Una domenica in bici a Kyoto
September 20 in Japan ⋅ ☁️ 31 °C
Domenica uguale relax. O almeno ci proviamo.
Sveglia più tardi, colazione tranquilla (questa volta vegetariana ma con sempre insalata che al mattino insomma) e bagno.
Abbiamo un piano per oggi, ultimo giorno a Kyoto, ma soprattutto per domani quando ci dovremo spostare a Tokyo con una sosta al monte Fuji.
Proviamo a spedire le valigie già all’hotel di Tokyo, così da non portarcele dietro per la trasferta. Lo avevamo già fatto due anni fa ed era stato un servizio incredibile e un pensiero in meno notevole quando si viaggia con bagagli pesanti.
Quindi mettiamo tutto quello che non ci serve negli zaini, prepariamo una borsa comune con ciò che ci serve per la serata e per domani, insieme alla scatola con il nostro nuovo tanuki e le cremine della Corea e scendiamo in strada.
Gli uffici del servizio Yamato, il più affidabile e preciso corriere del Giappone, sono sparsi per tutta la città. Ma è domenica e pochi sono aperti. Per fortuna ne troviamo uno piccolo a qualche minuto a piedi dall’albergo.
Infiliamo gli zainoni dentro i loro sacchi per il trasporto, paghiamo quasi 6000 yen e li lasciamo alle commesse diligentemente vestite di verde e giallo a strisce.
Molto più leggeri, cerchiamo un noleggio biciclette. La parola d’ordine oggi è relax: basta camminate con la foga di vedere tutto. Kyoto l’abbiamo vista già due anni fa. Abbiamo lasciato qualcosa per un eventuale ritorno e lo rifaremo ancora per la prossima volta.
Quindi decidiamo di provare a viverci la città in maniera diversa stavolta.
Troviamo un noleggio poco distante, guardiamo il video con tutte le raccomandazioni sul portare una bici in città, ci facciamo dare qualche consiglio dalla commessa gentile e cominciamo a pedalare.
Girare per le stradine di Kyoto non è mai stato così bello. Prendiamo subito direzioni diverse da quelle battute dai turisti, ci perdiamo per viette vuote e tranquille. Arriviamo al fiume e ci godiamo la vista di una domenica spensierata giapponese: bambini che pescano con il retino e i piedi in acqua sulle zone poco profonde, anziani seduti sulle panchine a contemplare il vuoto, ragazzi distesi a leggere libri, padri e figli che giocano a calcio o si lanciano palline da baseball. È un quadro di pace che trasmette calma e mi strappa un sorriso.
L’unica pecca di tutto questo è la cappa di umidità nell’aria, che ci fa sudare appena ci fermiamo e mettiamo i nostri zainetti sulle spalle. È un’umidità spossante e Paolino è ancora addormentato, tanto che saltiamo il primo tempio che volevamo visitare per cercare un Lawson e comprare qualcosa di energizzante per svegliarci.
Ci spostiamo sul lato est del fiume, attraversando la parte universitaria e avvicinandoci al Philosopher’s path, una stradina che costeggia un ruscello, già percorsa a piedi l’altra volta.
Proviamo a farla con calma in bici, senza andare addosso alla gente che cammina tranquilla, ma quasi subito imbocchiamo una parallela per visitare i piccoli templi accanto, scoprendo però che sono chiusi per le cerimonie buddhiste della domenica.
Proseguiamo così per il tempio di Eikan-do , che l’altra volta avevamo saltato. Non ci ricordiamo il perché di questa scelta, visitando il meraviglioso giardino interno e percorrendo i corridoi in legno che collegano le varie case aggrappate al pendio della collina boschiva. Ci impressioniamo dalle sale di preghiera tutte dorate, i ruscelli e i laghetti con le immancabili carpe bianche e rosse. Un insieme di immagini, profumi e situazioni che sembra chiedano alla mente di rallentare ed apprezzare la bellezza della stasi.
Si fa ora di pranzo. Paolino trova un cafe che fa cose vegetariane subito dietro l’angolo. Finiamo in un ristorantino di due stanze gestito da un anziano con la moglie in cucina. Ordiniamo le uniche cose vegetariane che ci sono: due terrine di udon in brodo bollente con funghi. Mangiamo a fatica sudando ancora di più, mentre osserviamo le foto dei gatti randagi del quartiere appese dappertutto.
Paghiamo, ringraziamo e usciamo all’aria.
Pasto discutibile, sicuramente sano ma pesante con la calura di oggi.
Decidiamo di cambiarci il sapore di funghi vecchi in bocca con un gelato del Lawson, seduti sulla riva del fiume. Riposiamo per un’ora abbondante, cullati quasi dallo scrosciare delle cascatelle davanti a noi, le chiacchiere dei passanti, il traffico in lontananza e il suono ritmato dei semafori per pedoni che ricorda un gufo che canta.
È il compleanno di mio nipote Mathias, così chiedo a Paolino di spostarci verso uno dei templi vicini per video chiamarlo e fargli vedere qualcosa di tipico del Giappone, ma sono quasi le cinque e tutto sta chiudendo per i turisti.
Abbiamo tempo fino alle sei per restituire le bici.
Facciamo così una volata nella zona commerciale per fare una foto al rooftop di Nintendo per poi correre tra semafori e sensi unici. Alle sei meno cinque consegniamo le biciclette alla commessa che stava chiudendo il negozio.
Torniamo in camera mentre Kyoto ci regala un tramonto giallo intenso dopo una giornata grigia e uggiosa, ci laviamo e riusciamo per cena.
Paolino ha voglia di takoyaki e tramite gemini avevo trovato un ristorante nel quartiere turistico di gion, ma si rivela una fregatura e così ritroviamo a girare a vuoto di nuovo tra le viette illuminate dalle lanterne dei ristoranti.
Ne troviamo uno che di nuovo propone ramen al latte di soia ma non ci soddisfa per nulla, anche dopo aver aspettato in coda per entrare.
Rincasiamo un po delusi, un po stanchi. La birra serale la rimandiamo a Tokyo. Meglio un gelato del Konbini e a letto presto.
Domani si va al Fuji.Read more






















TravelerDeliziosa la descrizione della domenica in Riva al fiume.Così puntuale ma non invadente,così ritmata nelle parole che sembrano scandire il tempo lento del fiume,quello impaziente dei bimbi e quello saggio dei “vecchi “ che non rincorrono ma contemplano.Grazie