• paguriAMO su RuotE
  • paguriAMO su RuotE

Un nuovo orizzonte ci chiama🐚

88 giorni, 11231 km, 4 paesi. Read more
  • Essaouira

    January 15 in Morocco ⋅ ⛅ 14 °C

    Poi Essaouira.
    Un labirinto che profuma di favola.
    Vicoli che si intrecciano, artisti ovunque, colori, musica nell’aria.
    Le barche blu dei pescatori sotto le mura, il pesce appena scaricato, il vociare insistente dei gabbiani.
    Un luogo senza età, senza fretta.
    Forse è stata la pioggia che ci ha regalato una tregua, forse è stato il mare… fatto sta che ce ne siamo innamorati.
    Saremmo rimasti di più, ma le ruote chiamavano ancora.
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  • Oualidia

    Jan 15–17 in Morocco ⋅ ☁️ 15 °C

    Oualidia ci ha accolti con la sua laguna calma, una delle più belle della costa atlantica.
    Acqua ferma, riflessi pastello, silenzio morbido.
    Qui nascono le ostriche più famose del Marocco.
    Il tramonto è stato gentile, poi la pioggia è tornata a bussare.
    Il giorno dopo ci siamo lasciati coccolare da seppie alla griglia cucinate dai figli di un pescatore, proprio davanti all’area camper. Cose semplici, perfette.
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  • Moulay Bousselham

    Jan 18–19 in Morocco ⋅ ☁️ 12 °C

    Ancora strada.
    E poi Moulay Bousselham.
    La penultima notte in Marocco l’abbiamo passata nel giardino di casa di una famiglia che ci ha accolti come fossimo di ritorno, non di passaggio.
    La sera, la moglie ci ha preparato il tajine più buono di tutto il viaggio.
    Avevamo iniziato il Marocco con un tajine.
    Lo abbiamo salutato con un tajine.

    La mattina dopo, senza troppe parole, siamo ripartiti verso il traghetto.
    Con la pioggia alle spalle, il sale addosso
    e quella certezza che certe terre non si lasciano davvero:
    si portano via con sé.
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  • Briech, Tahadart

    Jan 19–20 in Morocco ⋅ ☁️ 12 °C

    Ma l’ultimo capitolo doveva ancora arrivare.
    L’ultima notte l’abbiamo passata a Briech, alla foce di un fiume.
    Una terra paludosa, sospesa, piena di vita.
    Ovunque cicogne.
    Sui pali della luce, sui minareti, sulle insegne, sui tetti.
    Condomini interi di nidi, incastrati uno sull’altro, come se il cielo avesse deciso di abitare lì.
    Il rumore dell’acqua che incontra il mare, il battito lento delle ali, il silenzio umido della sera.
    Un posto che non fa rumore, ma resta.

    La mattina dopo, senza troppe parole e senza cerimonie, siamo ripartiti verso il traghetto.
    Con la pioggia ormai alle spalle, il sale ancora addosso.
    E quella certezza silenziosa che alcune terre non si lasciano davvero:
    non le saluti,
    le porti via con te.
    Perché certi viaggi non finiscono dove smette la strada.
    Continuano sotto pelle,
    a lungo.
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  • Los Barrios, tappa x la notte

    Jan 20–21 in Spain ⋅ ⛅ 10 °C

    Arriviamo al porto di Tangeri puntuali, traghetto delle 11.
    Cancellato.
    Quello delle 13? Cancellato anche lui.
    Il perché resta sospeso nell’aria, come tante cose da queste parti.
    Prossima partenza: le 16.

    Pazienza.
    C’è tempo per cucinare, per mangiare senza fretta, per guardare il porto che brulica e aspetta.

    Nel primo pomeriggio riaprono gli imbarchi.
    Lasciamo il piazzale e ci mettiamo in fila, una fila che è già un piccolo viaggio.
    Controllo documenti, timbro sul passaporto.
    Scanner a raggi X: quattro veicoli alla volta, si scende, si aspetta, si risale.
    Cinque metri più avanti, controllo antidroga: cani, portelloni aperti, mezzi svuotati, vite messe in piazza.

