Giorno 3 – sopravvivenza avanzata
Jan 4–5 in India ⋅ ☀️ 27 °C
🇮🇹 La giornata inizia bene, anzi benissimo.
Lo staff dell’hotel ci ripara gratuitamente il cupolino del tuk-tuk. Sorrisi, ringraziamenti, feeling pazzesco.
Carichi, partiamo per andare a fare colazione…
Tempo 30 secondi e Sara sente qualcosa che non va. Un fischio strano, che aumenta in parallelo al gas. Panico vero. È domenica, tutto chiuso, e nella testa parte subito il film catastrofico: “E adesso?”
Ed è qui che entra in scena l’India vera.
Un giovane autista, incuriosito dalla livrea del nostro tuk-tuk, si ferma e ci viene in soccorso. Ci porta in giro, ci fa attraversare mezza città e ci spedisce addirittura nel quartiere dei ricchi.
Lì incontriamo un gruppo di anziani, chiacchiera, sorrisi, curiosità… e senza nemmeno accorgercene ci accompagnano per mezza città alla ricerca di un meccanico aperto. Al terzo tentativo lo troviamo!
Plot twist: il meccanico è accanto a un rivenditore di olio per friggere.... e ce n'era a tonnellate!
In due minuti spieghiamo il problema (grazie google traduttore) lui controlla, annuisce e sentenzia: cuscinetto secco, zero grasso.
Cambio rapido, problema risolto.
Tuk-tuk salvo. Cuore pure.
Sulla tabella di marcia abbiamo perso circa un’oretta, ma almeno abbiamo vissuto Mysore vera. Ovvero grande città, con mucche ovunque!
Ne approfittiamo per visitare qualche tempio fuori da Mysore (a Shrirangapattana) respirare, rallentare. Riprendiamo l'autostrada, carichi per recuperare il tempo lasciato alle spalle. Poco dopo ci ferma la polizia...i 2 e i 3 ruote non possono circolare su questa strada, dopo aver barattato la multa (probabilmente intascata da loro) decidiamo di prendere la strada di campagna, senza sapere in cosa andremo a imbatterci...
Ci fermiamo in un paesino per pranzare e finiamo nel posto più local che esista.
Talmente local che si girano tutti a guardarci.
La comanda è uno spettacolo: non capiamo nulla, quindi spieghiamo che vogliamo un piatto da condividere, un mix.
Risultato? Buonissimo. Non troppo speziato, non troppo piccante. Continuano a rifornirci di chapati e un altro pane fritto di cui non ricordiamo il nome e a portarci il bis di verdure e salsette. Fabio improvvisa e si fa dei wrap degni di MasterChef India Böötle edition. Pranzo 10/10
Si riparte.
Ora sì che siamo in ritardo: 2 ore piene.
Poco dopo la strada si fa ardua, è in costruzione e non asfaltata con buche e dossi ovunque. Ma Fabio si rimbocca le maniche, tira fuori gli occhi della tigre e porta il tuk-tuk dove nemmeno gli indiani osano: passando tra due scavatori all'opera (dopo aver malinteso le indicazioni dei lavoratori). Sara in panico, ma ce la facciamo!
Pazzo furioso. Leggenda.
Il cielo si fa sempre più buio, finchè entra la notte, visibilità minima e luci accecanti dai camion. Stanchi, ariviamo in hotel verso le 20:00.
Fabio è k.o. totale. Grande impegno da parte sua oggi, prima la strada coi dossi e poi il buio. Ha Sara ha lasciato la strada asfaltata e facile (dopo che stava andando a sbattere il tuktuk non riuscendo a tenere le buche, serve più allenamento qua!). Grazie per portarci a destinazione sani e salvi Fabio!
Arrivati in hotel, bisogna mangiare. Sara, da vera eroina, cerca di tirargli su il morale con una proposta semplice ma infallibile: street food. E così usciamo di nuovo.
Mini shawarma spettacolare. Il più buono mai mangiato. Ci riempie di gioia! Pancia piena, sorriso ritrovato.
Siamo dei golosoni e quindi decidiamo di prendere anche dei momos dal baracchino accanto. Nel mentre che li mangiamo un ragazzo con cui abbiamo parlato prima ce li paga. La gentilezza delle persone ci studisce ogni volta.
E anche oggi, contro ogni previsione,
i nostri avventurieri sono sopravvissuti, con il tuk-tuk intero, la pancia felice e la mente pronta a riposarsi per il giorno seguente 🛺🌙
Giorno 3, ca. 270 km + qualche round in città
🇩🇪 Der Tag beginnt gut – nein, sogar sehr gut.
Das Hotelpersonal repariert uns kostenlos unseren Sonnenschutz. Lächeln, Dankbarkeit, ein unglaubliches Feeling.
