra, chilometro dopo chilometro, fino a sentire il sale dello stretto di Gibilterra e le voci che parlano un’altra lingua.

    Sarà un viaggio lungo, diverso,
    denso di strade e respiri.
    Non c’è itinerario preciso — solo l'istinto che ci guida.
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  • Jausiers, tappa x la notte

    31 Oktober 2025, Perancis ⋅ ☁️ 8 °C

    Siamo partiti nel pomeriggio, con l’aria di chi non vede l’ora e allo stesso tempo fa tutto con lentezza, per assaporare ogni gesto. Una lavata a Pagù, che scintillava come se volesse essere all’altezza del viaggio, e l’ultima spesa di casa: piccole scorte di conforto, sapori che ci faranno compagnia quando il mondo intorno sarà diverso.
    Poi la strada ha iniziato a salire verso il Colle della Maddalena. Il giorno si è spento piano, e il buio è arrivato insieme alla nebbia — fitta, bassa, quasi irreale. Il confine lo abbiamo passato senza accorgercene, immersi in una nuvola grigia e silenziosa. Solo i fari che disegnavano la strada davanti, il silenzio della montagna e il rumore del motore che ci accompagnava giù verso la Francia.
    Ci siamo fermati a Jausiers per la notte, stanchi ma con quel sorriso che viene solo quando sai che l’avventura è appena iniziata.
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  • Peñiscola, tappa x la notte

    1 November 2025, Sepanyol ⋅ ☁️ 18 °C

    La voglia di partire era più forte del sonno. Ci siamo svegliati prima dell’alba, ancora immersi nel buio, e abbiamo fatto colazione mentre il cielo cominciava appena a tingersi di rosa. Poi via, verso sud. Chilometri che scorrevano come pensieri, con solo qualche sosta per far sgranchire le zampe ai cagnoloni e per mangiare qualcosa al volo. Quando abbiamo attraversato il confine con la Spagna non erano ancora le tre del pomeriggio. Il tramonto ci ha accolti con colori infuocati, un benvenuto dolce e potente, come solo la strada sa dare. Abbiamo continuato a viaggiare finché il giorno non si è spento del tutto, e a Peñíscola ci siamo fermati per la notte, con la sensazione di essere già lontani, eppure ancora solo all’inizio.Baca lagi

  • Playa del Sol, tappa x la notte

    2 November 2025, Sepanyol ⋅ 🌙 20 °C

    Oggi la strada ci ha portati sempre più giù.
    Abbiamo passato Valencia, poi Granada — costeggiando la Sierra Nevada, tra salite e discese che sembravano non finire mai, in mezzo a montagne spettacolari e distese infinite di arance, vigne...
    L’aria profumava di sole.
    Quasi trenta gradi, tanto che abbiamo tirato fuori i pantaloncini e messo via i vestiti invernali con cui eravamo partiti pochi giorni fa. Il sud ci ha accolti con il suo calore, dentro e fuori.

    Nel nostro continuo macinare chilometri siamo arrivati nei pressi di Marbella, proprio mentre il cielo cominciava a incendiarsi al tramonto.
    E lì, tra le sfumature arancio e oro, l’abbiamo vista: l’Africa.
    Il Marocco, il primo avvistamento, laggiù, oltre il mare, come un sogno che finalmente si fa concreto.
    Domani lo attraverseremo davvero.
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  • Imbarco ✨

    3 November 2025, Sepanyol ⋅ 🌙 17 °C

    La traversata è stata lenta come il nostro modo di viaggiare. Due ore di calma, di mare piatto e luce piena, con il vento che portava il profumo d’Africa sempre più vicino.
    Sul ponte, sorrisi e occhi curiosi. I cagnoloni si sono fatti subito notare, abbaiando a chiunque li incrociasse — ma poi si sono distesi, come se anche loro sapessero che stavamo attraversando un confine speciale.Baca lagi

  • Chefchaouen

    4 November 2025, Maghribi ⋅ ☁️ 22 °C

    Chefchaouen, la città che respira blu

    Dal campeggio alla medina la strada era ripida, scoscesa, e si infilava tra le lapidi cadute di un vecchio cimitero in rovina, dove la foresta stava lentamente riconquistando il suo spazio.
    Alberi e erbacce si intrecciavano tra le pietre rotte, radici e storie mescolate in un unico respiro. Un passaggio sospeso tra passato e natura, prima di tuffarsi nel cuore pulsante della città.
    Ci siamo lasciati risucchiare dalla medina, dai suoi vicoli stretti e vivi, pieni di tappeti appesi come onde di colore, ceramiche lucenti, dipinti, profumi di cibi e spezie che si mescolano nell’aria. Abbiamo pranzato su una terrazza solo per noi, sospesi sopra i tetti blu, con il brusio del mercato sotto, il muezzin che cantava e l'aria che portava odori di menta e zenzero.
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  • Chefchaouen 🧿

