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Turchia e Grecia

Diari di viaggio per conservare nel tempo le emozioni vissute Lue lisää
  • Relax in riva al Mar Nero

    30. maaliskuuta, Turkki ⋅ ⛅ 10 °C

    Oggi, approfittando della bella giornata di sole, abbiamo lasciato la città e ci siamo diretti verso una riserva naturale lungo costa. Una breve sosta a Capo Hamsilos, il tempo di una passeggiata, di qualche foto e di offrire la merenda ad uno dei tanti gatti…e poi di nuovo on the road verso Saraycik plaji, dove abbiamo deciso di sostare.
    Prati verdi, sui quali Snoopy può correre a volontà e giocare con la palla, qualche volo del drone per fare anche foto dall’alto al bellissimo paesaggio, mucche al pascolo in lontananza, solo il piacevole rumore delle onde del mare… zero umani, zero abitazioni, relax al 100%!
    La temperatura ci permette anche di tirar fuori tavolino e sedie a sdraio e di pranzare all’aria aperta in natura (prima volta in questa vacanza!)
    Nel pomeriggio ci siamo trovati circondati dalle pecore! Con pastore e cane pastore che si sono adagiati a riposare sul prato…
    Verso sera ci siamo spostati per non trascorrere la notte in un luogo così isolato ed abbiamo raggiunto il porticciolo.
    Durante la notte però un cane randagio ha deciso che il nostro parcheggio non gli andava bene: ha iniziato ad abbaiare ininterrottamente costringendoci a cambiare di nuovo. Non appena ci siamo mossi ha iniziato a rincorrerci abbaiando (riusciva a starci dietro a 40 all’ora!)… Abbiamo dovuto aspettare che si fermasse per “fuggire di corsa” e trovare riparo in un altro parcheggio del porto. Ci ha comunque raggiunto, dopo un po’ ha smesso di abbaiare, ha passato la notte al nostro fianco sotto la pioggia e stamattina ce lo siamo ritrovato di nuovo! Forse non voleva cacciarci ma desiderava essere adottato… visto come se la passa il nostro Snoopy!!!
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  • Amasra: l’antica Sesamo

    2. huhtikuuta, Turkki ⋅ 🌧 12 °C

    Due giorni fa: tappa di trasferimento attraverso strade lungomare e sentieri di montagna… Abbiamo dovuto fare due deviazioni: una per non imbarcarci in un percorso che veniva definito “più adatto ai cani ed alle tartarughe che ai mezzi umani”… ed un’altra per evitare una chiusura stradale per lavori in corso… Ci siamo arrampicati su sterrati montani che ci hanno ricordato le Canarie ma con il nostro potente 4x4 ce l’abbiamo fatta! Arrivati a Karaman, in un mini-camping in riva al mare, che deve ancora aprire ma ci ha ospitati ugualmente, ci siamo fermati per la notte. Qui abbiamo trovato la solita colonia di gatti fra i quali una mammina che aveva appena partorito.
    Visto il meteo in miglioramento ed il luogo veramente gradevole ci siamo trattenuti un altro giorno, godendoci il sole ed il mare. Peccato non sia ancora stagione di bagni! L’acqua azzurra e limpidissima faceva venire proprio la voglia di un tuffo!

    Oggi abbiamo visitato Amasra.

    Anticamente Amasra era nota come Sesamo; citata da Omero nell’Iliade, fu colonizzata nel VI secolo a.C. dai milesi.
    Il suo nome attuale lo deve alla principessa Amasris, appartenente alla corte di Alessandro Magno, che dopo la morte del marito fu reggente per un periodo, finché non venne assassinata dal figlio.
    La città ebbe nei secoli diversi sovrani fino a quando cadde sotto il dominio genovese prima ed ottomano poi.
    I bizantini consideravano Amasra parte del regno del Ponto, ma cedettero il porto in concessione ai genovesi come stazione di scambio commerciale dal 1270 fino al 1460, quando Mehmet il Conquistatore entrò in città senza bisogno di combattere.
    Sotto il dominio ottomano, Amasra perse la sua importanza commerciale in favore di altri porti sul Mar Nero.

    Siamo rimasti un po’ delusi dalla nostra visita alla città. Difficilissimo trovare parcheggio e, quando finalmente ci siamo riusciti, per un’ora hanno preteso il pagamento dell’intera giornata… Gradevole il porto, della fortezza restano alcune parti delle mura, il museo è carino ma non da giustificare un viaggio…
    La giornata di pioggia sicuramente non ci ha permesso di apprezzare appieno i panorami che comunque dall’alto sono molto belli.

