Rest day a Hualien
25. elokuuta, Taiwan ⋅ 🌧 27 °C
Giornata a Hualien – La grande caccia ai cetacei 🐬
La giornata comincia presto: 6:30, sveglia. Ci aspetta una delle attività che aspettavamo con più entusiasmo: l’avvistamento dei cetacei al largo di Hualien. Insomma, delfini, balene, oceano… una mattinata da documentario National Geographic.
La colazione, comprata rigorosamente al 7-Eleven, è composta da tre panini diversi: due al cioccolato, uno alla crema e del latte. Una colazione da campioni, perfetta per affrontare il mare aperto.
Alle 7:30 scendiamo dall’hotel e troviamo ad aspettarci un van nero. Scende il driver: un ragazzo con dei capelli che, in Italia, avrebbero sicuramente fatto scattare il soprannome Kevin. Per Nico, invece, sarà per tutta la mattina semplicemente “Belli Capelli”.
Le nostre compagne di viaggio, però, non si vedono.
Passano cinque minuti. Dieci. Quindici.
Il driver comincia a innervosirsi. Dal suo sguardo capiamo chiaramente che, se avesse potuto scegliere, avrebbe già chiuso le porte del van e sarebbe partito lasciandole tranquillamente in hotel.
Finalmente arrivano e partiamo.
Arrivati al punto di imbarco, ci fanno un briefing. La guida si avvicina e ci consegna un opuscolo con tutte le informazioni. Poi comincia a spiegare… in cinese.
Noi sorridiamo, annuiamo e cerchiamo di assumere l’espressione di due persone che stanno capendo perfettamente. In realtà potremmo tranquillamente essere stati informati sulle modalità di evacuazione della stazione spaziale internazionale.
Poi finalmente saliamo in barca.
Siamo felicissimi.
Marika è particolarmente gasata: finalmente sta per vedere i suoi delfini. Partiamo dal porto, ancora tranquilli e sorridenti, con il mare relativamente calmo.
Poi usciamo.
E lì scopriamo una cosa che evidentemente ci era sfuggita durante lo studio dell’ambiente marino: l’oceano è mosso. Molto mosso.
La barca comincia a saltare sulle onde e, lentamente, il sorriso di Marika comincia a scomparire dal volto.
All’inizio siamo seduti a poppa. Poi decidiamo di spostarci verso la prua, sia per prendere un po’ d’aria sia perché, ovviamente, è lì che bisogna stare quando si cercano i delfini.
Siamo lì davanti, felici, a scrutare l’orizzonte.
A un certo punto Marika dice:
“Vado un attimo dietro.”
Nico rimane davanti, a guardare le onde e a cercare delfini.
Passano venti minuti. Marika non torna.
A quel punto Nico decide di andare a vedere dove sia finita. E la trova.
Una creatura bianco-cadaverica, sudata, con le mani sulla faccia e con la postura inequivocabile di una persona che sta vivendo un momento molto difficile della propria esistenza.
Nico, da bravo uomo del patriarcato, si avvicina immediatamente preoccupato e Marika esclama: "colazione andata".
La colazione del 7-Eleven ha deciso di abbandonare il corpo attraverso tutte le vie possibili. E più volte.
A quel punto, nel più grande gesto di solidarietà possibile, Nico decide di bombardare Marika di foto e video mentre sta male. Perché quando la persona che ami soffre, è importante documentare il momento per i posteri.
Nel frattempo, finalmente, si sentono le urla degli altri passeggeri:
“Dolphins! Dolphins!” Eccoli!
Marika raccoglie tutte le forze rimaste e riesce ad andare a vedere i delfini. Ne vediamo alcuni: forse quattro o cinque, forse una famiglia, forse semplicemente quattro o cinque pinne che emergono ogni tanto dall’acqua.
Sono timidi, non si fanno vedere molto.
Marika riesce comunque a fare un video.
Poi torna immediatamente a vomitare.
A questo punto nasce una teoria scientifica assolutamente non verificata: forse i delfini sono stati attirati dalla pastura di panini al cioccolato e crema gentilmente offerta da Marika all’oceano.
Dopo l’avvistamento, la barca comincia finalmente il viaggio di ritorno.
La guida dice:
“Bye bye dolphins!”
E per Marika è probabilmente la frase più bella sentita durante tutta la mattinata.
Il problema è che il mare continua a essere mosso.
Quindi, anche durante il rientro, ci sono altre due visite al bagno. Ormai, però, non c’è più nulla da restituire. Rimangono solo i conati, il mal di stomaco e una quantità di sudore che farebbe pensare a una gara di triathlon.
Finalmente arriviamo al porto.
Scendiamo dalla barca.
Marika è ormai uno straccio.
Niente pranzo, niente esplorazioni, niente grandi programmi.
Solo una richiesta:
“Voglio andare in hotel.”
