Siamo in Norvegia: Oslo
23. april 2025, Norge ⋅ ☁️ 11 °C
Subito dopo Pasqua eravamo già pronti a varcare la frontiera norvegese ma abbiamo dovuto attendere che aprisse un ambulatorio veterinario per far somministrare a Snoopy un antiparassitario esplicitamente richiesto per l’accesso dei cani in Norvegia.
Snoopy (come sempre negli ambulatori, contrariamente alla maggior parte degli animali) è stato molto collaborativo ed ha dimostrato di gradire le polpettine offerte per fargli ingoiare la medicina. Passate le 24 ore previste, abbiamo superato il confine e raggiunto Oslo.
Durante il percorso ben due galli cedroni, prima un altro maschio e poi una femmina, segno che la specie è più che presente in queste foreste. Non possiamo che esserne lieti!
Abbiamo prenotato due notti presso il campeggio Bogstad, in modo da avere il tempo di visitare la città e di fare le indispensabili pulizie generali.
Purtroppo il Museo delle navi vichinghe non è visitabile (chiuso per ristrutturazione dal 2021, prevista riapertura per il 2027… supponiamo intendano rifarlo da capo!!!) pertanto ci siamo concentrati su due aree di interesse, molto distanti fra loro, suddividendole nelle due giornate.
Il primo giorno ci siamo recati al Frognerparken, un bellissimo e gigantesco parco all’interno del quale si trova un’area dedicata allo scultore Gustav Vigeland, denominata per questo Vigelandpark.
In questa zona 212 sculture in bronzo ed un monolite in granito, tutte realizzate dal medesimo autore e che rappresentano le fasi dell’esistenza, la connessione fra le generazioni, l’ascesa verso l’alto, intesa come progresso spirituale e collettivo.
“La ruota della vita”, fra le più fotografate, nella quale i corpi di 4 adulti e 3 bambini si intrecciano; “La meridiana” che oltre alla sua funzione pratica, rappresenta lo scorrere del tempo e le fasi della vita; il Monolite e La Fontana sono forse le più significative, ma ogni opera ha un suo perché ed una sua interpretazione e sono veramente tante, bellissime e molto realistiche.
Il Monolite lascia senza fiato! Alto 14 metri, ricavato da un unico blocco di granito di 270 tonnellate (l’autore ci mise 14 anni a realizzarlo e lo scolpì direttamente sul posto dove oggi noi lo vediamo), costituito da 121 figure umane intrecciate, rappresenta l’eterna lotta dell’uomo per l’esistenza, la ricerca spirituale, il ciclo della vita. È circondato da altre statue che simboleggiano scene quotidiane di affetto, gioco, meditazione e conflitto.
Un’altra opera imponente è "La fontana", la cui acqua rappresenta la linfa vitale; ogni dettaglio racconta un frammento dell’esperienza umana, dalla nascita alla morte, descrivendo i rapporti tra le generazioni. Le formelle alla base illustrano scene di vita quotidiana: sogni, amore, dolore, riflessione…
Attraversando un ponte sopra un laghetto, ancora statue, fra queste ci ha colpito “Il bambino arrabbiato che pesta i piedi”: particolarmente espressiva e dai piedini lucidi perché toccati continuamente da chi ritiene portino fortuna.
Rientrando in camper, abbiamo attraversato un cimitero dove si trovano anche le tombe di personaggi famosi (fra i quali il drammaturgo Ibsen, originario proprio di Oslo) e di soldati del Commonwealth caduti in guerra.
Ci ha colpito la semplicità del luogo che infonde pace e serenità.
Belle anche la chiesa e la cappella presenti nel parco.
La mattina del secondo giorno abbiamo preso l’autobus che ci ha portati in centro città, dove abbiamo iniziato il nostro percorso dalla fortezza di Akershus. Si tratta di un castello medievale fatto edificare da re Haakon V verso la fine del 1200, in posizione strategica sul lato orientale del porto per proteggere la città. Vi sono sepolti diversi re norvegesi, fra cui lo stesso Haakon V, Olaf V e la principessa Marta di Svezia.
Di fronte alla fortezza un monumento a Franklin Roosevelt.
Poco sotto, nel parco, una singolare statua in bronzo, opera di un’artista britannica Laura Ford: GLORY GLORY WITH CRUTCHES (gloria gloria con le stampelle). Rappresenta una donna che torna dalla guerra con tutto il suo bagaglio, sia fisico che psicologico, costituito da grossi sacchi portati sulle spalle.
Proseguendo la nostra passeggiata siamo passati di fronte al Nobel Peace Center ed abbiamo poi raggiunto il modernissimo edificio del Teatro dell’Opera. Stupisce l’eleganza e la leggerezza della costruzione, nonostante la sua dimensione imponente.
Nelle acque del porto (dove un temerario osava fare il bagno in costume…) galleggia una costruzione singolare, opera di un’artista italiana (Monica Bonvicini): SHE LIES. Realizzata in acciaio e vetro, ruota attorno al proprio asse in corrispondenza delle maree, riflettendo immagini diverse a seconda della prospettiva e della luce. È un’interpretazione del dipinto Das Eismeer di C.D.Friedrich (1823-24) e si riferisce alle montagne di ghiaccio simbolo del Nord.
Successivamente, mentre Antonio e Snoopy mi aspettavano pazientemente, mi sono goduta la visita al Munch Museum. Fra i tanti dipinti dell’autore, anche molto diversi fra loro, ovviamente sono andata subito alla ricerca dell’Urlo, scoprendo che esistono tre versioni del famosissimo THE SCREAM. Un dipinto, un disegno ed una stampa, rinchiusi in teche, che vengono aperte a distanza di mezz'ora l’una dall’altra per preservare le opere dall’usura. Munch infatti realizzò tutte tre su carta, materiale molto deperibile. Strumenti appositi monitorano continuamente la quantità di luce, di calore, di umidità, di ossigeno che ricevono i dipinti per conservarli al meglio a beneficio delle generazioni future.
Fra le altre opere, interessanti quelle sul concetto di solitudine (a volte ci si sente più soli in mezzo a tanta gente…) e i nudi, per Munch espressione di totale libertà, quella alla quale aspira ogni essere umano.
Ai piani superiori del museo, oltre a mostre di altri artisti, una sala costruita appositamente per ospitare alcuni dei dipinti più grandi ed ambiziosi di Munch: il SOLE, la MONTAGNA DI PERSONE e i RICERCATORI.
All’ultimo piano (l’undicesimo) grandissime vetrate consentono di ammirare la città dall’alto.
Conclusa la visita, ci siamo presi una pausa per il pranzo e, alla ricerca di un locale "pet friendly", ci siamo ritrovati in un Pub irlandese! Mai scelta fu più azzeccata! Ottimo cibo e buona musica al riparo dal freddo!
Prima di rientrare abbiamo visitato la Cattedrale (apprezzandone gli affreschi all’interno) e visto da fuori (perché aperto al pubblico solo nei mesi estivi) il Palazzo Reale, con tanto di cambio della guardia. Siamo passati anche di fronte all’Università ed al Parlamento, attraversando un parco dove ci ha colpito particolarmente una fontana simile ad un soffione (si chiamano così quei fiori che da bambini ci divertivamo a soffiare?…)
Rientrando in camper, sempre con l’autobus, ci siamo sentiti stanchi ma molto soddisfatti delle due giornate ad Oslo. Soprattutto considerando che il meteo prometteva (giorni fa) pioggia e neve, mentre noi abbiamo trovato temperature freschine con cielo nuvoloso e, nel pomeriggio, anche un pallido sole!Læs mere
