    Alla ricerca del sole, nel pomeriggio, abbiamo trovato sosta libera in riva al mare…
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  • Verso Istambul: tappa a Riva

    3. huhtikuuta, Turkki ⋅ ☁️ 14 °C

    Oggi altra tappa di trasferimento, sempre in fuga dalla pioggia (tutta la notte diluvio universale!) verso Istambul dove arriveremo domani.
    Alla ricerca del sole e del mare ci siamo imbarcati in uno sterrato a dir poco “impegnativo” che ha messo a dura prova il sangue freddo del nostro autista…
    Nel primo tratto buche simili a voragini che rischiavano di farci cappottare, poi fango argilloso che ci ha fatto temere l’impantanamento …ne siamo usciti indenni ma abbiamo deciso di cambiare destinazione: una spiaggia presso il paese di Riva (entrata del Bosforo lato Est) probabilmente un po’ meno bella ma più sicura.

    Proprio di fronte a noi i resti della fortezza (Riva Kalesi): costruita durante l’impero Bizantino, serviva a controllare la costa del Mar Nero ed a proteggere l’ingresso verso il Bosforo; fu utilizzata successivamente anche dagli Ottomani.

    Due corse sulla spiaggia per Snoopy, una passeggiata in paese, spesa e un caffè turco al bar per noi…
    Qui trascorreremo la notte e domani in mattinata ci presenteremo puntuali all’appuntamento con Tugce, la ragazza di Flavio, che non vediamo l’ora di conoscere!
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  • Appuntamento al castello

    4. huhtikuuta, Turkki ⋅ ☁️ 12 °C

    Oggi abbiamo conosciuto Tugce, la ragazza di Flavio, ed è stato anche per noi “amore a prima vista”. Ci ha dato appuntamento in un luogo molto particolare: il castello di Yoros.

    Arroccato sulle colline dove il Bosforo si apre sul Mar Nero, il Castello di Yoros è testimone di una storia che va dall'epoca bizantina ai giorni nostri. Per secoli è stato utilizzato sia per la difesa che per il controllo del traffico marittimo. Oggi ci restano le sue rovine ma il panorama dall’alto è spettacolare: da un lato l'azzurro del Mar Nero e dall'altro le eleganti curve del Bosforo.
    Arrivando al castello si notano immediatamente le sue due imponenti torri, che si ergono maestose. Sulla parete esterna di una di queste torri spicca uno stemma. Incuriositi dalla sua storia, abbiamo trovato informazioni al riguardo.
    Al centro dello stemma si trova una croce.
    La corona semicircolare che circonda la croce simboleggia la vittoria e l'eternità.
    Ai vertici della croce sono presenti delle lettere greche. Sono visibili simboli come "Φ", "Χ", "Π". Queste lettere sono abbreviazioni di espressioni come "la luce di Gesù “. I maestri romani d'Oriente che lavorarono la pietra conferirono sacralità al castello con questo simbolo.
    Anni fa questo emblema fu rubato. Alcuni visitatori notarono la mancanza e avvisarono le autorità. Dopo una ricerca, i funzionari ritrovarono la pietra sepolta in un fienile a Beykoz. Le autorità presero in custodia la pietra e la restaurarono.

    Tornando al nostro appuntamento possiamo dire di avere trascorso delle ore veramente piacevoli con Tugce, visitando assieme il castello e degustando, in un ristorantino con vista sul Bosforo, un’abbondante porzione di manti fritti. A proposito di questo piatto avevamo dei preconcetti (riguardanti il fritto) ma alla fine ci ha conquistato! 😋
    Peccato per la nebbia che ha in parte coperto il bellissimo panorama…
    I saluti sono stati un “arrivederci in Italia”, visto che Tugce e Flavio hanno programmato di ritrovarsi il prossimo Giugno da noi nelle Marche.

    Nuovamente on the road, abbiamo attraversato uno dei ponti sul Bosforo e ci siamo immersi nel caotico traffico di Istambul, che visiteremo da domani.
    La nostra sosta: un ruspante campeggio, con abbondanza di oche e galline, qualche gatto ed un cane femmina che non sembra essere il tipo giusto per Snoopy (che si sente importunato 😂)
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  • Pasqua e Pasquetta ad Istambul

