• Busan

    September 9 in South Korea ⋅ 🌬 27 °C

    Il cielo dal 23esimo piano del Sota building è coperto. Ce lo aspettavamo dopo tutti i messaggi di allerta per forte vento che il tempo non sarebbe stato meraviglioso questi giorni, però non ci perdiamo d’animo e, dopo la colazione a base insalata di patate e poco altro al 29esimo piano con vista sulla città, infiliamo comunque costume e asciugamano negli zainetti e prendiamo un bus verso la costa. Ci mettiamo tre quarti d’ora per arrivare a Oryukdo e, non appena scendiamo dal bus, una folata di vento fortissima ci butta quasi a terra. Un mare ingrossato ci circonda, con onde alte tre metri che si scontrano violentemente sulla scogliera e i palazzoni in vetro di Busan sullo sfondo a sinistra, il porto con qualche nave mercantile che lentamente si porta al largo per sopportare meglio il vento.
    Purtroppo per il meteo il famoso skywalk, la camminata di qualche metro sul vetro con sotto lo strapiombo, è chiuso ma non ci facciamo una pena per questo.
    Ci mettiamo infatti a costeggiare la penisola, percorrendo un sentiero fatto di scale in legno, ponti e passaggi stretti, piccole terrazze panoramiche e sentieri in terra attraverso la vegetazione della costa, mossa dal vento.
    Scherziamo facendo attenzione a tutte le ragnatele, compresi i ragni brutti e grandi, che evitiamo sul percorso. Camminiamo per più di un’ora salendo e scendendo, fermandoci ogni tanto ad ammirare il paesaggio e il mare in burrasca.
    Arriviamo dall’altra parte della penisola di Igidae, con vista sul famoso ponte bianco Gwangan, uno dei ponti sospesi più lunghi della Corea. Speravano che avesse una ciclabile per poterlo attraversare in monopattino ma purtroppo Gemini ci smorza le aspettative, così inforchiamo comunque i nostri mezzi preferiti per spostarci in città e arriviamo alla spiaggia di Gwangalli. Non è proprio tempo per fare un bagno, ci sono solamente due tre ragazzi che fanno surf con la muta, e oggettivamente sarebbe stato complicato fare il bagno, lavarsi, asciugarsi senza sole e riprendere il cammino, così mi accontento di bagnare le mani nel mar orientale cinese e godermi il vento dal mare che scompiglia i capelli e porta un po di spensieratezza in questa spiaggia invernale col brutto tempo.
    C’è fame. Attraversare il canale per andare ad est e poi girare a caso non è la soluzione migliore, così cerchiamo qualcosa nella zona e, fortunatamente, Paolino scova un ristorantino minimal e vegan friendly appena due vie all’interno dalla spiaggia. Mangio un panino con funghi e salsa di basilico fantastico, mentre lui si accontenta di una sana insalata con tofu e humus.
    La macchina del caffè non funziona, poco male, usciamo e dieci metri dopo troviamo un negozio di donut che lo fa. Assaggiamo due krapfen al cioccolato e limone pazzeschi e ci facciamo preparare un caffè caldo da portar via, che subito allunghiamo con del latte di mandorle comprato al kombini accanto.

    Ci trasciniamo abbastanza, e la giornata uggiosa non aiuta molto. Così decidiamo di salire su un nuovo bus e fare quasi un’ora di strada e traffico per raggiungere un punto della costa più ad est e andare a visitare il monastero buddista sul mare di Yonggungsa. Purtroppo, anche se di mercoledì, il posto è invaso da turisti coreani e cinesi, scolaresche varie, qualche occidentale. È difficile anche solo scattare una foto decente senza prendere nell’ inquadratura decine di persone.
    Giriamo un po il posto, cercando di immaginarci la nostra esperienza a Golgulsa riproiettata in quel posto che, al netto della confusione, era sicuramente affascinante con il mare di fronte.

    Non ci resta che tornare indietro verso l’albergo per riposare un po e riprendere le energie in vista della nostra ultima sera coreana.
    Come sempre, trovare un posto che possa soddisfare due vegetariani non è semplice e Paolino ha fatto un lavoro egregio prima di partire selezionando già le proposte. Troviamo un posticino dall’aspetto strambo, imbucato in una delle stradine parallele rispetto al centro giovane sopra l’albergo, pieno di neon rosa e cose appese. Ne risulta in realtà uno dei posti più buoni di questa vacanza, con pad thai, bao di tofu fritto e patatine fritte al tartufo. Mangiamo bene e, per la mia felicità, senza nulla di piccante.

    È l’ultima sera coreana, così lascio Paolino spendere i suoi soldi senza rompergli e giocare dai gacha, vincere qualche portachiavi dei pikmin e un pupazzetto del tanto bramato Shinchan. Troviamo anche un arcade di Mario kart in una sala giochi. Ci facciamo due partite e in ultimo, per festeggiare, proviamo il binsun, una coppa con una sorta di nevischio formato da ghiaccio e latte, con una pallina di gelato alla vaniglia sopra e topping vari.
    Pesantina ma buona.

    Torniamo in hotel, dove alle 11 io ho una call con WeRoad e Paolo l’irrinunciabile Nintendo direct.
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