    Tocca quasi a noi.
    Siamo pronti a scendere, a mostrare.
    Invece un cenno e si passa.
    Un sollievo breve, ma vero.

    Raggiungiamo il nostro casello per l’imbarco.
    Siamo tra i primi, ma l’Africa ci ha già insegnato che qui il tempo ha un altro passo.
    Altre due ore di attesa.

    Il traghetto che “partiva alle 16” arriva dalla Spagna alle 16.
    Traduzione: un’ora e mezza per far scendere tutti, un’altra per far salire noi.
    Si parte col sole che cala, arancione e stanco.

    Arriviamo dall’altra parte che è già sera.
    Alle 20, poi le 20:30, finalmente mettiamo le ruote a terra.
    Ancora mezz’ora di coda alla frontiera spagnola.
    Poi sì: siamo liberi.

    Stanchi, nervosi, un po’ svuotati.
    Ci dirigiamo al parcheggio dell’agenzia dove avevamo fatto i biglietti.
    Altri camper hanno già colonizzato gli spiazzi dei supermercati.
    Ci infiliamo anche noi.

    Motori spenti.
    La traversata è finita.
    Il viaggio… no.
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  • Siviglia

    Jan 21–23 in Spain ⋅ 🌧 13 °C

    Puntiamo Siviglia: snodo perfetto, idea di Portogallo all’orizzonte, un’amica da raggiungere a febbraio.
    Ma il maltempo non molla la presa, ci segue ostinato, ruota dopo ruota.

    Arriviamo a Siviglia all’ora di pranzo.
    Parcheggiamo in area sosta, ci guardiamo e senza dirlo sappiamo già che, nonostante tutto, vogliamo provarci.
    Nel tardo pomeriggio siamo alla fermata dell’autobus diretti verso il centro.
    Nella testa: flamenco, tapas, bicchieri che tintinnano, Andalusia che vibra.

    Invece no.
    Arriviamo che pioviggina, fa freddo, le strade sono quasi vuote.
    La città sembra trattenere il respiro, come se non fosse pronta ad accoglierci.

    Il giorno dopo ci riproviamo.
    Il cielo sembra meno ostile, il grigio più leggero.
    Prendiamo di nuovo l’autobus e un sole timido, quasi educato, fa capolino.

    Piazza di Spagna ci abbraccia senza chiedere niente.
    Restiamo incantati, piccoli dentro quella bellezza rotonda e teatrale.
    Proseguiamo lungo il fiume, lo attraversiamo, arriviamo al mercato coperto.
    È ora di pranzo e questa volta non sbagliamo.

    Tapas sognate il giorno prima, finalmente reali.
    Polpo, paella, carciofi, jamón, burrito, vongole con gamberi.
    E cerveza, ovviamente.
    Ci fondiamo letteralmente.
    Ridi tu, rido io, il mondo torna al suo posto.

    Passeggiamo sazi e leggeri fino alla Cattedrale, con l’idea di entrare.
    La fermata dell’autobus è lì vicino, il cielo ricomincia a scurirsi.
    Scopriamo il prezzo del biglietto: quasi 15 euro a testa.
    Ci guardiamo, sorridiamo increduli, e continuiamo a camminare.
    La bellezza, a volte, basta guardarla da fuori.

    Saliamo sull’autobus giusto in tempo.
    Le porte si chiudono.
    E come a voler mettere il punto alla giornata, la pioggia ricomincia a cadere.
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  • Villarrobledo

    Jan 23–24 in Spain ⋅ 🌬 8 °C

    Attraversiamo terre coltivate a ulivi a perdita d’occhio.
    Ulivi sani, forti, ordinati.
    È impossibile non pensare alla Puglia, a quelli malati, spezzati, silenziosi. Qui invece respirano. Ed è bello, quasi consolante.