    5. huhtikuuta, Turkki ⋅ ☁️ 11 °C

    La mattina del primo giorno un taxi ci ha portato in centro, proprio in piazza Sultanahmet (l’antico Ippodromo di Costantinopoli) dove abbiamo ammirato la grande Moschea Blu che abbiamo visitato subito, prima che ci fossero troppi turisti.
    Quasi tutte le superfici interne di questa imponente moschea sono rivestite di ceramiche.
    Le piastrelle (in cui predominano i colori blu e verde, ai quali la moschea deve il suo nome) formano oltre ventimila pannelli decorativi. L'ambiente interno, grazie alle 260 finestre, risulta luminosissimo.
    Ci ha colpito la grandezza degli spazi ed il fatto che in, qualunque parte dell’interno ci si trovi, si può avere la completa visuale dell’ambiente nel suo complesso.
    Anche l’esterno, pur essendo imponente, con le sue numerose cupole ed i suoi 6 minareti, appare molto leggero ed elegante.
    Nella piazza, tre obelischi:
    - Obelisco di Teodosio: vero obelisco egizio, fatto costruire dal faraone Thutmose III, fu portato a Costantinopoli dall’imperatore Teodosio I nel IV secolo;
    - Colonna Serpentina: non è un obelisco classico ma una colonna in bronzo a forma di serpenti intrecciati, proviene dal santuario di Delfi in Grecia;
    - Obelisco Murato (detto anche Obelisco di Costantino) è una struttura in pietra, oggi senza rivestimento originale.
    Di fronte alla Moschea: il Museo di Santa Sofia, che abbiamo visitato successivamente.
    Inutile dire che, complice la bella giornata, è stato piacevole percorrere la grande piazza, quasi deserta al nostro arrivo. Poche ore dopo si è riempita di gente ed è stata anche impegnata per una manifestazione dell’esercito che ha portato ulteriore pubblico e confusione.
    Tappa successiva: la Basilica Cisterna.
    Si tratta di uno spazio sotterraneo suggestivo e misterioso, costruito dall’imperatore Costantino nel IV secolo e sostenuto da 336 colonne immerse nell’acqua.
    L’illuminazione moderna esalta le caratteristiche dell’ambiente, trasformandolo in un percorso unico nel suo genere. Al suo interno Medusa, presente più volte, sia sotto forma di statua moderna la cui ombra si riflette sulla parete, sia con parti di reperti archeologici messi a sostenere due colonne. Questi ultimi presentano la testa della Gorgone una volta sdraiata di lato e l’altra addirittura a rovescio. Si dice sia stata una necessità logistica (la forma delle rocce in questo modo consentiva il loro equilibrio) ma anche scaramantica (Medusa trasformava in pietra chi osava guardarla negli occhi… così si tentava di scongiurare il maleficio!)
    Per la visita a Santa Sofia abbiamo dovuto fare un po’ di coda… ma non troppa, considerata la giornata di festa.
    Fatta erigere nel VI secolo dall'imperatore Giustiniano come massima espressione della cristianità, Santa Sofia rimase per quasi un millennio la cattedrale più grande del mondo.
    Nel 1204 subì il trauma della IV Crociata, venendo saccheggiata (esempio emblematico sono i cavalli portati a San Marco dal doge di Venezia) e trasformata temporaneamente in chiesa cattolica.
    La svolta decisiva avvenne nel 1453 con la conquista di Maometto II: il Sultano, ammirandone la maestosità, la convertì in moschea ma volle che Istanbul diventasse un punto d'incontro per ogni fede, proteggendo l'eredità del passato. Dopo essere stata un museo per gran parte del '900, per volere di Atatürk, dal 2020 è tornata a essere un luogo di culto islamico, restando però il simbolo universale dell'unione tra Oriente e Occidente.
    L’interno sorprende sempre: la maestosità della cupola, la luce sospesa, il contrasto tra elementi cristiani e islamici la rendono un luogo unico al mondo.
    Purtroppo noi l’abbiamo trovata in restauro ed il percorso obbligato della visita non ci ha permesso di vedere molto, anche a causa delle impalcature funzionali ai lavori in corso.
    Ci siamo rifatti con il museo che vale sicuramente la pena di visitare per il percorso storico che propone sulla Basilica come punto focale della antica Costantinopoli e dell’odierna Istambul.
    Mentre aspettavo Antonio fuori dal museo, un gatto si è sdraiato tranquillamente sulla nostra panchina mettendo a dura prova il sangue freddo di Snoopy … l’avvenimento ha destato l’attenzione di non pochi turisti con relativi servizi fotografici!
    Dopo una gratificante pausa pranzo con colazione turca, siamo letteralmente fuggiti dalla piazza principale e dalla folla ed abbiamo passeggiato lungo le mura fino al parco Gulhane, splendidamente fiorito di tulipani rossi, per avviarci verso il bazar. Abbiamo notato con rammarico che gran parte delle antiche mura sono state letteralmente oscurate da stanze turistiche in affitto e da locali commerciali… peccato!
    Essendo domenica il Gran Bazar era chiuso, pertanto ci siamo recati al Bazar delle Spezie: un vero tripudio di profumi e colori! Spezie, frutta secca, essenze e dolci di tutti i tipi, con possibilità di assaggi… all’esterno un mercato “agricolo” con piccoli animali e piante per l’orto, dove abbiamo notato un banco fornitissimo di cibi per gatti di ogni tipo e per tutti i gusti felini.
    Una birra fresca prima di rientrare in camper ha rappresentato una degna conclusione della nostra prima giornata in città. Ritorno in taxi enormemente rallentato dal traffico (Istambul, abbiamo letto, è la quinta città più grande al mondo con quasi 16 milioni di abitanti solo nell’area urbana!!!)

