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Tabata III parte tre

Una aventura abierta de Andrea & Beatrice Leer más
  • Tetamanu

    8 de mayo, Polinesia francés ⋅ ☁️ 27 °C

    Dopo solo, “solo”, 16 ore di navigazione arriviamo a Fakarava. Dopo due anni a sognare questo posto e soprattutto questa pass non ci sembra vero di essere qui. Non vediamo l’ora di tuffarci e scoprire il punto di immersione più rinomato della Polinesia per quantità di squali e fauna marina. Proprio sull’ingresso della pass sud, Tetamanu, si trova un diving e un ostello, molto selvaggio e alla mano, costituito da bungalow di legno sul mare, senza porte o finestre, senza confort ma a strettissimo contatto con la natura e una vista impagabile.
    Facciamo due tuffi su questa pass, il primo con corrente entrante il secondo sbagliando e buttandoci con corrente uscente, a differenza di Makemo riusciamo comunque a risalire la corrente ed entrare nelle pass (con moooolta fatica) ma senza goderci a pieno il tuffo. Nonostante questo piccolo imprevisto questo luogo non delude le nostre aspettative, non sappiamo più dove guardare, nuvole di pesce, di barracuda, carangidi, cernie, nuvole di squali pinna nera, reef shark, squali limone, pinna bianca, tutto quello che potessimo desiderare, circondati da un tappeto di corallo vivo e colorato.
    Torneremo Fakarava e ci conosceremo meglio
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  • Bye bye Makemo

    7 de mayo, Polinesia francés ⋅ ☁️ 28 °C

    Dopo una sosta di soli die giorni (e due super corsette all’alba) lasciamo l’atollo di Makemo in direzione Fakarava.
    Questo atollo ci lascia con l’amaro in bocca e cin un insegnamento importante sulle correnti in entrata o uscita qui nelle pass polinesiane. La corrente infatti non ha mai cambiato direzione, sempre e solo in uscita, per quanto lasciassimo scorrere le ore la corrente non cambiava, nonostante da teoria ogni 6 dovrebbe invertirsi; decidiamo quindi di tentare la sorte e buttarci comunque. Veniamo sbalzati verso l’esterno dell’atollo da un fiume d’acqua che non ci lascia decidere nulla, dopo 15 minuti a cercare di resistere e non essere sparati chissà quanto fuori l’atollo risaliamo in superficie e abbandoniamo l’impresa.
    La sera proviamo a tirarci su il morale in una “pizzeria” locale (un chioschetto e un solo tavolo di plastica) che ci lascia un po’ così così ma non male per essere dall’altra parte del mondo.
    Il giorno dopo ritentiamo la nostra immersione all’alba ma la corrente continua a uscire e quindi rinunciamo e ci tuffiamo all’interno dell’atollo; vediamo comunque qualche squaletto e pesce di barriera ma la visibilità è scarsissima.
    Alle 14 del 7 maggio leviamo l’ancora e ci dirigiamo verso Fakarava.
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  • Pouheva

    5 de mayo, Polinesia francés ⋅ ☀️ 27 °C

    Raggiungiamo l’atollo di Makemo dopo una corta navigazione di 24 ore; questo sarà forse l’ultimo atollo davvero non turistico delle Tuamotu che visiteremo. Entriamo alla mattina presto dalla stretta pass di nord-est, con una corrente uscente che impareremo a conoscere bene.. subito nel pomeriggio ci prepariamo per fare un tuffo e attendiamo che con il cambio di marea, da teoria, cambi anche la corrente e cominci a spingere in senso entrante..Leer más

  • Bye bye Hao

    4 de mayo, Polinesia francés ⋅ ☁️ 27 °C

    Dopo tre giorni riprendiamo la nostra risalita delle Tuamotu. In questi giorni abbiamo fatto due tuffi alla scoperta della prima vera e propria pass di questo soggiorno polinesiano. Tanto corallo e tanto tanto pesce, cernie a non finire, pesci di barriera, napoleoni, e ovviamente i nostri amati squaletti.
    Nel paesino riusciamo a fare rifornimento di qualche lattuga e cavolfiore fresco, meglio che niente..
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  • Pronti per qualche tuffo

