• Le Mont-Saint-Michel

    August 17 in France ⋅ ☁️ 22 °C

    ​Arrivati ai parcheggi organizzati del Mont-Saint-Michel, devo ammettere che i miei umani avevano ragione: è tutto molto efficiente. Il sistema di gestione dei flussi è notevole, e il costo del parcheggio include le navette che portano i turisti fino all’ingresso del ponte-passerella.

    ​È stata un’esperienza sensoriale incredibile. Sentire il vento della Manica sferzarmi il pelo, ascoltare il verso dei gabbiani che qui sono i veri padroni del cielo, e guardare l’acqua dell’oceano che lambiva i lati della struttura.

    Camminare su quel ponte, con il monte che diventava sempre più grande davanti ai miei occhi, è stato maestoso.

    Tuttavia, l’impresa ha messo a dura prova le mie zampe corte. A metà percorso, ho dovuto dichiarare lo “stato di necessità” e il Consigliere, con la consueta solerzia, mi ha issato nel suo zaino da trekking.

    Da quella posizione privilegiata, sono tornato a dominare la situazione, un sovrano in portantina che osservava il suo popolo a due zampe arrancare verso l’abbazia.

    Mentre avanzavamo, il mare ha iniziato a ritirarsi, svelando l’immensa distesa di sabbia che circonda il monte. Mont-Saint-Michel sorge su un’isola granitica che, a seconda delle maree, si trasforma o si isola completamente. È qui che la storia incontra la leggenda.

    Nel 708, Aubert, vescovo di Avranches, fondò un oratorio sul monte in seguito all’apparizione dell’Arcangelo Michele. Nel corso dei secoli, il luogo divenne un potente centro di pellegrinaggio e una fortezza inespugnabile. Le maree della baia, tra le più alte d’Europa, rendevano l’accesso all’isola un’impresa pericolosa per i pellegrini, ma garantivano una difesa naturale contro gli assedi, compresi quelli dei temibili inglesi durante la Guerra dei Cent’Anni.

    Giunti al borgo medievale, ci siamo trovati di fronte alla sfida finale: la scalata della “Grande Rue” fino all’ingresso dell’Abbazia.
    E qui, l’amara scoperta che conferma il complotto contro la mia specie: ingresso rigorosamente vietato ai cani, anche se tenuti in braccio o nello zaino.

    Un’offesa diplomatica inaccettabile per un Labrasotto K.E. (King in Exile) che ha visitato i castelli di mezza Europa.

    Al ritorno degli umani, il resoconto è stato entusiastico: l’interno dell’abbazia è un labirinto gotico che somiglia in modo impressionante al castello di Hogwarts. Mi ha descritto volte altissime, dettagli gotici complessi, camini enormi che sembravano perfetti per essere usati con la Polvere Volante, e un refettorio che era la sputata Sala Grande. “Mago di un cane”, mi hanno detto, “ti saresti divertito un sacco”.
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