New York City & Easter Wonders Tour
  • Day18

    JFK International Airport

    September 27, 2018 in the United States ⋅ ☁️ 20 °C

    Rieccoci da dove questo viaggio è iniziato.

    Ancora una volta l'ansia dei controlli mi ha reso particolarmente inquieta durante tutte le procedure, anche se bisogna ammettere che per chi se ne va non c'è il controllo dettagliato che riservano a chi arriva (ha anche un suo senso, in effetti).

    Abbiamo cercato di stancarci il più possibile oggi, alzandoci presto, perchè dobbiamo per forza crollare addormentati in aereo: quando atterreremo, a casa saranno le 11 del mattino e avremo davanti una giornata intera prima di andare a dormire. Per evitare il jet-lag il sonno sarà obbligatorio!

    Ora siamo qui, fermi al gate, e attendiamo di imbarcarci sul nostro volo che in una manciata di ore ci riporterà a casa, alla quotidianità delle cose e dei paesaggi e alla vita reale. La tristezza di stare lasciando New York c'è, perchè è inutile negarla... però in una piccola parte di me sento che c'è anche la voglia di scoprire come sarà il resto della nostra vita da domani in poi, nella normalità. E penso che anche Matt la veda così. 💕
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  • Day18

    Duffy Square

    September 27, 2018 in the United States ⋅ ⛅ 18 °C

    La nostra ultima mattina a New York trascorre in completo relax, comprando gli ultimi souvenir e godendoci un'ultima fetta di pizza newyorkese vicino all'hotel. 🍕

    Le ultime due ore le trascorriamo seduti sulla scala rossa di Times Square a guardare la gente di New York attorno a noi. È l'occasione per renderci ancora una volta conto di quanto questa città sia davvero "il mondo": gente di ogni tipo, di ogni provenienza, di ogni estrazione sociale e che porta avanti qualunque tipo di idea e teoria in completa libertà.
    Dal cowboy nudo che suona la chitarra per i turisti al predicatore non del tutto registrato che chiama tutti a convertirsi e a credere al Vangelo, c'è davvero posto per tutti.

    Non si può dire di aver visto New York se si è passato tutto il tempo a schizzare da un punto a un altro per non perdersi niente. Ci siamo resi conto che per "sentire" New York è necessario sedersi in un punto e lasciare che la città scorra, guardandola nella sua frenesia e nei suoi colori rimanendo fermi in un punto senza lasciarsi coinvolgere. Solo così ci si rende conto della sua unicità e della sua grandezza. Se all'inizio della vacanza abbiamo fatto fatica ad apprezzarla, seduti su questa scala rossa ci siamo resi conto di essercene innamorati.

    Ci siamo detti che torneremo, magari non per un'altra settimana, magari solo per un breve scalo prima di andare in un altro punto di questi enormi Stati Uniti della cui bellezza abbiamo avuto solo un piccolo assaggio. Una piccola tappa che ci permetterà di respirare per un paio di giorni l'aria di questa città diversa da qualunque altra... e che ci permetterà di andare di nuovo a Broadway, perchè non sono disposta a credere che questa sia stata la prima e l'ultima volta!
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  • Day17