    5–6 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 22 °C

    Non so descrivere la bellezza.
    Chefchaouen ti lascia senza parole e poi te ne restituisce di nuove.
    Mille sfumature di blu e d’azzurro ti avvolgono, ti portano al mare anche se intorno ci sono montagne e foreste verdi che sembrano guardarti da lontano.
    Tre giorni tra salite e discese, tra vicoli che profumano di spezie e corse in taxi per tornare al campeggio.
    Ogni rientro era una piccola avventura: clacson che si rincorrevano, sorpassi azzardati, gente che si gettava in mezzo alla strada come se il traffico fosse una danza.
    E noi, lì, a ridere e ad abituarci piano a quel ritmo che non somiglia a nessun altro.

    Col tempo, abbiamo imparato a sentirci parte di quel mondo lento e vibrante, dove tutto accade con una calma antica.
    Un tè alla menta sorseggiato su una terrazza con vista sulla Kasbah ha chiuso il cerchio — un momento sospeso, in cui il mondo sembrava rallentare, e l’azzurro diventare infinito.
    Tre giorni a Chefchaouen, lontani da tutto: dall’Occidente, da casa, dal tempo stesso.
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  • Volubilis 🏛️

    7 November 2025, Maghribi ⋅ ☁️ 18 °C

    Davanti a noi, la strada — via verso Volubilis, tra colline dorate, campi di terra nera e uliveti che si perdono all’orizzonte.
    La strada continuava tra colline di terra scura che, poco a poco, diventavano color paglia.
    Nei campi, bambini e anziani raccoglievano olive sotto il sole, e i frantoi mostravano montagne di frutti verdi in attesa di essere spremuti.
    Dopo chilometri di asfalto sconnesso e panorami intensi, siamo arrivati finalmente a Volubilis — un silenzio maestoso tra rovine, vento e storia.

    A Volubilis ci siamo fermati giusto il tempo di assaporare due fette di manzo affumicato portate da casa, guardando le colline che custodiscono silenziose le rovine romane.
    Abbiamo passeggiato tra colonne e mosaici e poi di nuovo in marcia, direzione Meknès — ma niente campeggi, niente sosta possibile.
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  • Fez

    7–10 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☁️ 18 °C

    Fez è un vortice.
    Nulla a che vedere con Chefchaouen: qui c’è una vitalità che ti travolge.
    L’azzurro lascia spazio ai toni dell’ocra e del bianco, e i profumi cambiano a ogni incrocio — incenso, cuoio, fritto, spezie.
    Si passa dalla via degli artigiani del rame a quella dei mercati, dove tutto è riverso per terra o su carretti che si incastrano nei vicoli stretti.
    Dalle ceramiche dipinte ai banchi del pesce, dai macellai con le teste di dromedario appese all’ingresso ai piccoli locali dove si friggono sardine.
    Ogni due metri, un mondo nuovo.
    Dentro bugigattoli di due metri per due, uomini mangiano la loro zuppa d’harira, mentre accanto pollai improvvisati condividono spazio con banchetti di pollo fritto o arrosto.

    Nel nostro vagabondare abbiamo incontrato un ragazzo del posto che si è offerto di accompagnarci alle concerie.
    Con lui ci siamo addentrati in vicoli stretti e bui, dove il sole non arriva e i turisti non si avventurano.
    Un intrico di passaggi quasi sotterranei, che ti fanno sentire minuscolo e un po’ spaesato.
    Alla fine, per arrivare alla terrazza panoramica, si passa da un negozio traboccante di borse, puff, pelli e babush.
    Saliti per una scala a chiocciola, mazzolino di menta già in mano — eccole, le vasche colorate delle concerie: un mosaico di pelli di cammello, capra, montone, immerse tra calce, pipì di piccione e pigmenti naturali.
    Sarà che il vento soffiava dalla parte giusta, ma l’odore era sopportabile, e la vista… indimenticabile.
    Ci siamo fatti rapire ancora — dalle porte maestose decorate di ceramiche, dai minareti rivestiti di piastrelle blu e azzurre, dai gatti che si muovono agili tra le gambe della gente.
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  • Monti dell'alto Atlante

    10 November 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 18 °C

    La strada — una corsia appena — comincia ad arrampicarsi e non smette più. Curve strette, motore che borbotta, e noi a salire piano, piano.
    Intorno, rovine di vecchie kasbah che spuntano dai pendii, e colori che si accendono sotto il sole di mezzogiorno: rosso, giallo, sfumature di rame, macchie di verde, il blu del cielo.
    Quando siamo arrivati in cima, ci si è aperta davanti la piana che avevamo attraversato poco prima — distesa ai piedi dell’Atlante, ampia e silenziosa.
    E poi giù, un altro giro di giostra.