Risaliamo quindi sul van con Belli Capelli, che questa volta può riportarci tranquillamente verso l’albergo senza dover inseguire nessuno.
Arriviamo in hotel.
Doccia.
Letto.
E ci addormentiamo secchi per due ore.Lue lisää
Pomeriggio stinky
25. elokuuta, Taiwan ⋅ 🌧 28 °C
Dopo la fantastica mattinata in barca e il conseguente rientro in albergo, ci concediamo un meritato riposino. Al risveglio, però, ci rendiamo conto di un piccolo dettaglio: non abbiamo ancora pranzato. Ma prima del pranzo c’è una missione ben più importante da portare a termine: andare in stazione a comprare i biglietti del treno per il giorno dopo.
Decidiamo quindi di prendere il pullman per andare in stazione, visto che a piedi sarebbero stati più di quaranta minuti. Alla fermata compare immediatamente un signore taiwanese che, senza alcun preavviso, inizia a parlarci in cinese.
Noi: niente.
Lui: parla.
Noi: cerchiamo di fargli capire che non capiamo. Lui: parla ancora più convinto.
Dopo qualche minuto interviene una signora che, fortunatamente, riesce a spiegarci la situazione: il signore sta andando anche lui in stazione e vuole aiutarci. Praticamente avevamo appena trovato il nostro personalissimo navigatore umano in lingua cinese.
Saliamo sul pullman tutti insieme, arriviamo in stazione, facciamo la fila, prendiamo finalmente i biglietti e, incredibilmente, tutto va liscio.
A questo punto, però, ci ricordiamo di avere fame.
Andiamo quindi alla ricerca di un posto consigliato da un amico di Nico. Arriviamo lì e scopriamo che il posto… non c’è più.
Perfetto.
Sono ormai passate le due, quindi entriamo nel primo 7-Eleven disponibile e ci facciamo un pranzo da alta cucina taiwanese: triangolini di riso, toast e qualcosa da bere.
Dopo questo banchetto luculliano ci dirigiamo verso l’albergo, ma decidiamo di fare una deviazione al Creative Cultural Center di Hualien.
Facciamo un giro, guardiamo qualche installazione e… diciamo che non rimarremo svegli la notte pensando a quanto fossero straordinarie.
Poi però vediamo un posto con scritto fuori qualcosa tipo “Musica con l’intelligenza artificiale”.
Ovviamente entriamo.
Ci dicono che bisogna avere le calze e ce le danno loro. A quel punto iniziamo a sospettare qualcosa.
Entriamo e scopriamo che, in realtà, siamo finiti in un enorme parco giochi digitale per bambini.
Ci sono degli schermi sui quali bisogna lanciare palline per colorare immagini, altri giochi in cui lanci palline contro dei pupazzetti e questi ti rispondono con cuori, banane, faccine e altre cose assolutamente fondamentali per lo sviluppo dell’umanità.
Io dopo cinque minuti sono pronta ad andarmene.
Nico invece…
Nico è rinato.
È tornato bambino.
Non esiste più.
È completamente immerso nei giochi, lancia palline, ride, si entusiasma e soprattutto è talmente gasato che i bambini presenti iniziano a giocare con lui. Gli tirano le palline, lui gliele tira indietro, loro ridono, lui ride ancora di più.
A un certo punto non capiamo più se siamo in un centro culturale o all’asilo.
Dopo un po’, con grande fatica, riesco a recuperare Nico e lo riporto verso l’albergo.
Ci riposiamo un’altra oretta e poi, verso sera, decidiamo di fare un secondo tentativo con il Dongdamen Night Market, che dovrebbe essere il night market più famoso dell’isola.
E infatti è enorme.
Però ci rendiamo conto abbastanza velocemente che forse essere diventato così famoso non gli ha fatto proprio benissimo. Rispetto agli altri night market che abbiamo visto, è molto meno autentico: non ci sono tanto le bancarelle classiche, ma vere e proprie strutture fisse, probabilmente affittate ai vari venditori.
E soprattutto ci sono un’infinità di giochi per bambini: esplodi il palloncino, butta giù questo, colpisci quello, pesca quell’altro… e i venditori sono continuamente lì a cercare di convincerti a giocare.
Partiamo con due panini al vapore, che non avevamo ancora provato nei night market. Buoni, niente da dire.
Poi Nico vede un calamaro gigante grigliato. Lo prende con sale e pepe.
Peccato che abbiano evidentemente interpretato “con sale e pepe” come “ricoprilo completamente di sale e pepe”.
Un'esperienza intensa.
Ma il vero momento della serata arriva poco dopo: lo stinky tofu.
Andiamo addirittura dal famoso “King of Night Market”, che ha vinto il premio per essere il tofu più puzzolente ma anche più buono.
Nico lo prende.
Io lo assaggio.
E posso dirlo con assoluta certezza: l’odore rappresenta perfettamente il gusto.
Non c’è nessun inganno.
Puzza esattamente come sa.
