Stavkirker di Borgund
30 April 2025, Norway ⋅ ☁️ 4 °C
Ultima tappa di una giornata veramente ricca di scoperte: una chiesa in legno del XII secolo che, vista da lontano, assomiglia incredibilmente alla casa della strega Amelia (chi ha amato come noi Topolino capirà…).
Le chiese medievali norvegesi, dette “stavkirker” (chiese di legno strutturale) sono state erette fra il 1150 e il 1350. Si tratta di veri capolavori architettonici, sono infatti fra gli edifici in legno tecnicamente più avanzati del Medioevo.
La particolarissima architettura delle stavkirker non ha eguali, l’unico confronto possibile è quello con le navi vichinghe; come i drakkar, infatti, sono costruite con la tecnica del kne ( gomito) che connette le travi del tetto al basamento permettendo loro di resistere alle peggiori tempeste. Non necessitano di chiodi in metallo e, come le navi, sono decorate ed impreziosite da sculture rappresentanti teste di drago o motivi ispirati sia alla religione cristiana che alla mitologia scandinava, popolata di creature fantastiche. Il legname di qualità, fatto seccare lentamente e poi ricoperto di catrame naturale (i cui strati vengono rinnovati nel tempo) ha permesso a queste chiese di conservarsi ed ha conferito loro quell’aspetto scuro e misterioso che sembra uscire direttamente da una fosca leggenda del Nord.
Non fa eccezione quella da noi visitata, a Borgund, la meglio conservata di tutta la Norvegia; utilizzata come chiesa fino al 1868, fu poi sostituita (per le funzioni religiose) da un’altra più capiente costruitale a fianco.
Del migliaio di stavkirker erette in tutta la Norvegia oggi ne rimangono solo 28; le altre si ritiene siano state smantellate o siano collassate per mancanza di manutenzione. Hanno contribuito al loro degrado il crescente disinteresse dei norvegesi per la religione ma anche eventi traumatici, come la grande peste del 1349 che decimò la popolazione. Fa eccezione quella di Fantoft, a Bergen, che nel 1992 fu incendiata e quindi distrutta da un satanista!Baca lagi
Ghiacciai, fiordi e cascate tra i Troll
2 Mei 2025, Norway ⋅ ❄️ 1 °C
Due giornate piovose ci hanno costretti a modificare l'itinerario ed a prenderci una pausa di un giorno.
Non abbiamo comunque “perso tempo”: ci siamo dedicati alla cucina (scorta di pancake...), abbiamo fatto nuove provviste (il frigo cominciava a piangere...) ed Antonio è riuscito ad aggiustare lo scarico del lavandino (il supporto si era spezzato...). L'altro ieri eravamo alle prese con la sostituzione del tappo del serbatoio dell’acqua (crepato, non chiudeva più bene...)…speriamo di avere concluso con le riparazioni!
Durante il percorso del primo giorno abbiamo potuto ammirare (dal basso) il ghiacciaio Jostedalsbreen; per affrontarlo in escursione (maltempo a parte) sarebbero stati necessari ramponi, attrezzature ed esperienza non in nostro possesso…un bello spettacolo comunque, anche visto così dalla strada ci è apparso maestoso, tanto da incutere un po’ di soggezione...
Giunti a Nordfjordeid, abbiamo sostato in zona residenziale-commerciale, vicino ad altri camper, sotto una pioggia torrenziale...
Il giorno dopo era nostra intenzione raggiungere Runde, dove poter vedere le pulcinelle di mare (che già l’anno scorso, in Scozia, non abbiamo potuto ammirare causa nebbia…). Pare che in questo luogo i puffin arrivino in quantità, assieme ad altri uccelli marini, da aprile a giugno per riprodursi…
La passeggiata che porta al punto di osservazione però rischia di diventare non praticabile in caso di piogge abbondanti e quindi vi abbiamo dovuto rinunciare anche questa volta.
Non appena il meteo ci ha concesso una tregua, siamo ripartiti per raggiungere la Trollstigen (via dei Troll): le guide promettono tornanti da brivido e scenari da cartolina… Sappiamo che la strada al momento non è interamente percorribile causa frane, ma contiamo di arrivare fin dove è possibile. Intanto riprende a piovere...
Breve sosta a Geirangerfjord per alcune foto, un brevissimo traghetto per raggiungere l’altra sponda ed un po’ di chilometri ancora fino alle cascate di Gudbrandsjuvet. Un'altra tregua momentanea al diluvio ci permette di percorrere la passerella sopra le cascate per ammirarle completamente.
Questa notte sosteremo qui, ai piedi di montagne ancora innevate ed accompagnati dal gorgoglio dell’acqua che scorre impetuosa.
Intanto, giusto per dare un po’ di numeri, siamo al 48esimo giorno di viaggio, abbiamo guidato per quasi 160 ore e percorso circa 9000 km.
Domani è un altro giorno…Baca lagi
Atlanterhavsveinen e Kristiansund
3 Mei 2025, Norway ⋅ ☁️ 5 °C
Lasciate le cascate della Trollstigen, sfidando il meteo più che mai variabile, abbiamo percorso la Strada Atlantica che si snoda fra terraferma ed una serie di isole collegate da ponti e gallerie sottomarine. Nonostante le nuvole e qualche spruzzata di pioggia, ci siamo avventurati lungo questa via panoramica per approfittare del vento ancora clemente. La strada si fa infatti pericolosa in caso di raffiche (che destabilizzano i mezzi) con onde marine che possono invadere la carreggiata.
Lunga circa 86 km, la Atlantic road collega Molde a Kristiansund; il suo percorso completo prevede ben otto ponti. Un primo progetto prevedeva una ferrovia, poi si decise per la strada. Costruita in 6 anni (durante i quali i cantieri vennero colpiti da 12 uragani!) fu costosissima. Inizialmente prevedeva un pedaggio; dal 1999, recuperato l’investimento, e’ gratuita.
Scenari spettacolari anche in questo percorso. Superato un ponte a dir poco futuristico, lo Storseinsundet (che sovrasta l’isola più alta, dove la strada si innalza e poi scende a picco) una sosta presso un belvedere, con passerella lungo mare, ci ha permesso di godere appieno del panorama e abbiamo preso coscienza …di essere ormai sul Mar Glaciale Artico!
Arrivati all’isola di Litrossoya, abbiamo raggiunto una sosta gentilmente messa a disposizione da un anziano pescatore sul terreno della sua abitazione. Contrariamente a molte aree adatte al parcheggio dove troneggiano in bellavista avvertimenti di divieto per i camper, qui un cartello scritto a mano poggiato sui sassi invita i turisti alla sosta…La casa era chiusa ed eravamo dubbiosi se fermarci o meno, quando è giunto un giovane che ci ha confermato la disponibilità, visto che il terreno appartiene a suo nonno. Nessun costo, pura accoglienza! Abbastanza rara, nei confronti dei camper in Norvegia, ci sentiamo di sottolineare…ed anche per questo ancor più apprezzata.
In totale relax, circondati da un meraviglioso paesaggio, Antonio si è cimentato pure nella pesca, riuscendo a catturare al secondo lancio un bel merluzzo! Con il coltello già in mano per trasformarlo nella nostra cena, dopo uno scambio di sguardi, abbiamo deciso invece di liberarlo. Nemmeno il tempo di immortalare con una foto l’imbarazzo di Snoopy nel trovarsi questo essere sconosciuto che gli guizzava sotto il naso…Felici di averlo lasciato vivere!
Verso sera, visto che il vento aumentava ed eravamo prossimi alla costa, abbiamo ritenuto prudente spostarci in zona più riparata. Ed abbiamo fatto benissimo perché durante la notte le raffiche di vento si sono fatte più intense unendosi ad una pioggia scrosciante.
La mattina ci siamo svegliati con il sole, seguito dopo poco da una spruzzata di neve, quindi da un cielo nuvoloso che prometteva nuovamente pioggia…ma stiamo spingendoci sempre più a Nord…e quindi ce la stiamo andando un pochino a cercare!
Tappa successiva: Kristiansund, dove speravamo di poter gustare il famoso “bacalao” (baccalà in umido) specialità del luogo ed invece (essendo domenica, non ancora in piena stagione turistica) i ristoranti erano tutti chiusi. Una passeggiata in città lungo il porto ci ha permesso di scoprire il Mellemvaerftet, antico cantiere navale del 1860, definito come “il cantiere navale a vela meglio conservato della Norvegia”, importante monumento culturale tecnico-industriale a livello nazionale. Fu la prima officina meccanica costruita a Nordmore, l’ultimo yacht norvegese fu costruito qui nel 1914 e l’ultima grande flotta di navi cargo a vela in Norvegia aveva il Mellemvaerftet come cantiere di riparazione e manutenzione. Divenuto ora un museo, viene preservato perché è parte della storia navale del Paese.
Kristiansund ha un’ottima reputazione anche nel campo della lirica: ogni anno nel mese di febbraio qui si celebra il Festival Opera, un evento che mette in scena grandi produzioni. Molto apprezzato anche il Nordic Light Festival: un appuntamento internazionale di fotografia.
Tornando verso il camper, ci ha colpito un simpatico angolino relax…Baca lagi
Trondheim con pioggia e vento del nord
5 Mei 2025, Norway ⋅ ☁️ 4 °C
Trascorsa la notte in mezzo al bosco in un parco naturale nei pressi di Trondheim, oggi ci siamo trasferiti in un’area sosta per poter visitare la città.
Fondata nel 997 dal re vichingo Olaf I, con il nome di Kaupangen, diventò poi Nidaros dall’antico nome dell’isolotto che si trova di fronte (oggi Munkholmen).
Quest’isola è famosa per le “teste impalate” di Olaf: quando giunse qui, tagliò le teste dei suoi tre rivali e le fece impalare sull’isola. Tutti coloro che arrivavano per nave dovevano, come forma di rispetto verso Olaf, fermarsi ad insultare e maledire ad alta voce le tre teste. L’isolotto fu così chiamato Nidarholm (isola delle maledizioni); il nome passò in seguito al fiume ed alla città Nidaros (foce delle maledizioni). Nel tardo medioevo la dominazione danese cambiò il nome alla città che divenne Trondheim.
