• Pasqua e Pasquetta ad Istambul

    April 5 in Turkey ⋅ ☁️ 11 °C

    La mattina del primo giorno un taxi ci ha portato in centro, proprio in piazza Sultanahmet (l’antico Ippodromo di Costantinopoli) dove abbiamo ammirato la grande Moschea Blu che abbiamo visitato subito, prima che ci fossero troppi turisti.
    Quasi tutte le superfici interne di questa imponente moschea sono rivestite di ceramiche.
    Le piastrelle (in cui predominano i colori blu e verde, ai quali la moschea deve il suo nome) formano oltre ventimila pannelli decorativi. L'ambiente interno, grazie alle 260 finestre, risulta luminosissimo.
    Ci ha colpito la grandezza degli spazi ed il fatto che in, qualunque parte dell’interno ci si trovi, si può avere la completa visuale dell’ambiente nel suo complesso.
    Anche l’esterno, pur essendo imponente, con le sue numerose cupole ed i suoi 6 minareti, appare molto leggero ed elegante.
    Nella piazza, tre obelischi:
    - Obelisco di Teodosio: vero obelisco egizio, fatto costruire dal faraone Thutmose III, fu portato a Costantinopoli dall’imperatore Teodosio I nel IV secolo;
    - Colonna Serpentina: non è un obelisco classico ma una colonna in bronzo a forma di serpenti intrecciati, proviene dal santuario di Delfi in Grecia;
    - Obelisco Murato (detto anche Obelisco di Costantino) è una struttura in pietra, oggi senza rivestimento originale.
    Di fronte alla Moschea: il Museo di Santa Sofia, che abbiamo visitato successivamente.
    Inutile dire che, complice la bella giornata, è stato piacevole percorrere la grande piazza, quasi deserta al nostro arrivo. Poche ore dopo si è riempita di gente ed è stata anche impegnata per una manifestazione dell’esercito che ha portato ulteriore pubblico e confusione.
    Tappa successiva: la Basilica Cisterna.
    Si tratta di uno spazio sotterraneo suggestivo e misterioso, costruito dall’imperatore Costantino nel IV secolo e sostenuto da 336 colonne immerse nell’acqua.
    L’illuminazione moderna esalta le caratteristiche dell’ambiente, trasformandolo in un percorso unico nel suo genere. Al suo interno Medusa, presente più volte, sia sotto forma di statua moderna la cui ombra si riflette sulla parete, sia con parti di reperti archeologici messi a sostenere due colonne. Questi ultimi presentano la testa della Gorgone una volta sdraiata di lato e l’altra addirittura a rovescio. Si dice sia stata una necessità logistica (la forma delle rocce in questo modo consentiva il loro equilibrio) ma anche scaramantica (Medusa trasformava in pietra chi osava guardarla negli occhi… così si tentava di scongiurare il maleficio!)
    Per la visita a Santa Sofia abbiamo dovuto fare un po’ di coda… ma non troppa, considerata la giornata di festa.
    Fatta erigere nel VI secolo dall'imperatore Giustiniano come massima espressione della cristianità, Santa Sofia rimase per quasi un millennio la cattedrale più grande del mondo.
    Nel 1204 subì il trauma della IV Crociata, venendo saccheggiata (esempio emblematico sono i cavalli portati a San Marco dal doge di Venezia) e trasformata temporaneamente in chiesa cattolica.
    La svolta decisiva avvenne nel 1453 con la conquista di Maometto II: il Sultano, ammirandone la maestosità, la convertì in moschea ma volle che Istanbul diventasse un punto d'incontro per ogni fede, proteggendo l'eredità del passato. Dopo essere stata un museo per gran parte del '900, per volere di Atatürk, dal 2020 è tornata a essere un luogo di culto islamico, restando però il simbolo universale dell'unione tra Oriente e Occidente.
    L’interno sorprende sempre: la maestosità della cupola, la luce sospesa, il contrasto tra elementi cristiani e islamici la rendono un luogo unico al mondo.
    Purtroppo noi l’abbiamo trovata in restauro ed il percorso obbligato della visita non ci ha permesso di vedere molto, anche a causa delle impalcature funzionali ai lavori in corso.
    Ci siamo rifatti con il museo che vale sicuramente la pena di visitare per il percorso storico che propone sulla Basilica come punto focale della antica Costantinopoli e dell’odierna Istambul.
    Mentre aspettavo Antonio fuori dal museo, un gatto si è sdraiato tranquillamente sulla nostra panchina mettendo a dura prova il sangue freddo di Snoopy … l’avvenimento ha destato l’attenzione di non pochi turisti con relativi servizi fotografici!
    Dopo una gratificante pausa pranzo con colazione turca, siamo letteralmente fuggiti dalla piazza principale e dalla folla ed abbiamo passeggiato lungo le mura fino al parco Gulhane, splendidamente fiorito di tulipani rossi, per avviarci verso il bazar. Abbiamo notato con rammarico che gran parte delle antiche mura sono state letteralmente oscurate da stanze turistiche in affitto e da locali commerciali… peccato!
    Essendo domenica il Gran Bazar era chiuso, pertanto ci siamo recati al Bazar delle Spezie: un vero tripudio di profumi e colori! Spezie, frutta secca, essenze e dolci di tutti i tipi, con possibilità di assaggi… all’esterno un mercato “agricolo” con piccoli animali e piante per l’orto, dove abbiamo notato un banco fornitissimo di cibi per gatti di ogni tipo e per tutti i gusti felini.
    Una birra fresca prima di rientrare in camper ha rappresentato una degna conclusione della nostra prima giornata in città. Ritorno in taxi enormemente rallentato dal traffico (Istambul, abbiamo letto, è la quinta città più grande al mondo con quasi 16 milioni di abitanti solo nell’area urbana!!!)

