Poi, lenta e misurata, è arrivata Tiznit.
Dicono che qui, dove l’acqua spunta dalla terra come una carezza di misericordia, nacque la Source Bleue — Aïn Zerka — grazie a Lalla Zninia, donna dal passato difficile e profondamente umana, che ricevette il perdono divino e fece germogliare la vita nel deserto.
E sopra, nel cuore della medina, il minareto si erge con quei pali di legno che sporgono come rami verso l’infinito: in terre sahariane e sahéliane, si dice che le anime salgano così, tra palpiti di luce, verso il paradiso.
Acqua che nasce dal pentimento, e legno che punta al cielo —
due vie, una terra, un sogno sospeso tra memoria e leggenda.
Un punto di pausa, la soglia prima dell’Atlantico.
Non lo vediamo ancora.
Non lo sentiamo neppure.
Ma nell’aria c’è già qualcosa che cambia:
un respiro più fresco, un orizzonte che si allarga, una promessa che si avvicina.
Poi la strada ha continuato a scendere, ad allungarsi.
Le montagne hanno iniziato a piegarsi, a farsi più morbide.
Il paesaggio ha perso polvere e ha guadagnato vento.
E quando l’oceano è arrivato, lo ha fatto senza annunci.Read more