    River Café

    September 26, 2018 in the United States ⋅ 🌧 22 °C

    Siamo arrivati al River Cafè in taxi, un po' per evitare di fare tutta quella strada a piedi un po' perchè una sera di gala Matt aveva la cravatta e io sfoggiavo i tacchi argentati del matrimonio - merita un trattamento all'altezza. Dal giardino del River Cafè si ammira uno skyline di New York pazzesco, con la Freedom Tower in primo piano e tutte le luci che si riflettono sull'East River.
    I due camerieri sulla porta, in livrea bianca, ci hanno aperto i battenti e siamo entrati in questo piccolo locale accompagnati dalla musica di un pianoforte suonata dal vivo. Il direttore e la caposala ci hanno accolto e ci hanno inviato a fermarci qualche minuto al bancone del bar in attesa che fosse pronto il nostro tavolo: sorseggiare prosecco davanti a una vista di New York come quella non capita spesso!
    Quando ci hanno fatto sedere al nostro tavolo siamo rimasti colpiti dalla vista e dalla cura dedicata ai dettagli, sia per la bellezza della tavola sia perchè mi hanno portato uno sgabellino su cui appoggiare la borsa: forse sono abituati a clienti con borse di Gucci, la mia in terra stava benissimo! Subito il maitre ci ha illustrato il menu, con una attenzione incredibile rivolta alle allergie di Matt e ai nostri gusti: mai in un ristorante siamo stati trattati con tanta delicatezza!
    La cena è stata fantastica, tutta a base di pesce. L'attenzione al cliente si è rivelata anche durante il dessert, perchè sapendo che era la nostra ultima sera di viaggio di nozze, ci hanno portato una candelina e un cioccolatino con su scritto "congratulazioni" insieme al dolce. Il tocco finale della serata è stata l'auto con cui siamo tornati al RIU: una Cadillac Escalade davvero enorme... e molto americana!
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  • Day17

    Central Park

    September 26, 2018 in the United States ⋅ ⛅ 27 °C

    La nostra "giornata easy" a New York inizia bene, con la tanto sognata colazione al RIU e una bella giornata di sole!

    Abbiamo fatto una piccola sosta alla Grand Central Station, che abbiamo trovato inaspettatamente pulita, soprattutto per gli standard del resto della città, e che è l'ennesimo luogo uscito da un telefilm (nella fattispecie Quantico). Il soffitto della stazione ha dipinte le costellazioni a rovescio, perchè è la vista che avrebbe Dio del nostro cielo, ennesima cosa pazzesca che rende gli americani davvero megalomani!
    Siamo anche andati alla Fire Zone, lo store ufficiale dei vigili del fuoco di New York (finalmente!!!!!!!! ndMatt). Ho preso una t-shirt, ma ovviamente mi sono vergognata troppo per fare le foto sul camion o con la giacca della divisa. Magari la prossima volta! Oggi abbiamo realizzato anche che dopo New York perfino Chicago Fire sembrerà più reale... Le divise, i camion, le sirene, i continui passaggi che ti fanno pensare che è vero che una squadra esce due o tre volte a turno... era tutto così vero e così uscito da un telefilm al tempo stesso!

    Nel pomeriggio abbiamo salutato Camilla e Salvatore a Central Park, dopo una passeggiata sul The Mall e le foto alla Bethesda Fountain, dove è stata girata la scena di "Dille Che l'Ami" di Come D'Incanto! Ci è dispiaciuto molto salutarli, ci siamo trovati talmente bene con loro che confidiamo che il gemellaggio Brugherio-Millesimo iniziato tra USA e Canada possa proseguire a lungo!
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  • Day16

    St Patrick's Cathedral... e non solo!

    September 25, 2018 in the United States ⋅ 🌧 21 °C

    Stasera siamo riusciti ad entrare anche alla St Patrick's Cathedral. È una chiesa proprio newyorkese, non c'è che dire: ha una rete wifi, un profilo Instagram e perfino il guestbook è tutto digitale!

    Ma la cosa più sconvolgente è quello che ci aspetta all'uscita. Dopo solo un quarto d'ora di giretto torniamo in strada e... BAM! La strada davanti a noi è chiusa, ci sono transenne ovunque, una marea di poliziotti ad ogni angolo, camion della nettezza urbana che proteggono i marciapiedi come una barriera antisfondamento...
    Instantaneamente ci chiediamo che succede: cosa può essere capitato che ha blindato così la 5th avenue nel giro di un quarto d'ora? Sappiamo che in questi giorni i grandi del mondo sono qui per un incontro alle Nazioni Unite... Per una situazione così fuori dal comune decido di vincere la mia timidezza e mi avvicino a un poliziotto.
    «I'm sorry... what's going on?», chiedo.
    Il poliziotto sospira e mi guarda allargando le braccia.
    «The President,» dice solamente, con aria vagamente esasperata.
    In quel momento Camilla realizza che lo spiegamento di forze si concentra attorno alla Trump Tower, che sorge proprio qui sulla 5th Avenue tra la St Patricks' Cathedral e Tiffany.