    Il secondo giorno, dopo una puntata veloce al Gran Bazar (davvero poco interessante e per nulla caratteristico: un susseguirsi di bancarelle che vendevano sostanzialmente le stesse merci, niente di particolarmente artigianale…) ci siamo spostati nel quartiere di Balat.
    Balat, per secoli, è stato il quartiere ebraico di Istanbul, sia in epoca bizantina che ottomana.
    Il grande terremoto del 1894 portò molte famiglie a trasferirsi verso Galata, e nel secondo dopoguerra verso Şişli, segnando un cambiamento profondo nella composizione sociale del quartiere che, da zona estremamente ricca, si è in fretta trasformata in zona di immigrati delle classi sociali più basse.
    Negli anni successivi Balat ha attraversato un lungo periodo di trascuratezza, attenuato solo di recente da progetti di riqualificazione sostenuti anche dall’UNESCO.
    Avevamo letto che “il sottile confine fra splendore e degrado produce in Balat un contrasto abbagliante. Oggi alcuni scorci sono diventati iconici ma è sufficiente girare l’angolo per incontrare la Balat autentica: le botteghe minuscole dove il proprietario ti saluta pure se non compri niente, i vicoli dove si sente ancora l’odore del pane caldo appena sfornato…” e ci è sembrata una descrizione che corrisponde alla realtà. Balat non è “pittoresca”, è vera: qui si cammina fra botteghe artigiane, case colorate e piccoli locali che ti offrono assaggi di dolci, costantemente circondati dai gatti… un vero stress per il nostro Snoopy! Una bella esperienza per noi che abbiamo conosciuto un altro aspetto della Turchia più autentica che serberemo nella memoria dell’anima.
    Pizza turca a pranzo, una passeggiata sul lungo riva e rientro in taxi, prima che il traffico caotico ci “imbottigliasse” come ci era capitato il pomeriggio precedente.
    Domani si riparte! Prossima meta: Edirne.
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