• Lefkatas

    May 9 in Greece ⋅ ⛅ 19 °C

    Lasciata Messolonghi, abbiamo percorso stradine lungo costa e pernottato in baiette dove eravamo da soli. Lungo la strada, oltre alle solite pecore, abbiamo finalmente incontrato una tartaruga aiutandola (speriamo nel verso giusto…) a completare l’attraversamento della carreggiata.
    Siamo quindi arrivati all’isola di Lefkatas, che abbiamo girato in lungo e in largo…
    …nuove emozioni nel percorrere on the road questa costa da noi vissuta più volte in passato via mare…

    Dopo alcuni giorni trascorsi fra una spiaggia e l’altra, abbiamo nuovamente imboccato strade di montagna (lungo le quali abbiamo incrociato un cinghiale) per raggiungere Capo Lefkatas ed il suo faro bianco.
    Chiamato anche Faro di Doukato, si trova all’estremità sud dell’isola. Costruito nel 1890, situato sopra alte scogliere bianche, offre panorami spettacolari con vista su Itaca e Cefalonia.
    Il luogo è legato anche alla leggenda della poetessa Saffo, che secondo la tradizione si sarebbe gettata dalle scogliere di Lefkatas per amore non corrisposto.
    Ricordo di averlo scritto nel diario di bordo quando abbiamo attraversato questo braccio di mare in barca…

    Successivamente ci siamo recati al Monastery of Agios Nikolaos Iras.
    Il monastero prende il nome da San Nicola (patrono dei marinai) e da Ira, che in greco significa "pace".
    La data di fondazione è oggetto di dibattito; alcune fonti suggeriscono che sia stato fondato poco dopo il passaggio della reliquia di San Nicola da Lefkada nel 1087, quando il monastero divenne un luogo di residenza e di culto per le monache.
    Fu poi ristrutturato nel XVII secolo dalla famiglia Barbarigo. Durante l'occupazione ottomana di Lefkada nel XVIII secolo, il monastero fu abbandonato e cadde in rovina. Fu poi restaurato nel XIX secolo da un gruppo di monache provenienti dall'isola di Corfù.
    Durante l'occupazione, fu uno dei pochi luoghi in cui la lingua e la cultura greca furono conservate, e divenne un centro di resistenza contro l'Impero Ottomano.
    Oggi, il Monastero di San Nicola d'Ira è ancora un monastero attivo, abitato da tre monache che dedicano la loro vita alla preghiera, alla meditazione e al servizio degli altri. I visitatori sono benvenuti per parlare con loro e conoscere il loro stile di vita.
    Abbiamo camminato nei bellissimi giardini, visitato la chiesa e il piccolo negozio dove vendono i loro prodotti artigianali.
    Nei giardini si trovano le caratteristiche arnie in pietra, un tempo utilizzate per la produzione del miele di timo.
    La chiesa è un bell’esempio di architettura veneziana con campanile e cupola. Al suo interno si trovano numerose icone religiose e affreschi, nonché la tomba del fondatore del monastero.
    Nello spaccio abbiamo acquistato delle olive in vasetto, la cui acqua viene cambiata personalmente e settimanalmente dalle suore.
    Durante i nostri spostamenti abbiamo notato che moltissimi sono i luoghi di culto intitolati a San Nicola, non solo sull’isola di Lefkatas.

