Guardando all’insù
September 2 in South Korea ⋅ 🌧 25 °C
La sveglia è alle 6:50, ma il jet lag ci ha fatto aprire gli occhi già da un paio d’ore.
Facciamo colazione con uova e riso, spaghetti con soia e pancake nel ristorante dell’albergo pieno di quadri e opere d’arte finte.
Usciamo di buon ora. Abbiamo appuntamento alle otto e venti non troppo lontano dall’hotel. Ne approfittiamo per passeggiare e dare uno sguardo a Seoul già in moto e fortunatamente senza pioggia.
È una città di palazzoni e traffico quella che ci si presenta attorno ma, come il Giappone, non ci lascia una brutta sensazione anzi, c’è pulizia, quasi silenzio grazie alle auto praticamente tutte elettriche. La gente passeggia ordinata per andare a lavoro, i turisti non sono ancora usciti dagli alberghi.
Facciamo giusto in tempo ad arrivare all’appuntamento che conosciamo Sunny, la nostra guida locale che abbiamo prenotato con GetYourGuide grazie al regalo di compleanno dei miei colleghi.
Sunny ci invita a salire in un van nero assieme ad altre ragazze e in poco tempo ci muoviamo nel traffico composto di Seoul.
La prima tappa del tour non è distante: il villaggio storico (o Hanok) di Namsangol. Questo prende il nome dal monte Namsan che lo circonda e su cui si erge la Seoul Tower. Visitiamo velocemente le residenze del padrone del villaggio e impariamo che già all’epoca usavano il concetto di riscaldamento a pavimento rialzando la casa e creando dei roghi sotto di essa.
Sunny è giovane, con un inglese molto accurato ed estremamente sorridente. Ci spostiamo dall’altra parte della città con il van per assistere alla cerimonia del cambio della guardia nel sontuoso palazzo di Gyeongbok assieme a decine di turisti da tutto il mondo, molti di loro vestiti in costumi tradizionali.
Giriamo attorno al maestoso palazzo, seminando a zigzag ragazze e donne in posa per una foto in costume e usciamo dalla struttura, non prima di aver apprezzato l’architettura bilanciata sul feng shui e l’utilizzo di statue di creature porta fortuna sui tetti.
Il tour prosegue in un delizioso museo del ginseng. Scopriamo essere una radice coltivata solamente in quattro posti al mondo, ma solo la Corea ha una combinazione di terreno e clima perche questa possa avere il più alto livello di nutrienti. Ci vengono elencati tutti i benefici e tutte le varianti, ma decidiamo di comprare eventualmente qualcosa più avanti nel viaggio, per evitare di appesantirci gli zaini fin da subito.
Ultima tappa, sopra la montagna di Palgakjeong a nord della città, dove scopriamo guardando lo skyline un po di storia cruenta della Corea del Sud, che ha resistito agli attacchi e tentativi di assassinio da parte di quella del Nord.
Finiamo il tour al mercato coperto di Gwangjang, dove salutiamo Sunny e ci immergiamo nei profumi delle bancarelle. C’è fame nell’aria così prima assaggiamo una sorta di pancake fritto pieno di riso e vedure, poi non contenti dell’esperienza local ci sediamo anche sulle panche di una bancarella comandata da una signora anziana super sorridente. Mangiamo ravioli con ripieno di kimchi e noodles fatti in casa nel brodo freddo di soia. Satolli, decidiamo di fare una passeggiata e raggiungere il vicino centro artistico DDP. Nell’arrivarci troviamo però tutto transennato e pieno di fotografi: sfortuna ha voluto che proprio oggi cominciasse la settimana della moda a Seoul, il che significa modelle (o aspiranti tali) in posa per i loro fotografi ad ogni angolo o gradino della piazza. Ci lasciamo quindi tutto alle spalle, anche attirati dal primo negozio Uniqlo del viaggio (si abbiamo intenzione di vederne molti). Facciamo due compere di pantaloncini in sconto, beviamo un caffè freddo nel bar appena sotto il centro commerciale e di nuovo bighelloniamo in giro.
È ancora presto per tornare in albergo e siamo abbastanza lontani per andare e tornare in metro, così decidiamo di rimanere fuori e spostarci verso il quartiere di Gan Nam, famoso per la vita lussuosa ma soprattutto la famosa canzone di Psy. Gan Nam possiede anche la biblioteca di Satrfield, uno dei simboli architettonici piu belli di Seoul, ma quando arriviamo scopriamo che è circondata da guardie e chiusa per una cena al suo interno, sicuramente per la fashion week.
Un po delusi, facciamo una foto al volo alla statua simbolo del GanNam style, riprendiamo la metro e saliamo nel quartiere di Seongsu. Arriviamo al tramonto e rimaniamo piacevolmente stupiti dalla luce del crepuscolo che illumina le strade piene di negozi e giovani che camminano godendosi il caldo e lo shopping. Giriamo quindi anche noi abbastanza senza meta, sbirciando tra i negozi di vestiti vintage, le profumerie e i supermercati dedicati solo ai prodotti di skincare, assaltati dai giovani. Percepiamo forte il desiderio di apparenza che c’è in questa cultura, fatta di abiti alla moda, tagli sempre perfetti, occhi spesso allargati chirurgicamente per sembrare più occidentali, pelle del viso liscia e riflettente.
Si fa ora di cena e, dopo un paio di focaccine salate con il burro, ceniamo un’altra volta con un paio di Gimbap al pulled pork, e digeriamo con un’ultimo giro per Seongsu.
Torniamo in albergo finiti. Abbiamo fatto quasi 20 mila passi oggi, scoperto un po di più questa Corea moderna e antica, meravigliandoci della sua grandezza, guardando all’insù i palazzi vertiginosi.Read more




















