• Foum El Oued, Laàyun

    21.–22. dec. 2025, Marokko ⋅ ☀️ 19 °C

    La costa ha iniziato a raccontare un’altra storia:
    edifici militari abbandonati, ridotti a scheletri di cemento, filo spinato pieno di plastica che svolazzava come bandiere tristi.
    Cantieri che non sai se stanno nascendo o morendo.
    Ruderi di villaggi inghiottiti dalle dune che avanzano, lente ma inesorabili.
    Per 1000 km, la costa è segnata da pile di pietre, una dopo l’altra, a indicare fin dove la scogliera è sicura.
    Pietre messe lì dall’uomo.
    Una per una.
    Per mille chilometri.
    Un lavoro silenzioso, ostinato, umano.

    La costa è quasi tutta rocciosa, scanditi a intervalli regolari da punti di osservazione militare.
    E nei pochi accessi al mare, accampamenti di saharawi: tende improvvisate, teli di plastica, lamiere.
    Niente elettricità.
    Niente acqua corrente.
    E allora ti chiedi come facciano.
    E subito dopo ti chiedi come pensino.
    Quale idea abbiano della vita persone che da generazioni vivono così.
    Agli occhi occidentali “allo stato brado”.
    Ma per loro?
    Se non conosci altro, cos’è davvero la mancanza?
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