È una scuola di prossimità — anzi, letteralmente attaccata all’università. Un luogo pensato proprio per questo: avviare sperimentazioni didattiche, provare, osservare, riprovare. Una sorta di laboratorio vivo della formazione degli insegnanti.
Facciamo il giro della scuola. Colpisce subito l’eterogeneità: spazi, età, ritmi, modi di stare in classe. Tutto è diverso da quello a cui siamo abituati, e forse proprio per questo così interessante. Spiccano i numeri: 700 studenti. Un piccolo universo educativo.
Ma più dei numeri spicca la passione. I docenti di geografia ci raccontano le loro ricerche, le loro domande sulla neurodivergenza, il desiderio di capire come insegnare meglio a tutti. Non sono discorsi di facciata: sono interrogativi vivi, condivisi con curiosità e con una certa dose di coraggio pedagogico.
Angela è eccezionale: chiara, appassionata, capace di tenere insieme visione e concretezza.
Lucio è il nostro mediatore linguistico e culturale. Con grande sensibilità ci concede qualcosa di prezioso: il tempo. Parliamo, poi lui traduce. E in quello spazio sospeso tra una lingua e l’altra abbiamo il tempo di riflettere, di ascoltare davvero quello che stiamo dicendo.
Che gruppo straordinario di indisciplinati — nel senso migliore del termine: curiosi, vivaci, poco inclini alla rigidità.
Non ci sono pause vere. Solo un rapido passaggio da un edificio all’altro, ed eccoci nel laboratorio di Sonia.
Qui incontriamo i suoi studenti, futuri docenti. Lavoriamo insieme interrogando il paesaggio sonoro: ascoltare i luoghi, trasformare i suoni in strumenti di lettura geografica, sperimentare metodologie creative.
Si esplora, si prova, si ride anche un po’. L’atmosfera è quella giusta: curiosità, concentrazione, libertà.
L’esito è davvero buono.
E Carlotta — bisogna dirlo — è sempre più brava.
Una di quelle crescite che si vedono quasi in tempo reale!Baca lagi