Tromsø
14. maj 2025, Norge ⋅ ⛅ 5 °C
Dalle isole Lofoten a Tromso non abbiamo fatto tutta una tirata, considerati i chilometri, il tipo di strada (tutta a tornanti) ed il meteo (prevalentemente piovoso…).
Una sosta a Evenskjer ci ha concesso una pausa, di fronte ad un porticciolo con una bella statua di un cormorano su un blocco di ghiaccio; qui abbiamo visitato una chiesa protestante in legno dagli interni tutti colorati e degustato per la prima volta salame di renna ed alce.
Purtroppo il carico di acqua potabile ha presentato problema (filtro sporco per contaminazione con terriccio…) perciò abbiamo deciso di fermarci il giorno dopo in campeggio, dove poter ripulire il serbatoio.
Il giorno successivo abbiamo visitato Tromso, la città più grande della Norvegia del Nord, nota anche come “la capitale dell’Artico” o “ la Parigi del Nord”.
Prima di superare il lungo ponte che collega la periferia al centro città, impossibile non notare la Cattedrale Artica (Ishavskatedralen). Edificio moderno (1965), uno dei simboli della città grazie alla sua particolare struttura ispirata ai paesaggi nordici. Gli 11 pannelli di cemento rivestiti in alluminio, situati su ciascun lato del tetto, ricordano vagamente la forma dei blocchi di ghiaccio marino che si scontrano tra loro o la punta di un iceberg (qualcuno scrive anche “una tenda Sami” …a noi non sembra…)
Appena lasciato il camper, diretti al centro storico, ci ha colpito una vera e propria colonia di gabbiani sul tetto di una casa: vari nidi uno vicino all’altro…
Il centro di Tromso ospita il più alto numero di case antiche in legno di tutta la Norvegia settentrionale. Lungo la via principale e pedonale si trovano gli edifici sopravvissuti prima alla Seconda Guerra Mondiale, poi all’incendio del 1969 che distrusse la città. La casa più datata risale al 1789, mentre il Municipio (che ha ospitato per oltre un secolo la stazione di polizia e la prigione) è del 1864. Ci sarebbe apparso come un centro storico piccolo e carino, se non fosse stato in parte deturpato dalle nuove costruzioni.
Alcuni edifici sono stati ristrutturati e rivalorizzati, dando loro una nuova vita pur mantenendone stile ed identità. Ad esempio il chiosco più antico della città (aperto come edicola dei giornali nel 1911) oggi è diventato un piccolo bar e l’ex cinematografo (1915) un pub… Anche l'Hard Rock Cafè e certi negozi hanno seguito questa linea. Fra questi però sono stati costruiti palazzi moderni (anche piuttosto brutti!) senza riguardo all’estetica ed alla cultura architettonica del territorio, con un effetto a nostro parere disarmonico.
La zona del porto ci ha fatto la stessa impressione: letteralmente sventrata da cantieri che stanno costruendo non sappiamo cosa…
Comprendiamo che, in un territorio con il clima così rigido per buona parte dell’anno, gli abitanti abbiano bisogno di spazi al coperto abbastanza capienti per assicurare a tutti una vita confortevole, ma almeno la parte storica della città poteva, a nostro avviso, essere maggiormente rispettata.
Percorrendo la via principale pedonale siamo passati anche di fronte alla Tromsø Domkirke, la cattedrale protestante più a Nord del Mondo. Sorge nel luogo in cui Re Haakon IV di Norvegia fece costruire, nel 1252, la prima chiesa di Tromso come cappella reale. A questa piccola chiesa ne sono succedute altre due, prima dell’attuale (che è del 1860).
Lungo la strada ci siamo concessi un po’ di shopping, in attesa che aprisse il
Polarmuseet, il Museo Polare di Tromso, che racconta la storia dell’Artico. L’edificio in cui è ospitato risale al 1830 ed è stato utilizzato come deposito doganale fino agli anni ’70.
Il museo è stato inaugurato il 18 Giugno 1978 in occasione del 50° anniversario del fatidico volo di Roald Amundsen a bordo del Latham 47, durante il quale il pilota perse la vita. Si era offerto volontario in una delle spedizioni dirette al salvataggio di Umberto Nobile e dell’equipaggio del dirigibile Italia che, colpito da una violenta tempesta, si era schiantato sul pack artico.
All’esterno: un monumento che ricorda il famoso l’esploratore e diversi arpioni e strumenti per la caccia alle balene e alle foche.
Al suo interno il museo ospita diverse sale che raccontano delle spedizioni di caccia alle isole Svalbard avvenute tra il XVII e il XX secolo. Queste prime spedizioni di caccia si concentrarono maggiormente sui trichechi, sulle foche e sulle renne, per poi passare anche alle balene. Il rapido declino della popolazione di trichechi, nel XX secolo spostò l’attenzione sulla caccia alle volpi artiche e agli orsi polari arrivando fino in Groenlandia per catturare i buoi muschiati.
Ci ha veramente impressionato la notizia che la caccia alla foca nel '700 (dopo soli 25 anni) ha dovuto sospendere l’attività per la scomparsa delle foche dalle coste norvegesi. La mostra di strumenti particolarmente cruenti e l’esposizione di foto che documentano le stragi di piccoli di foca attorno al 1970 non ci può certo fare ridurre il tutto ad una esposizione di un periodo passato ed in qualche modo legato alla cultura locale.Læs mere
