L’isolotto fu usato come luogo di esecuzione di pene capitali, poi fu edificato un monastero benedettino che in seguito divenne prigione ed infine edificio doganale. La città fu distrutta più volte da incendi (quello del 1681 la rase al suolo). Fu poi ricostruita con strade più larghe per evitare che il fuoco si propagasse facilmente.
Purtroppo oggi il meteo non ci ha favorito: giornata fredda e per la maggior parte piovosa che non ci ha impedito di apprezzare la città ma ha tolto molto alle sfumature dei suoi colori.
Il nostro percorso è iniziato dalla Fortezza di Kristinasen (sopra la città vecchia) costruita dopo l’incendio del 1681 per proteggerla e per controllarla. Nel 1691 venne cinta da mura poi ulteriormente circondate da una palafitta continua. Ebbe un ruolo importante durante la Grande Guerra del Nord (1718), quando gli svedesi invasero la città e furono respinti perché ridotti drasticamente da freddo e fame. La fortezza fu dismessa nel 1816. Fu usata nella seconda guerra mondiale, durante occupazione tedesca, per l’esecuzione di patrioti norvegesi. Fu anche utilizzata (nel 1905) per i festeggiamenti dell’avvenuta elezione del principe Carlo di Danimarca a re di Norvegia.
Dalle sue mura ( tempo permettendo…) si può ammirare l’intera città dall’alto.
Seconda tappa: la Cattedrale di Nidaros, simbolo della città. Costruita nel 1070, sopra la tomba del santo patrono della Norvegia Sant’Olav. Subì diverse ristrutturazioni a causa dei numerosi incendi. Il più importante restauro nel 1869 le diede lo stile attuale gotico-romanico. Dal 1800 utilizzata come sede per le incoronazioni dei re di Norvegia; l’ultima nel 1904, due anni dopo una legge stabilì che la cerimonia dovesse avvenire ad Oslo, la capitale.
La cattedrale è attualmente meta di numerosi pellegrinaggi.
Colpiscono il suo stile austero e la sua monumentale facciata in pietre e nicchie scolpite; incantano le infinite lavorazioni che rendono sia l’esterno che l’interno un ricamo di sculture e bassorilievi. All’interno due organi notevoli: uno di dimensioni eccezionali e l’altro coloratissimo; sempre all’interno, alla base del primo altare, una serie di mattonelle rappresentanti figure mitologiche o animali, fra i quali un maiale. Trovando insolita questa immagine all’interno d'una chiesa, ci siamo documentati: il maiale, nella tradizione medievale, poteva avere valenza negativa, quale simbolo di ingordigia, o positiva, rappresentando la vita contadina e la prosperità.
Vicino alla Cattedrale, il Palazzo Arcivescovile del 1160 che ha mantenuto perfettamente il suo stile medievale.
Visitata la Cattedrale, ci siamo diretti verso il Bakklandet: quartiere storico che si affaccia sul lato est del fiume Nidelva. Per raggiungerlo abbiamo attraversato il ponte Gamle Bybro (ponte della città vecchia) dal quale si possono ammirare le schiere di case colorate, molte su palafitte, nel XVII secolo abitazioni di operai e pescatori o magazzini della dogana. Era il quartiere fuori dalle mura, quindi più esposto ad attacchi ed incendi, fu infatti quasi interamente distrutto durante l’assedio svedese nel 1718. Nel XIX secolo al suo interno si svilupparono piccole industrie e manifatture, divenne quindi molto popolato e considerato una zona povera e marginale. Negli anni ‘60-‘70 il comune progettava di demolirlo ma venne salvato dalla mobilitazione di cittadini, studenti ed ambientalisti. Venne quindi restaurato ed oggi è uno dei quartieri più pittoreschi della città, con architettura in legno preservata ed il primo ascensore per biciclette al mondo: il Trampe, installato nel 1993, che sale dal Bakklandet alla Fortezza.
Attraversando il Gamle Bybro (che nonostante la pioggia ci ha offerto vedute bellissime sul fiume e sulle case che lo circondano) una simpatica cornacchia vanitosa ci ha seguito insistentemente per farsi fotografate!
Ultime tappe del nostro percorso: piazza Torvet e lo Stifsgarden.
Nella piazza principale della città un monumento altissimo ad Olaf I, suo fondatore (il tagliatore di teste di cui sopra…)
Lo Stifsgarden, che divenne residenza reale agli inizi del 900, è il più grande edificio in legno del nord Europa. Costruito nel 1774 per Cecilie Scholler, (ricca vedova di un mercante) che viaggiava molto e lo utilizzò raramente. Vi visse suo genero e poi il figlio di questo, finché fu venduta allo Stato nel 1800.
Di fronte al palazzo, una statua di legno rappresentante un troll con la quale Snoopy ha simpaticamente socializzato.
Ritornando verso il camper, nell’androne di una casa, una singolare opera di street art che simboleggia la città: cassette delle lettere colorate a rappresentare le case del Bakklandet.Baca lagi
Lungo la E6: bei panorami e prime renne
6 Mei 2025, Norway ⋅ ☁️ 2 °C
Lasciata Trondheim, ci siamo diretti verso il Parco di Bolareinen, celebre per i suoi graffiti rupestri risalenti a circa 6000 anni fa. La figura principale è quella di una grande renna incisa su una parete quasi verticale, ma il sito include anche rappresentazioni di un orso, un uccello marino ed una figura umana con sci o racchette da neve, nota come “l’uomo di Bola”.
Purtroppo al nostro arrivo abbiamo trovato la zona recintata per lavori di manutenzione, non abbiamo potuto raggiungere il sito e ci siamo quindi accontentati di una bella passeggiata nel bosco!
Durante la camminata abbiamo incrociato una compagnia di bambini piccolissimi in escursione che si sono letteralmente gettati a coccolare Snoopy. Gli accompagnatori sorridenti ci hanno spiegato che erano lì per imparare la vita degli animali nel bosco (orsi, linci, lupi, renne ed alci, oltre a diversi tipi di uccelli). I piccoli esploratori, con scarponcini e giacche impermeabili, si arrampicavano fra le rocce e le radici degli alberi sotto la pioggia… erano bellissimi e molto felici! Riflessioni sulle reazioni che avrebbero avuto alcuni genitori dalle nostre parti di fronte ad una proposta educativa del genere… noi invece la condividiamo assolutamente!
Usciti dal bosco, abbiamo continuato a percorrere in camper la E6, strada che offre panorami bellissimi e che ci ha permesso finalmente di incontrare le prime renne. Era uscito un po’ di sole e tre di loro se ne stavano pacifiche in un prato; al nostro arrivo si sono lentamente allontanate. Poco dopo ne abbiamo incontrata un’altra che brucava proprio a bordo strada e successivamente un branco di esemplari più giovani ha fatto capolino dalla vegetazione.
Era da parecchio che attendevamo questi avvistamenti e quindi l’emozione è stata notevole!
Per la sera abbiamo deciso di sostare nel piazzale di una piccola chiesetta, un po’ appartata, circondata da poche case. Posto tranquillo per trascorrere anche la notte. Il mattino successivo diverse tracce di passaggio di animali selvatici proprio nei pressi del camper.
Purtroppo un secondo blocco dell’impianto di riscaldamento ci ha costretto ad una sosta presso un centro assistenza; fortunatamente abbiamo risolto in breve tempo. Più difficile è stato invece trovare una lavanderia automatica. Qui in Norvegia praticamente non esistono: la maggior parte dei condomini nelle città hanno al loro interno un locale con i macchinari per lavare ed asciugare a disposizione dei residenti. Servizi di questo genere, utilizzabili dai turisti di passaggio, si trovano nei campeggi (in questo periodo in gran parte chiusi), nei porti (idem) o negli hotel (che ovviamente non frequentiamo). Fermandoci a fare carburante, abbiamo notato che quel distributore era dotato di lavanderia per camionisti (prezzo veramente irrisorio del servizio: 1,5€ per 18 kg di bucato lavato e asciugato!). Ad operazione conclusa ci siamo però resi conto che parte della biancheria risultava macchiata... incidente sul percorso che ci ha fatto decidere di iniziare i lavaggi a mano!
Il tutto ci ha fatto anche “perdere” mezza giornata ma poco male, siamo in anticipo sulla tabella di marcia!
Oggi abbiamo superato il “confine” della Norvegia del Nord… mancano poco più di 100 km al Circolo Polare Artico. E si vede! Decisamente cambiato il panorama: boschi e tundra, laghi ghiacciati e neve sul terreno non ancora sciolta, temperature più basse.
Domani Bodo, poi le isole Lofoten.Baca lagi
Superato il Circolo Polare Artico: Bodo
8 Mei 2025, Norway ⋅ ☁️ 6 °C
Giornata ricchissima di novità! Continuando il nostro percorso lungo la E6, fra panorami e scenari mutevoli, bellissimi e sempre più “ invernali”, al nostro 55esimo giorno di viaggio, abbiamo raggiunto il Circolo Polare Artico ed i 10.000 km in questa vacanza (32.000 in tutto con questo camper).
Emozione davvero notevole nel trovarsi in mezzo a tutta quella neve, in un luogo così a Nord, nella consapevolezza che non è finita…saliremo ancora!
Ad un’altitudine di poco superiore ai 600 metri, la temperatura è scesa immediatamente ai 2 gradi, per risalire poi intorno ai 7 avvicinandoci a Bodo.
Due tappe in programma per questa cittadina: il ponte da dove si può vedere lo Saltstraumen e lo Jektefartsmuseet.
Lo Saltstraumen è la corrente di marea più forte al mondo. Si forma in uno stretto lungo 3 km e largo 150 metri tra Skjerstadfjorden e Saltenfjorden.
La velocità può raggiungere i 20 nodi. Questo fenomeno naturale crea caratteristici vortici chiamati “calderoni”, con diametri fino ai 10 metri.
