• Pomeriggio stinky

    August 25 in Taiwan ⋅ 🌧 28 °C

    Dopo la fantastica mattinata in barca e il conseguente rientro in albergo, ci concediamo un meritato riposino. Al risveglio, però, ci rendiamo conto di un piccolo dettaglio: non abbiamo ancora pranzato. Ma prima del pranzo c’è una missione ben più importante da portare a termine: andare in stazione a comprare i biglietti del treno per il giorno dopo.
    Decidiamo quindi di prendere il pullman per andare in stazione, visto che a piedi sarebbero stati più di quaranta minuti. Alla fermata compare immediatamente un signore taiwanese che, senza alcun preavviso, inizia a parlarci in cinese.
    Noi: niente.
    Lui: parla.
    Noi: cerchiamo di fargli capire che non capiamo. Lui: parla ancora più convinto.
    Dopo qualche minuto interviene una signora che, fortunatamente, riesce a spiegarci la situazione: il signore sta andando anche lui in stazione e vuole aiutarci. Praticamente avevamo appena trovato il nostro personalissimo navigatore umano in lingua cinese.
    Saliamo sul pullman tutti insieme, arriviamo in stazione, facciamo la fila, prendiamo finalmente i biglietti e, incredibilmente, tutto va liscio.
    A questo punto, però, ci ricordiamo di avere fame.
    Andiamo quindi alla ricerca di un posto consigliato da un amico di Nico. Arriviamo lì e scopriamo che il posto… non c’è più.
    Perfetto.
    Sono ormai passate le due, quindi entriamo nel primo 7-Eleven disponibile e ci facciamo un pranzo da alta cucina taiwanese: triangolini di riso, toast e qualcosa da bere.
    Dopo questo banchetto luculliano ci dirigiamo verso l’albergo, ma decidiamo di fare una deviazione al Creative Cultural Center di Hualien.
    Facciamo un giro, guardiamo qualche installazione e… diciamo che non rimarremo svegli la notte pensando a quanto fossero straordinarie.
    Poi però vediamo un posto con scritto fuori qualcosa tipo “Musica con l’intelligenza artificiale”.
    Ovviamente entriamo.
    Ci dicono che bisogna avere le calze e ce le danno loro. A quel punto iniziamo a sospettare qualcosa.
    Entriamo e scopriamo che, in realtà, siamo finiti in un enorme parco giochi digitale per bambini.
    Ci sono degli schermi sui quali bisogna lanciare palline per colorare immagini, altri giochi in cui lanci palline contro dei pupazzetti e questi ti rispondono con cuori, banane, faccine e altre cose assolutamente fondamentali per lo sviluppo dell’umanità.
    Io dopo cinque minuti sono pronta ad andarmene.
    Nico invece…
    Nico è rinato.
    È tornato bambino.
    Non esiste più.
    È completamente immerso nei giochi, lancia palline, ride, si entusiasma e soprattutto è talmente gasato che i bambini presenti iniziano a giocare con lui. Gli tirano le palline, lui gliele tira indietro, loro ridono, lui ride ancora di più.
    A un certo punto non capiamo più se siamo in un centro culturale o all’asilo.
    Dopo un po’, con grande fatica, riesco a recuperare Nico e lo riporto verso l’albergo.
    Ci riposiamo un’altra oretta e poi, verso sera, decidiamo di fare un secondo tentativo con il Dongdamen Night Market, che dovrebbe essere il night market più famoso dell’isola.
    E infatti è enorme.
    Però ci rendiamo conto abbastanza velocemente che forse essere diventato così famoso non gli ha fatto proprio benissimo. Rispetto agli altri night market che abbiamo visto, è molto meno autentico: non ci sono tanto le bancarelle classiche, ma vere e proprie strutture fisse, probabilmente affittate ai vari venditori.
    E soprattutto ci sono un’infinità di giochi per bambini: esplodi il palloncino, butta giù questo, colpisci quello, pesca quell’altro… e i venditori sono continuamente lì a cercare di convincerti a giocare.
    Partiamo con due panini al vapore, che non avevamo ancora provato nei night market. Buoni, niente da dire.
    Poi Nico vede un calamaro gigante grigliato. Lo prende con sale e pepe.
    Peccato che abbiano evidentemente interpretato “con sale e pepe” come “ricoprilo completamente di sale e pepe”.
    Un'esperienza intensa.
    Ma il vero momento della serata arriva poco dopo: lo stinky tofu.
    Andiamo addirittura dal famoso “King of Night Market”, che ha vinto il premio per essere il tofu più puzzolente ma anche più buono.
    Nico lo prende.
    Io lo assaggio.
    E posso dirlo con assoluta certezza: l’odore rappresenta perfettamente il gusto.
    Non c’è nessun inganno.
    Puzza esattamente come sa.
    Nico invece lo trova buonissimo e se lo mangia tutto.
    Per dimenticare l’esperienza decidiamo di prendere un dolce.
    Vediamo questi enormi fluffy pancake dall’aspetto spettacolare e decidiamo di provarli: io al miele, Nico al mango.
    E finalmente.
    IL DOLCE.
    Buonissimo.
    Dopo giorni di esperimenti culinari più o meno riusciti, finalmente troviamo qualcosa che ci fa dire: “Ok, questo lo potremmo mangiare tutti i giorni”.
    Ce lo divoriamo e, ormai soddisfatti e abbastanza pieni, iniziamo lentamente a tornare verso l’albergo.
    Torniamo in camera, ci prepariamo e finalmente crolliamo a letto.
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