    2 de mayo, Polinesia francés ⋅ 🌬 27 °C

    Ci spostiamo e ormeggiamo vicino alla pass così da fare un paio di tuffi prima di cambiare atollo.
    Ci buttiamo appena fuori la pass sulla parete a destra; non riusciamo a trattenere l’entusiasmo, appena buttati siamo accerchiati da squali grigi e di barriera, ovunque si posi lo sguardo ci sono squali, cernie, carangidi, barracuda, tonni e mille mila pesci colorati. Siamo davvero arrivati in paradiso.Leer más

  • Village D'Otepa

    29 de abril, Polinesia francés ⋅ 🌬 28 °C

    Dopo circa 72 ore di navigazione molto molto movimentata (e l’umore a bordo sotto i piedi), raggiungiamo l’atollo di Hao, con un vento al traverso che soffia 20 nodi costanti. C’è un’unica pass di entrata, dobbiamo valutare bene le maree e correnti così da entrare nel momento di stanca, per non ritrovarci correnti forti entranti o uscenti che potrebbero rendere la manovra d’ingresso difficile.
    Una volta protetti dalla lingua di sabbia dell’atollo il mare si appiattisce e a bordo torna il sorriso.
    Ormeggiamo di fronte al Village d’Otepa, dopo un paio d’ore di riposo, per recuperare un po’ di sonno perso in navigazione, scendiamo a terra a sgranchire le gambe. Il paesaggio, completamente opposto rispetto a Rikitea, ricorda le maldive, brulle e sabbiose.
    Facciamo un po’ di cambusa con la poca verdura fresca che troviamo. Ci fermiamo all’unico bar e nel nostro francese di sopravvivenza chiediamo delle birre e se sono aperti per cena; quella sera in occasione del compleanno di un ragazzo del posto ci sarebbe stata musica dal vivo, balli tipici polinesiani e un buffet di cibo local (portato direttamente dalle case degli abitanti), restiamo e ci godiamo la serata, mangiando tonno fresco e patatine fritte, godendoci questo luogo così lontano da casa con le sue usanze e le sue persone sorridenti. Mauru uru 🌺
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  • Bye bye isole Gambier

    26 de abril, Polinesia francés ⋅ ⛅ 26 °C

    Ripartiamo dopo una settimana di “riposo” protetti da questo primo atollo polinesiano.
    Il 24 mattina, finiti i giorni di immersione, andiamo a fare una visita guidata/workshop alla pearl farm. Ci spiegano come allevano le ostriche, come si impianta l’intruso per far nascere la perla, come vengono poi estratte le tipiche perle nere di Gambier, analizzate e catalogate per essere poi vendute. Praticamente tutta l’isola lavora nelle pearl farm che con gli anni si sono espanse per tutto l’atollo. Le ostriche peró non si riproducono più come una volta, ne ricavano un quarto rispetto agli anni 80. Inoltre tanti strumenti che vengono utilizzati per la crescita di questi molluschi sono in plastica e grandi quantità vengono disperse nell’oceano…

    L’ultimo giorno qui riusciamo a ritagliarci una mattinata e, con partenza all’alba, andiamo a esplorare le cime del Mont Duff e Mont Mokoto, sui 450 mt circa, che sormontano Rikitea e Mangareva. Che faticaccia, un percorso wild, poco battuto, ma la vista in cima ripaga tutto.
    Cerchiamo un po’ di verdura locale che troviamo a stento e cerchiamo di mangiare in uno snack bar che peró ci serve solo piatti già pronti: insalatine stracondite.
    Il 26 aprile, subito dopo pranzo, recuperiamo l’ancora e siamo pronti a partire verso l’atollo di Hao; ci aspettano 450 miglia, un vento al traverso tra i 13 e i 20 nodi, e si spera una velocità media di 7 nodi, così da raggiungere la prossima tappa il 29 mattina.
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  • Totegegie