    Il secondo giorno, dopo una puntata veloce al Gran Bazar (davvero poco interessante e per nulla caratteristico: un susseguirsi di bancarelle che vendevano sostanzialmente le stesse merci, niente di particolarmente artigianale…) ci siamo spostati nel quartiere di Balat.
    Balat, per secoli, è stato il quartiere ebraico di Istanbul, sia in epoca bizantina che ottomana.
    Il grande terremoto del 1894 portò molte famiglie a trasferirsi verso Galata, e nel secondo dopoguerra verso Şişli, segnando un cambiamento profondo nella composizione sociale del quartiere che, da zona estremamente ricca, si è in fretta trasformata in zona di immigrati delle classi sociali più basse.
    Negli anni successivi Balat ha attraversato un lungo periodo di trascuratezza, attenuato solo di recente da progetti di riqualificazione sostenuti anche dall’UNESCO.
    Avevamo letto che “il sottile confine fra splendore e degrado produce in Balat un contrasto abbagliante. Oggi alcuni scorci sono diventati iconici ma è sufficiente girare l’angolo per incontrare la Balat autentica: le botteghe minuscole dove il proprietario ti saluta pure se non compri niente, i vicoli dove si sente ancora l’odore del pane caldo appena sfornato…” e ci è sembrata una descrizione che corrisponde alla realtà. Balat non è “pittoresca”, è vera: qui si cammina fra botteghe artigiane, case colorate e piccoli locali che ti offrono assaggi di dolci, costantemente circondati dai gatti… un vero stress per il nostro Snoopy! Una bella esperienza per noi che abbiamo conosciuto un altro aspetto della Turchia più autentica che serberemo nella memoria dell’anima.
    Pizza turca a pranzo, una passeggiata sul lungo riva e rientro in taxi, prima che il traffico caotico ci “imbottigliasse” come ci era capitato il pomeriggio precedente.
    Domani si riparte! Prossima meta: Edirne.
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  • Edirne: ultima tappa in Turchia

    7. huhtikuuta, Turkki ⋅ ☀️ 15 °C

    Lasciata Istambul all’alba per evitare il più possibile il suo traffico caotico, abbiamo raggiunto Edirne, per noi ultima tappa in Turchia di questo viaggio.

    Edirne appartiene alla regione storica della Tracia, corrispondente alla piccola porzione europea del territorio turco che si estendeva anche nelle vicine Grecia e Bulgaria.
    La città venne fondata dai romani nel 125 d.C. sui resti di antichi insediamenti traci; l’Imperatore Adriano, in carica in quel periodo, la nominò Adrianopoli in suo onore e fece costruire monumenti ed edifici di grande importanza, rendendola così uno dei più significativi centri della regione.
    Dal 1365 al 1453 fu la capitale dell’Impero Ottomano, grazie alla sua posizione strategica che permetteva di controllare gli accessi via terra alla Penisola Anatolica ed all’Asia; venne assegnata alla Grecia nel 1920, ma riconquistata nel 1922 con la Guerra d’Indipendenza Turca, in seguito alla quale nacque l’anno dopo la Turchia.

    Durante la sua storia, Edirne ha ricevuto diversi appellativi. Nei suoi periodi migliori fu definita “Porta della felicità ” o “ Città delle feste”; si legge che “ le cerimonie della Vittoria, le cerimonie della circoncisione o le feste nuziali erano sufficienti a far ingelosire Istambul…”; in altri momenti è stata vista come “Città di confine” o “Muro dell’Islam”…