Le correnti e l’attrito trasportano nutrimento a grandi quantità di pesci, attirando varie specie di uccelli marini (oltre a molti umani pescatori…).
Noi abbiamo avuto la fortuna di arrivare sul posto in un momento nel quale il fenomeno era ben visibile ed abbiamo potuto ammirarlo prima da riva e poi dall’alto, salendo a piedi sul ponte che sovrasta lo stretto.
Anche in questo caso la natura ci ha appassionato ed è riuscita a stupirci!
Nel pomeriggio invece abbiamo visitato lo Jektefartsmuseet, un piccolo ma ricco museo che racconta la storia e la cultura delle popolazioni costiere norvegesi nei secoli, attraverso una loro importante fonte di reddito: il commercio dello stoccafisso. Una esposizione ben articolata di documenti, reperti e modellini di imbarcazioni da pesca. Una jekt originale, la Anna Karoline, del 1876, unica imbarcazione sopravvissuta della sua specie (e conservata ottimamente) che trasportava prodotti ittici e legname lungo costa. Seguendo l’itinerario proposto e leggendo le spiegazioni abbiamo potuto apprezzare ancor più due città da noi visitate nei giorni scorsi (Bergen e Trondheim) approfondendo la loro storia ed comprendendone l’importanza commerciale nei secoli: si pescava per barattare lo stoccafisso con farina e grano, prodotti che scarseggiavano nella produzione agricola locale. In quei secoli il pesce era molto richiesto in Europa (anche per motivi religiosi) e quindi rappresentava un'importantissima fonte di guadagno per i commercianti di Bergen.
Un territorio aspro e difficile da vivere ha ospitato per secoli popolazioni di pescatori che erano in grado di navigare senza carte o strumenti ma semplicemente tramite la conoscenza delle direzioni da percorrere.
Una società che non ha lasciato documenti scritti, che commerciava basandosi sul baratto, che riconosceva ruoli importantissimi alle donne in quanto gli uomini abili erano quasi costantemente in mare. Le donne si trovavano così ad avere la responsabilità della famiglia ma anche della gestione del vivere sociale e dell’agricoltura e produzione manifatturiera.
Abbiamo anche scoperto che nel 1432 un veneziano, Pietro Querini, si arenò nelle isole Lofoten. Era un mercante di vino, naufragato nei mari inglesi e andato alla deriva verso Nord. Con il suo equipaggio giunse in un mondo da lui così definito: “...primo girone del paradiso, a vergogna e disonore dei regni d’Italia. Le persone erano disponibile e innocenti, gli uomini pescavano e le donne andavano in sauna nude senza vergogna...”
Querini è il primo a lasciarci testimonianza scritta del trasporto dello stoccafisso su un traghetto dal villaggio verso Bergen.
Questo e molto altro ancora in un museo che ci ha veramente appassionato e che non ha nulla da invidiare ad altri più rinomati situati in grandi città.
Di fronte al museo un parcheggio tranquillo nel quale trascorrere anche la notte, visto che il giorno successivo ci attende il traghetto per le isole Lofoten.
Nel frattempo, dalla app sull’aurora boreale, continuano a giungerci avvisi sulle ottime probabilità di ammirare il fenomeno nella zona in cui ci troviamo…peccato che piova ed il cielo nuvoloso non permetta nemmeno di vedere il cielo! Speriamo cambi nei prossimi giorni…Baca lagi
Lofoten
8 Mei 2025, Norway ⋅ ☁️ 7 °C
Dopo avere girato in lungo e in largo le isole Lofoten, ci siamo fatti l’idea che, anche non avessimo visto nient’altro in questa nostra vacanza, il solo essere stati qui avrebbe valso i chilometri fatti!
Ci è dispiaciuto per il meteo, non proprio favorevole: primo giorno nuvoloso con pioggerellina altalenante, secondo giorno mezzo sole, terzo giorno diluvio che ci ha convinti a ripartire!
Avremmo voluto, ad esempio, partecipare ad un’escursione in mare per vedere cetacei e pulcinelle ma pioggia torrenziale e vento superiore alla media ce l’hanno impedito.
Comunque le Lofoten ci hanno regalato molto, e queste emozioni vogliamo conservare nella nostra memoria del cuore!
Arrivati la sera con il traghetto da Bodo, abbiamo sostato in libera in una piccola piazzola con altri camper.
Il giorno successivo prevedeva tempo incerto, pertanto ci siamo dedicati ad un primo giro esplorativo, visitando i paesi più particolari che popolano l’arcipelago. Le isole maggiori sono collegate da ponti o gallerie sottomarine, si può quindi percorrerle on the road.
Prima sosta ad “A”: circa 150 abitanti, dediti prevalentemente (come gran parte dei “lofotinger”) alla pesca e lavorazione dello stoccafisso, al quale hanno dedicato perfino un singolare museo.
“Se credi che lo spazio-tempo sia circolare, è la destinazione perfetta” -scrive il giornalista Romagnoli descrivendo A- “perché il nome del villaggio evoca un inizio ed una fine: A è l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese ed il paese si trova ad un capo estremo delle Lofoten, quello che le collega alla terraferma” (il primo o l’ultimo, a seconda della provenienza).
Ovviamente A detiene il record di uno dei paesi al mondo con il nome più corto ma non è l’unico: in Francia troviamo “Y” e negli Stati Federali di Micronesia “U”. Aggiungiamo un'ulteriore curiosità: poco distante da A si trova il villaggio di “Bo”!
Camminando fra le casette di legno su palafitte colorate di rosso ed i tralicci con appesi i merluzzi ad essiccare (numerosissimi su tutte le isole), siamo arrivati al Torrfissk Museum, purtroppo ancora chiuso (aprirà da giugno, periodo più turistico…). Ci è dispiaciuto perché avevamo letto che il titolare (che conosce anche un po’ l’italiano) faceva da guida con spiegazioni dettagliate ed aneddoti curiosi…
In compenso, proprio in mezzo alle abitazioni, una lepre artica (con il suo pelame bianco e grigio tipico della stagione della muta) ci ha attraversato la strada saltellando! Per niente spaventata, come chi si trova a casa sua… Snoopy, ovviamente, è impazzito!
Di A ricorderemo anche le migliori kanellbullar (girelle alla cannella) mangiate finora!
La nostra giornata è proseguita esplorando il territorio dell’arcipelago, con brevi ma numerosissime soste per le foto (ogni angolo ne “pretendeva” più di una…) e per visitare altri piccoli villaggi.
Le isole, di origine glaciale, sono antichissime e la loro natura appare aspra e selvaggia, quasi incontaminata, nonostante la presenza umana. Questo perché l’urbanizzazione non ha in sostanza modificato il territorio in modo stravolgente: sono stati costruiti ponti, gallerie, strade ma le abitazioni rispecchiano lo stile dei capanni di legno dei pescatori di un tempo. Anche qualche casa un po’ più ampia, di legno ( la maggioranza) o in mattoni, assomiglia nello stile e nei colori alle precedenti, in equilibrio con l’ambiente naturale.
Perfino un resort che abbiamo visitato a Nusfjord è stato realizzato ristrutturando e valorizzando l’originale paesino di pescatori: quelle che un tempo erano case e magazzini sono diventate così ostelli, negozi e ristoranti…bellissimo!
Percorrendo le Lofoten emerge anche il contrasto (che qui diviene incredibilmente armonia) fra il mare e la montagna: cime imponenti non tanto per l’altezza, quanto per la mole e per il colore scuro delle loro rocce che contrasta con le moltitudini di sfumature di azzurro (cielo e mare) e di verde in una natura che non soffre mai la mancanza di acqua…
Il giorno successivo, visto il meteo in miglioramento, abbiamo affrontato la granitica Svolvaergeita: montagna con due blocchi sulla cima dai quali poter ammirare fantastici panorami. L’arrampicata si preannunciava impegnativa, non tanto per la distanza (nemmeno un chilometro) quanto per il dislivello (circa 350 m) e si è rivelata impercorribile per noi a 250 metri dalla fine, quando il sentiero ricoperto di neve avrebbe richiesto i ramponi e nell’ultimo tratto si trasformava in una ferrata…
Soddisfatti comunque di avere portato a termine gran parte dell’impresa e soprattutto di potere ammirare il paesaggio da lassù!
Successivamente abbiamo visitato Henningsvaer, da alcune guide definita “la piccola Venezia del Nord”, da altri “il villaggio più bello dell’Arcipelago”.
Ci è piaciuta ma sinceramente riteniamo un po’ eccessivi i paragoni citati, anche se (complici il sole e la fortuna) proprio in questo ridente porticciolo sono riuscita a scattare una foto particolarmente carina…
Le guide suggerivano anche, a Vikten, una visita al laboratorio dei soffiatori di vetro. Ci siamo passati, trovandolo chiuso, ma non ne abbiamo sofferto (chi conosce Murano può farne a meno…).
Altri percorsi fra spiagge, fiordi e montagne ci hanno regalato panorami da cartolina (messi ancor più in evidenza dalla giornata luminosa) e nuovi incontri con lepri artiche, rapaci e oche selvatiche.
Tra le spiagge non dimenticheremo la bellissima Ramberg.
La sera ci siamo accampati presso una spiaggia, dove Snoopy ha potuto correre e giocare liberamente, protetti dalla montagna, vista la previsione di vento in aumento per la notte. Un bellissimo tramonto ci ha regalato altre luci e nuovi colori…in attesa di un’aurora boreale impossibile da vedere o per il cielo coperto o per eccesso di luce (il sole qui tramonta quasi a mezzanotte e sorge alle 3 del mattino senza mai un momento di buio!)
Abbiamo sperato fino all’ultimo in un errore delle previsioni meteo o che un cambiamento improvviso potesse concederci ancora un giorno di bel tempo in queste isole; così non è stato.
Felicissimi in ogni caso di essere arrivati fin qui per apprezzarle!
