• Takachiho

    September 14 in Japan ⋅ 🌧 29 °C

    Ha piovuto durante la notte e svegliarci con le nuvole che corrono e il monte Aso che fa capolino tra di loro è una vista da ricordare.
    Non c’è la colazione nell’hotel, ma una bellissima cucina a disposizione di tutti con la macchina del caffè. Abbiamo aprofittato ieri sera del Lawson per prenderci un paio di pastine, così riusciamo a farci una colazione dignitosa nell’hotel finora più bello in cui abbiamo soggiornato.

    Oggi fortunatamente i chilometri da fare sono pochi, l’intento è di arrivare a Takachiho per pranzo, visitare una cosa e poi stare tranquilli.
    La prima tappa però è speciale e la troviamo attraversando i passi che circondano il monte Aso, ricoperti da boschi di quelle che sembrano querce e prati di erba alta verde pastello.
    È uno spettacolo da togliere il fiato ma non sempre riusciamo a trovare uno spiazzo dove parcheggiare l’auto per scendere a scattare una foto.
    Per raggiungere il tempio Kamishikimi bisogna percorrere una scalinata di circa trecento gradini, con ai lati delle lanterne in pietra ogni due metri, circondati da un bosco fitto. È quasi più bello l’arrivare al tempio che il tempio stesso. Nella testa ci suonano le musiche di Zelda, dei boschi fatati pieni di spiritelli. È un ambiente che attira silenzio e rispetto, tranne che per i soliti due tre turisti arrivati dopo di noi che pensano bene di raccontarsi il più e il meno ad alta voce salendo la scalinata.

    Scesi dal posto magico puntiamo verso il paesello vicino di Takamori. Oggi Paolino finalmente vuole inaugurare il suo quadernetto e collezionare più timbri possibili dei templi e delle stazioni del Giappone. Troviamo ciò che cerchiamo nel piccolo ufficio turistico, chiaramente tutto addobbato di animaletti e personaggini, soprattutto l’orsetto nero con le guance rosse, mascotte della regione di Kyushu.
    La stazione poi a lato ha altri timbri e una simpatica statua di One Piece fuori. Scopro che ce ne sono sparse così in tutta la prefettura di Kumamoto e me le segno sulla mappa. Sicuramente in questo viaggio sarà difficile vederle, ma non si sa mai per il prossimo.
    A Takamori c’è un’altra piccola chicca da vedere: una sorgente di acqua minerale pura che può essere raccolta e bevuta con una donazione al tempio annesso di 100yen. L’acqua è veramente buona e il posto tranquillo, forse perché è ancora presto e le orde di turisti da Fukuoka arriveranno più tardi.

    Prendiamo l’auto e scendiamo verso Takaciho. Attraversiamo colline (perché chiamarle montagne è un eufemismo) verdi, piccoli villaggi di contadini intenti a tagliare il riso. Il sole va e viene accendendo come sempre le risaie di un verde/giallo quasi fosforescente.

    Arriviamo a Takachiho verso mezzogiorno, molto in anticipo sulla tabella di marcia per cui decidiamo di giocarci subito la carta wow del Kyushu: il Takachiho Gorge.
    C’è da fare una premessa su questo: il Takachiho Gorge è una sorta di canyon con il fiume sotto dove, dalle foto e dai video che abbiamo visto su internet, si può noleggiare una barchetta a remi per risalirlo. Questa attività è molto famosa e i biglietti vanno a ruba: c’è chi racconta che le prenotazioni si riempiono dopo pochi minuti dall’apertura delle vendite, il mese precedente. Noi già a inizio viaggio avevamo provato a guardare, non trovando disponibilità ovviamente, ma ChatGpt consigliava di guardare ogni giorno perché a volte possono esserci delle disdette o addirittura di presentarsi la mattina presto perché capita che lascino dei biglietti a chi prima arriva.
    Noi così ogni giorno diligentemente abbiamo guardato il sito per questi biglietti. Non siamo mai riusciti a trovarli.
    Quindi il piano, non appena arrivati a Takachiho, era quello di chiedere conferma dei biglietti liberi e presentarsi domani alle sette.
    Arriviamo e già ci mandano nel parcheggio 2 perché il parcheggio 1 era pieno. Brutto segno.
    Parcheggiamo nel 2 per 1000yen, ladrata ma va bene al massimo ci facciamo la passeggiata sopra il canyon che gli americani di ieri sera avevano detto stupenda comunque.
    Facciamo la passeggiata, sorpassando a zigzag comitive di turisti e guide rumorose, fermandoci a riposare ogni volta che si vedeva un’ombra perché c’erano 30 gradi con tanta, troppa umidità.
    Arriviamo sopra la famosa gola con le barche e…
    Le barche ci sono. C’è pure una bella cascata.
    Ma
    Noto che l’attracco delle barche è a circa cinquanta metri dalla cascata, con una barriera dall’altro lato.
    In sostanza: il tragitto che si poteva fare in barca non era neanche un quinto di quello che abbiamo fatto a piedi per vedere il tragitto in barca.
    Un po increduli ci avviciniamo all’ufficio dei biglietti per le barchette. E si, la cosa dei biglietti senza prenotazione era vera, ma il noleggio per mezz’ora costava 25€, non si poteva andare oltre la cascata e non ci si poteva neanche avvicinare troppo alla cascata perché i giubbotti di salvataggio sono sensibili all’acqua e al suo contatto si aprono e ci vogliono altri 15€ per richiuderli.
    Buffonata.
    Ce ne andiamo subito, ringraziando l’universo che ci ha tenuti lontani dal trovare posto in questa trappola per turisti.

