• Marrakech

    Nov 13–15, 2025 in Morocco ⋅ ☁️ 22 °C

    Taxi, e la calma del campeggio è sparita come un soffio: Marrakech ti tira dentro senza chiedere permesso.

    Marrakech l’abbiamo vissuta così: di notte.
    Siamo partiti con l’idea di cenare in piazza Jamaa el Fna e, appena arrivati, eccola lì: la mitica piazza.

    Un caos meraviglioso.
    Frutta colorata ovunque, fumo che sale dai chioschi, tajin che ribollono, pentoloni di lumache, tavoloni lunghi come banchetti di nozze improvvisati.
    Un teatro a cielo aperto, vivo, pulsante.

    Suggestiva, sì. Ma anche stancante.
    L’insistenza dei ristoratori ci ha spento all’istante la voglia di sederci lì, così abbiamo fatto quello che ci è venuto naturale: seguire l’istinto — o forse il profumo — dentro un vicolo laterale.

    Ed è lì che lo abbiamo trovato: il posto giusto.
    Una piastra rovente, roba che sfrigola, un profumo che ti prende allo stomaco, e un gruppetto di ragazzi che farciscono panini senza sosta, uno dopo l’altro, mentre una piccola folla aspetta paziente.
    Nessuna scenografia, nessun folklore costruito: solo lavoro vero, veloce, quotidiano.

    Abbiamo cenato camminando, guardando Marrakech da una distanza che ci somigliava.
    Nei vicoli risuonavano più parole italiane che arabe — segno che questa città, per quanto affascinante, è ormai calamita per il mondo intero.
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