• Ragionando di proprietà

    20 Mac, Chile ⋅ 🌙 15 °C

    Acqua bene comune! Ci hanno insegnato a tracciare confini anche sull’acqua.
    A misurarla, a registrarla, a possederla.

    Ma l’acqua non sa stare dentro i recinti.
    Scivola, insiste, ritorna.

    Nasce nei ghiacci che si sciolgono senza chiedere permesso,
    attraversa rocce che si muovono lente come pensieri antichi,
    si raccoglie nei coni di deiezione, si disperde, si ritrova.

    L’acqua è relazione, non proprietà.
    È passaggio, non possesso.

    Eppure qui—tra valli assetate e coltivazioni assetate di profitto—
    diventa cifra, diritto esclusivo, gerarchia.
    Qualcuno apre il rubinetto, qualcuno aspetta la pioggia.

    Allora viene da chiedersi:
    che cosa significa davvero “bene comune”?

    Forse non è una categoria giuridica,
    ma una pratica quotidiana di ascolto.
    Un modo di stare nel mondo senza trattenere tutto per sé.

    Perché l’acqua, come il pensiero,
    esiste solo se circola.

    E ogni volta che la fermiamo del tutto,
    non la possediamo—
    la impoveriamo.
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