    Prima di entrare in città ci siamo fermati al Complesso di Bayezid II e museo della Salute.
    Il complesso di Bayezid II è stato completato nel 1488 ed è costituito da vari edifici storici e civili, incluso un ospedale convertito nel 1997 in un museo dedicato alla storia della medicina ottomana ed a temi sanitari in generale.
    Ci ha veramente colpito ed interessato in quanto presenta un’ampia e dettagliata descrizione dei metodi di cura utilizzati durante l’Impero Ottomano, alcuni dei quali erano molto innovativi. Si parla di sperimentazione sui vaccini, di siero antivipera ed addirittura di trattamenti di musicoterapia e cristalloterapia, anche per curare alcuni casi di malattie mentali. La scuola era riservata a pochi studenti ed era un vero e proprio centro di ricerca in campo sanitario. Vi è anche una bella moschea che è parte integrante del complesso.
    Ci siamo poi spostati in centro città dove siamo entrati nella moschea principale e nel bazar.
    La Moschea Selimiye è stata costruita fra il 1568 ed il 1575 durante il regno di Selim II; è uno dei capolavori dell’architettura ottomana e dal 2011 è inclusa nei patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO.
    È una delle moschee più imponenti della Turchia, con 4 minareti situati agli angoli della struttura, che raggiungono un’altezza di 71 metri; notevoli le misure della cupola centrale, dal diametro di 31,25 metri.
    La moschea è circondata da bei giardini e fa parte di un complesso che include fra gli altri anche una scuola, un ospedale ed una libreria. Qui Snoopy ha fatto amicizia con un cucciolo che poi ci seguiva dappertutto!
    Il bazar ci è piaciuto perché molto più piccolo e sicuramente più autentico e meno affollato del Gran Bazar di Istambul. Qui abbiamo fatto alcuni acquisti da portare al rientro ad amici e parenti.
    Nel pomeriggio, sempre in centro, abbiamo visto anche la Torre Macedone che è l’esempio più rilevante rimasto delle antiche fortificazioni romane. Inoltre abbiamo passeggiato nelle strade del Kaleiçi, il quartiere storico di Edirne. Con la sua struttura che risale all’epoca medievale, è costituito da una fitta rete di strette strade ed è stato in parte ricostruito, anche a causa del furioso incendio del 1905 che danneggiò o distrusse completamente un gran numero di fabbricati.
    Vi si trovano palazzi in legno e case in stile ottomano, spesso pitturate con colori molto vivaci, quali il giallo ed il rosa; alcuni degli edifici ospitano oggi bar, caffè, ristoranti o piccoli hotel.

    Curiosità: ad Edirne si svolge uno dei festival più antichi del Paese, il Kırkpınar, un torneo di lotta turca che si tiene ogni anno verso fine giugno dal lontano 1360, con i contendenti cosparsi su tutto il corpo di olio di oliva.

    La nostra area sosta, tanto per cambiare, ha una moschea alle spalle… il che ci garantisce di poter regolare l’orologio 5 volte al giorno e ci assicura la sveglia alle 5.30 del mattino! 😂

    Il giorno seguente abbiamo in programma di uscire dalla Turchia per cominciare il nostro giro del Peloponneso.
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  • Ritornati in Europa ci godiamo il mare

    8. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☀️ 17 °C

    Lasciata Edirne ed attraversata la frontiera turca prima dell’alba, per evitare la fila di camion che ci avrebbe fatto perdere ore, abbiamo raggiunto una bellissima spiaggia greca dove trascorreremo un paio di giorni in totale relax.
    Quello che abbiamo visto e conosciuto della Turchia in un mese di viaggio ci è piaciuto molto e ci ripromettiamo di tornarci nei prossimi anni, quando i “venti di guerra” si saranno calmati e potremo visitare anche i territori più ad Est.
    Proprio ieri abbiamo letto di un attentato ad Istambul, dove ci trovavamo solo il giorno prima… e questo ci ha ancor più convinto della nostra scelta.
    Ma la vacanza non è comunque finita, anzi!
    Ci aspettano ancora 5 settimane in Grecia, durante le quali vorremmo goderci il mare (e possibilmente il sole) dando più spazio alla natura che agli aspetti culturali.
    Non aspettatevi quindi da noi notizie quotidiane ma qualche foto ed aggiornamenti ogni due i tre giorni, talvolta anche quattro, a seconda di dove il meteo e la nostra ispirazione ci porteranno…
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  • Di spiaggia in spiaggia…