Nico invece lo trova buonissimo e se lo mangia tutto.
Per dimenticare l’esperienza decidiamo di prendere un dolce.
Vediamo questi enormi fluffy pancake dall’aspetto spettacolare e decidiamo di provarli: io al miele, Nico al mango.
E finalmente.
IL DOLCE.
Buonissimo.
Dopo giorni di esperimenti culinari più o meno riusciti, finalmente troviamo qualcosa che ci fa dire: “Ok, questo lo potremmo mangiare tutti i giorni”.
Ce lo divoriamo e, ormai soddisfatti e abbastanza pieni, iniziamo lentamente a tornare verso l’albergo.
Torniamo in camera, ci prepariamo e finalmente crolliamo a letto.Lue lisää
Su'aoxin-Toucheng🏄🏻
26. elokuuta, Taiwan ⋅ ⛅ 28 °C
Su'aoxin-Toucheng 38km
Stamattina sveglia alle 6 e alle 6:30/6:40 eravamo già in sella alle nostre bici, direzione stazione, pronti a prendere il treno che ci avrebbe risparmiato una tratta che, a quanto pare, era meglio non affrontare in bicicletta se ci tenevamo alla nostra incolumità.
Arrivati in stazione con largo anticipo, ci siamo sistemati al Family Mart per fare colazione. Poi finalmente arriva il nostro treno, carichiamo le bici e ci godiamo comodamente il tratto.
Una volta scesi, ripartiamo in bici seguendo il nostro percorso e attraversiamo il Dongshan River Park, costeggiando praticamente tutto il fiume. Una pedalata tranquilla, tra acqua, verde e paesaggi taiwanesi, fino ad arrivare verso la costa. Da lì prendiamo la strada e puntiamo dritti verso Toucheng.
Arrivati a Toucheng, pausa pranzo veloce perché nel frattempo arriva la notizia tanto attesa: quelli del surf ci confermano la lezione e, addirittura, ce la anticipano! Quindi niente tempo da perdere: mangiamo alla velocità di due persone che hanno appena scoperto di avere un appuntamento con l’oceano e via, direttamente in spiaggia.
Arriviamo al centro surf, ci cambiamo, prendiamo le tavole e conosciamo il nostro istruttore. È francese, alto, biondo e con quell’aria molto francese che ti aspetteresti da un francese. Non ricordandoci il nome, decidiamo di battezzarlo direttamente Bernard.
Bernard ci fa le prime spiegazioni sulla spiaggia: come posizionarsi, come alzarsi sulla tavola, quando pagaiare, cosa fare quando arriva l’onda e, soprattutto, come evitare di morire male. Insomma, tutto molto rassicurante.
Poi entriamo in acqua. E qui comincia la nostra brillante carriera da surfisti.
I primi minuti sono caratterizzati principalmente da una lunga serie di cadute di faccia. Io e Nico, più che surfisti, sembriamo due tuffatori sincronizzati: tavola davanti, dignità dietro.
Piano piano però iniziamo a capirci qualcosa. Bernard ci accompagna sempre più verso il centro, dove le onde diventano progressivamente più grosse. E già non erano esattamente così deboli: a largo, infatti, c’era un tifone che stava contribuendo a rendere il mare decisamente vivace.
All’inizio è Bernard a indicarci l’onda: “The wave is coming”. E noi, tra una tavola in faccia e un’onda presa di traverso, proviamo e riproviamo.
Finché, miracolosamente, qualcosa comincia a funzionare.
Prima riusciamo a stare in piedi per qualche secondo. Poi Bernard ci dice di provare da soli: osservare il mare quando è piatto, aspettare l’onda giusta, iniziare a pagaiare e, quando arriva, alzarsi.
E incredibilmente… funziona. "Good", "nice".
Io riesco addirittura a prendere un paio di onde completamente da sola e a seguirle in piedi fino alla fine. Momento di gloria assoluta: per qualche secondo non sono più una persona che sta cercando disperatamente di non cadere da una tavola, ma una vera surfista. O almeno così mi piace raccontarla.
Nico invece, dopo aver provato, decreta che sì, il surf è divertente, ma lui continua a preferire il windsurf perché, ha bisogno di una quantità di adrenalina ancora maggiore per essere alle stelle.
Poi, alle 17:00 precise, arriva il momento fatidico.
“Okay, the lesson is finished. Bye bye.”
Fine. Sipario.
Bernard, nel giro di due secondi, è già fuori dalla spiaggia. Ma proprio come quando Nico timbra in trafileria: al minuto spaccato, più un secondo, timbra ed è già fuori. La macchina è già accesa e si vola. Mai visto un uomo con una tale capacità di smaterializzarsi al termine dell’orario di lavoro.
Noi invece torniamo al nostro Airbnb, ci danno finalmente la stanza, ci laviamo e,
finito il bucato, però, non perdiamo tempo: avevamo trovato un posticino fantastico dove mangiare xiao long bao e altri tipi di ravioli, con delle recensioni che promettevano meraviglie.
