• Los Barrios, tappa x la notte

    Jan 20–21 in Spain ⋅ ⛅ 10 °C

    Arriviamo al porto di Tangeri puntuali, traghetto delle 11.
    Cancellato.
    Quello delle 13? Cancellato anche lui.
    Il perché resta sospeso nell’aria, come tante cose da queste parti.
    Prossima partenza: le 16.

    Pazienza.
    C’è tempo per cucinare, per mangiare senza fretta, per guardare il porto che brulica e aspetta.

    Nel primo pomeriggio riaprono gli imbarchi.
    Lasciamo il piazzale e ci mettiamo in fila, una fila che è già un piccolo viaggio.
    Controllo documenti, timbro sul passaporto.
    Scanner a raggi X: quattro veicoli alla volta, si scende, si aspetta, si risale.
    Cinque metri più avanti, controllo antidroga: cani, portelloni aperti, mezzi svuotati, vite messe in piazza.

    Tocca quasi a noi.
    Siamo pronti a scendere, a mostrare.
    Invece un cenno e si passa.
    Un sollievo breve, ma vero.

    Raggiungiamo il nostro casello per l’imbarco.
    Siamo tra i primi, ma l’Africa ci ha già insegnato che qui il tempo ha un altro passo.
    Altre due ore di attesa.

    Il traghetto che “partiva alle 16” arriva dalla Spagna alle 16.
    Traduzione: un’ora e mezza per far scendere tutti, un’altra per far salire noi.
    Si parte col sole che cala, arancione e stanco.

    Arriviamo dall’altra parte che è già sera.
    Alle 20, poi le 20:30, finalmente mettiamo le ruote a terra.
    Ancora mezz’ora di coda alla frontiera spagnola.
    Poi sì: siamo liberi.

    Stanchi, nervosi, un po’ svuotati.
    Ci dirigiamo al parcheggio dell’agenzia dove avevamo fatto i biglietti.
    Altri camper hanno già colonizzato gli spiazzi dei supermercati.
    Ci infiliamo anche noi.

    Motori spenti.
    La traversata è finita.
    Il viaggio… no.
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