Si prosegue verso Nord!Baca lagi
Tromsø
14 Mei 2025, Norway ⋅ ⛅ 5 °C
Dalle isole Lofoten a Tromso non abbiamo fatto tutta una tirata, considerati i chilometri, il tipo di strada (tutta a tornanti) ed il meteo (prevalentemente piovoso…).
Una sosta a Evenskjer ci ha concesso una pausa, di fronte ad un porticciolo con una bella statua di un cormorano su un blocco di ghiaccio; qui abbiamo visitato una chiesa protestante in legno dagli interni tutti colorati e degustato per la prima volta salame di renna ed alce.
Purtroppo il carico di acqua potabile ha presentato problema (filtro sporco per contaminazione con terriccio…) perciò abbiamo deciso di fermarci il giorno dopo in campeggio, dove poter ripulire il serbatoio.
Il giorno successivo abbiamo visitato Tromso, la città più grande della Norvegia del Nord, nota anche come “la capitale dell’Artico” o “ la Parigi del Nord”.
Prima di superare il lungo ponte che collega la periferia al centro città, impossibile non notare la Cattedrale Artica (Ishavskatedralen). Edificio moderno (1965), uno dei simboli della città grazie alla sua particolare struttura ispirata ai paesaggi nordici. Gli 11 pannelli di cemento rivestiti in alluminio, situati su ciascun lato del tetto, ricordano vagamente la forma dei blocchi di ghiaccio marino che si scontrano tra loro o la punta di un iceberg (qualcuno scrive anche “una tenda Sami” …a noi non sembra…)
Appena lasciato il camper, diretti al centro storico, ci ha colpito una vera e propria colonia di gabbiani sul tetto di una casa: vari nidi uno vicino all’altro…
Il centro di Tromso ospita il più alto numero di case antiche in legno di tutta la Norvegia settentrionale. Lungo la via principale e pedonale si trovano gli edifici sopravvissuti prima alla Seconda Guerra Mondiale, poi all’incendio del 1969 che distrusse la città. La casa più datata risale al 1789, mentre il Municipio (che ha ospitato per oltre un secolo la stazione di polizia e la prigione) è del 1864. Ci sarebbe apparso come un centro storico piccolo e carino, se non fosse stato in parte deturpato dalle nuove costruzioni.
Alcuni edifici sono stati ristrutturati e rivalorizzati, dando loro una nuova vita pur mantenendone stile ed identità. Ad esempio il chiosco più antico della città (aperto come edicola dei giornali nel 1911) oggi è diventato un piccolo bar e l’ex cinematografo (1915) un pub… Anche l'Hard Rock Cafè e certi negozi hanno seguito questa linea. Fra questi però sono stati costruiti palazzi moderni (anche piuttosto brutti!) senza riguardo all’estetica ed alla cultura architettonica del territorio, con un effetto a nostro parere disarmonico.
La zona del porto ci ha fatto la stessa impressione: letteralmente sventrata da cantieri che stanno costruendo non sappiamo cosa…
Comprendiamo che, in un territorio con il clima così rigido per buona parte dell’anno, gli abitanti abbiano bisogno di spazi al coperto abbastanza capienti per assicurare a tutti una vita confortevole, ma almeno la parte storica della città poteva, a nostro avviso, essere maggiormente rispettata.
Percorrendo la via principale pedonale siamo passati anche di fronte alla Tromsø Domkirke, la cattedrale protestante più a Nord del Mondo. Sorge nel luogo in cui Re Haakon IV di Norvegia fece costruire, nel 1252, la prima chiesa di Tromso come cappella reale. A questa piccola chiesa ne sono succedute altre due, prima dell’attuale (che è del 1860).
Lungo la strada ci siamo concessi un po’ di shopping, in attesa che aprisse il
Polarmuseet, il Museo Polare di Tromso, che racconta la storia dell’Artico. L’edificio in cui è ospitato risale al 1830 ed è stato utilizzato come deposito doganale fino agli anni ’70.
Il museo è stato inaugurato il 18 Giugno 1978 in occasione del 50° anniversario del fatidico volo di Roald Amundsen a bordo del Latham 47, durante il quale il pilota perse la vita. Si era offerto volontario in una delle spedizioni dirette al salvataggio di Umberto Nobile e dell’equipaggio del dirigibile Italia che, colpito da una violenta tempesta, si era schiantato sul pack artico.
All’esterno: un monumento che ricorda il famoso l’esploratore e diversi arpioni e strumenti per la caccia alle balene e alle foche.
Al suo interno il museo ospita diverse sale che raccontano delle spedizioni di caccia alle isole Svalbard avvenute tra il XVII e il XX secolo. Queste prime spedizioni di caccia si concentrarono maggiormente sui trichechi, sulle foche e sulle renne, per poi passare anche alle balene. Il rapido declino della popolazione di trichechi, nel XX secolo spostò l’attenzione sulla caccia alle volpi artiche e agli orsi polari arrivando fino in Groenlandia per catturare i buoi muschiati.
Ci ha veramente impressionato la notizia che la caccia alla foca nel '700 (dopo soli 25 anni) ha dovuto sospendere l’attività per la scomparsa delle foche dalle coste norvegesi. La mostra di strumenti particolarmente cruenti e l’esposizione di foto che documentano le stragi di piccoli di foca attorno al 1970 non ci può certo fare ridurre il tutto ad una esposizione di un periodo passato ed in qualche modo legato alla cultura locale.Baca lagi
Alta
15 Mei 2025, Norway ⋅ ⛅ 6 °C
Da Tromso ad Alta, percorrendo la E6, visti i chilometri, abbiamo fatto una sosta “spezza-viaggio” ad Hatteng, in un’area molto carina in riva al fiordo, dove Snoopy si è divertito non poco… e dove abbiamo potuto notare i particolari chioschi da picnic per proteggersi dal clima freddo e ventoso tipico della zona. Un cartello precisava parecchi divieti (ad esempio: vietati la pesca ed i bagni perché qui i salmoni si riproducono…) alcuni espressi con velate minacce del tipo “vuoi perdere il tuo drone? Sappi che qui ti può venire sequestrato ed incorreresti anche in problemi legali…”
Comunque bella zona e bei panorami!
Ad Alta siamo arrivati in tarda mattinata, intenzionati a concentrarci sulle due principali attrazioni: la Cattedrale dell’Aurora Boreale ed il Museo con le incisioni rupestri di Hjemmeluft. Vista la difficoltà di parcheggio ed i tempi brevi della prima visita, Antonio e Snoopy mi hanno aspettato in camper.
Solitamente non apprezzo il fatto che si debba pagare per vedere i luoghi di culto (a mio parere l’offerta dovrebbe essere libera e spontanea) ma in questo caso ho fatto un’eccezione e devo dire che ne è valsa la pena perché ho vissuto un’esperienza “mistica”…
La Nordlyskatedralen è una vera e propria opera d’arte in ogni suo aspetto, ricca di simbologia spirituale non solo legata alla religione che pur rappresenta. Le sue forme ed i materiali utilizzati valorizzano il luogo in cui si trova e le sue caratteristiche naturali. L’edificio (di forma molto singolare) è ricoperto all’esterno con lastre di titanio per riflettere le luci del Nord (siamo in zona di Aurore Boreali e Soli di Mezzanotte…) ed all’interno la sua circolarità permette effetti luminosi ed acustici particolarissimi. Entrando, si accede passando sotto la torre (dove è appesa, in alto, la “scala di Giacobbe”, riferimento biblico) e ci si ritrova in un globo rotondo e luminoso, semplicissimo nell’arredamento, ma curato in ogni dettaglio.
La statua del Cristo, alta più di 4 metri è modellata in bronzo, in modo che dal basso verso l’alto la luminosità si intensifichi (e si modifichi cambiando angolazione). Il fonte battesimale è in marmo con 32 diverse sfumature di blu ed ha una conchiglia di vetro trasparente a raccogliere l’acqua. Il candeliere è una torre luminosa a spirale, l’organo conta ben 1800 canne…
Ero da sola, in perfetto silenzio, udivo il rumore dei miei passi, nonostante camminassi quasi in punta di piedi… In quel luogo, in quel momento, ho avvertito un profondo legame fra l’arte ed il divino…ed ho immaginato ulteriori emozioni nel sentire l’organo e il piano suonare…
Uscendo sono rientrata nella realtà, che non sempre è delle migliori…mi sono ritrovata in mezzo ai dintorni della Cattedrale: condomini già costruiti ed altri proprio ora in realizzazione, sempre più vicini all’edificio ed ho pensato: “La soffocheranno!”
Nel pomeriggio ci siamo trasferiti nella nostra zona sosta per la notte: dal mare alla montagna, ci siamo trovati in un bosco innevato. La stradina si inoltrava nella foresta e portava ad un lago ghiacciato; durante la passeggiata abbiamo notato diverse tracce di animali anche di grosse dimensioni ( linci? alci? orsi?)...non lo sapremo mai perché nessuno si è presentato all’appello. Ci sarebbe piaciuto avere una trappola fotografica (macchina che durante la notte cattura le immagini al passaggio degli animali) per scoprirlo… Forse ci penseremo per i viaggi futuri!
Il giorno successivo abbiamo visitato il museo di Alta (pure con Snoopy, ammesso nel percorso esterno). Anche qui le emozioni non sono mancate, sia per la quantità e qualità dei reperti esposti, conservati e restaurati alla perfezione, sia per il passaggio di una renna lungo la nostra camminata!
Il museo al suo interno espone alcune delle incisioni rupestri scoperte intorno agli anni ‘60-‘70 nella zona, oltre a diversi oggetti, documenti e testimonianze sulla vita e la cultura Sami. All’esterno propone un percorso che permette di ammirare molte altre incisioni e graffiti nel loro ambiente naturale. L’eccezionalità risiede nella quantità di figure (circa 6000) e nella qualità della loro conservazione. Le rocce all’esterno devono essere infatti costantemente difese dalle intemperie e restaurate perché il prezioso patrimonio non vada perduto. L’arte rupestre di Alta testimonia i vari aspetti della vita, della natura e delle attività della popolazione di cacciatori che hanno vissuto nel territorio artico nella preistoria. Rappresentano anche lo sviluppo dei simboli esistenti e dei riti praticati più di 7000 anni fa.