Arriviamo all’angolo e ci troviamo davanti a un posto piccolissimo e completamente aperto sulla strada, con la cucina praticamente a vista dei passanti. Una di quelle situazioni in cui capisci subito che potrebbe essere o una genialata assoluta o una cena di cui pentirti per tutta la notte.
Fortunatamente, era la prima.
La signora che ci accoglie è dolcissima, gentilissima e premurosa, ci fa accomodare e ci porta il menu. A quel punto Nico, preso dall’entusiasmo, vorrebbe ordinare due piatti di ogni tipo di raviolo presente nel locale.
La signora lo guarda, valuta per un attimo la situazione e, con grande tatto, gli fa capire che forse… potrebbe essere un filino troppo.
Riusciamo quindi a placare la bestia e scendiamo a più miti consigli: uno di ogni tipo.
Arrivano i ravioli e parte la degustazione ufficiale.
Gli xiao long bao classici conquistano immediatamente il primo posto della classifica: semplicemente fantastici. Gli altri due tipi si giocano dignitosamente il secondo e il terzo posto, perché comunque era tutto davvero buonissimo.
E poi c’era il posto in sé: piccolo, semplice, tutto aperto sulla strada, il signore che cucina praticamente davanti ai passanti… davvero suggestivo e autentico.
Dopo cena torniamo verso il B&B e, lungo la strada, Nico avvista un mango.
Ovviamente non poteva lasciarlo lì.
Lo compra, lo porta con sé fino a casa e, una volta arrivati, ci sistemiamo sul nostro fantastico terrazzino che, per inciso, è praticamente più grande della stanza stessa.
Ma in realtà è davvero bellissimo: silenzioso, tranquillo e con una temperatura finalmente umana. Non fa né troppo caldo né troppo freddo, si sta proprio bene. Insomma, il clima perfetto per godersi la fine della giornata.
E così Nico si dedica all’apertura del suo fantastico mango. Lo assaggia e dallo sguardo percepisci quanto è buono. Finito in due secondi.
Buonanotte besughi!💪🏻Lue lisää
Toucheng-Keelung
27. elokuuta, Taiwan ⋅ 🌬 29 °C
🚲 Giorno 15 — Da Toucheng a Keelung: diarrea, lanterne poetiche e calamari
La giornata parte con una certezza: Marika non sta ancora bene.
Dopo i crampi alla pancia dei giorni precedenti, questa mattina arrivano anche delle scariche di diarrea che, per usare un termine tecnico, sembravano dei temporali estivi. ⛈️
Preoccupata, Marika decide di contattare Hey mondo, la nostra amatissima assicurazione. Prima apre una chat e spiega la situazione. La dottoressa le consiglia di telefonare all’assicurazione per organizzare una visita medica.
E qui inizia il vero calvario.
Marika telefona, fornisce nome, cognome, dati, informazioni, probabilmente anche il gruppo sanguigno e il codice fiscale dei suoi antenati. Dopo una procedura che sembrava più adatta a denunciare un furto in questura che a farsi vedere da un medico, arriva finalmente la soluzione:
«Prima di andare dal dottore deve pagare 75 euro. Poi anticipa lei tutte le spese e noi gliele rimborseremo.» A quel punto Marika, con la pancia ancora in rivolta, prende una decisione drastica: «Mi tengo il mal di pancia. Buona giornata.» E attacca.
Segue inevitabilmente una valutazione di hey mondo che definire poco entusiastica sarebbe un eufemismo. ⭐
🚲 Si parte!
Con Marika adeguatamente equipaggiata con un metaforico tappo nel culo, partiamo da Toucheng in direzione Keelung.
All’inizio pedaliamo lungo la costa, con un po’ di vento contrario, ma il paesaggio è bellissimo. Arriviamo davanti a delle spettacolari scogliere, ci fermiamo a guardarle e, come da tradizione, riusciamo anche a vedere passare il treno.
Poi arriva uno dei momenti più belli della giornata: il vecchio tunnel ferroviario di Caoling.
Lo attraversiamo tutto in bicicletta. È molto suggestivo, fresco, ben tenuto e completamente diverso dalle strade trafficate che abbiamo percorso nei giorni precedenti. Finito il tunnel, scendiamo e ci fermiamo a mangiare qualcosa.
Marika, per non mettere ulteriormente alla prova il suo apparato digerente, sceglie un menù estremamente sofisticato:
pane bianco e riso stoppaculo.
La cucina stellata Michelin può aspettare.
🏮 Shifen e la nostra carriera da poeti
Ripartiamo verso Keelung, pedalando con una velocità che definire turistica sarebbe già un complimento.
Ogni tanto arriva qualche salita e le gambe iniziano a ricordarci che questo è ormai il quindicesimo giorno consecutivo in bicicletta.