Voller Energie starten wir los, um frühstücken zu gehen …
Nach gerade mal 30 Sekunden merkt Sara, dass etwas nicht stimmt. Ein seltsames Pfeifen, das parallel zum Gasgeben lauter wird. Echte Panik. Es ist Sonntag, alles ist geschlossen, und im Kopf läuft sofort der Katastrophenfilm: „Und jetzt?“
Und genau hier betritt das echte Indien die Bühne.
Ein junger Fahrer, neugierig auf die Lackierung unseres Tuk-Tuks, hält an und kommt uns zu Hilfe. Er fährt mit uns herum, lotst uns durch halb Mysore und bringt uns sogar ins Viertel der Reichen.
Dort treffen wir auf eine Gruppe älterer Männer – Gespräche, Lächeln, Neugier … und ohne dass wir es richtig merken, begleiten sie uns quer durch die Stadt auf der Suche nach einer offenen Werkstatt. Beim dritten Versuch werden wir fündig!
Plot Twist: Die Werkstatt liegt direkt neben einem Händler für Frittieröl … und davon gibt es tonnenweise!
In zwei Minuten erklären wir das Problem (danke Google Übersetzer), er schaut nach, nickt und diagnostiziert: trockenes Lager, null Fett.
Schneller Wechsel, Problem gelöst.
Tuk-Tuk gerettet. Herz auch.
Im Zeitplan haben wir etwa eine Stunde verloren, dafür aber das echte Mysore erlebt. Große Stadt, überall Kühe!
Wir nutzen die Gelegenheit, um außerhalb von Mysore ein paar Tempel zu besuchen (in Shrirangapattana), durchzuatmen, zu entschleunigen. Dann wieder auf die Schnellstraße – motiviert, die verlorene Zeit aufzuholen. Kurz darauf hält uns die Polizei an: Zwei- und Dreiräder dürfen hier nicht fahren. Nachdem wir die Strafe „verhandelt“ haben (die vermutlich direkt in deren Tasche gewandert ist), entscheiden wir uns für die Landstraße – ohne zu wissen, was uns erwartet …
Zum Mittagessen halten wir in einem kleinen Dorf und landen im lokalsten Lokal überhaupt.
So lokal, dass sich wirklich alle nach uns umdrehen.
Die Bestellung ist ein Erlebnis: Wir verstehen kein Wort, also erklären wir, dass wir ein Gericht zum Teilen wollen – einen Mix.
Das Ergebnis? Fantastisch. Nicht zu würzig, nicht zu scharf. Sie bringen uns ständig Chapati und ein weiteres frittiertes Brot, dessen Namen wir vergessen haben, dazu Nachschlag von Gemüse und Saucen. Fabio improvisiert und bastelt Wraps, die MasterChef India Böötle Edition würdig sind. Mittagessen 10/10.
Weiter geht’s.
Jetzt sind wir wirklich spät dran: volle zwei Stunden.
Kurz darauf wird die Straße anspruchsvoll – Baustelle, nicht asphaltiert, Schlaglöcher und Bodenwellen überall. Aber Fabio krempelt die Ärmel hoch, holt den Tigerblick raus und bringt das Tuk-Tuk dorthin, wo sich nicht mal Inder hintrauen: zwischen zwei arbeitenden Baggern hindurch (nachdem wir die Anweisungen der Arbeiter missverstanden haben).
Sara in Panik – aber wir schaffen es!
Verrückt. Legende.
Der Himmel wird immer dunkler, bis die Nacht hereinbricht. Kaum Sicht, blendende Lichter der LKWs. Müde kommen wir gegen 20:00 Uhr im Hotel an.
Fabio ist komplett k.o. Große Leistung heute – erst die üble Straße mit den Bodenwellen, dann die Dunkelheit. Sara hat er die einfache, asphaltierte Strecke überlassen (nachdem sie fast in ein Loch gefahren wäre – hier braucht es definitiv noch etwas Training!). Danke, dass du uns sicher ans Ziel gebracht hast, Fabio!
Im Hotel angekommen, müssen wir essen. Sara versucht als echte Heldin, ihn mit einem einfachen, aber unschlagbaren Vorschlag aufzumuntern: Street Food. Also gehen wir nochmal raus.
Mini-Shawarma vom Feinsten. Der beste, den wir je gegessen haben. Pure Freude! Satt, glücklich, Lächeln zurück.
Weil wir Naschkatzen sind, holen wir uns auch noch Momos am Stand daneben. Während wir sie essen, bezahlt uns ein Junge, mit dem wir vorher gesprochen haben, einfach das Essen. Die Freundlichkeit der Menschen überrascht uns jedes Mal aufs Neue.
Und auch heute, gegen jede Erwartung,
haben unsere Abenteurer überlebt – mit heilem Tuk-Tuk, glücklichem Bauch und einem Geist, der bereit ist, sich für den nächsten Tag auszuruhen 🛺🌙
Tag 3: ca. 270 km + ein paar Runden in der StadtRead more











Traveler
Das sieht ja mal sehr interessant aus
Mamma mia che avventura . 👋 [Eliane]