Ad Alta sono state trovate più incisioni che in ogni altra parte d’Europa: questo dimostra che era un luogo di ritrovo importante durante l’età della pietra, forse facente parte di un'area d’incontro più ampia, testimoniando che uomini, oggetti e conoscenze viaggiavano in diverse direzioni anche tantissimi anni fa.
Il sito è patrimonio dell’UNESCO e dobbiamo dire che è il più stupefacente sito preistorico da noi visitato finora.
Usciti dopo più di due ore, appagati di cultura, natura e sorprese (Snoopy ancora alla ricerca della renna che si aggirava a poca distanza…) abbiamo sbrigato le ultime incombenze prima di rimetterci in viaggio verso Capo Nord. Pausa pranzo alle 15… “Come in barca!” ci siamo detti…
Lungo la strada: paesaggi sempre più innevati, laghi ghiacciati che sembrano prati dalla quantità di neve che li ricopre, sfumature azzurre sugli sfondi che ricordano il mare e invece sono cielo o ghiacciai, ma soprattutto abitazioni che testimoniano una vita tanto diversa dalla nostra. Case letteralmente sommerse dalla neve, macchine o furgoni parcheggiati a bordo strada (nelle rientranze per le soste) e motoslitte in quantità (usate come mezzi di spostamento e collegamento) vicine ai luoghi abitati.
Ci siamo chiesti: “Ma chi può riuscire a vivere così, in questo ambiente?”
Ci siamo risposti: “Sicuramente i Sami!”
Un incrocio con un camionista (che non ha nemmeno accennato una frenata quando una renna gli ha attraversato la strada!) ci ha procurato una nuova seccatura non da poco: un sasso ha scheggiato il parabrezza e dovremo controllare l’andamento del danno con vibrazioni e gelo; per ora un adesivo con l'immagine di un troll e la copertura notturna speriamo facciano il loro lavoro. La renna invece, per niente turbata, si è fatta pure fotografare!
In serata abbiamo raggiunto un’area sosta a circa 100 km da Capo Nord, dove trascorreremo la prima notte di luce totale, senza tramonto.Baca lagi
Capo Nord e poi Finlandia
17 Mei 2025, Norway ⋅ ☁️ 4 °C
Gli ultimi 100 chilometri, che ci hanno finalmente portato a Capo Nord, evidenziano il repentino cambiamento del paesaggio da taiga a tundra ed anticipano in modo decisivo l’ambiente polare.
Incrociamo diversi camper (prevalentemente dei paesi del nord) in entrambe le direzioni e qualche “singolare avventuroso” in bicicletta o a piedi.
Attraversiamo il lungo tunnel che ci porta all’isola del Capo e, in pochi chilometri, siamo finalmente arrivati!
Cominciano quindi le foto di rito sotto il globo (ripetute più volte causa espressioni di freddo) … e poi ci si gusta il panorama grazie ad una bella giornata nuvolosa, con improvvisa spruzzata di neve, sole grigio...
ma almeno niente nebbia :))
Grande emozione guardando l’orizzonte: pensiamo che di fronte a noi c’è solo il mare (di Bering) e (proprio lì, in fondo in fondo) il Polo Nord.
Al lato sinistro scopriamo che ci sarebbe il vero capo più a nord...con un faro alla fine della stretta penisola. Al lato destro: Finlandia!
La visita al museo del Capo (da alcuni criticata per il costo) è stata da noi particolarmente apprezzata per il filmato sulla vita della popolazione locale (Sami) in relazione alle particolarità ed ai cambiamenti della natura durante le … 8 stagioni (qui ci sono ancora le mezze stagioni!)
All’interno del visitor centre mostre fotografiche sulla storia degli avvenimenti dal 1600 (quando si comincia a nominare Nordkapp sulle mappe) ad oggi.
All’esterno, oltre al famoso globo, un’opera realizzata da sette bambini del mondo e da un'artista (per la statua della madre con bambino) a testimonianza della cooperazione ed il monumento voluto da re Oscar II per affermare il confine della Norvegia.
Non essendo riusciti a vedere l’aurora boreale, per mancanza di buio, abbiamo atteso pazientemente per fotografare un timido sole di mezzanotte.
Leggendo le esperienze di diverse persone che (causa nebbia) non hanno potuto vedere assolutamente nulla... nonostante il cielo cupo, ci possiamo ritenere molto fortunati!!
Il giorno dopo, con calma (alle 7:30...) siamo ripartiti verso sud per attraversare il confine e risalire verso la cittadina a nord della Finlandia, Utsjoki, che presenta una densità di popolazione pari allo 0,25 abitanti per chilometro quadrato, di cui più della metà sono Sami. Il suo territorio é quindi caratterizzato da vaste aree selvagge e disabitate. Il villaggio si sviluppa lungo le sponde del fiume Tenojoki, famoso per l’alta concentrazione di salmoni e lungo il quale si possono ammirare scorci meravigliosi.
Facendo una riflessione su questo viaggio in Scandinavia, ci siamo detti: “Incredibilmente si riesce ad abituarsi anche alla infinita bellezza!"
Se non ci riconoscete nell’ultima foto è perché stiamo familiarizzando con le renne e con il loro mondo fantastico…
Siamo arrivati a Nordkapp il 17 (festa nazionale norvegese) …. viaggiando 17 giorni in marzo e 17 giorni in maggio … superstiziosi, numerologi e complottisti forse hanno qualcosa da dire :)))Baca lagi
Inari
19 Mei 2025, Finland ⋅ ☁️ 9 °C
Da Utsjoki ad Inari la strada ci ricorda quando guidavamo in altri paesi, dove incrociare altri veicoli era considerato un avvenimento (…)
Boschi, neve, laghi ghiacciati e, ogni tanto, qualche pernice bianca e renne... renne in quantità sul nostro percorso … e finalmente un giorno di sole!
Inari è la sede del parlamento Sami, di conseguenza qui tutto rappresenta la loro comunità.
Quasi ogni casa ha nel giardino una tenda; ci siamo chiesti se l'usanza venga conservata ad uso turistico ma non è così: in realtà rappresenta una loro distinzione, come l'abitudine di indossare almeno un oggetto che li identifichi (piccolo o grande, non importa: cappello, giacca, distintivo, ...).
Quando siamo giunti ad Inari, non ci eravamo accorti del cambio di fuso orario...fortunatamente, siamo arrivati giusto in tempo per visitare il museo Siida il cui scopo è quello di preservare e sostenere l’identità culturale dei Sami. Lo fa attraverso le raccolte di manufatti, reperti, abiti, racconti e foto conservate al suo interno. Il Museo si trova nell’area dove vissero i primi abitanti della Lapponia settentrionale; qui sono stati trovati reperti archeologici risalenti a circa 9.000 anni. Ha musei gemelli che documentano la cultura Sami in altri paesi nordici e in Russia; ci siamo così resi conto di essere a pochi chilometri dal suo confine!
Nel pomeriggio, cercando un posto dove sostare, abbiamo imboccato uno sterrato che ci ha portato in un bellissimo bosco. Qui Snoopy (che durante il resto dell’anno, sia in città che a caccia, è infastidito da due gocce di pioggia) ha invece molto apprezzato la neve alta, giocando a tuffarsi ed immergersi nei cumuli bianchi, proprio come il suo omonimo personaggio dei fumetti.
Per concludere la nostra ricerca della cultura Sami, siamo entrati in Sajos, il Centro Culturale Sami: il più grande centro congressi ed eventi nella Lapponia settentrionale.
Al suo interno si trovano il Parlamento Sami finlandese, un archivio musicale, una biblioteca Sami, alcune mostre ed un negozio di artigianato.
L’etnia Sami è uno dei mezzi usati dai governi scandinavi per promuovere il turismo (e leggevamo in alcuni social che questo genera nei Sami ostilità).
La vera questione è che in questo modo si sentono marionette di un atteggiamento che nasconde spesso interessi economici (estrazioni minerarie) che possono portare ad un isolamento della popolazione, come già successo in passato, per diverse etnie, in altre parti del mondo.
Una esposizione di immagini contrapposte (presentate in una serie di pannelli) ci ha fatto capire che richiedono rispetto per il LORO territorio, le LORO tradizioni e la LORO privacy,
I Sami vogliono anche essere riconosciuti come il popolo moderno che oggi sono (usano la motoslitta ed altri strumenti nella vita quotidiana e nel lavoro…) pur mantenendo il dovuto rispetto per la natura della Lapponia e per le loro antiche tradizioni.
Il giorno dopo, causa neve e previsioni pessime, abbiamo deciso di scendere verso sud alla ricerca del bel tempo perduto …Baca lagi
Tankavaara … alla ricerca dell’oro
20 Mei 2025, Finland ⋅ ☁️ 4 °C
Lasciata Inari, ci siamo diretti verso Rovaniemi, il paese dove si trova la casa di Babbo Natale…
Lungo il percorso innevato, i paesaggi magici della Lapponia ma poche possibilità di sosta: abbiamo capito che la stagione invernale offre l'occasione di praticare attività sulla neve (sci di fondo…) mentre quella estiva propone altri sport (assicurando la certezza di essere divorati dagli insetti, vista la quantità d’acqua…)
Essendo primavera, attraversiamo qualche centro in cui locali e servizi sono tutti chiusi… ma riusciamo comunque a scovare l’eccezione, che si dimostra interessante!
A Tankavaara si trova l’unico Museo internazionale dell’oro al mondo: il Gold Museum. Racconta storia e leggende (del passato e del presente) delle corse all’oro, con un approfondimento sulla Lapponia e la descrizione della tradizione dell’oro in oltre venti paesi nel mondo.
Un filmato spiega come viene estratto il prezioso metallo e in che modo viene lavorato producendo oggetti preziosi. Abbiamo capito che il lavoro del minatore di oggi non si discosta molto da quello del passato… (sia per quanto riguarda la tecnica, sia per la schiavitù che comporta in alcune parti del mondo).