    10. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☁️ 13 °C

    Lasciata Agios Athanasios (la prima spiaggia greca che ci ha ospitato dopo avere attraversato il confine turco) proseguendo lungo costa, abbiamo trascorso la notte a Ofriniou, dove ci siamo goduti uno splendido tramonto.
    Il mattino successivo, alla ricerca di una destinazione suggeritaci da due camperisti bulgari conosciuti nella prima sosta, ci siamo trovati in un dedalo di strade e stradine stranissimo: asfalto che diventava sterrato, terra battuta che ridiventava asfalto, sentieri lastricati di pietra che si perdevano nel nulla e scale in legno che non portavano da nessuna parte… il che ci ha ricordato molto la signora Winchester…
    E questo richiede una spiegazione per i “ non addetti ai lavori”…
    Molti anni fa, durante una nostra vacanza in California, ci siamo imbattuti nella “casa della signora Winchester”, attrazione turistica singolare che abbiamo visitato. Su questa casa regna una leggenda: la signora Winchester (moglie del noto imprenditore produttore di fucili) era molto superstiziosa e quando una maga le predisse che sarebbe morta quando avesse concluso la costruzione della sua casa, lei continuò ad aggiungere all’abitazione altre parti, anche assolutamente inutili, pur di non chiudere il cantiere. Così la sua casa (immensa ed unica nel suo genere) ha scale che si esauriscono con muri, porte che si aprono nel vuoto, finestre che non hanno visuale…in un dedalo di costruzioni assurdo è buffissimo…
    Molto simile al territorio da noi attraversato, che ci ha comunque condotto alla spiaggia di Sykia. Qui abbiamo trascorso un paio di giorni: un bel panorama e la vista del Monte Athos, meteo variabile ma comunque non piovoso. Abbiamo offerto la merenda ad uno dei tanti cani randagi della zona ed il giorno successivo abbiamo proseguito la nostra esplorazione lungo costa.
    Alla ricerca di una taverna aperta dove poter gustare qualche specialità locale (siamo ancora in bassa stagione quindi molte sono chiuse) e di un supermercato dove poter fare un po’ di spesa, abbiamo anche scoperto che questo fine settimana qui festeggiano la Pasqua ortodossa.
    Abbiamo passeggiato su una lunga spiaggia sotto qualche goccia di pioggia… anche qui panorami bellissimi, nonostante il tempo… abbiamo cucinato i pancake (assicurandoci qualcosa di buono per le prossime colazioni)…e poi nuovamente on the road…
    All’arrivo in Grecia il nostro timore era avere difficoltà nel trovare acqua per ricaricare il serbatoio; da questo punto di vista invece non abbiamo avuto problemi, almeno finora…
    Continuiamo comunque ad utilizzare la nostra “batteria di filtri potabilizzatori” (prevista per la Turchia) per non contaminare il serbatoio ed a comprare acqua in bottiglia da bere.
    Approdati a Psakoudia, abbiamo finalmente trovato una taverna che faceva al caso nostro e ci siamo concessi una tipica cena greca!
    Dopocena: bellissimo tramonto sul mare che ci ha ricordato le nostre vacanze in barca…
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  • Pasqua Ortodossa sul Monte Olimpo

    12. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ⛅ 13 °C

    Giornata di chilometri su e giù per le montagne per raggiungere il Monastero Holy Trinity e poi la cima del Monte Olimpo.
    Fondato probabilmente nel XVI secolo, il Monastero della Santa Trinità, acquisì molta importanza nel XVIII secolo, contando fino a 150 monaci.
    Durante l’occupazione ottomana fu un centro di resistenza e rifugio per i combattenti greci.
    Nel 1822 venne incendiato dai Turchi proprio per questo ruolo.
    Aveva una biblioteca importante con manoscritti rari. Qui si copiavano testi di teologia, filosofia, geografia e cultura greca antica.
    Si trova ad un’altitudine di circa 1000 metri.
    La sua Chiesa principale, dedicata alla Santa Trinità, ha una struttura semplice, tipica dei monasteri ortodossi di montagna. Al suo interno, però, le decorazioni con affreschi del XIX secolo lasciano senza parole.
    Noi l’abbiamo visitata oggi (domenica di Pasqua per gli Ortodossi) ed abbiamo trovato il pavimento della chiesa cosparso di foglie di alloro. In Grecia l’alloro è molto legato alla cultura antica e cristiana: era già simbolo di vittoria nell’antica Grecia (corone d’alloro) e la tradizione cristiana ha “ereditato” questo simbolo, dandogli un significato spirituale.
    Durante il Sabato Santo, i sacerdoti spargono foglie di alloro sul pavimento della chiesa.
    Questo gesto simboleggia la discesa di Cristo agli inferi e la sua vittoria.
    I fedeli spesso raccolgono le foglie e le portano a casa come benedizione.
    Nel Monastero e nella chiesa era vietato scattare foto pertanto per conservare memoria degli interni abbiamo utilizzato qualche immagine di repertorio.
    Anche un vaso di miele prodotto dai monaci che abbiamo acquistato e assaggeremo nei prossimi giorni ci ricorderà questa esperienza molto positiva.
    Ripensando alle Meteore, da noi viste nei primi giorni di questa vacanza, possiamo dire che ci hanno indubbiamente colpito per il paesaggio circostante e per le costruzioni singolari, quasi “in bilico” sulle rocce, ma per quanto riguarda l’interno questo monastero ci è sembrato molto più autentico e meno turistico.
    Conclusa la visita, abbiamo percorso ulteriori tornanti in salita per raggiungere la cima dell’Olimpo. Non ci è stato possibile arrivare proprio alla vetta perché una base militare ad un certo punto blocca l’accesso ma ci siamo in ogni caso goduti la visuale (ed il piatto di pasta cucinato per pranzo) lì, a più di 1500 metri, dove dimorano gli Dei…
    Nel pomeriggio, percorsa un’altra serie infinita di tornanti, questa volta in discesa, dopo esserci persi un paio di volte causa navigatore impazzito (ed avere pagato inutilmente 3 € per un’autostrada non percorsa…) siamo nuovamente giunti in riva al mare.
    Una birra e delle patatine fritte al baretto in riva ci hanno fatto concludere bene la serata. Trascorreremo la notte sulla spiaggia di Stomio, domani e’ un altro giorno…e si vedrà…
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  • Dall’Olimpo a Delfi