    Incredibile come qui non ci siano ponti o viadotti.
    La strada non taglia la montagna — la segue. Si arrampica, gira su se stessa, precipita in discese da capogiro.
    Ogni curva è un colpo d’occhio, ogni tornante una prova di pazienza.
    E mentre noi ci meravigliamo del panorama, c’è chi vive lì, aggrappato ai pendii.
    Villaggi color terra, invisibili se non ci stai attento.
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  • Cascate di Ouzoud

    11–13 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 27 °C

    E all’improvviso: Ouzoud.
    Ci siamo infilati in un parcheggio sotto gli ulivi, un piccolo angolo tranquillo con docce e corrente. L’unico vicino? Un vecchietto un po’ matto che vive in tenda, canta, prega, fuma, accende il fuoco e si prepara da mangiare come se il mondo finisse lì.
    Le cascate di Ouzoud… che posto.
    Ti ci avvicini piano, passo dopo passo, e già senti il rombo che cresce — come un tuono che non finisce.

    Davanti a noi il salto d’acqua di 110 metri, una riga bianca che spacca il vuoto.
    E attorno, la vita: 600 gradini che si srotolano dall’alto fino alla pozza in fondo, e lungo ogni gradino un piccolo mondo — bancarelle colorate, profumi di rosticceria, tajin che sobbolle, venditori che ti sorridono con gli occhi.
    Sembra quasi un pezzo d’Oriente trapiantato qui, tra ulivi e rocce rosse.

    Quando ci siamo affacciati per guardare il salto, un arcobaleno ci ha preso in pieno.
    Uno di quelli veri, dritto davanti a te, che ti fa sembrare tutto un po’ magico anche se intorno c’è mezzo mondo che scende a zig-zag.

    E che traffico sui gradini: gente che risale sudata, ragazzi scalzi, asinelli carichi che fanno avanti e indietro con i rifornimenti.
    Giù, giù, giù… e poi su.
    La parte “divertente”, diciamo così.

    A metà della risalita abbiamo incontrato le scimmie.
    Fabri, che ci teneva, si era portato dietro una banana.
    Una berberina si è avvicinata senza nemmeno pensarci: gli ha preso la banana dalle dita e se l’è sgranocchiata lì, tranquilla, proprio davanti a noi.
    Noi muti, lei no: concentratissima sul suo spuntino.
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  • Marrakech

    13–15 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☁️ 22 °C

    Taxi, e la calma del campeggio è sparita come un soffio: Marrakech ti tira dentro senza chiedere permesso.

    Marrakech l’abbiamo vissuta così: di notte.
    Siamo partiti con l’idea di cenare in piazza Jamaa el Fna e, appena arrivati, eccola lì: la mitica piazza.

    Un caos meraviglioso.
    Frutta colorata ovunque, fumo che sale dai chioschi, tajin che ribollono, pentoloni di lumache, tavoloni lunghi come banchetti di nozze improvvisati.
    Un teatro a cielo aperto, vivo, pulsante.

    Suggestiva, sì. Ma anche stancante.
    L’insistenza dei ristoratori ci ha spento all’istante la voglia di sederci lì, così abbiamo fatto quello che ci è venuto naturale: seguire l’istinto — o forse il profumo — dentro un vicolo laterale.

    Ed è lì che lo abbiamo trovato: il posto giusto.
    Una piastra rovente, roba che sfrigola, un profumo che ti prende allo stomaco, e un gruppetto di ragazzi che farciscono panini senza sosta, uno dopo l’altro, mentre una piccola folla aspetta paziente.
    Nessuna scenografia, nessun folklore costruito: solo lavoro vero, veloce, quotidiano.

    Abbiamo cenato camminando, guardando Marrakech da una distanza che ci somigliava.
    Nei vicoli risuonavano più parole italiane che arabe — segno che questa città, per quanto affascinante, è ormai calamita per il mondo intero.
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  • Ait Ben Haddou

    16–17 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 23 °C

    Ad Aït Ben Haddou ci siamo fermati per la notte: una passeggiata lenta tra le vie del villaggio, poi la salita fino al punto panoramico.
    Sotto di noi il dedalo di case d’argilla, lontano le montagne, e tutto intorno il paesaggio che mutava — il respiro del deserto che iniziava a farsi sentire mentre ci lasciavamo alle spalle le cime.Baca lagi

  • Gorges du Dades

    17–18 Nov 2025, Maghribi ⋅ ⛅ 15 °C

    Il giorno dopo abbiamo puntato verso le Gole del Dadès, scivolando lungo la strada delle cento kasbah.
    Su ogni minareto un nido di cicogne, attento e maestoso.
    Ai piedi delle montagne spuntavano oasi fitte di ulivi, fichi e campi coltivati che seguivano il corso del fiume come un filo verde.
    Le pareti delle montagne cambiavano colore a ogni curva: arancio, rosso, porpora, quasi viola. Forme scolpite dal vento, dal tempo, da chissà quali storie antiche.

