Il Consigliere ha fatto scivolare la nostra scatola di metallo dentro un parcheggio sotterraneo protetto e fresco, proprio nei pressi della celebre Opéra national. Ma la vera sfida ci attendeva poco dopo, quando abbiamo deciso di puntare dritti verso l’alto, là dove la città antica si innalza maestosa.
Affrontare la salita verso la collina di Fourvière a piedi, dopo due settimane di viaggio, è stato l’equivalente di scalare l’Everest con le ciabatte.
Tra rampe ripidi e una scalinata interminabile che sembrava non finire mai, la Biografa ha inaugurato ufficialmente il bollettino di guerra ortopedico, lamentandosi a voce alta del dolore lancinante alle piante dei piedi e giurando che ogni singolo gradino millenario era stato progettato apposta per torturarla.Io, protetto dai miei cuscinetti naturali e trascinato dalla mia inesauribile curiosità canina, procedevo con la coda alta, odorando le tracce lasciate dai cani lionesi sui muretti di pietra.
Arrivati in cima, lo spettacolo è valso ogni singola smorfia di dolore della mia umana: la vista su tutta Lione, con i tetti rossi, i due fiumi che si abbracciano e le guglie che bucano il cielo, era magnifica.
Ci siamo fermati ad ammirare la Basilica di Notre-Dame de Fourvière, con i suoi mosaici splendenti e le torri imponenti che vegliano sulla città. Naturalmente, l’accesso ai sovrani a quattro zampe all’interno del santuario era severamente vietato, quindi ho studiato il sagrato e respirato l’aria rarefatta della vetta, mentre il Consigliere cercava una panchina per far riposare i piedi fumanti della Biografa.Read more