    Usciamo dal parcheggio e troviamo il primo family mart per pranzo, solito tramezzino alle uova che non stanca mai e coca cola plus che dovrebbe aiutare la digestione… mah.

    Siamo di gran lunga in anticipo su quello che avevamo programmato per la giornata, e già ci pregustiamo un po’ di tranquillità in hotel.

    Ci spostiamo a qualche chilometro fuori Takachiho, per visitare la grotta di Amanoyasukawara: una bellissima incavatura nella pietra con un tori di pietra e un piccolo santuario all’interno, circondati da centinaia di torrette di sassi come se fossero soldati minuscoli di guardia.
    Per arrivarci bisogna percorrere un sentiero in cemento che costeggia un fiume.
    È nuvoloso, e come sempre molto umido. Ma l’atmosfera che questa luce tenue crea sulle piccole cascatelle, circondate dal verde lussureggiante della foresta di bambù e cipressi, ricorda di nuovo leggende di boschi fatati.
    Quando usciamo dalla grotta ha appena cominciato a piovere e nel tempo di aprire l’ombrello, la pioggia si trasforma in vero acquazzone. Corriamo all’auto, mezzi fradici anche se coperti con i nostri piccoli ombrellini da viaggio.
    Passiamo qualche minuto a ricomporci e a pensare a cosa fare dato il tempo veramente ballerino.
    Non ci sono più posti assolutamente da non perdere, non ha senso andare in hotel alle tre… possiamo fare solo un onsen!

    Ne troviamo uno giusto a poche centinaia di metri dal parcheggio. Una struttura arrampicata sulla collina, dove delle anziane gentili ci accolgono con inchini e sorrisi. L’onsen non consente l’accesso a chi ha tatuaggi, così metto in atto la mia strategia di coprire il mio sul polso prima con l’orologio e poi con il polsino della chiave dell’armadietto dei vestiti. Ci godiamo così un’ora di terme e sauna assieme a cinque/sei anziani del posto, in una piscina con vetrata sulle terrazze di riso, bagnate da un mega temporale.
    Aspettiamo poi che il grosso dell’acquazzone passi riposando sul tatami del centro e guardando incontri di sumo alla tv.

    Arriviamo in hotel, ci rilassiamo un po e poi usciamo per cena molto presto.
    Vista la fregatura delle barchette, ho voluto dare una seconda possibilità a Takachiho prenotando per le otto di sera la visione di un piccolo spettacolo teatrale tradizionale nella sala del tempio centrale.
    Per essere però in orario, cerchiamo di cenare alle sei e mezza. Sarebbe stato semplice e con largo anticipo se non fosse che, di lunedì, quasi tutti i ristoranti di Takachiho o sono chiusi o servono solo ed esclusivamente carne. Addirittura due non si trovano neanche dove Google maps indica. Passiamo mezz’ora andando avanti e indietro la strada principale con l’auto sotto la pioggia. Non ne usciamo fuori.
    Stiamo per arrenderci a cenare nuovamente con i tramezzini del kombini quando trovo più fuori dal centro un ristorante per famiglie simile ai Denny’s americani. Facciamo un tentativo lì ma scopriamo che l’unica cosa senza carne è una pizza a cui bisogna levare il bacon.
    Con pazienza e qualche sorriso mangiamo queste pizze grandi come la mia mano e una porzione di patate fritte.

    Ci affrettiamo a rientrare in centro per vedere questo spettacolo, che si dimostra una successione di quattro “danze” di alcune figure mascherate, sulla musica di un grosso tamburo e un flauto. A prima vista noiose, ho cercato di immaginarmi come queste movenze semplici, nell’epoca del grande Giappone, fossero l’unico modo per educare e raccontare alla gente le leggende degli dei.
    È stata nel complesso una bella serata, diversa e si, a suo modo autentica.

    Andiamo a letto presto. Domani la sveglia è presto perché c’è un sacco di strada da fare.
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