    La cosa che ci ha colpito di più è stata la velocità e l'efficienza con cui sono riusciti in pochi minuti a bloccare una città come New York e a sgomberare strade stipate di auto... e la velocità con cui all'improvviso è sparito tutto e si è tornati alla normalità!
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  • Day16

    Rockefeller Plaza

    September 25, 2018 in the United States ⋅ 🌧 21 °C

    Rieccoci a New York. 💖
    Che emozione è stata vedere riemergere dalla nebbia i grattacieli di Manhattan... 🌁
    E che bello rivedere le strade ormai note, i negozi che usavamo come punto di riferimento... è stata bello perfino vedere la calca e le luci sfavillanti sotto la (onnipresente) pioggia!

    Camilla e Salvatore alloggiano a un isolato da noi quindi ci siamo accordati per fare una passeggiata pre-cena, con meta il Rockefeller Center.
    E qui, il primo shock: nel giro di una settimana sono spariti tutti i tavoli nella piazza sottostante, quella con la statua del Prometeo dorata... si stanno già preparano per la pista di pattinaggio su ghiaccio per le feste! Il secondo shock è stato realizzare che, a differenza di tutte le impressioni avute finora... questa piazza non è gigante, ma è... piccolissima! Nei film e nei telefilm sembra enorme, ma da qui ci si rende conto che non è affatto grande come una piazza! Per le dimensioni a cui sono abituati gli statunitensi è veramente microscopica!

    Facciamo una capatina alla Lego, dove Matt compra una ministatua della libertà da montare, un'esclusiva di New York - e poi entriamo anche da Victoria's Secret. Io e Matt non ci eravamo mai stati, nonostante ce ne sia un negozio al Carosello di Carugate, e abbiamo dovuto ammettere che nonostante alcune cose fossero un tantino "eccessive", altre erano carine, non ce lo aspettavamo!
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  • Day16

    Philadelphia

    September 25, 2018 in the United States ⋅ ⛅ 24 °C

    L'ultimo giorno di tour si apre a Philadelphia, dove è d'obbligo una foto sulla scalinata del museo d'arte, museo di cui nessuno si cura, perchè la vera star... è solo la scala! Infatti è quella usata da Rocky per allenarsi nel suo film, tanto che lì accanto c'è una statua in sua memoria... ennesima riprova che l'America è davvero tutta un film!

    L'altra cosa carina per cui Philadelphia è famosa è la Liberty Bell, che nonostante crepe e ammaccature - non sono mai riusciti a ripararla definitivamente - è stata suonata nei momenti più importanti della storia degli USA, come l'indipendenza e la fine della schiavitù.

    Philadelphia l'abbiamo vista proprio di sfuggita e non ci ha lasciato granchè, però abbiamo mangiato un piatto tipico locale, il cheesesteak. Si tratta di un panino con carne trita e formaggio fuso a cui Matt ha aggiunto anche il bacon, sai mai che fosse stato troppo light... Buono, certo, ma niente a che vedere con gli hamburger newyorkesi.

    Una foto di gruppo per salutarci e un veloce saluto ai nostri compagni di viaggio, che col tempo abbiamo imparato a conoscere. I quattro ragazzi della Calabria, le due simpatiche signore marchigiane, la coppia di napoletani giramondo e i due simpaticissimi ragazzi di Roma, le altre due coppie di ragazzi in viaggio di nozze come noi, la famiglia di tedeschi e le due signore che viaggiavano da sole, quella tedesca e l'italiana dallo stile impeccabile.

    Gli unici che non salutiamo sono Camilla e Salvatore, perchè con loro ci rivedremo sicuramente stasera a New York!
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  • Day15

    The Mall + FBI Building

    September 24, 2018 in the United States ⋅ ☁️ 18 °C

    Nel pomeriggio abbiamo avuto tempo libero e con Camilla e Salvatore ne abbiamo approfittato per andare - visto che il tempo non era poi così bello da convincerci a stare fuori - all'Air And Space Museum. Si è rivelato di molto superiore alle aspettative!