    Concluse le nostre visite, dopo avere ricaricato acqua nel serbatoio (ed esserci presi parole da un greco, scarsamente accogliente e particolarmente aggressivo, che sosteneva non potessimo farlo, nonostante attingessimo ad una fontana pubblica…), siamo ritornati alla laguna di Peratia, dove avevamo già sostato nei giorni precedenti, con alle spalle il Griva Castle.
    Il Griva Castle, noto anche come Fortezza di Teke è una piccola ma importante fortezza ottomana costruita all’inizio del XIX secolo.
    Prima del castello esisteva sul promontorio un monastero musulmano derviscio costruito nel 1668. Da qui deriva il nome “Teke” (termine ottomano che indicava un convento).
    La posizione era strategica in quanto controllava il passaggio tra l’Acarnania e l’isola di Lefkada, dominava l’accesso marittimo al golfo di Ambracia, permetteva di osservare sia il Mar Ionio sia le rotte terrestri verso Epiro e Isole Ionie.
    Il castello venne costruito nel 1806 da Ali Pasha of Ioannina, una delle figure più potenti e controverse dell’Impero Ottomano nei Balcani. Ali Pasha governava un territorio semi-autonomo che comprendeva Epiro, Acarnania e parte dell’Albania.
    L’obiettivo principale era militare:
    -Ali Pasha voleva conquistare Lefkada (allora Santa Maura),
    -desiderava controllare le Isole Ionie,
    -intendeva espandere il proprio dominio verso il mare aperto e sottrarsi gradualmente al controllo del sultano ottomano.
    Il castello faceva parte di una rete di fortificazioni da lui create in tutta la regione.
    La situazione geopolitica cambiò rapidamente durante le guerre napoleoniche.
    Nel 1807:
    -i francesi ottennero il controllo delle Isole Ionie dopo accordi con la Russia,
    -la presenza francese impedì l’attacco di Ali Pasha contro Lefkada,
    -il piano militare per cui era stato costruito il castello fallì quasi subito.
    Dopo il fallimento della spedizione, Ali Pasha affidò il castello alla famiglia Griva, una famiglia locale influente della regione. Da allora il forte prese il nome di “Castello di Griva”.
    Non è chiaro se la famiglia lo utilizzasse come presidio militare, residenza fortificata o posto di controllo commerciale e territoriale. Probabilmente svolgeva tutte e tre le funzioni.
    Nel maggio 1821, poco dopo l’inizio della Guerra d’Indipendenza Greca, il castello venne conquistato dai rivoluzionari greci.
    La regione era strategicamente importantissima e durante quel periodo molti castelli costruiti o occupati da Ali Pasha cambiarono rapidamente mano a causa del collasso del suo potere e della contemporanea rivolta greca.
    Il castello è relativamente piccolo rispetto alle grandi fortezze veneziane della zona, ma molto efficace tatticamente.
    Si tratta di una costruzione compatta con mura adattate al promontorio roccioso, visuale a 360° sul mare e sulle lagune, protezione naturale grazie all’acqua e alle paludi circostanti.
    L’architettura riflette lo stile militare tardo-ottomano: funzionale, rapido da costruire, pensato per artiglieria leggera e controllo territoriale più che per lunghi assedi.
    Con la nascita dello stato greco moderno e il cambiamento delle tecniche militari, il castello perse progressivamente importanza strategica.
    Oggi ne rimangono mura, bastioni e resti interni, in stato di assoluto abbandono e degrado: la vegetazione si sta impossessando della zona e noi abbiamo scelto di non visitarlo avendo trovato nelle recensioni alcuni avvertimenti riguardo alla numerosa presenza di vipere.
    La laguna davanti al Griva Castle (dove abbiamo trovato sosta libera) fa parte del grande ecosistema del Golfo di Ambracia, una delle aree umide più importanti della Grecia e del Mediterraneo. Non si tratta di una singola laguna isolata, ma di un complesso di acque salmastre, canali, paludi e bassi fondali che si estende tra Vonitsa, Preveza e le foci dei fiumi Louros e Arachthos.
    Il valore naturalistico della laguna è enorme in quanto ospita numerosi uccelli acquatici: pellicano riccio, aironi, cormorani, fenicotteri in alcune stagioni, rapaci migratori.
    Nelle acque del golfo vivono anche: delfini tursiopi, tartarughe marine Caretta caretta, numerose specie di pesci lagunari.
    A pochi passi dal camper una spiaggia attrezzata (ma attualmente gli unici turisti siamo noi…) con un bellissimo baretto bianco e azzurro purtroppo chiuso. Peccato… un aperitivo fronte mare lo avremmo preso volentieri! Oggi, visto che il vento ci ha dato un po’ di tregua, siamo riusciti a far volare il drone, fotografando la laguna dall’alto.
    In serata, anche per mettere al sicuro Snoopy da eventuali animali striscianti, ci siamo trasferiti sulla spiaggia Agios Nicolaos Vonitsis (riecco S. Nicola!) presso il Kitesurf Club, dove ci eravamo già fermati nei giorni precedenti trovandoci molto bene.
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