Gimbap
September 1 in South Korea ⋅ 🌧 24 °C
L’idea di questo viaggio è nata lo scorso Febbraio. E non per un caso fortuito purtroppo. Avevo fatto una sorpresa a Paolino prendendo i biglietti per il concerto di Christina Aguilera ad Abu Dhabi. Era tutto perfetto: hotel, concerto, amici da andare a trovare.
E poi qualcuno ha pensato bene di attaccare l’Iran chiudendo Hormuz e lanciandosi bombe a destra e a manca, anche negli Emirati Arabi.
Quindi il concerto viene rimandato a settembre, ma non ce la sentiamo di spostare tutto, non dopo le situazioni di tensione durate mesi.
Decidiamo così a malincuore di cancellare e farci rimborsare biglietti e hotel.
Non volevamo però farci prendere dallo sconforto quindi, Skyscanner alla mano, abbiamo subito ripensato e riprogrammato il viaggio del 2026.
Volevamo tornare in Oriente, che ci è sempre tanto piaciuto, ma sapevamo che posti come Thailandia e paesi vicini sarebbero stati sotto i monsoni verso settembre. In più c’è sempre la regolina del paese nuovo all’anno che non mi tolgo dalla testa, quindi Giappone già fatto….
Manca la Corea.
E fortunatamente i voli per Seoul non costavano ancora così tanto vista l’anda della guerra.
Quindi preso il volo, fatto l’itinerario, prenotato alberghi e treni.
E poi aspettato.
Un’estate intera. Fatta sicuramente di cose meravigliose: un viaggio in America, il mio primo tour WeRoad in Marocco e una barca a vela nelle incoronate per Paolino.
Ma alla fine è arrivato il giorno della partenza.
Abbiamo sistemato e testato il nuovo sistema di innaffiamento delle piante automatico, controllato che le telecamere funzionassero, chiuso la porta dietro di noi e siamo partiti in un pomeriggio torrido di fine agosto.
L’aereo delle otto di sera fino a Istanbul non sembra neanche esserci stato, e l’aeroporto turco è il più grande che abbia mai visto in vita mia. Negozi, ristoranti (molto cari) aperti, pieno pienissimo di gente, anche se a mezzanotte passata. Ho sempre visto aeroporti chiudere tutto dopo una certa ora, questo sembrava acceso sempre e da una vita. Dividiamo un falafel da 19 euro e ci imbarchiamo sul Turkish verso est.
Il volo fino a Seoul è più corto dei soliti in America, ma si fa sentire tutto. Veniamo svegliati ogni due ore per mangiare, guardiamo filmetti e proviamo a dormire quando possiamo.
Atterriamo a Seoul tra le nuvole basse e scure. Non è proprio bel tempo.
Dogana, recupero zaini e giro per l’aeroporto di Icheon per trovare il treno fino al centro. L’express preciso e pulito lascia l’isola-aeroporto per inoltrarsi tra le periferie della capitale, mentre noto con dispiacere segni di pioggia sulle strade.
Arriviamo in stazione centrale di Seoul che ormai sono le sette di sera passate. Facciamo un po difficoltà a caricare le tessere dei mezzi sui nostri telefoni, tanto da arrenderci per comprare una corsa singola di metro per raggiungere l’hotel. Ci penseremo con più calma, una volta posati gli zainoni.
Ci mettiamo poco ad arrivare, e subito l’impatto della città non appena si esce dalla metro è forte. Palazzoni, insegne luminose ovunque, ristorantini e banchetti di street food ogni due metri ed una pioggerellina leggera che ci avrebbe sicuramente lavato se non avessimo avuto gli ombrelli.
L’hotel fortunatamente è a due passi, ma intanto buttiamo l’occhio su una strada piena zeppa di insegne luminose per tornarci dopo.
Facciamo check in, appoggiamo gli zaini e ci ributtiamo subito in strada. Ha smesso di piovere e sicuramente c’è più vita di prima. Percorriamo ammaliati la via piena di insegne di ristoranti e locali per karaoke.
Poco lontano Paolino aveva già individuato un Labab: un piccolo ristorante catena che serve i famosi Gimbap coreani, molto simili agli hosomaki giapponesi ma con molte più alternative vegetariane. Mi innamoro di quelli con la doppia frittata che eleggo comfort food del viaggio quando non sapremo dove andare o cosa cercare da mangiare.
Sazi (tre Gimbap enormi e due lattine di coca cola a 10€) continuiamo il nostro giretto.
Ci ributtiamo tra i palazzoni illuminati, le strade bagnate che riflettono le luci dei neon e delle insegne, le viette gremite di giovani seduti nei ristoranti a mangiare brodi improbabili o dentro i combini. Ci facciamo attirare anche noi dall’esperienza garantita dei piccoli supermercati già provata in Giappone e ne usciamo prima con un dolce alla crema e poi con due gelati al mirtillo faticosissimi da finire.
Abbiamo poche ore di sonno in corpo. E Seoul ci ha già regalato i primi attimi di meraviglia.
Non poteva cominciare meglio questo viaggio.Read more
















