• Myra Antik Kenti - Andriake

    19. marts, Tyrkiet ⋅ ☁️ 15 °C

    Ieri abbiamo percorso la strada panoramica lungo costa che porta da Fethiye a Myra.
    La giornata nuvolosa non ci ha impedito di apprezzare gli splendidi panorami, anche se appannati da un po’ di foschia. Come spesso ci accade, durante i nostri viaggi, anche in questo caso le foto non sono in grado di rispecchiare appieno la realtà.
    Raggiunta Myra ci siamo fermati lungo la spiaggia: corse sfrenate per Snoopy e passeggiata per noi. Nel frattempo è arrivata un po’ di pioggia, così abbiamo rinviato al giorno dopo la visita al sito archeologico e ci siamo dedicati alla cucina facendo i pancake.
    Questa mattina, rispuntato il sole, abbiamo raggiunto le tombe rupestri della Licia che sono il simbolo di Myra: tombe scavate nella roccia, alte sulla parete della montagna veramente singolari. Risalgono alla civiltà licia (circa IV secolo a.C.) e imitano facciate di case o templi.
    La Licia era una civiltà autonoma, con lingua e tradizioni proprie, prima di essere assorbita dai Greci e poi dai Romani.
    I Lici credevano che le anime dei defunti venissero portate via da creature alate. Per questo costruivano le tombe in alto, sulle pareti delle montagne, così da essere “più vicine al cielo”.
    Le facciate delle tombe imitano le case in legno dei Lici, con travi, colonne e tetti scolpiti nella pietra. Era un modo per dare al defunto "una casa eterna”.
    Alcune tombe più grandi, come quelle di Myra, hanno decorazioni molto elaborate:
    colonne scolpite, frontoni triangolari, iscrizioni in lingua licia, simboli religiosi.
    Questi sepolcri erano riservati a persone importanti: nobili, governatori, famiglie ricche.
    La gente comune veniva sepolta in modi più semplici.
    Molte tombe erano dipinte a colori vivaci: rosso, blu, giallo. Oggi la pittura è quasi scomparsa ma, se immaginiamo la parete rocciosa tutta colorata, doveva essere spettacolare.

    La leggenda degli Uccelli Sacri della Licia

    Si dice che, molto tempo fa, i Lici credessero che le anime dei defunti non camminassero verso l’aldilà, ma venissero portate via da grandi uccelli alati, creature divine che vivevano tra le montagne.
    Secondo la leggenda, quando una persona importante moriva, i sacerdoti la preparavano con riti segreti e poi la portavano in alto, sulla parete rocciosa, dove oggi vediamo le tombe.
    Al calare del sole, un enorme uccello sacro – metà aquila, metà spirito – scendeva silenzioso dalla montagna. Non toccava mai il corpo. Si diceva che sfiorasse la fronte del defunto con l’ala, e in quel momento l’anima si staccava dal corpo. L’anima, leggera come il vento, veniva sollevata e portata verso il cielo, dove iniziava il suo viaggio nel mondo degli dei.
    Per questo i Lici costruivano le tombe in alto, scolpite nella roccia: credevano che così gli uccelli sacri potessero trovare più facilmente le anime e accompagnarle nell’aldilà.
    Curiosità: quando il vento soffia forte tra le tombe, molti abitanti del posto dicono ancora oggi: “Sono le ali degli spiriti che passano.”

    Nel sito abbiamo potuto ammirare anche il teatro romano, costruito nel II secolo d.C., quando la Licia era già parte dell’Impero.
    È uno dei più grandi e meglio conservati di tutta la Turchia ed è impressionante per dimensioni e struttura:
    -circa 10.000 spettatori
    -una cavea (le gradinate) perfettamente semicircolare
    -un palcoscenico monumentale, decorato con statue e rilievi
    -corridoi e passaggi sotterranei per attori e tecnici.
    Il teatro non serviva solo per spettacoli. Era un vero centro sociale che ospitava commedie e tragedie, musica e danze ma anche assemblee pubbliche e celebrazioni religiose.
    Durante le feste, la città si riempiva di gente che veniva anche dai villaggi vicini.

    Curiosità incredibile: il teatro è stato parzialmente sommerso da un’alluvione nel IV secolo. Quando gli archeologi lo hanno disotterrato, hanno trovato sedili coperti di limo, conchiglie, tracce di acqua stagnante.

    La leggenda del serpente del teatro: si dice che, dopo l’alluvione, un enorme serpente d’acqua si fosse stabilito sotto il palcoscenico. Gli abitanti credevano che fosse lo spirito protettore del teatro e che portasse fortuna agli attori.
    Ancora oggi, qualcuno dice che nelle notti umide si senta un sibilo provenire dai corridoi sotterranei.

    Usciti dal sito, con una breve camminata, abbiamo raggiunto la Chiesa di San Nicola, dedicata al Santo che ha ispirato la leggenda di Babbo Natale.
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