Poi arriviamo a Shifen, la famosa cittadina dove il treno passa praticamente in mezzo alla città e dove le persone lanciano le famose lanterne colorate.
E ovviamente noi non possiamo essere da meno.
Ci facciamo la nostra mega lanterna e la riempiamo di frasi poetiche e profondissime, degne dei più grandi filosofi della storia.
Mentre tutti scrivono cose tipo: «Pace nel mondo», «Salute per la famiglia» «Che tutti i miei sogni si avverino»; noi raggiungiamo livelli poetici completamente superiori.
Una produzione letteraria che meriterebbe probabilmente un posto nei programmi scolastici taiwanesi.
Lanterna pronta, turistata completata, ripartiamo.
🌊 Finalmente Keelung
Arriviamo a Keelung abbastanza presto, quindi decidiamo di sfruttare il pomeriggio per andare a vedere Heping Island.
Prima tappa: il tempio.
Per raggiungerlo ci aspetta una salita talmente ripida che anche farla a piedi sembrava una prova di sopravvivenza. Il tempio, però, è molto bello e vale assolutamente la fatica.
Poi scendiamo verso il mare per vedere le famose formazioni rocciose erose dall’acqua.
Dopo tutto quello che avevamo sentito raccontare, ci aspettavamo probabilmente una meraviglia naturale da National Geographic.
Alla fine il verdetto ufficiale è: «Un po’ una cagata.» Però almeno ci siamo andati. 😂
Accanto c’è anche una spiaggia dove la gente fa tranquillamente il bagno.
Noi, invece di fare la cosa normale e tuffarci in acqua, decidiamo ovviamente di andare a vedere un altro tempio.
Perché ormai Taiwan per noi è diventata una gigantesca caccia al tempio.
Vediamo anche delle enormi statue e poi raggiungiamo il tempio di Zhongzheng, che domina la zona.
🍢 Ultima cena… quasi
Finalmente arriviamo in hotel. Doccia. Lavaggio dei vestiti.
Asciugatura approssimativa.
E poi, come da tradizione, si va al night market.
Io, naturalmente, non ho nessuna intenzione di lasciarmi scappare l’ultima occasione per mangiare qualsiasi cosa si muova.
Parto quindi all’attacco.
Trovo dei calamari fritti buonissimi, del granchio fritto e degli arrosticini: uno di capra 🐐, uno di mucca 🐄 e uno di maiale 🐖. Tutti molto buoni.
Per accompagnare il tutto, un magnifico milkshake al mango.
Marika, invece, è in una fase completamente diversa della vita.
Dopo la giornata passata a combattere contro il proprio intestino, decide di andare sul sicuro: riso bianco caldo e acqua frizzante. Una cena da atleta professionista in fase di recupero. Torniamo in hotel, stanchi ma soddisfatti.
Domani ci aspetta l’ultima pedalata del viaggio.
Ormai siamo praticamente arrivati.
Mancano solo gli ultimi chilometri.
E, soprattutto, manca ancora da capire se Marika arriverà alla fine del viaggio con l’intestino o se dovremo lasciarlo a Taiwan. 😂🚲Lue lisää

Marika BusiSisi e l'ho preso la prima sera ma la dottoressa di heymondo mi ha detto di non prenderlo più perché avrebbe potuto peggiorare il mal di pancia
Keelung-Taipei
28. elokuuta, Taiwan ⋅ ☁️ 33 °C
🚲 Giorno 18 – 1.155 km dopo… abbiamo chiuso il cerchio 🇹🇼
Oggi: 50,23km
E oggi è arrivato quel momento che, quando siamo partiti, sembrava lontanissimo: abbiamo ufficialmente concluso il nostro giro in bici di Taiwan.
Non il viaggio, attenzione. Quello non è ancora finito: ci aspettano ancora due giorni pieni a Taipei, finalmente senza doverci preoccupare di dove dormire, quanti chilometri mancano o quale salita ci aspetta dietro la prossima curva. 😂
Ma il nostro giro sì. Quello è finito.
E il contachilometri, alla fine, dice una cosa abbastanza folle:
1.155 chilometri pedalati e 9.363 metri di dislivello positivo.
Esattamente i 1.155 km che avevamo programmato. Il piano iniziale è stato rispettato alla perfezione.
Siamo partiti da Keelung e abbiamo iniziato a seguire praticamente tutto il fiume che da Keelung porta verso Taipei. Una ciclabile davvero bellissima: tutta immersa nel verde, tranquilla e piacevole, con la città che piano piano iniziava a comparire davanti a noi. In lontananza si vedevano i grattacieli, sempre più numerosi man mano che ci avvicinavamo a Taipei.
Un modo quasi perfetto per entrare in città e chiudere il nostro giro: natura alle spalle e skyline davanti.
Arrivati a Taipei abbiamo fatto la nostra prima deviazione, assolutamente obbligatoria: il chilometro zero della Cycling Route 1.