In esposizione abbiamo visto attrezzi da lavoro ed oggetti di uso comune usati dai minatori, documenti originali sull’argomento ( concessioni, mappe…) e alcuni manufatti in oro.
Abbiamo scoperto che anche qui, come in altre parti del mondo, l’oro è ancora ricercato e vengono organizzate “spedizioni” dove chi partecipa può portare a casa ciò che trova (se è fortunato!…). Il museo in estate propone attività all’aperto in questo senso, dimostrando che anche gli adulti sognano e giocano come i bambini.
Nella sezione lappone ci hanno colpito alcuni oggetti, in particolare una “rudimentale” ma efficace scacchiera in legno,
In quella internazionale abbiamo visto gioielli molto particolari, la copia di una pentola di monete d’oro realmente trovata per caso da dei bambini (quella degli gnomi sotto l’arcobaleno?…) ed una slitta dei cercatori nel Klondike (per chi ha letto Topolino, ci ha fatto pensare a zio Paperone...)
Il museo ci è piaciuto e lo abbiamo trovato interessate ed unico nel suo genere.
Siamo ripartiti verso Rovaniemi, trovando una sosta in riva al lago, dove abbiamo visto (tirate a riva) saune galleggianti da utilizzare in estate.
Siamo proprio in Finlandia!Baca lagi
Rovaniemi
21 Mei 2025, Finland ⋅ ❄️ 2 °C
Siamo arrivati a Rovaniemi con l’idea di trascorrerci un paio di giorni per visitare sia il villaggio di Babbo Natale che la città.
Dopo la sosta in riva al lago, abbiamo nuovamente attraversato la linea del Circolo Polare Artico raggiungendo il Santa Claus Village con l’idea di ritrovarci in un ambiente festoso, simile ad altri parchi di divertimento.
Ci siamo ritrovati bambini ricchi di aspettative, sorridenti sotto l'ennesima nevicata, sognando un continuo Natale …
Purtroppo, fuori stagione natalizia, il tutto si riduce ad un insieme di negozi di souvenir (cari e di scarsa qualità), ad un Babbo Natale che cerca il contatto per le foto di rito (fingendo interesse per il Calcio Padova) e ad un ufficio postale con impiegati sonnolenti... Insomma: una vera delusione!
Abbiamo quindi visitato la città che, purtroppo, ci è apparsa triste e grigia (anche per la stagione che non ha ancora fatto sbocciare i fiori che vediamo nei depliant).
Curiosità: avremmo voluto vedere anche l’Hotel fatto di ghiaccio e neve … ma anche questo non è stato possibile per la stagione …
...o è troppo freddo … o è troppo caldo!Baca lagi
Oulu
22 Mei 2025, Finland ⋅ ☁️ 9 °C
Avevamo letto che Oulu è una città di cui è facile innamorarsi e, conoscendola, abbiamo trovato conferma.
In Finlandia è detta “la capitale del Nord”: è una città in rapida espansione tecnologica (Nokia e diverse moderne start up ne fanno la Silicon Walley della Finlandia), ha un’importante Università e sarà capitale europea della cultura nel 2026.
Ma è anche considerata la capitale finlandese della musica metal ed ospita in estate l’Air Guitar Word Championslips… in altre parole la sua popolazione ha uno stile di vita rilassato, ironico e creativo.
Si estende su più isole, alla foce del fiume Oulujoki ma è semplice da visitare; abbiamo trovato facilmente parcheggio ed abbiamo seguito un itinerario a piedi che ci ha permesso di apprezzarla nel migliore dei modi.
Nella grande Piazza del Mercato ci ha accolto la buffa statua di Toripollisi: un poliziotto cicciottello che sembra indicare la strada da percorrere per vedere i principali edifici del centro storico ed il grande parco.
Dopo avere curiosato dentro il mercato coperto, alla ricerca di qualche leccornia, siamo passati di fronte a due palazzi storici (che ospitano oggi il Municipio ed il Centro Culturale), raggiungendo la Cattedrale (con la sua caratteristica cupola); il circuito ci ha portato ad attraversare anche la zona residenziale più recente e ci siamo ritrovati in un bellissimo parco.
Qui ci ha colpito particolarmente la Mericoskien Kolatien (scala di risalita dei pesci): un canale artificiale di circa 750 metri, realizzato dopo la costruzione della diga per permettere ugualmente ai salmoni di risalire il fiume…i salmoni non c’erano perché (ovviamente!) siamo arrivati fuori stagione…ma abbiamo provato ad immaginarli e ci è sembrata un’idea geniale!
La sera un “tramonto” che ha tinto il cielo di rosso fuoco ci ha ricordato dove siamo…
Curiosità: Arrivando a Oulu da Rovaniemi, abbiamo incrociato un cartello stradale con direzione PISA…dopo un attimo di smarrimento ne abbiamo visto subito un altro con indicazione “II” (nome di un villaggio…) ed abbiamo avuto la conferma di essere nella giusta direzione…Baca lagi
Hailuoto
23 Mei 2025, Finland ⋅ ☁️ 8 °C
Se di Oulu conserveremo un piacevole ricordo, l’isola di Hailuoto ci resterà nel cuore!
Poco pubblicizzata dalle guide turistiche (fortunatamente…) e da noi scoperta quasi per caso, si è rivelata un vero paradiso, anche grazie al meteo finalmente favorevole.
Arrivati da Oulu con un piccolo traghetto incredibilmente gratuito (poi scopriremo perché…), abbiamo raggiunto il villaggio di pescatori di Marjaniemi.
Casette rosse, faro, una barca a vela, qualche abitante, qualche turista locale…Spiaggia libera incontaminata, suoni della natura…
Abbiamo poi capito che tanta pace e bellezza sono state difese con una saggia gestione del territorio: qui arrivano pochi turisti e per poco tempo (anche in alta stagione) perché il traghetto con precedenza ai residenti limita l’afflusso, con conseguenze positive per l’equilibrio fra locali ed ospiti.
Passeggiate lungo il mare e notte trascorsa con uccellini zampettanti sul tetto…
Il giorno successivo, approfittando del SOLE, ci siamo spostati di pochi chilometri per immergerci nel Parco Naturale di Hailuoto.
Abbiamo sostato in un’area attrezzata per picnic “responsabile” dove abbiamo potuto provare il drone, tentare di comunicare con un accogliente locale (un po’ a gesti, un po’ con un uso impacciato del traduttore automatico…visto che parlava solo finlandese…) ed assistere alla scampagnata di una numerosa famigliola con bambini…( che ha lasciato alla sua ripartenza tutto perfettamente in ordine…)
Verso sera, ritornato il silenzio interrotto solo dai rumori della natura, abbiamo scoperto a cosa serve la strana struttura in cemento presente sul prato: è detta Hailuoto Organum perché si tratta di un amplificatore di suoni.
Ci entriamo e ci spostiamo nelle sue tre cupole provando ad emettere voci e suoni: l'Organum li trasmette con tonalità diversa a seconda di infinite variabili… MAGIA!
Più tardi (qui c’è quasi sempre luce…) il cielo si tinge nuovamente di incredibili colori e noi curiosiamo in silenzio gli animali selvatici (leprotti e vari tipi di uccelli…) ed i loro “innocui predatori” (fotografi e amanti della natura che praticano bird watching…)
Il giorno dopo solo la pioggia in arrivo ci ha convinto a riprendere il traghetto per ritornare sulla terraferma.
Snoopy comincia ad apprezzare ancor più questa vacanza, visto che (oltre alle corse sulla spiaggia ed ai giochi con i legnetti) trova anche pernici e beccacce…Baca lagi
Kuhmo e Koli - parchi vicino alla Russia
26 Mei 2025, Finland ⋅ ☀️ 14 °C
La Finlandia continua a stupirci, questa volta con la regione dei laghi!
Dopo le emozioni vissute ad Hailuoto (mare, spiagge, tramonti, suoni, colori, animaletti selvatici e... l’horganum…) siamo arrivati al Friendship Park di Kuhmo.
Sosta in mezzo al bosco, vicino ad un torrente (indescrivibile per colori e dimensioni); una passerella permette di costeggiarlo ed osservarlo da sopra, ascoltando lo scorrere dell’acqua. Pesci che saltano, germani ed altri uccelli che si immergono e svolazzano…colori intensissimi! All’interno del parco vivono diversi animali selvatici, fra cui anche gli orsi. Non li abbiamo incontrati…ci sarebbe piaciuto vederli, magari da lontano, ma il tour guidato prevedeva una notte di appostamento (senza alcuna garanzia, ovviamente…). Abbiamo invece incrociato un turista finlandese, ciarliero e nerd che, senza invadenza, ha insistito per comunicare con noi.
Siamo a pochi chilometri dal confine russo e non ce ne rendiamo conto!
Splende il sole e anche le temperature si stanno alzando.
Il Parco Nazionale di Koli è stata un’altra incredibile scoperta!
Sosta anche qui nel bosco, con “spiaggetta privata” su un lago così grande da sembrare un mare. Snoopy apprezza e tenta dei bagni, nonostante la temperatura dell’acqua… Due percorsi a piedi: uno nei dintorni del camper, l’altro per esplorare la “foresta incantata”.
Nel bosco dove sostiamo vi sono alcune abitazioni di villeggianti, in prevalenza locali. Scopriamo che è possibile affittare un cottage per trascorrere qui le vacanze… Massima fiducia nei confronti del prossimo: attrezzi e oggetti personali lasciati fuori dalle porte, sentieri accessibili anche se portano a case private, una serie di scatoloni con alberelli da piantare (destinati ad una scuola materna) depositati in attesa di essere prelevati… Alcuni cartelli segnalano ogni tanto la presenza di telecamere o strade private, ma sono un’eccezione e ci sembra corretto non essere invadenti.
