• Pranzo è ancora il nostro scambio

    19 Mac, Chile ⋅ ☀️ 23 °C

    E poi un pranzo—
    che non è solo pausa,
    ma apertura.

    Arriviamo e loro sono già lì,
    gli studenti di Marcello,
    in attesa.
    Non un’attesa formale, ma viva, curiosa,
    quasi elettrica.

    Che emozione essere aspettati così.

    Il tavolo si riempie in fretta:
    piatti, voci, accenti che si intrecciano.
    L’italiano scivola nello spagnolo,
    le parole inciampano e ridono,
    si cercano, si inventano.

    È uno scambio festoso, sì—
    ma anche preciso, profondo.
    Domande che arrivano dirette,
    sguardi attenti,
    una qualità rara di presenza.

    Non siamo più “noi” e “loro”.
    Diventiamo un unico campo di apprendimento,
    dove insegnare e imparare
    si confondono felicemente.

    Si parla di ricerca, di pratiche, di futuro—
    ma anche di vita, di desideri,
    di ciò che ci muove davvero.

    E ancora una volta il corpo è lì,
    non sullo sfondo:
    gesti, risate, il ritmo del mangiare insieme,
    come se il pensiero avesse bisogno di questo
    per prendere forma.

    Marcello osserva, tiene il filo,
    ma lascia spazio—
    e lo spazio si riempie da solo.

    C’è qualcosa di raro in tutto questo:
    una fiducia immediata,
    come se ci conoscessimo già
    da qualche altra traiettoria.

    E mentre il pranzo scorre,
    mi accorgo che questo—
    questo stare insieme senza difese—
    è forse la forma più concreta
    di educazione che abbiamo incontrato finora.
    Baca lagi