All'andata per noi era decisamente fuori mano e avrebbe significato aggiungere parecchi chilometri al percorso, quindi avevamo deciso fin dall'inizio che ci saremmo passati al ritorno, appositamente per una foto ricordo.
E così eccoci lì. 📸
Dopodiché ci siamo diretti verso il Taipei 101, dove ovviamente non poteva mancare la seconda foto di rito. Perché se concludi un giro in bici di Taiwan e non fai una foto davanti al Taipei 101, praticamente quei 1.155 km non valgono. 😂
Ed è stato bello essere lì proprio in quel momento. Dopo tutte le strade percorse, le città attraversate, il mare, le montagne, la pioggia, il caldo, il vento e le salite, eccoci finalmente davanti al simbolo di Taipei. 🚲🇹🇼
Da lì siamo andati al Chiang Kai-shek Memorial Hall, uno dei luoghi simbolo di Taipei. Il grande complesso, inaugurato nel 1980, è dedicato a Chiang Kai-shek, leader della Repubblica di Cina e figura centrale della storia politica di Taiwan. Il monumento è imponente, con il grande edificio bianco e il caratteristico tetto blu, circondato da una gigantesca piazza, giardini, il National Theater e il National Concert Hall.
Ma è anche un luogo con una storia molto più complessa della semplice cartolina turistica: Chiang Kai-shek governò Taiwan durante un lungo periodo autoritario, segnato anche dalla repressione e dal cosiddetto White Terror. Con la democratizzazione dell'isola, questo spazio è diventato anche un luogo importante per le manifestazioni e per la memoria della transizione democratica di Taiwan.
Noi ci siamo fatti un giro nella grande piazza e poi abbiamo passeggiato un po' nel parco, godendoci per una volta il lusso di essere turisti senza avere una bicicletta da spingere da qualche parte. 😂
Dopodiché ci siamo spostati al Longshan Temple.
Il tempio in sé è molto carino. Probabilmente, dopo tutti quelli che abbiamo visto durante questo viaggio, ne abbiamo incontrati di più grandi e di più spettacolari, ma questo resta sicuramente un luogo molto caratteristico e importante per Taipei. È uno dei templi più famosi della città, con una storia che risale al XVIII secolo.
E poi c'è quella bella cascata all'ingresso che gli dà quel tocco scenografico che non guasta mai.
A quel punto, però, era decisamente arrivato il momento di mangiare. E qui abbiamo scelto un ristorante di livello altissimo: 7-Eleven.
Mancavano pochissimi chilometri all'hotel, quindi abbiamo fatto un pranzo veloce e poi siamo ripartiti con un obiettivo molto preciso: arrivare in albergo e cercare di avere la camera prima delle 16.
Anche se era ancora presto rispetto all'orario del check-in, abbiamo deciso di andare comunque. L'idea era sfruttare il tempo per smontare le bici e sistemarle già nei loro cartoni, così da poterci togliere completamente il pensiero e avere poi il resto della giornata libero.
E ovviamente, proprio nel momento in cui pensavamo che tutto fosse ormai finito, è arrivato l'ultimo piccolo colpo di scena meccanico.
Durante lo smontaggio, Nico si è accorto che una vite del sellino si era rotta ed era rimasta incastrata dentro.
Perfetto. Per riuscire a sistemare la bici nel cartone abbiamo dovuto togliere entrambe le ruote. Una piccola complicazione finale, giusto per non farci mancare nulla. 😂
Speriamo di riuscire a risolvere il problema al nostro ritorno in Italia.
Alla fine, comunque, le biciclette erano finalmente smontate e impacchettate.
Fine. Le bici non ci servono più.
E questa frase, dopo 1.155 km, ha avuto un certo effetto. 😥
Una volta sistemate, ci siamo lavati, cambiati e sistemato le cose che non servono più in valigia.
Poi, belli puliti e con le bici ormai fuori gioco, siamo usciti di nuovo.
Destinazione: ancora una volta Taipei 101.
Ma stavolta avevamo un ottimo motivo: la cena al Din Tai Fung, un ristorante stellato che cucina i migliori xiao long bao. Avevamo prenotato e ci aspettava una vera e propria celebrazione finale del giro. E il menù non ci ha certo delusi.
Abbiamo assaggiato diversi tipi di xiaolongbao: al tartufo, al pollo, al maiale e al granchio.
Poi siamo passati alla versione dolce: carota, cioccolato e fagiolo rosso dolce.
Il tutto accompagnato da un piatto di verdure, un piatto di riso saltato con uova e fettine di maiale e, per concludere, un'ultima zuppa di noodles, molto particolare e davvero ben fatta.
Ma la cosa che ci è piaciuta di più del ristorante è stata la cucina a vista.
Potevamo vedere direttamente i cuochi mentre preparavano i ravioli: dall'impasto fino alla chiusura, uno per uno, completamente a mano. Era quasi ipnotico guardarli mentre li preparavano con una velocità impressionante, li sistemavano nei cestelli e poi li portavano direttamente in tavola.