    Tra le tante cose belle abbiamo visto l'aereo dei fratello Wright, il primo aereo della storia! È stato super interessante vederlo a dimensione naturale e leggere tutte le curiosità sulla storia del volo e su quel primo viaggio! Abbiamo potuto toccare un pezzetto di roccia lunare, siamo entrati nella riproduzione di una vecchia stazione spaziale e di uno dei primi Boeing intercontinentali. C'erano un sacco di aerei importanti, da quelli da guerra a quelli turistici: Matt ha adorato poter entrare a vedere la cabina di comando!
    C'era anche una bellissima parte interattiva dedicata allo spazio e una ancora più piena di leve, bottoni e giochini in cui si spiegava perché gli aerei volano. Noi in realtà abbiamo saltellato senza troppo criterio da un giochino all'altro senza capirne troppo il significato scientifico sottostante. Alcuni erano interessanti (tipo quello con gli effetti del sottovuoto) e divertenti (tipo pilotare un mini aereo cavalcando in modo giusto le correnti), ma tendenzialmente ci lanciavamo nello sperimentare il giochino senza troppo leggere le istruzioni nè sforzarci di apprendere qualcosa... 😜

    Abbiamo fatto una capatina al giardino botanico prima che chiudesse (qui tutto chiude prestissimo, alle 17:00!): una visita veloce ma molto interessante. Era ben diviso per tipi di piante: orchidee, cactacee, piante medicinali... e anche se era piccino era molto ricco di cose belle. La mia sala preferita è stata quella del clima tropicale con le orchidee che si arrampicavano dappertutto!

    Da lì io avevo due tappe obbligatorie: il Jeffersonian e l'edificio dell'FBI.
    Purtroppo l'edificio dello Smithsonian, a cui il Jeffersonian è ispirato, non è quello che si vede nelle riprese di Bones. Il viaggio sarebbe stato a vuoto se lungo la strada, durante una sosta fotografica di Matt e Camilla, io e Salvatore non avessimo deciso di raccogliere il cotone dai fiori di un'aiuola per sentire com'era! Sono morbidosi, e siccome ha piovuto tutto il giorno si sono inzuppati d'acqua, tanto che sembravano proprio batuffoli di cotone idrofilo, di quello che si compra al supermercato... invece era super naturale!

    La tappa all'FBI invece si è rivelata moooolto più soddisfacente. L'edificio non è affatto bello né appariscente, ma è "davvero vero"! La cosa carina è che ci siamo accorti che dallo Smitshonian/Jeffersonian all'FBI ci sono davvero solo dieci minuti di strada a piedi: Booth e Brennan lavorano davvero vicini! 💕

    Matt ha fatto una foto davanti al suo reale posto di lavoro. Non salutava nessuno solo perché voleva mantenere la copertura, ma tanto ormai io l'ho capito... 😎

    E finalmente l'agente dell'FBI sotto copertura e la dottoressa Brennan sono stati immortalati nella città dove ha luogo il loro telefilm, davanti all'obelisco che si vede in tanti episodi! 💕💕💕
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  • Day15

    Washington

    September 24, 2018 in the United States ⋅ ☁️ 18 °C

    Stamattina ci siamo lanciati alla scoperta di Washington sfidando la pioggia battente.

    Abbiamo iniziato al Cimitero Nazionale di Arlington, in cui il clima non stonava affatto, a parere di Matt. In ogni film di guerra che si rispetti la scena ad Arlington è sempre sotto la pioggia! Siamo andati a vedere le tombe di John Fitzgerald Kennedy e di Jacqueline, di Ted e Bob... ma cio che ci ha colpiti davvero di questo posto è che nella morte gli americani riconoscono tutti gli uomini come uguali, dal Presidente all'ultimo dei soldati semplici (ce ne eravamo già accorti al 9/11 memorial). Ci ha commosso come sempre la sobrietà e la compostezza di questi luoghi di commemorazione dei loro caduti.