    Piano piano gli uliveti lasciano spazio alle vigne.
    Ci fermiamo a dormire a Villarrobledo, dove si trova il vigneto più grande del mondo.
    La mattina dopo l’aria è tagliente, ti entra nei polmoni senza chiedere permesso.
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  • Vila-Sacra

    Jan 24–25 in Spain ⋅ 🌧 7 °C

    Continuiamo a macinare chilometri, inseguendo il famoso sole caldo spagnolo.
    Spoiler: non si fa trovare.
    Ci fermiamo per la notte in un’area sosta a Vila-Sacra, accompagnati da un temporale deciso, di quelli che non fanno sconti.

    La mattina dopo, mentre facciamo colazione, un suono strano riempie l’aria.
    Non capiamo subito cosa sia.
    Scendiamo dal camper per scoprirlo.

    Ed eccoli.
    Migliaia, forse milioni di storni in migrazione.
    Un cielo che si muove, onde nere che cambiano forma di continuo.
    Uno spettacolo ipnotico, primordiale, gratuito.

    Così, senza sole e senza programmi chiari, la giornata comincia comunque nel modo migliore possibile.
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  • Le Grau du Roi

    Jan 25–26 in France ⋅ ☁️ 10 °C

    Ormai siamo rassegnati.
    Il sole spagnolo è in sciopero.

    Così decidiamo di proseguire.
    E tornare in Camargue, che ormai per noi è una specie di casa adottiva.
    Direzione Le Grau-du-Roi.
    Area sosta sul mare, porticciolo a due passi, ristorantini di pesce sul lungomare.
    Il piano è semplice e ambizioso: una bella bouillabaisse fumante.

    È domenica sera, fine gennaio.
    “No problem, saranno aperti”, pensiamo con quell’ingenuità che solo i viaggiatori ostinati conservano.
    Errore.
    Fuori stagione, fuori feste, fuori tutto.
    Saracinesche abbassate, luci spente, mare che guarda e non commenta.
    Di bouillabaisse neanche l’ombra.

    Ripieghiamo.
    E lo facciamo con stile.
    Un ristorante vietnamita, luci calde, profumi speziati.
    Festeggiamo così il nostro mesiversario:
    ravioli al vapore e alla piastra,
    anatra laccata,
    bue piccante.
    Un giro del mondo nel piatto, mentre fuori soffia il maestrale.
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  • Ritornati all'Oasi

    January 26 in Italy ⋅ ⛅ 5 °C

    Così, come spesso succede, è stato il meteo a mettere l’ultima parola.
    Non solo ha anticipato il nostro rientro,
    ma ha deciso anche da dove saremmo tornati.

    Il Colle della Maddalena?
    Impossibile.
    Nevicate abbondanti, strada chiusa, montagne imbiancate fino al cielo.
    E allora via, tutta la Costa Azzurra.
    Una striscia elegante e un po’ malinconica, mare a destra e case curate a sinistra,
    finché la Francia sfuma nella Liguria dove imbocchiamo la Torino–Savona.

    E lì, niente, bentornati davvero.

    Se in Spagna le autostrade sono gratuite,
    da noi paghi per entrare in un videogioco di livello avanzato:
    cantieri ovunque,
    corsie che spariscono,
    limiti che cambiano più spesso del paesaggio,
    rallentamenti senza motivo apparente.
    Un disastro organizzato con cura.

    E per chiudere in bellezza…
    dove vuoi che ci fermi la polizia?

    Al casello di Mondovì, ovviamente.

    Undicimila chilometri macinati senza un intoppo,
    deserti, piste, confini, vento, pioggia, sabbia,
    e poi…
    la frustrazione monregalese che si manifesta puntuale appena varcata la soglia di casa.

    Ci guardiamo.
    Sbuffiamo.
    E in fondo sorridiamo.

    La realtà ci stava dando il bentornato.
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    Trip end
    January 26, 2026