In centro a Christchurch
December 15, 2025 in New Zealand ⋅ ☁️ 22 °C
Nonostante il jet lag ci stia prendendo a schiaffi, l'adrenalina di essere finalmente dall'altra parte del mondo ha vinto. Abbiamo mollato i bagagli (o meglio, il bagaglio superstite) in camera e siamo usciti a respirare l'aria del sud.
Christchurch, o Ōtautahi in Māori, è molto carina. Cammini lungo il fiume Avon e ti sembra di essere finiti in un tranquillo parco inglese dell'Ottocento: salici piangenti che sfiorano l'acqua, edifici gotici, l'ordine maniacale della "Città Giardino". Si sente forte l'impronta dei coloni della Canterbury Association, che volevano addomesticare la natura selvaggia della NZ e creare un pezzo di Inghilterra agli antipodi. E ci sono riusciti: Hagley Park è immenso (più grande di Hyde Park a Londra!) e i giardini botanici sono spettacolari.
Eppure, sotto questa facciata british, la terra racconta un'altra storia. Prima delle guglie, questa era una distesa di paludi e mahinga kai (luoghi di raccolta cibo) per la tribù Ngāi Tahu. Il nome stesso della città, Ōtautahi, significa "Il luogo di Tautahi", un capo tribù che viveva proprio lungo queste rive. E poi c'è la storia recente. I segni dei terremoti del 2010 e 2011 sono cicatrici aperte, ma la città le porta con un orgoglio commovente. Dove c'erano macerie, oggi vedi street art coloratissima, container riadattati a negozi hipster e architettura ultramoderna. C'è un'energia giovane, vibrante, una voglia di rinascita che si sente nell'aria e nei locali pieni di gente.
Abbiamo chiuso la serata proprio in uno di questi locali. Ma il vero colpo di scena è arrivato alla fine. Appena finita l'ultima birra, nel momento esatto in cui ci siamo alzati dalla sedia con la grazia di due zombie assonnati, ci si è parata davanti una piccola troupe televisiva. Erano quelli di NHK, la TV nazionale giapponese, per il programma World Strollers (Sekai Fureai Machi Aruki, tradotto come "cammina per la città, incontra il mondo"). Ci hanno chiesto se potevano riprenderci. La scena è stata tragicomica: noi, distrutti da 30 ore di volo e con l'alcol che amplificava la stanchezza, che cercavamo di sembrare persone normali. Ci veniva solo da ridere. Era palese che stessimo "recitando" (male) la parte dei turisti disinvolti. Probabilmente taglieranno tutto, ma è stato divertente.
Ora però gli occhi si chiudono davvero. Il letto chiama. Domani inizia il vero on the road. Sperando che il bagaglio di Ted decida di smettere di fare il turista solitario e si unisca a noi.
Buonanotte Ōtautahi.Read more

