    Il giro è continuato lungo il "the Mall", la via dei musei al cui interno c'è anche il famoso obleisco, che si riflette nella piscina sottostante (e anche nel resto del paesaggio visto che oggi piove davvero forte!) e che vediamo di continuo in Bones.

    Dopo una breve pausa al Lincoln Memorial - molto scenografico anche questo, con la statua di Lincoln seduta a guardare il Campidoglio, che si erge dalla parte opposta del Mall - ci siamo fermati al memoriale della guerra in Korea. Questa guerra era a noi pressochè sconosciuta, per cui anche andare a questo memoriale ci sembrava una idea molto poco attraente... invece è stato così suggestivo! Per fortuna la guida ci ha portato! Vederlo sotto la pioggia, poi, è stato ancora più incredibile, rendeva tutto più vero! Le statue dei 19 militari, coperti dai poncho impermeabili con in spalla zaini e baionette, si riflettevano nel muro alle loro spalle rievocando il 38° parallelo, su cui la guerra è iniziata.

    Il memoriale della guerra del Vietnam invece è stato piuttosto deludente, se non per l'enormità del numero di persone coinvolte, scritti su un gigantesco muro di pietra nera e su degli elenchi che si potevano consultare per leggere i nomi dei caduti. Ma a parte questo, davvero niente di che.

    La Casa Bianca invece è stata carina... davvero molto "bianca", nonostante tempo e smog! Però in mezzo a tutti quei palazzi governativi si perdeva un po', ti accorgevi che era la Casa Bianca solo per la tanta sicurezza intorno, anche oggi in assenza di Trump. Davanti alla Casa Bianca abbiamo trovato alcuni manifestanti. La guida ci ha detto che ci sono spesso delle manifestazioni, che sono legali se si chiede il permesso, ma che quasi sempre sono guidate da tipi un po' strani a cui è meglio non dare troppa confidenza...
    La White House ha più di 140 camere e ben 38 bagni: Matt già sognava come sarebbe stato poter non andare nello stesso bagno due volte nello stesso mese! Roberto invece si è interessato al numero delle cucine, ma a quanto pare anche in un posto così ce n'è una sola... 😜

    L'ultima tappa è stata qui, al Campidoglio. Arrivare qui è stato bellissimo soprattutto per Matt, che quando l'ha visto dal vivo è rimasto sconvolto da quanto fosse uguale... a quello di Lego che ha ricevuto e montato lo scorso Natale!
    Con la sua mole domina letteralmente il panorama ed è l'unico edificio degli States a non avere l'indirizzo... anzi, è da qui che parte la numerazione delle vie e dei quartieri dell'intera Washington!
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  • Day14

    La Tomate

    September 23, 2018 in the United States ⋅ 🌧 16 °C

    Per raccontare come siamo arrivati qui occorre fare un piccolo flashback.

    Al rientro del tour notturno eravamo davvero molto affamati e stanchi (e inzuppati), quindi abbiamo deciso con Camilla e Salvatore di non fermarci a metà strada per mangiare in un ristorante, ma di rientrare in albergo e mangiare qualcosa lì. Era un Hilton in centro a Washington, un albergo di lavoro... ci doveva pur essere un posto per mangiare, erano appena le 21...
    E invece all'Hilton alle 21 era tutto chiuso! Era aperto solo un bar su tre, più un pub da post-cena che un luogo per cenare... ma ci siamo avvicinati lo stesso. La cameriera, forse la sola americana che non ha bisogno di mance, ci ha rimbalzato in modo molto sgarbato. Al che Matt - notoriamente insofferente a questi atteggiamenti - ha sfruttato tutta la sua diplomazia per non insultarla, e abbiamo deciso di uscire per andare a "La Tomate", il ristorante italiano che ci ha consigliato Simona.

    In effetti, col senno di poi, è stata una buona scelta. I camerieri si sono dimostrati molto gentili, anche quando Matt ha dovuto chiedere di rifare il piatto perchè inaspettatamente c'era il pomodoro... Il cibo poi era davvero di buona qualità, sia le nostre insalate che la sua pasta, e trovare un buon piatto di pasta negli Stati Uniti non è facile!
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