    22 de abril, Polinesia francés ⋅ ☁️ 25 °C

    Altro pit stop veloce per fare un tuffo esplorativo nella falsa pass appena sotto l’aeroporto. Il fondale appena fuori l’atollo si presenta ricco di corallo ma poco abitato, più ci si avvicina alla “pass” e all’innalzamento del fondale, e più il corallo di infittisce, si colora e riempie di vita, pesci di barriera, cernie e squaletti pinna nera e pinna bianca.Leer más

  • Taravai

    21 de abril, Polinesia francés ⋅ ☁️ 25 °C

    Cambiamo isola sempre all’interno dell’atollo Gambier, ci spostiamo per fare un primo tuffo polinesiano che ci lascia con la voglia di farne a più non posso. Dopo il tuffo ormeggiamo davanti all’isola di Taravai che è veramente un paradiso. Vegetazione veramente di ogni genere da palme a pini marittimi, fittissima, sopra a un mare cristallina disseminato di teste di corallo semi affioranti.Leer más

  • Finalmente in Polinesia, Mangareva

    19 de abril, Polinesia francés ⋅ ⛅ 25 °C

    Dopo una navigazione complessiva di 9 giorni arriviamo alla meta finale. È assurdo ma siamo finalmente arrivati in Polinesia Francese, nell’atollo delle Iles Gambier, all’estremo sud di tutta la Polinesia. Queste isole verdissime circondate dall’oceano, protette dai reef intorno. Ormeggiamo davanti a Rikitea e siamo fermi, quasi immobili, o almeno questa è la nostra percezione, su queste acque solo leggermente increspate da ondine minuscole. Non sappiamo quanto ci fermeremo qui, forse una settimana, forse meno.. ci accontentiamo di una lunga passeggiata circondati dalla natura, una nuotata e una birra assolutamente meritata.Leer más

  • Ducie island

    15 de abril, Islas Pitcairn ⋅ 🌙 25 °C

    Dopo cinque giorni di navigazione ci fermiamo a Ducie Island, prima isola dell’arcipelago delle Pitcarin. Un semicerchio si sabbia e alberi, abitato solo da varie specie di uccelli e in teoria da varie specie marine. L’onda oceanica non ci permette di buttare un’ancora e ormeggiare (e per fortuna dato che scopriremo poi un fondo pieno zeppo di corallo), restiamo quindi alla deriva e ci buttiamo per un tuffo in drift all’esplorazione. Appena messa la testa sott’acqua ci sembra un sogno, dai 15 metri una discesa dolce verso l’infinito blu, una visibilità eccezionale e il fondale completamente ricoperto da un massiccio strato di corallo. Dei barracuda ci girano intorno, qualche cernia, qualche carangide e qualche squaletto pinna bianca. Più passa il tempo sott’acqua più peró restiamo un po’ interdetti, manca il pesce, manca la fauna che ci si apettava.. avranno pescato tutto anche qua? Abbiamo sbagliato periodo e/o punto per immergerci? Non si sa, non ci è dato saperlo. Restiamo comunque contenti di aver avuto la possibilità di vedere quello che vive li sotto. Non si può aspettare un momento dí più, si riparte, verso, si spera, Adam’s town o altrimenti Les Gambier.Leer más

  • Rapa Nui (Pasqua a Pasqua)