E così abbiamo concluso la nostra giornata, e in qualche modo anche questa parte del viaggio, davanti a un tavolo pieno di xiaolongbao.
Poi siamo tornati in albergo.
E questa volta, prima di dormire, possiamo finalmente dirlo:
Taiwan in bici: FATTA. 🇹🇼🚲
1.155 km.
9.363 m di dislivello.
18 giorni di viaggio.
E una quantità non quantificabile di cibo, pioggia, sudore, risate e momenti in cui ci siamo chiesti perché avessimo deciso di farlo. 😂
Il giro è finito.
Ma il viaggio no.
Ci restano ancora due giorni a Taipei.
Buonanotte da TaipeiLue lisää
Pullman, gamberoni e baseball
29. elokuuta, Taiwan ⋅ ☀️ 27 °C
Partiamo con una colazione da hotel che, dalle foto in ascensore, prometteva un buffet da matrimonio. Nella realtà: praticamente tutto salate e con menù fissi. Io ripiego sul porridge con mirtilli e della frutta talmente acida da sembrare una prova di sopravvivenza. Poi compare un hot dog con uova strapazzate. Alle 8 del mattino. Perché evidentemente il concetto di colazione è molto relativo. 🌭🥚
Poi via verso lo Yangmingshan National Park: più di un’ora di mezzi pubblici e, finalmente, il pullman interno al parco.
Il conducente aveva chiaramente un obiettivo: arrivare a destinazione con il minor numero possibile di passeggeri. Curve prese a folle velocità, frenate, accelerazioni… più che un autobus sembrava una giostra. Ogni volta che scendevamo per vedere fumarole, bufali e montagne, la passeggiata serviva soprattutto a far riprendere lo stomaco. 😂
Dopo il parco? Altro pullman. Destinazione: shrimp fishing. 🦐
Una gigantesca vasca piena di gamberoni, noi completamente spaesati e addirittura il “maestro” venuto a spiegarci come fare.
Nico mette la canna in acqua → due secondi → GAMBERONE.
Partenza a razzo. Poi, improvvisamente, i gamberoni decidono di non collaborare più.
Io invece passo i primi minuti ad annuire al maestro mentre lui parla in cinese e io, nella mia testa: “Sì sì, chiarissimo.”
Non avevo capito ASSOLUTAMENTE NULLA. 😂
Poi finalmente capisco la tecnica… e inizio a pescare anch’io.
Dopo un’ora e mezza, ricompensa: gamberoni infilzati sugli spiedoni, cucinati direttamente lì e divorati da noi due. Buonissimi. 🦐❤️
Ma niente riposo: altro pullman e via al Taipei Dome per una partita dei Rakuten Monkeys. ⚾️
Qui altra missione impossibile: capire da quale gate entrare con biglietti praticamente tutti in cinese. Dopo qualche falsa pista, finalmente troviamo il Gate 2.
E una volta dentro scopriamo che il baseball a Taiwan non è semplicemente baseball.
È una DISCOTECA CON UNA PARTITA IN MEZZO. 😂
Musica, cori, balletti, urla, cheerleader, gente che salta… Io dopo circa 10 minuti avevo completamente dimenticato che ci fosse una partita da seguire.
Nico invece cercava seriamente di capire le regole, mentre dietro di lui c’era un signore che urlava direttamente nelle sue orecchie. Al settimo inning ha raggiunto il limite umano e si è trasferito più indietro. 😂
Partita bellissima, atmosfera assurda e noi completamente esaltati.
Ore 21: fame della Madonna.
Torniamo in hotel, scendiamo nel centro commerciale sotto l’albergo e finalmente troviamo degli udon. Io semplici, Nico con una bella fetta di maiale.
Dopo quella giornata, probabilmente il miglior piatto mai inventato dall’umanità. 🍜
Taiwan continua a non deluderci. 🇹🇼❤️Lue lisää
Taipei
30. elokuuta, Taiwan ⋅ ⛅ 32 °C
📖 Ultimo giorno a Taiwan. E ovviamente niente calma. 😂
Si parte con l’ultima colazione dell’hotel: porridge con mirtilli, frutta talmente acida da mettere alla prova la sopravvivenza, hot dog con uova strapazzate e latte. Ormai eravamo diventati taiwanesi anche contro la nostra volontà. 🌭🥚
Poi via verso Beitou, un bellissimo angolo verde incastrato nel caos di Taipei. Passeggiata nel parco, libreria, museo… o meglio, museo visto da fuori visto che la struttura era interessante mentre la mostra di foto interna, di meno.
Street, tra negozietti tradizionali, bambù, oggetti improbabili e la classica convinzione: “Questa cosa mi serve assolutamente.”
Spoiler: a casa non avevamo spazio neanche prima. 😂
Ma il vero appuntamento della giornata è il Taipei 101.