La foresta di Koli, invece, si trova in collina (considerata un monte perché è la vetta più alta della zona: meno di 400 metri!). Noi, ormai “alpinisti esperti”, l’abbiamo scalata! Dalla cima: panorama fantastico sull’immenso lago costellato di isole.
Ci troviamo nella regione dei laghi: in Finlandia ce ne sono circa 188.000; la densità di laghi in quest'area è fra le più alte al mondo; molti di loro sono collegati da fiumi o canali e si possono navigare fino al mare. Guardando la cartina c’è più acqua che terraferma!
La foresta di Koli è famosa anche per le sue leggende: sacrifici di oggetti (preziosi e non) ad elfi e troll per ottenere i loro favori (negli antichi scritti si favoleggia perfino su sacrifici umani...)
Oltre alle favole sulla foresta, i suoi paesaggi hanno ispirato in passato diversi artisti: musicisti, pittori, poeti… In particolare Eero Jarnefelt (pittore finlandese realista e simbolista) ha dipinto diversi quadri ritraendo alberi strani, scorci e panorami di questo ambiente. Camminando abbiamo cercato di scoprire quali…
La sera: cena speciale, con vista lago, per festeggiare il nostro 47º anniversario.
Nel frattempo, a Padova, una coppia per noi molto importante si sposa… la data non verrà dimenticata!Baca lagi
Savonlinna
29 Mei 2025, Finland ⋅ 🌧 14 °C
Percorrendo una suggestiva strada panoramica lungo il lago — ancora una volta sotto la pioggia — siamo arrivati a Savonlinna.
Le guide promettevano scenari fantastici e non mentivano. Solo che ormai ci stiamo quasi abituando alle meraviglie della natura finlandese… e vorremmo poterle apprezzare, almeno ogni tanto, anche con un po’ di sole!
Abbiamo trovato sosta proprio vicino al centro e, con una breve passeggiata abbiamo raggiunto il parco in riva al lago.
Il castello, che visiteremo il giorno successivo, si riflette maestoso nell’acqua.
Al molo è ormeggiata una nave, il suo nome ci fa sorridere: Salama (in finlandese significa "fulmine").
Poco più in là notiamo una houseboat, che ci ricorda una vacanza in Irlanda nel 2012. La forma era diversa, certo, e non era dotata — come questa — di sauna galleggiante al seguito. Ma anche allora… pioveva spesso!
Nel parco scorgiamo anche una lussuosissima casetta per uccellini: una riproduzione in miniatura di una bella residenza, attualmente in fase di ristrutturazione.
Un gabbiano particolarmente aggressivo e il ritorno della pioggia ci convincono a rientrare in camper.
Il giorno seguente apprezziamo nuovamente il parco (litigando ancora una volta con il solito gabbiano…) ed entriamo nel castello di Olavinlinna.
Gli interni sono visitabili solo con guida — scelta più che sensata, visto il percorso labirintico tra torri strette e rampe senza appigli.
Spiegazioni in finlandese...per fortuna viene fornita anche una traduzione cartacea in italiano che ci permette di seguire il tutto con piacere.
Il castello fu costruito nel 1475, in una zona allora scarsamente abitata, per difendere la regione della Savonia dall’espansione russa.
Dedicato a San Olaf, re norvegese medievale (che abbiamo già incontrato in questo viaggio), è una delle poche fortezze medievali in pietra ancora esistenti nei Paesi nordici.
Sorge su un’isola rocciosa nel lago Saimaa e presenta torri cilindriche e mura massicce, progettate per resistere anche agli attacchi con armi da fuoco.
Nel corso della sua storia, Olavinlinna è stata a lungo contesa tra il Regno di Svezia e l’Impero Russo.
Passò alla Russia nel 1743, diventò in seguito una prigione e solo dopo l’indipendenza della Finlandia, nel 1917, è stata trasformata in attrazione turistica.
Come molti castelli, anche questo si dice ospiti il suo fantasma: una dama bianca, una giovane donna imprigionata e punita per tradimento.
Noi di spettri non ne abbiamo visti — solo molti gabbiani (con nidi) decisamente poco ospitali!
Di Savonlinna non dimenticheremo neppure i volti dei suoi abitanti, con tratti visibilmente russi.
Del resto, siamo a poco più di 200 km da San Pietroburgo.Baca lagi
Tampere
31 Mei 2025, Finland ⋅ 🌬 10 °C
Lasciata Savonlinna, ci siamo diretti verso Tampere.
Eravamo alla ricerca di acqua potabile e, paradossalmente, proprio in uno dei Paesi europei più ricchi d’acqua, trovarla non è stato affatto semplice.
L’acqua qui è ottima, certo, ma spesso l’unico punto di approvvigionamento disponibile è presso le stazioni di servizio… dove l’igiene lascia un po’ a desiderare.
Così abbiamo fatto una sosta non prevista a Mikkeli, dove (casualmente) ci siamo ritrovati a trascorrere la notte accanto ad un sito funerario medievale risalente all’XI-XIII secolo. Atmosfera decisamente suggestiva.
Il giorno seguente, arrivati a Tampere, abbiamo molto apprezzato la sua architettura industriale, nonostante la giornata fosse grigia e ventosa.
Purtroppo la cattedrale era già chiusa, quindi ci siamo dovuti accontentare di qualche immagine di repertorio dei suoi affreschi che meritano davvero una menzione: singolari ed a tratti inquietanti, sono opera del pittore finlandese simbolista Hugo Simberg.
Alla ricerca di un po’ di street food per assaggiare la mustamakkara (la tipica salsiccia di sangue di Tampere), abbiamo tristemente scoperto che di sabato sera… qui è tutto chiuso!Baca lagi
Rauma e Parco Reila
1 Jun 2025, Finland ⋅ ☀️ 17 °C
Rauma ci è piaciuta davvero tanto. Complice una splendida giornata di sole, abbiamo girovagato tra le caratteristiche abitazioni in legno del centro storico, (Vanha Rauma), patrimonio UNESCO.
Fondata come borgo attorno ad un monastero francescano, ottenne lo statuto di città nel 1442. Fu poi quasi completamente distrutta da un incendio nel 1682, ma rinacque nel XVIII secolo grazie al porto ed ai suoi cantieri navali.
Nel 1800 vantava addirittura la più grande flotta a vela della Finlandia.
Qui ogni casa ha un suo nome, ispirato a chi ci abitava o alla sua professione. Avevamo letto della curiosa abitudine di esporre animaletti alle finestre, li abbiamo cercati e ne abbiamo trovati alcuni.
Un tempo servivano ad indicare se il marinaio si trovava in casa (muso del cagnolino rivolto verso l’interno) o imbarcato (cagnolino che guarda fuori).
Le malelingue raccontano che fosse in realtà un segnale per gli amanti: per capire se "il porto era libero e potevano approdarvi"...
Curiosità: a Rauma si tiene il torneo annuale del merletto.
Dopo un gustoso brunch, ci siamo spostati nel Parco naturale di Reila, dove ci siamo goduti una giornata di totale relax tra sole, mare e passeggiate nel bosco.
Avremmo voluto fermarci più a lungo ma, il giorno successivo, un improvviso acquazzone ha letteralmente allagato la nostra area sosta… convincendoci a rimetterci in marcia.Baca lagi
Fiskars e Billnäs
2 Jun 2025, Finland ⋅ ☁️ 12 °C
Rincorrendo il sole, siamo arrivati al Fiskars Village, uno dei villaggi storici più affascinanti della Finlandia.
Nel 1649 una compagnia tedesca, specializzata nella lavorazione del ferro e del rame, si insediò in questa zona costruendo industrie siderurgiche e abitazioni per i lavoratori, il tutto immerso in un contesto naturale davvero suggestivo.
Oggi quegli impianti e quelle case sono stati ristrutturati con cura e ospitano laboratori artigianali, ristoranti e hotel circondati dal verde. Abbiamo passeggiato tra casette rosse in legno e strutture in mattoni, apprezzando ancora una volta l’architettura industriale sapientemente riqualificata.
Per completare l’itinerario, ci siamo spostati di pochi chilometri fino a Billnäs, dove abbiamo visitato una mostra dedicata alla storia del lavoro nelle ferriere. Anche qui gli edifici (che un tempo erano fabbriche) sono stati trasformati in graziosi hotel e locali accoglienti.
Non poteva mancare una dolce conclusione: ci siamo fermati alla Fiskars Chocolate Factory per una degustazione… e, sì, forse abbiamo un po’ esagerato con assaggi ed acquisti!
Abbiamo poi trascorso la notte in sosta libera in una tranquilla area verde in riva al fiume. Da un lato un’antica abitazione in pietra, dall’altro una fish ladder (una scala artificiale per facilitare la risalita dei salmoni).
Il tramonto, con il dolce sottofondo dell’acqua che scorre, è stato il finale perfetto di una soddisfacente giornata.Baca lagi
Helsinki: ultima tappa della Scandinavia
3 Jun 2025, Finland ⋅ ☀️ 17 °C
Ultima tappa in Finlandia: la capitale.
Abbiamo visitato Helsinki in una splendida giornata di sole, con temperature gradevoli, anche se avevamo sempre con noi la giacca contro il vento...
Per evitare lo stress della guida nel traffico e della ricerca infinita di parcheggio, abbiamo scelto una comoda sosta in campeggio. Con bus e metropolitana, ci siamo ritrovati in pieno centro in pochi minuti.
La città ci è apparsa subito moderna, pulita e rilassante.
Non avevamo in programma visite a musei, quindi ci siamo dedicati a passeggiate lungo il porto ed abbiamo girovagato per le vie del centro seguendo un nostro particolare itinerario: "il giro delle quattro chiese".
Una sosta al porto ci ha permesso di gustare un ottimo street food finlandese al mercato scoperto di Kauppatori. Poi ci siamo incamminati verso la Piazza del Senato, attraversando le vie principali, dove grattacieli moderni e palazzi storici si alternano in armonia.