    5–10 abr., Chile ⋅ ☀️ 24 °C

    Arrivamo nel primo pomeriggio del giorno di Pasqua, finalmente, all’isola di Pasqua, Rapa Nui!
    Sono stati 12 giorni di navigazione impegnativi, i primi 8 con 20 nodi costanti al traverso che ci spingevano veloci su un mare incrociato: onde di prua oceaniche oltre 3 metri (con periodi lunghissimi), unite a onde molto ravvicinate al traverso e al mascone. Il risultato era una grande lavatrice in cui ci siamo ritrovati a vivere. Gli ultimi 4 giorni li abbiamo vissuti con il persistere dell’onda oceanica di prua ma senza più un minimo di vento, un po’ di corrente contro, un andatura di 6.8 nodi, tanto rollio tanto motore e randa che sbatte. Peró, dopo questa settimana e mezza, stanchi e un po’ provati, avvistiamo una macchia verde, Rapa Nui, e subito sorridiamo al pensiero di essere davvero arrivati fino a qui, così lontano dalla nostra casa, in un posto così sperduto, la prima terraferma raggiungibile dista 4000 km da Rapa Nui.
    Dobbiamo aspettare il 6 mattina per la dogana e i timbri sui passaporti, e quindi per scendere a terra. Dopo un primo momento di sconforto ci diciamo che non cambia nulla per poche ore, caliamo l’ancora e fermi, al nostro ormeggio, finalmente cullati da un impercettibile rollio, cadiamo in sonni profondi fino all’ora di cena.
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  • Bye bye Galapagos

    25 de marzo, Ecuador ⋅ ⛅ 30 °C

    E dopo un mese esatto a vagare nell’arcipelago principe della biodiversità siamo pronti a ripartire, puntiamo quasi verso sud pieno e dirigiamo la nostra prua verso Rapa Nui. Sarà una navigazione lunga e probabilmente turbolenta ma siamo elettrizzati all’idea di vedere un posto nel mondo così remoto. Partiamo alle 11.30 di mattina, dopo un passaggio all’ufficio immigrazione, una visita a bordo della dogana e i timbri d’uscita sui passaporti.Leer más

  • Ritorno a Baltra

    14 de marzo, Ecuador ⋅ ☁️ 29 °C

    Torniamo a nord di Santa Cruz per gli ultimi 3 giorni di immersioni. Scegliamo di fare un tuffo lungo da due ore invece che due da un’ora, così abbiamo la possibilità di esplorare il fondale intorno ai 60/65 mt. Scopriamo che sotto ai 30/40 mt la visibilità diventa cristallina e si apre un paesaggio lunare da sogno. Peccato i 19° che sono troppo pochi per la maggior parte delle specie che prediligono l’acqua un pochino più calda e stanno quindi sopra i 30 mt, unico incontro degno di nota un mola mola oceanico (oceanic sunfish) che ci gira intorno per qualche minuto curioso. Non riusciamo a ripetere Gordon Rock e restiamo un po’ inaspriti per comportamenti poco professionali e ritardi della nostra guida, ma non c’è nulla da fare.. le Galapagos ci hanno regalato incontri che non ci scorderemo facilmente e siamo soddisfatti. Prima di tornare a porto Ayora per trascorrere l’ultima settimana ci tocca lavare e disinfettare tutta l’attrezzatura rheb; mettiamo via pinne maschere mute e bombolini, senza troppa tristezza, solo 3 settimane e ci rivediamo.Leer más