    14. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☁️ 13 °C

    Prima di recarci a consultare l’oracolo, abbiamo sostato in un’incantevole insenatura fra gli olivi in riva al mare. Pace assoluta e relax, passeggiate fino ad una casa diroccata (definita da Google Maps “punto di riferimento storico” 🧐) e nel pomeriggio pecore e capre di passaggio…che ci hanno circondato e si sono dimostrate molto incuriosite da Snoopy… Giornata nuvolosa che ci ha concesso comunque qualche ora di sole e temperature miti.
    Il mattino successivo nuovamente on the road verso Delfi.

    Delfi, situata sul Monte Parnaso, era il centro spirituale dell'antica Grecia, sede del celebre oracolo del dio Apollo: la sacerdotessa Pizia.
    Secondo il mito, Apollo rivendicò Delfi uccidendo il serpente Pitone, guardiano della dea della Terra Gaia. La vittoria del dio purificò il sito e lo consacrò come suo sacro santuario, dove l'oracolo avrebbe parlato per sempre in suo nome.
    Gli antichi greci credevano che Delfi segnasse “l'ombelico del mondo", una credenza simboleggiata dalla pietra di Omphalos, che si dice segni il punto in cui le aquile di Zeus si incontrarono dopo aver volato dalle estremità opposte della terra.
    La città non era solo un centro religioso, ma anche un potente simbolo di unità politica per le città-stato greche, che vi costruivano "tesori" per custodire le loro offerte votive. 

    Arrivati a Delfi, l’abbiamo trovata molto trafficata ed affollata, nonostante l’ora mattiniera.
    Abbiamo visitato prima il museo e dopo il sito archeologico, alternandoci perché non consentivano l’accesso ai cani nemmeno negli spazi aperti (in questo la Turchia è più avanti!).
    Museo piccolino ma molto bello con statue di prestigio fra le quali abbiamo particolarmente apprezzato:
    -la Sfinge di Nasso (circa 560 a.C.), una imponente statua in marmo con testa di donna, ali di uccello e corpo di leonessa, originariamente posta su una colonna ionica;
    -i Kouroi di Delfi (Cleobi e Bitone - circa 580 a.C.), due gigantesche statue marmoree arcaiche, esempio dello stile dedalico con influenza egizia;
    -l’Omphalos, la pietra scolpita che rappresentava l'ombelico del mondo, situata in origine all'interno del tempio di Apollo;
    -l’Auriga di Delfi (475 a.C.), scultura in bronzo alta 184 cm, parte di una quadriga votiva offerta dal tiranno Polizelo di Gela.
    Ho avuto la fortuna di entrare nel museo per prima, proprio nel momento dell’apertura, sono riuscita quindi ad anticipare i gruppi (gite scolastiche e turisti) che hanno un po’ disturbato la successiva visita di Antonio.
    Anche il sito archeologico ci è piaciuto. Percorrendo la Via Sacra abbiamo potuto ammirare:
    -il Tesoro degli Ateniesi: commemorava l'avvento della democrazia nella città-stato di Atene in seguito al crollo della tirannia dei Pisistratidi (510 a.C.) o la vittoria ateniese sui Persiani nella battaglia di Maratona (490 a.C.). Si ritiene che l'edificio fungesse da tesoro per le offerte ateniesi ad Apollo, inclusi i trofei conquistati dopo le grandi vittorie militari di Atene.
    -il Tempio di Apollo, dio della musica, dell'armonia e della luce, occupava la posizione più importante nel Santuario di Delfi. L'edificio, con il colonnato parzialmente restaurato visibile oggi, risale al IV secolo a.C.; è il terzo tempio costruito nello stesso luogo. Secondo la teoria prevalente, il famoso oracolo operava all'interno del tempio. Questa posizione fu probabilmente scelta per via della sacra fenditura che emanava vapori; questi venivano inalati dalla Pizia, che entrava in uno stato di delirio emettendo grida inarticolate, che venivano poi trasformate in oracoli ambigui dai sacerdoti.
    Secondo il mito, le fondamenta del primo tempio, datato alla seconda metà del VII secolo a.C., furono poste da Apollo stesso e la sua costruzione fu completata dagli architetti Trofonio e Agamede.
    -Il teatro di Delfi ospitava le gare musicali e drammatiche dei Giochi Pitici e altre feste religiose.
    La forma originale dell'edificio è sconosciuta; molto probabilmente gli spettatori sedevano su sedili di legno o direttamente a terra. Il primo teatro in pietra fu costruito nel IV secolo a.C. Nel 160/159 a.C. fu restaurato. La sua forma attuale risale al periodo romano antico (I secolo d.C.). Il materiale utilizzato per la sua costruzione è la pietra locale del Monte Parnaso.
    La profonda cavea ad anfiteatro aveva una capienza di 5000 posti. Era divisa in due sezioni da un corridoio trasversale per un totale di 35 file di sedili.
    La sua facciata era ornata da un fregio a rilievo raffigurante le fatiche di Eracle, ora esposto nel Museo Archeologico. Il fregio fu probabilmente aggiunto durante i lavori di restauro del 67 d.C., in occasione della visita dell'imperatore romano Nerone a Delfi.
    Iscrizioni relative all'emancipazione degli schiavi sono incastonate in alcune parti delle pareti del teatro.
    -Lo Stadio di Delfi ospitava le gare atletiche della festa religiosa pitica. Inizialmente, nel V secolo a.C., fu realizzata una pista da corsa livellando il terreno; gli spettatori sedevano a terra. Nel II secolo d.C., sotto l'imperatore romano Adriano, lo Stadio fu migliorato grazie ai fondi del ricco ateniese Erode Attico: in quell'occasione furono aggiunti i sedili in marmo e il monumentale ingresso a tre arcate visibili ancora oggi.
    Il punto di partenza e il traguardo della pista erano segnati da una fila di lastre di pietra con fori quadrati. Si stima che 17 o 18 corridori potessero competere in una stessa gara.
    I posti a sedere destinati ai giudici, sul lato nord dello Stadio, erano dotati di schienali.
    Le gare atletiche pitiche si svolgevano nello Stadio il quinto giorno dei festeggiamenti, che duravano complessivamente dai sei agli otto giorni. I Giochi Pitici Panellenici erano secondi per importanza solo ai Giochi Olimpici. Ai vincitori delle gare pitiche veniva conferito un ramoscello di palma (ώνες) o una corona d'alloro. Alcuni degli eventi che si svolgevano nello stadio erano il dolico (una corsa di lunga distanza di 24 stadi), lo stadion (una corsa di uno stadio), il diaulos (una corsa di due stadi) e il pentathlon, una competizione complessa (άλη) che includeva corsa, lotta, salto, lancio del disco e lancio del giavellotto. Le gare atletiche si concludevano con l'oplita, una corsa di 2-4 stadi, durante la quale gli atleti correvano indossando solo elmo e schinieri e portando uno scudo.