Abbiamo prenotato lo Skyline 460. 460 metri. Centunesimo piano.
Nico ovviamente felicissimo. Io un po’ meno quando ci mettono l’imbragatura per uscire sulla terrazza esterna. 😅
Perché sì: a 460 metri non basta guardare Taipei attraverso un vetro. Bisogna uscire all’aperto, con il vento che cerca di spettinarti anche l’anima.
Eppure è stato spettacolare.
Da lassù Taipei sembra minuscola e noi proviamo a riconoscere i luoghi visti durante queste settimane: le strade percorse in bici, i quartieri, le montagne, tutto quello che fino a pochi giorni prima guardavamo dal basso. Un’esperienza completamente folle e bellissima.
Poi giù all’89º piano, panorama dietro una vetrata e, naturalmente, souvenir. Perché naturalmente la calamita da portare a casa non può mancare. 😂
All’88º piano troviamo finalmente anche la famosa enorme sfera dorata che serve a compensare le oscillazioni del grattacielo.
Poi si torna giù. Metro. Hotel. Cena al volo. Valigie.
Scatoloni delle bici.
Transfer per l’aeroporto.
E durante il tragitto realizziamo che è davvero finita.
Quasi tre settimane in cui abbiamo attraversato Taiwan in bici, tra montagne, mare, risaie e città. Abbiamo visto balene e delfini, fatto surf, pescato gamberoni, mangiato xiao long bao, visto fumarole e bufali, preso pullman guidati come se fossimo in un rally e scoperto che una partita di baseball può tranquillamente trasformarsi in una discoteca.
E come ultimo regalo ci siamo guardati Taipei da 460 metri di altezza.
Quando arriviamo in aeroporto ormai è ufficiale:
🇹🇼 Taiwan, è finita.
Siamo stanchi, distrutti e probabilmente già con la testa a casa.
Ma soprattutto ci dispiace.
Perché quando un viaggio è stato così intenso, pieno e completamente assurdo, tornare alla normalità fa sempre un certo effetto.
Si torna a casa. ✈️
Ma solo per un po’.
Le bici sono già pronte. 🚲
E noi abbiamo già iniziato a pensare al prossimo viaggio. 🌏❤️Lue lisää
Lo spostapoveri
31. elokuuta, Saksa ⋅ ☀️ 18 °C
Purtroppo arriva il momento del rientro. Ci aspetta il nostro bel volo di 13 ore, rigorosamente in modalità spostapoveri. 😅
Per fortuna, almeno una cosa va sorprendentemente bene: dormiamo di brutto. Tra una posizione improbabile e l’altra, riusciamo a far passare buona parte del viaggio dormendo.
Sul fronte cibo, invece, meglio non soffermarsi troppo: mangiamo malissimo, come da tradizione dello spostapoveri. In più, solo un bicchier d'acqua in 13 ore.🍱
La mia pancia, poi, decide di accompagnarmi per tutte e 13 le ore con la sua personale colonna sonora: borbotta, brontola e protesta senza sosta. Però, incredibilmente, tiene duro. Nessun colpo di scena, nessuna fuga precipitosa verso il bagno: una vera campionessa.
Dopo 13 ore arriviamo a Monaco tutti belli rincoglioniti, con gli occhi mezzi chiusi e il cervello ancora da qualche parte sopra la Siberia.
Sono circa le otto del mattino e, ovviamente, c’è una cosa che dobbiamo assolutamente trovare: la colazione.
E finalmente, dopo giorni di colazioni taiwanesi più orientate al salato che al dolce, avvistiamo quello che sembrava un miraggio: dei muffin al cioccolato! 🍫😍
Non ci sembra vero. Ordiniamo muffin e il nostro immancabile matcha latte, pronti a concederci una colazione finalmente dolce e familiare.
E infatti… buonissima. Ci godiamo ogni morso, felici come se avessimo appena ritrovato un pezzo d’Europa.
Poi arriva il momento del conto. 26 euro.
Per due muffin e due matcha latte.
La colazione era dolce, sì. Il conto decisamente meno. 💸
Scalo di 3,5h a Monaco. Poi si riparte verso Milano e, infine, casa. Ciao ciao, al prossimo viaggio!Lue lisää



















































































































































































MatkaajaOh Marika.... spero stai meglio 😗 😘
Marika BusiAncora con la pancia un po' sotto sopra ma molto meglio rispetto a stamattina, grazie🥰
MatkaajaPovera stella