  • San Cristóbal

    10 de marzo, Ecuador ⋅ ☁️ 28 °C

    Arriviamo nel pomeriggio e ormeggiamo davanti a Porto Baquerizo Moreno, tra il rollio delle onde. L’isola è verdissima e arriva subito all’orecchio il verso dei veri abitanti di San Cristobal: i leoni marini. Scopriremo poi nei giorni successivi che l’isola è (giustamente) casa loro, appena si scende a terra ne siamo circondati, alcune strade sono sbarrate dalla loro presenza. Un paio salgono anche sulla spiaggetta di Tabata, nonostante la muraglia di parabordi che avevamo precedentemente creato, e si lamentano sonoramente quando li cacciamo con fatica.
    Nei due giorni successivi al nostro arrivo facciamo 4 tuffi a kicker rock, o anche Leon Dormido, e ci riempiamo gli occhi di squali (martello, pinna bianca e Galapagos shark), aquile di mare, mobule, tartarughe, pesci di ogni colore possibile, bolle di sardine, barracuda, e un sacco di leoni marini. Restiamo davvero soddisfatti da questo tuffi e carichi per gli ultimi 6 che ci aspettano la prossima settimana.
    Il 13 marzo ci svegliamo presto, sistemiamo la barca e scendiamo a terra a fare un po’ di rifornimento cambusa. Il giorno successivo ci rimettiamo in viaggio verso Baltra dove staremo circa una settimana.
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  • Pit stop prima di San Cristóbal

    8 de marzo, Ecuador ⋅ ☁️ 29 °C

    Torniamo a Puerto Ayora prima di spostarci verso Puerto Baquerizo Moreno, sull’isola di San Cristobal, dove faremo altri 4 tuffi.
    Negli ultimi 4 giorni abbiamo finalmente messo la testa sott’acqua; il 5 marzo abbiamo fatto i nostri primi due tuffi a Gordon’s Rock, punto d’immersione pazzesco, pieno di vita, di squali martello, tartarughe, aquile di mare, squali pinna bianca e mille specie di pesci tropicali, unica pecca la corrente fortissima che ci ha reso l’immersione alquanto faticosa e in affanno. Il secondo giorno ci siamo spostati su Mosquera e Daphne, anche qui siamo rimasti senza parole, la visibilità molto meglio rispetto a Gordon’s Rock, corrente giusta per attirare pesce e non faticare terribilmente, muro di squali martello e leoni marini che si sono venuti a farsi vedere e giocare con noi.
    Ultimi due tuffi il 7 marzo, sull’isola di San Bartolomè, che ci hanno lasciato un po’ di amaro in bocca: la visibilità era pessima e anche se ci fosse stata molta vita non saremmo probabilmente riusciti a vederla, il tutto migliorava intorno ai 30mt dove peró il pesce finiva; unica nota davvero positiva è che abbiamo beccato un Mola Mola, o pesce luna, o sunfish, enorme, bellissimo nella sua stranezza, immerso in un banco di barracuda.
    L’8 di ritorno verso Puerto Ayora e il 9 di rifornimenti a terra, pronti per un nuovo giro di tuffi nei prossimi due giorni!
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  • Pronti per immergerci...

    4 de marzo, Ecuador ⋅ ☁️ 29 °C

    Ci spostiamo da Puerto Ayora verso il nord dell’isola, arrviamo a Baltra e ci ormeggiamo sul versante ovest. Una navigazione tranquilla con mare piatto, sole e tanti avvistamenti: tartarughe, leoni marini e pseudorche che ci hanno lasciato molto piacevolmente colpiti.
    Caliamo l’ancora e assaporiamo il rollio quasi impercettibile che ci era mancato dopo l’ormeggio ballerino di puerto Ayora.
    Prepariamo bombole stagna e rheb, siamo pronti per immergerci finalmente nelle acque delle Galapagos che, siamo certi, saranno piene di sorprese.
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  • Buongiorno Galapagos 😍