Le chiese che abbiamo scelto di visitare sono molto diverse tra loro:
La Cattedrale di Helsinki - Protestante, in stile neoclassico, è uno dei simboli della città. Conosciuta anche come "la chiesa bianca", domina la Piazza del Senato dall’alto della sua scenografica scalinata. La facciata era in restauro, ma dal retro siamo riusciti comunque ad ammirare l'eleganza dell'edificio, con i suoi colonnati e le sue cupole verdi. Fu progettato da Carl Ludvig Engel, che si ispirò al Pantheon di Parigi.
La Cattedrale ortodossa Uspenski - Sorge su una collina rocciosa nei pressi del porto. Costruita in mattoni rossi, con cupole dorate, è un chiaro richiamo all’architettura russa. L’interno, molto ricco e sfarzoso, ci è sembrato forse un po’ eccessivo per un luogo di culto, ma è sicuramente impressionante.
La Cappella del Silenzio – Situata proprio nel punto più trafficato del centro, nel quartiere di Kamppi, è una struttura moderna e minimalista in abete rosso. L’interno, spoglio e privo di simboli religiosi, è pensato come rifugio aperto a tutti, a prescindere dalla fede. Una vera oasi di pace urbana.
La Chiesa nella Roccia – Forse la più affascinante: scavata direttamente nella roccia ed illuminata da un’enorme cupola in rame. Al nostro arrivo una musica dolce in sottofondo ha reso l’atmosfera quasi mistica. Un capolavoro che concilia armoniosamente architettura e spiritualità.
Dopo le visite, ci siamo concessi una sosta in un bar per un espresso ed un cappuccino VERI — che qui sono quasi una rarità — e poi siamo rientrati in camper.
Alla fine ci siamo resi conto di aver camminato per oltre 10 chilometri… e persino Snoopy, in metropolitana, mostrava evidenti segni di stanchezza!
Il 5 giugno, dopo un giorno di siesta in campeggio prendiamo il traghetto per Tallinn in Estonia e lasciamo la ScandinaviaBaca lagi
Tallinn .. e siamo in Estonia
5 Jun 2025, Estonia ⋅ ☁️ 20 °C
Tallinn è la capitale dell'Estonia; centro culturale del Paese, è caratterizzata da un nucleo storico fortificato con stradine di ciottoli, al cui interno si trovano caffè e negozi. Qui sorge anche la torre difensiva del XV secolo.
La storia di Tallinn inizia poco dopo il primo millennio, epoca a cui risalgono le prime testimonianze storiche tuttora visibili: è in questo periodo che nell’area di Toompea viene costruito un castello con il ruolo di fortezza difensiva. In seguito, la cittadina viene annessa nel Regno di Danimarca, rimanendone parte fino alla metà del 1300 circa ed entrando a far parte della Lega Anseatica grazie all’eccellente posizione del porto, favorevole agli scambi commerciali. Successivamente, Tallinn passa sotto il dominio svedese fino al 1710, quando la conquista da parte di Pietro il Grande la ingloba nella Russia imperiale, ed è durante il dominio zarista che la città si sviluppa, raggiungendo una notevole importanza. Nel 1918 viene proclamata la repubblica indipendente dell’Estonia, con Tallinn capitale. Dopo la seconda guerra mondiale il territorio estone viene ceduto all’Unione Sovietica, di cui farà parte fino al 1991, anno in cui torna ad essere una repubblica indipendente e democratica.
La nostra passeggiata nel cuore storico della città ci ha permesso di apprezzarla veramente, grazie alla bella giornata di sole ed alla presenza di un turismo discreto.
Visitando le ex prigioni del KGB abbiamo avuto una testimonianza importante della Tallin sovietica, mentre il Passaggio di Santa Caterina ci ha offerto una serie di memorie storiche attraverso il suo calpestio.
Giunti nella piazza principale, dove si distingue il municipio gotico (XIII sec), avremmo voluto salire sulla sua torre (64 metri, dai quali avremmo potuto ammirare il panorama circostante) ma stava chiudendo... una lugubre figura vestita di nero (guardiano della torre) che si aggirava nei pressi della sua porta ci ha sbarrato l'accesso trasportandoci per un attimo nella Tallin medievale...
Passando di fronte all'ambasciata russa, una manifestazione contro la guerra in Ucraina ci ha riportato alla Tallin dei nostri giorni e ci siamo quindi fermati in un bar dove, all'incrocio di due vie sotto un pergolato, abbiamo degustato un'ottima birra estone.Baca lagi
Lahemaa National Park
6 Jun 2025, Estonia ⋅ ☁️ 16 °C
Superato il cartello che preannuncia l'ingresso nel Lahemaa National Park, una volpe ci attraversa la strada con la sua preda in bocca... Avevamo letto che l'ambiente ospita numerosi animali selvatici e non rimarremo delusi...
"Lahemaa" significa "Terra delle Baie" per via delle numerose insenature marine presenti. Troviamo sosta gratuita in un porticciolo, nei pressi di un ottimo ristorante dove degusteremo la Sakuska (portata di antipasti misti).
Le nostre passeggiate in riva al mar Baltico ci permettono di osservare tantissimi cigni selvatici ed altri uccelli marini. Durante le camminate nel bosco individuiamo tracce della fauna locale (orme di zampe, ciuffi di pelo...)
Percorrendo poi alcune strade sterrate con il camper, attraversiamo un bel resort immerso nella natura ed abbiamo occasione di scorgere sui pali della luce innumerevoli nidi di cicogne...Baca lagi
Tartu
7 Jun 2025, Estonia ⋅ ☁️ 15 °C
Seconda per grandezza tra le città dell’Estonia, Tartu si trova nell’area meridionale del paese e si affaccia sul fiume Emajõgo.
Con una lunga storia che si perde nell’epoca ancora precedente all’anno 1000, la città possiede un centro storico di grande bellezza, rappresentando da sempre il cuore intellettuale e culturale dell’Estonia.
La sua particolarità è quella di essere popolata in gran parte da studenti, grazie all'antica Università, istituita nel 1632 dal sovrano svedese Gustavo Adolfo.
Una breve passeggiata lungo il fiume ci ha permesso di raggiungere il centro storico, dove si trovano la maggior parte dei palazzi settecenteschi.
Nella piazza principale spicca il Municipio (1780) che si distingue per la caratteristica torre e l’eleganza del suo colore rosa.
Altro edificio singolare è quello che ospita il Museo d’Arte di Tartu, ubicato nell’ex residenza privata del colonnello Barclays de Tolly. Il palazzo, costruito nel 1819 sui resti delle vecchie mura cittadine, si riconosce per la struttura vistosamente inclinata: la pendenza è dovuta soprattutto al cedimento della riva del fiume, su cui sorge tutta la città vecchia, a causa delle variazioni di livello dell’acqua sotterranea. Oggetto di vari restauri, ha comunque mantenuto una pendenza leggermente superiore a quella della Torre di Pisa.
Non abbiamo potuto fare a meno di notarlo...
Passeggiando per le strade di Tartu, si incontrano anche numerose statue, interessanti e curiose. Di fronte al Municipio abbiamo visto la Fontana degli amanti, simbolo della città: una giovane coppia intenta a baciarsi sotto l'ombrello in una giornata di pioggia. Accanto al Café Wilde, invece, Oscar Wilde e lo scrittore estone Eduard Vilde sono seduti su una panchina: curiosamente, i due letterati nella realtà non si sono mai incontrati...Baca lagi
Strenci: Gaujaes National Park
7 Jun 2025, Latvia ⋅ ☁️ 20 °C
Il Parco Nazionale del Gauja in Lettonia è noto per la sua bellezza naturale, le gole del fiume Gauja e le ricche tradizioni culturali della regione di Vidzeme. Tra le usanze più caratteristiche vi è quella degli zatterieri.
La tradizione dello zatteriere risale a secoli fa, quando il trasporto fluviale era un modo essenziale per spostare legname, merci e persone.
Il fiume Gauja era una via molto importante tra l’entroterra lettone e il Golfo di Riga. Le zattere di tronchi venivano costruite a monte e condotte lungo il fiume verso i centri di commercio o i porti.
Il mestiere era duro e pericoloso: lo zatteriere doveva controllare un’imbarcazione priva di motore lungo rapide, curve strette e correnti imprevedibili. Le zattere erano guidate con lunghi remi o pali, spesso a rischio della vita. Il viaggio era anche un momento sociale: gli zatterieri avevano canti, rituali, cibo tradizionale e leggende legate al fiume ed alla foresta.
Il mestiere è diventato pertanto parte del patrimonio culturale immateriale della Lettonia. In diversi villaggi lungo il Gauja la tradizione degli zatterieri viene celebrata con eventi culturali, ricostruzioni storiche e persino gite su zattere ricostruite per i turisti. Alcuni festival locali includono sfilate in costume e dimostrazioni di costruzione delle zattere.
La nostra sosta, in una radura nei pressi del fiume, ci ha permesso di percorrere un sentiero costellato di statue (scolpite in legno) che rappresentano la storia degli zatterieri, i loro mezzi e strumenti da lavoro, la vita nella natura, gli animali e le figure fantastiche del bosco...la passeggiata ci ha portato ad un anfiteatro moderno (anche questo realizzato in legno) proprio in mezzo alla foresta...ci siamo immaginati, con stupore ed emozione, concerti e rappresentazioni teatrali in uno scenario così inusuale...
Uno splendido arcobaleno, lungo la strada verso Riga, è stato l'ennesimo regalo della natura in una giornata così ricca di sorprese!Baca lagi



































































































































































































































