    Abbiamo macinato chilometri con gli occhi pieni di meraviglia, finché non è comparso il posto perfetto per la notte: una terrazza affacciata sull’oasi, con la parete della montagna che si alzava dritta verso il cielo, come una protezione silenziosa sopra i nostri sogni nomadi.
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  • Gole di Todra

    18 November 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 7 °C

    Dalle gole la via si arrampica sulla montagna, sinuosa e cruda. Lungo il percorso si intravedono gli accampamenti dei nomadi: tende scure, capre che pascolano tra le rocce, asini che avanzano lenti. Una vita essenziale, antica, che ti lascia senza parole e con il cuore che si allarga.
    Un percorso che attraversa il canyon e poi sale, sale, finché non ti ritrovi sospeso tra cielo e terra.
    E poi—come un miraggio che diventa certezza—appare una macchia verde lontana, un’oasi nascosta dopo chilometri di montagna arida e rossa. Una bellezza che ti toglie il fiato.
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  • Tamtattouchte

    18–19 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 9 °C

    Entriamo nel villaggio: bambini con sorrisi enormi che ci salutano correndo, anziani lungo la strada che ci danno il benvenuto con un cenno del capo, una gentilezza che vale più di mille parole. Passiamo accanto al mercato, e poco dopo compare la scritta camping.
    Giriamo lo sguardo… ed eccolo: il giardino di una casa in paglia, fango e pietre. Sul terrazzamento una tenda berbera, tappeti e cuscini colorati, un invito a rallentare, a sedersi, a respirare.

    La sera, nel loro salone di terra e paglia, ci accolgono lanterne colorate, tappeti, cuscini e simboli berberi disegnati sulle pareti. Ci accendono la stufa a legna: il caldo giusto, quello che ti scioglie la giornata.
    Finito il couscous, arrivano Moustafà e un suo amico: tamburi, una chitarra berbera a quattro corde con pelle di capra, e Fabri che si unisce come se fosse sempre stato parte di quel cerchio. La musica riempie la stanza, vibra nelle pareti, nella pancia, nel cuore.
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  • Deserto ✨ El-Rissani

    20–22 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 18 °C

    Dal villaggio di Moustafà ci siamo rimessi in moto, puntando verso Merzouga e verso quel mare dorato che da giorni sognavamo.
    Ma prima del caos, prima dei quad, prima dei gruppi organizzati, ci siamo fermati — dove la sabbia comincia a parlare piano e la pista ti invita ad andare più in là.

    Abbiamo percorso quattro, forse cinque chilometri di sterrato, finché le dune non ci sono venute incontro come onde immobili. Lì ci siamo fermati.
    Lì abbiamo respirato davvero.

    Siamo saliti su una duna al tramonto, noi due e i nostri cagnoloni, senza nessun altro respiro umano attorno.
    Il silenzio del deserto… quello vero… ti entra dentro come un rito.
    Il cielo che brucia, la sabbia che si fa rosa, poi oro, poi quasi viola.
    È stato un momento sospeso: magico, fragile, perfetto.
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  • Et-Taous, Ouzina Desert

    22–24 Nov 2025, Maghribi ⋅ ☀️ 17 °C

    Poi via, a costeggiare Merzouga e la Grande Dune, direzione Ouzina, verso un altro deserto ancora. Sei chilometri di pista questa volta, fino al Riad di Alì: un miraggio vero, un piccolo paradiso infilato tra dune arancioni, montagne lontane e una piana che sembrava senza tempo.
    Attorno a noi: solo natura.
    Nessuna luce artificiale. Nessuna casa. Nessun rumore.
    Un silenzio che ti riempie, più che svuotarti.

    Alì ci accoglie con fierezza: quello è il suo posto nel mondo, la terra dove è nato, dove suo padre alleva dromedari che riconosce dalle impronte come fossero firme. Ci racconta la sua scelta di rimanere lì, nonostante l’Europa, nonostante le possibilità: “La mia terra vale più di tutto”, dice mentre ci mostra orgoglioso ogni angolo del suo riad.

    A pranzo siamo soli davanti a un tajine fumante.
    Quel pezzo di mondo era solo nostro.

    La sera decidiamo per un barbecue sotto le stelle.
    Alì cena con noi, ci parla delle sue radici berbere, dei dromedari, del deserto che per lui non è un paesaggio: è un padre, una casa, un destino.
    Poi ci lascia al nostro fuoco.
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