Sinope: la città di Diogene
29. marts, Tyrkiet ⋅ ☁️ 10 °C
Questa mattina, dopo avere raggiunto rapidamente il castello di Amasya (che abbiamo osservato dall’esterno, il tempo di qualche foto) ci siamo rimessi in marcia verso Sinope, città sulle coste del Mar Nero.
Sinope è il luogo natale del filosofo greco Diogene, che condusse una vita semplice a contatto con la natura: scelse di vivere con niente, se non con gli abiti che indossava, e ironizzava a proposito dei politici, dei religiosi e di tutti coloro che, secondo lui, erano al di fuori del naturale ordine sociale.
Secondo un’antica leggenda, Alessandro Magno andò a far visita al filosofo che trovò seduto in un luogo all’aperto. Gli chiese cosa volesse domandare al suo re e Diogene rispose: “Potrebbe farsi da parte così da non coprire la luce del sole”.
Sinope è dunque da sempre definita la città “felice” perché patria di un pensatore che cercava la vera serenità nella semplicità e nell’autosufficienza.
Nei pressi del porto, una statua del filosofo che regge una lanterna, simbolo della ricerca della verità, ricorda che il suo approccio alla vita non è mai stato dimenticato.
Abbiamo letto, perfino che “a Sinope non esistono i semafori, che vi sono poche auto che circolano tranquillamente e che la maggior parte degli abitanti si sposta a piedi e nessuno ha mai fretta”. Si legge che gli uffici pubblici siano aperti solo fino al mercoledì e che il resto della settimana si vada a pesca, si chiacchieri con i vicini, si passeggi mano nella mano sul lungomare. Se così fosse realmente, la settimana corta che molti ora stanno sperimentando funzionerebbe qui già da anni…. Non abbiamo avuto modo di verificarlo...
La città è definita molto sicura. Una donna pare che possa indossare shorts senza che nessuno dica nulla e che possa uscire fino alle 3 del mattino senza pericolo.
Pare non ci siano ricchi ne’ poveri, che tutti abbiano tutto, ma anche niente. Che le gente apprezzi uno stile di vita semplice come ai tempi di Diogene. Dal 400 a.C. sembra che qui nulla sia cambiato…
Non sappiamo se siano favole o realtà ma noi abbiamo comunque constatato che qui
l’atmosfera è molto cordiale ed accogliente.
Non c’è da stupirsi se di fianco alla moschea si trova il pub, cosa vietatissima nel resto della Turchia. Dal 2013, una legge impone che non si possa vendere alcool a meno di 100 metri di distanza da un luogo di preghiera. Evidentemente qui, sacro e profano convivono…
Esposta agli attacchi dal mare, Sinope fu fortificata dagli ittiti intorno al 2000 a.C.; fu poi colonizzata dai Milesi a metà del VII sec a.C e divenne una delle più importanti città portuali del Mar Nero durante l'antichità e in particolare durante il periodo ellenistico.
Divenne uno dei principali centri commerciali e marittimi del Mar Nero. Grazie al suo favorevole porto naturale e alla posizione strategica, la città attirò l'attenzione ed espanse la sua sfera d'influenza nella regione, fondando colonie come Ordu, Giresun e Trebisonda.
Nel XIII secolo, la città fu conquistata dai Selgiuchidi e il cantiere navale fu ricostruito.
Sinope fu utilizzata come base efficace per le spedizioni a nord del Mar Nero. L'attività del cantiere navale continuò durante i regni delle dinastie Isfendiyaroğulları e Candaroğulları.
La dinastia dei Pervaneoğulları combatté contro i Genovesi con la propria flotta.
Siamo arrivati con cielo nuvoloso che prometteva pioggia e quindi abbiamo preferito visitare subito la città; era ormai ora di pranzo ed essendo Sinope famosa anche per la pesca (in particolare delle acciughe) ci siamo diretti al mercato dove abbiamo pranzato con un piattone di pesce fritto, insalata e antipasti vari. (Porzioni super abbondanti, nella vera tradizione turca!)
Subito dopo (anche per digerire…) abbiamo camminato per un tratto sul lungomare dove si trova il castello.
Peccato per la giornata nuvolosa (e nebbiosa)… siamo sul Mar Nero e guardando verso l’orizzonte avremmo forse potuto vedere la Crimea… Prima di rientrare in camper, ci siamo avventurati all’interno delle antiche prigioni. Utilizzate sin dall’epoca dei Persiani, in tempi più recenti sono state considerate carceri durissime e per questo denominate “Alcatraz dell’Anatolia”.
Interessante il percorso di visita che propone, oltre agli ambienti carcerari con ricostruzioni ed ologrammi, anche un accurato museo sulla storia della prigione e della città.
Siamo rientrati in camper appena in tempo per non bagnarci, visto che è iniziato a piovere!Læs mere











