Hell's Gate
January 5 in New Zealand ⋅ ☁️ 23 °C
George Bernard Shaw, premio Nobel per la letteratura nel 1925, quando passò di qui all'inizio del '900, vide il vapore e il fango ribollire e decise che "Porta dell'Inferno" era l'unico nome possibile. Benvenuti a Hell's Gate, o Tikitere. Per i Māori locali è un luogo sacro di guarigione.
La Nuova Zelanda di certo non dà tregua.
Ogni elemento qui è in guerra con l'uomo. Fino a ieri combattevamo contro pioggia a secchi e vento gelido, oggi è arrivato il momento del sole australe che brucia la pelle, circondati di nuovo dall'acqua, ma questa volta bolle ed è carica di acido.
Abbiamo camminato lungo le passerelle del parco geologico. Quel fango grigio che vedete ovunque non è semplice terra bagnata: è roccia che viene letteralmente sciolta dai gas acidi che risalgono dal sottosuolo. Il vapore e i gas trasformano la roccia dura in argilla caolinica ricca di silice e allumina. Il pH qui è basso, acido, il che spiega perché nulla cresce vicino ai bordi.
Lungo il percorso abbiamo visto le Kakahi Falls, ed è strano vedere una cascata che fuma. È la cascata calda più grande dell'emisfero australe. Anticamente i guerrieri Māori ci andavano dopo le battaglie perché l’acqua e lo zolfo aiutavano a guarire le ferite.
Per sentirci un po' parte di questa storia (o più realisticamente solo per poter dire lo abbiamo fatto), abbiamo prenotato il famoso mud bath. Ecco, non è una spa rilassante. C'è troppa gente. Però è stato divertente. E anche in un certo senso un esperimento antropologico affascinante. Eravamo tutti immersi in questa melma setosa a circa 40°C a spalmarci fango in faccia a vicenda. Decine di nazionalità diverse, tutti uguali, che se ne stavano fermi immobili per 20 minuti sotto sole ad aspettare che la pottiglia miracolosa si indurisse. Solo 20 però, per motivi di salute. Ma non era un fango guaritore??
Beh a quanto pare c'è un motivo fisiologico. Il calore intenso apre i pori e il fango mantiene la temperatura corporea alta; se resti troppo, il cuore va sotto stress e rischi l'ipertermia. Quindi, tutti a lavarsi come soldatini allo scadere del tempo.
Dopo il fango suggeriscono di immergersi nelle pozze sulfuree nelle quali abbiamo ovviamente assorbito abbastanza idrogeno solforato da puzzare tipo per sempre.
Il gran finale doveva essere la cascata "gelida" per lo shock termico. In realtà l'acqua aveva praticamente la temperatura dell'Adriatico a Grado in estate. Evidentemente qui a Rotorua, tutto ciò che non ti ustiona viene considerato "freddo".
Tornati al campeggio abbiamo fatto la lavatrice buttando dentro i costumi solforosi insieme all'altra biancheria. Non è stata una grande idea. Ora le nostre valigie, e probabilmente le nostre anime, profumano di uovo marcio. Se ci incontrate e storcete il naso, non siamo noi, o meglio, siamo noi, ma è colpa dell'inferno.Read more