    25 feb.–25 mar., Ecuador ⋅ ⛅ 29 °C

    Dopo cinque, fin troppo tranquilli, giorni di navigazione raggiungiamo Puerto Ayora, Santa Cruz, Galapagos. Sono stati giorni di poco vento e mare piatto, solo qualche squalls notturno che ha destato un po’ gli animi, e delle Sule che ci hanno usato come passaggio taxi.
    Avvistata terra, a bordo si inizia a respirare un’aria diversa, di esaltazione, gioia e scoperta, finalmente siamo arrivati in questo posto che sembra essere un paradiso ancora non perduto. Ci accolgono e accompagnano verso l’ormeggio tartarughe marine e otarie. Caliamo l’ancora, accogliamo a bordo dogana, polizia e agente per tutte le pratiche d’ingresso; fila tutto liscio dopo un momento di panico in cui volevano sequestrarci la salsiccia, (pensavano fosse carne frollata, fortunatamente ci hanno ripensato).
    Passiamo la settimana a esplorare l’isola che si rivela essere davvero un paradiso, tra piante di ogni genere, mille specie di pennuti e tanti tanti leoni marini, facciamo proprio i turisti e attendiamo l’arrivo di Patrick per iniziare a respirare finalmente un po’ di azoto.
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  • Pulizia scafo e via.. ciao ciao Panama

    20 de febrero, Panamá ⋅ ☁️ 26 °C

    Partiamo la mattina intorno alle 8.30 dal marina La Playita, siamo saturi di Panama vogliamo solo mollare gli ormeggi e dirigere la prua verso la prossima meta. Non c’è una bava di vento e il mare sembra olio. Dopo circa 6 ore di navigazione, le ultime 10 miglia con 3 nodi di corrente contraria, arriviamo alle isole Las Perlas. Caliamo l’ancora e ci tuffiamo in un’acqua verde che non invoglia neanche i piú coraggiosi. Dobbiamo pulire lo scafo da possibili denti di cane e alghe prima di raggiungere le Galapagos.
    Dopo un oretta la pancia di Tabata è come nuova, decidiamo di non fermarci per la notte ma partire subito direzione Porto Ayora, dove arriveremo meteo permettendo intorno al 26 febbraio.
    Ciao ciao Panama🌬️
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  • Aspettando la partenza

    7–20 feb., Panamá ⋅ ☁️ 26 °C

    Usciamo dal canale di Panama e ci dirigiamo verso il marina La Playita. Qui sosteremo per una decina di giorni aspettando la partenza per le Galapagos intono al 20 di febbraio. Sfruttiamo questi giorni per fare una bella cambusa cosí che fino a Thaiti non dovremo comprare altro se non verdura e frutta. Ci godiamo il marina e il molona portata di passo, le corsette e le lunghe passeggiate e la vita di città, per i prossimi quattro mesi tutto ció ce lo scorderemo.Leer más

  • Finalmente il Pacifico

    6 de febrero, Panamá ⋅ ☁️ 26 °C

    Dormiamo qualche ora, ci svegliamo tra le cargo che vanno verso o arrivano dall’Atlantico, e tra le zanzare. Aspettiamo ancora, attese su attese, poi finalmente intorno alle 11 arriva un nuovo pilota: ‘Go we need to go now, we are already late!’…..
    Riusciamo a attraversare le chiuse da soli, senza doverci unire ad altre barche. Dopo un’oretta di navigazione per finire di attraversare il Gatun raggiungiamo la prima chiusa, perdiamo quota, si scende, ci avviciniamo al Pacifico.
    Alla terza discesa finalmente ci siamo, alle 16 stiamo uscendo dal canale e ci dirigiamo davanti a La Playita per ormeggiare.
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  • Prima parte del canale, fatta

    6 de febrero, Panamá ⋅ 🌧 23 °C

    Sveglia, nuvole nere, pioggia, temporale. Umore a terra, questa costante attesa ci sta devastando. Finalmente intorno alle 11.30 Sandro e Nicola scendono a terra e ritirano cime e parabordi che ci vengono forniti per fare il canale (anche se in teoria il ritrovo era alle 10..). Ci dicono di aspettare qui e una pilotina si avvicinerà intorno alle 17 per lasciare a bordo il pilota del canale che ci accompagnerà per la prima tratta. Alle 18 arriva la pilotina e finalmente partiamo, passiamo sotto il puente atlantico e siamo ufficialmente nel canale di Panama. Non senza fatica, davanti alla prima chiusa ci vengono “ormeggiate” , unite lateralmente due barchine piú piccole con cui dovremo proseguire fino all’ultima chiusa (cosí nasce il ‘Tabatarano’).
    Bisogna riconosce che per l’anno di costruzione (1913) questo canale e questo sistema di salita e discesa sono una grandiosa opera ingegneristica.
    Tra acquazzoni e spiragli di cielo terso, al buio, illuminati dai fanali delle gruette, completiamo le prime tre chiuse e siamo sulla parte piú alta del canale, all’ingresso del Gatun. Le barche laterali si fermano qui, noi proseguiamo ancora per 20 miglia e finalmente all’1.30 ormeggiamo a una boa per la notte; domani in giornata termineremo la tratta e saremo nel Pacifico.
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  • imprigionati nella baia di Colón

