• Su'aoxin-Toucheng🏄🏻

    August 26 in Taiwan ⋅ ⛅ 28 °C

    Su'aoxin-Toucheng 38km
    Stamattina sveglia alle 6 e alle 6:30/6:40 eravamo già in sella alle nostre bici, direzione stazione, pronti a prendere il treno che ci avrebbe risparmiato una tratta che, a quanto pare, era meglio non affrontare in bicicletta se ci tenevamo alla nostra incolumità.
    Arrivati in stazione con largo anticipo, ci siamo sistemati al Family Mart per fare colazione. Poi finalmente arriva il nostro treno, carichiamo le bici e ci godiamo comodamente il tratto.
    Una volta scesi, ripartiamo in bici seguendo il nostro percorso e attraversiamo il Dongshan River Park, costeggiando praticamente tutto il fiume. Una pedalata tranquilla, tra acqua, verde e paesaggi taiwanesi, fino ad arrivare verso la costa. Da lì prendiamo la strada e puntiamo dritti verso Toucheng.
    Arrivati a Toucheng, pausa pranzo veloce perché nel frattempo arriva la notizia tanto attesa: quelli del surf ci confermano la lezione e, addirittura, ce la anticipano! Quindi niente tempo da perdere: mangiamo alla velocità di due persone che hanno appena scoperto di avere un appuntamento con l’oceano e via, direttamente in spiaggia.
    Arriviamo al centro surf, ci cambiamo, prendiamo le tavole e conosciamo il nostro istruttore. È francese, alto, biondo e con quell’aria molto francese che ti aspetteresti da un francese. Non ricordandoci il nome, decidiamo di battezzarlo direttamente Bernard.
    Bernard ci fa le prime spiegazioni sulla spiaggia: come posizionarsi, come alzarsi sulla tavola, quando pagaiare, cosa fare quando arriva l’onda e, soprattutto, come evitare di morire male. Insomma, tutto molto rassicurante.
    Poi entriamo in acqua. E qui comincia la nostra brillante carriera da surfisti.
    I primi minuti sono caratterizzati principalmente da una lunga serie di cadute di faccia. Io e Nico, più che surfisti, sembriamo due tuffatori sincronizzati: tavola davanti, dignità dietro.
    Piano piano però iniziamo a capirci qualcosa. Bernard ci accompagna sempre più verso il centro, dove le onde diventano progressivamente più grosse. E già non erano esattamente così deboli: a largo, infatti, c’era un tifone che stava contribuendo a rendere il mare decisamente vivace.
    All’inizio è Bernard a indicarci l’onda: “The wave is coming”. E noi, tra una tavola in faccia e un’onda presa di traverso, proviamo e riproviamo.
    Finché, miracolosamente, qualcosa comincia a funzionare.
    Prima riusciamo a stare in piedi per qualche secondo. Poi Bernard ci dice di provare da soli: osservare il mare quando è piatto, aspettare l’onda giusta, iniziare a pagaiare e, quando arriva, alzarsi.
    E incredibilmente… funziona. "Good", "nice".
    Io riesco addirittura a prendere un paio di onde completamente da sola e a seguirle in piedi fino alla fine. Momento di gloria assoluta: per qualche secondo non sono più una persona che sta cercando disperatamente di non cadere da una tavola, ma una vera surfista. O almeno così mi piace raccontarla.
    Nico invece, dopo aver provato, decreta che sì, il surf è divertente, ma lui continua a preferire il windsurf perché, ha bisogno di una quantità di adrenalina ancora maggiore per essere alle stelle.
    Poi, alle 17:00 precise, arriva il momento fatidico.
    “Okay, the lesson is finished. Bye bye.”
    Fine. Sipario.
    Bernard, nel giro di due secondi, è già fuori dalla spiaggia. Ma proprio come quando Nico timbra in trafileria: al minuto spaccato, più un secondo, timbra ed è già fuori. La macchina è già accesa e si vola. Mai visto un uomo con una tale capacità di smaterializzarsi al termine dell’orario di lavoro.
    Noi invece torniamo al nostro Airbnb, ci danno finalmente la stanza, ci laviamo e,
    finito il bucato, però, non perdiamo tempo: avevamo trovato un posticino fantastico dove mangiare xiao long bao e altri tipi di ravioli, con delle recensioni che promettevano meraviglie.
    Arriviamo all’angolo e ci troviamo davanti a un posto piccolissimo e completamente aperto sulla strada, con la cucina praticamente a vista dei passanti. Una di quelle situazioni in cui capisci subito che potrebbe essere o una genialata assoluta o una cena di cui pentirti per tutta la notte.
    Fortunatamente, era la prima.
    La signora che ci accoglie è dolcissima, gentilissima e premurosa, ci fa accomodare e ci porta il menu. A quel punto Nico, preso dall’entusiasmo, vorrebbe ordinare due piatti di ogni tipo di raviolo presente nel locale.
    La signora lo guarda, valuta per un attimo la situazione e, con grande tatto, gli fa capire che forse… potrebbe essere un filino troppo.
    Riusciamo quindi a placare la bestia e scendiamo a più miti consigli: uno di ogni tipo.
    Arrivano i ravioli e parte la degustazione ufficiale.
    Gli xiao long bao classici conquistano immediatamente il primo posto della classifica: semplicemente fantastici. Gli altri due tipi si giocano dignitosamente il secondo e il terzo posto, perché comunque era tutto davvero buonissimo.
    E poi c’era il posto in sé: piccolo, semplice, tutto aperto sulla strada, il signore che cucina praticamente davanti ai passanti… davvero suggestivo e autentico.
    Dopo cena torniamo verso il B&B e, lungo la strada, Nico avvista un mango.
    Ovviamente non poteva lasciarlo lì.
    Lo compra, lo porta con sé fino a casa e, una volta arrivati, ci sistemiamo sul nostro fantastico terrazzino che, per inciso, è praticamente più grande della stanza stessa.
    Ma in realtà è davvero bellissimo: silenzioso, tranquillo e con una temperatura finalmente umana. Non fa né troppo caldo né troppo freddo, si sta proprio bene. Insomma, il clima perfetto per godersi la fine della giornata.
    E così Nico si dedica all’apertura del suo fantastico mango. Lo assaggia e dallo sguardo percepisci quanto è buono. Finito in due secondi.
    Buonanotte besughi!💪🏻
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