I saluti arrivano lenti,
come se nessuno volesse davvero chiudere.
Le parole escono una dopo l’altra,
senza difese: sincere, piene, a tratti tremanti.
Non sono discorsi preparati—
sono pezzi di verità.
Perché lo sappiamo:
in accademia non è sempre facile.
Si incontrano anche rigidità, competizioni,
distanze difficili da colmare.
E lavorare insieme davvero—
con rispetto, ascolto, desiderio reciproco di crescere—
è raro.
Paola lo dice con lucidità:
proponiamo continuamente lavoro di gruppo,
ma quanto sappiamo davvero lavorare in gruppo?
La domanda resta lì, aperta, fertile.
Sonia—la nostra regina generosa—
si commuove,
e con lei qualcosa si scioglie anche in noi.
Forse è stato un attaccamento lento,
quasi impercettibile all’inizio,
ma ora è chiaro:
siamo legati dal desiderio
di far fruttare tutto ciò che, con cura e amore,
abbiamo seminato.
Ognuno ha trovato il suo posto.
Ci abbracciamo—
più volte,
un minuto in più ogni volta.
Ed è forse il gesto più potente di tutti:
sentire il cuore dell’altro così vicino
da non poter fingere distanza.
Ora siamo pronti a tornare—
non come prima,
ma con una forza maggiore da portare nella quotidianità,
nei nostri contesti, nei nostri studenti.
Ieri Marcello mi scriveva,
e le sue parole restano:
“Mi querida Lorena! Gracias a ti por haberme invitado a este grupo de trabajo! Todos son tremendamente especiales! Curiosamente, muy lejos de ese estilo de ‘académicos’ más soberbios y complejos!
Yo agradecido de la vida, de poner en mi camino a personas como tú, inspiradoras! O como tus colegas, académicos humanos y comprometidos con cambiar los procesos educativos en nuestros países!”