In partenza verso il Cile
15. marts, Brasilien ⋅ ☀️ 25 °C
Sveglia di buon’ora. Si parte. Lasciamo la nostra confortante Casa Savana, navetta per l’aeroporto, ultimo saluto al Brasile. Dopo così tante volte mi dispiacerebbe davvero se fosse l’ultimo.
La strada verso l’aeroporto corre accanto alle favelas. Ogni volta penso la stessa cosa: mi piacerebbe entrarci, conoscere, capire, imparare. Da geografi la curiosità non è un difetto professionale, è quasi un dovere. Speriamo ci siano altre occasioni: il nostro lavoro ha qualcosa di magico e a volte apre porte che permettono di entrare nei luoghi con rispetto e desiderio di comprendere.
Poi si vola. L’aereo prende quota e, a un certo punto, sotto di noi compare qualcosa di sorprendente: un’enorme distesa d’acqua. Per un momento sembra il mare. In realtà è il grande sistema di acque interne del bacino del Paraná, uno dei più vasti del Sud America. Qui scorrono fiumi giganteschi — Paraná, Paraguay, Uruguay — che raccolgono le acque di mezzo continente prima di arrivare al Río de la Plata. Dall’alto diventano laghi immensi, bacini e dighe che si allargano come piccole coste. Non è il mare, ma quasi: una geografia d’acqua che attraversa paesi e storie.
Poi, come spesso succede nei viaggi lunghi, il paesaggio cambia improvvisamente. Le superfici verdi e d’acqua lasciano spazio a territori più secchi, quasi lunari. E proprio mentre stai cercando di capire dove sei finito, la voce dell’aereo ricorda con tono pratico: bagno chiuso, cinture allacciate.
Guardiamo fuori dal finestrino… ed eccole lì. Le Ande.
Una muraglia di montagne che sembra infinita. Creste bianche, ombre profonde, ghiacci che disegnano linee che sembrano mappe naturali. Uno spettacolo incredibile, di quelli che fanno dimenticare anche il sedile stretto e l’aria condizionata troppo entusiasta.
E mentre attraversiamo questo paesaggio gigantesco, noi non restiamo esattamente con le mani in mano: abstract inviato per presentare il nostro lavoro alla prossima conferenza della Scuola Democratica a Roma e proposta di collaborazione lanciata per il Green Day.
Insomma: cambiamo paese, attraversiamo uno dei grandi bacini fluviali del pianeta, sorvoliamo la cordigliera più lunga del mondo… e nel frattempo continuiamo a progettare.Læs mere






