• Cascate di Ouzoud

    Nov 11–13, 2025 in Morocco ⋅ ☀️ 27 °C

    E all’improvviso: Ouzoud.
    Ci siamo infilati in un parcheggio sotto gli ulivi, un piccolo angolo tranquillo con docce e corrente. L’unico vicino? Un vecchietto un po’ matto che vive in tenda, canta, prega, fuma, accende il fuoco e si prepara da mangiare come se il mondo finisse lì.
    Le cascate di Ouzoud… che posto.
    Ti ci avvicini piano, passo dopo passo, e già senti il rombo che cresce — come un tuono che non finisce.

    Davanti a noi il salto d’acqua di 110 metri, una riga bianca che spacca il vuoto.
    E attorno, la vita: 600 gradini che si srotolano dall’alto fino alla pozza in fondo, e lungo ogni gradino un piccolo mondo — bancarelle colorate, profumi di rosticceria, tajin che sobbolle, venditori che ti sorridono con gli occhi.
    Sembra quasi un pezzo d’Oriente trapiantato qui, tra ulivi e rocce rosse.

    Quando ci siamo affacciati per guardare il salto, un arcobaleno ci ha preso in pieno.
    Uno di quelli veri, dritto davanti a te, che ti fa sembrare tutto un po’ magico anche se intorno c’è mezzo mondo che scende a zig-zag.

    E che traffico sui gradini: gente che risale sudata, ragazzi scalzi, asinelli carichi che fanno avanti e indietro con i rifornimenti.
    Giù, giù, giù… e poi su.
    La parte “divertente”, diciamo così.

    A metà della risalita abbiamo incontrato le scimmie.
    Fabri, che ci teneva, si era portato dietro una banana.
    Una berberina si è avvicinata senza nemmeno pensarci: gli ha preso la banana dalle dita e se l’è sgranocchiata lì, tranquilla, proprio davanti a noi.
    Noi muti, lei no: concentratissima sul suo spuntino.
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