    31 ene.–6 feb., Panamá ⋅ 🌬 27 °C

    La perturbazione è arrivata e noi con lei siamo rientrati nella baia di fronte a Shelter Bay (è come se questo posto non ci volesse lasciar andare..). Da Portobelo Bay siamo partiti e abbiamo percorso le ultime 2o miglia in mezzo a un mare incrociato forza 4 e un vento di circa 15 nodi al traverso, per poi ormeggiare tra le cargo che attendono di fare il canale, come noi, altre barche a vela che cercano riparo e alcuni super yacht, tra cui anche Abeona, la seconda barca di Jeff Besoz, lunga solo 70mt e super accessoriata. Il vento e il mare nei giorni successivi continuano ad aumentare, fino a picchi di 40 nodi. Siamo imprigionati all'ancora, mare troppo grosso per scendere a terra con il dinghi e tanta tanta pioggia. Speriamo solo questi 4 giorni che ci separano dal passaggio del canale (il 5 Febbraio) passino in fretta e con loro anche la perturbazione. Nel frattempo in barca facciamo pasta fresca e cappellacci alla ferrarese, c'è chi studia francese, chi suona, chi legge, chi cerca di fare un po' di movimento.. sperando che le ore scorrano più velocemente.Leer más

  • Porto Belo Bay, again

    30 de enero, Panamá ⋅ ⛅ 27 °C

    Siamo di ritorno a Porto Belo Bay. Dopo 7 ore di navigazione con un buon vento di 15 nodi quasi al traverso che gonfia randa e fiocco, motore al minimo, 1400 giri, consumo di soli 5 lt/h totale e ricarica delle batterie. Tabata si piega ma senza esagerare, qualche onda ci smuove di più, mare forza 4, ma c'è un bel sole e l'umore è alto. a pranzo uova sode, riso e erbazzone home made. Arriviamo con il sole a Portobello (ma il mattino dopo la pioggia ci butterà con l'umore a terra), ci rilassiamo, cuciniamo tre granchi comprati il giorno prima dai Guna Yala per un prezzo ridicolo (20 dollari per 3 granchi reali interi). La serata passa veloce tra una puntata di Masterchef in dinette e discussioni politiche abbastanza accese. Prima di concludere le ultime 20 miglia e ormeggiare di fronte all'ingresso del canale, dove attenderemo fino al 5 di Febbraio. La mattina seguente, prima di ripartire, scendiamo a terra e facciamo due passi nel paesino coloniale di portobelo, conosciamo anche un italiano, Francesco, pugliese di origine, trasferitosi qui e sposato con una donna panamense; a Portobelo ha un ristorante di sola pasta e pizza e fornisce ‘la sua conoscenza’ per tour guidati nella foresta, tra le rovine del forte di porto belo, nei reef (che in realtà noi non abbiamo proprio visto) di fronte all’ingresso della baia. Mangiamo una pasta veloce, salutiamo e ci rimettiamo in viaggio. Siamo stati costretti a tornare prima dell'arcipelago delle San Blas a causa di una perturbazione che nei prossimi giorni porta vento forte e mare grosso, nulla che Tabata non possa o non abbia già affrontato, ma meglio riservarci per le navigazioni future.Leer más