    Concluse le nostre visite, siamo letteralmente fuggiti dalla folla per rifugiarci a Galaxidi, piccola cittadina sul mare in prossimità della quale avevamo ormeggiato la barca diversi anni fa… Una casetta sull’acqua qui ospita un’anatra e la sua covata. Due passi lungo il molo e quindi apericena e relax…
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  • Cave of the seals-Heraion di Perachora

    15. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☁️ 19 °C

    Lasciato il porticciolo di Galaxidi, con l’intenzione di raggiungere una spiaggia dove trascorrere un paio di giorni, ci siamo inoltrati in strade sempre più strette, poi diventate sterrati, a tratti abbastanza “impraticabili”…
    Volevamo anche raggiungere un vero e proprio spettacolo della natura: the cave of the seals (la grotta delle foche) nella speranza di essere fortunati e vederne qualcuna…
    Foche non ne abbiamo trovate ma l’arco scolpito dal mare nella roccia ci ha comunque lasciati a bocca aperta!
    Ci siamo poi spostati nella spiaggia di Strava per trascorrere la notte ed il giorno successivo. Avevamo letto in Park4night recensioni non troppo lusinghiere su questo tratto di costa che veniva descritto come bello ma molto sporco… invece abbiamo trovato alcune persone che stavano proprio pulendo la spiaggia dai rifiuti portati dal mare.
    Il giorno successivo, aumentato il vento, ci siamo spostati di pochi chilometri ed abbiamo visitato un piccolo sito archeologico proprio in riva al mare: l’Heraion di Perachora (santuario di Hera Limenia che i greci veneravano come protettrice del mare e dei porti). Era un luogo sacro legato alla navigazione: chi partiva o arrivava offriva doni per chiedere protezione. Le rovine di terrazze, altari, vasche appartengono a un complesso che ha più di 2500 anni. Vicino alle rovine c’è una vasca rettangolare scavata nella roccia: una “Piscina Sacra", presumibilmente utilizzata per la purificazione dei visitatori prima dell'ingresso nell'area del tempio o per cerimonie religiose legate ai riti dell’acqua.
    La piccola baia naturale proprio sotto il santuario e’ un’insenatura stretta, quasi un piccolo lago marino, che gli archeologi ritengono fosse usata come porto sacro. Le navi entravano lì per le cerimonie o per ripararsi. Con una breve camminata abbiamo raggiunto il faro di Heraion ed una vista spettacolare sul golfo di Corinto. Sullo sfondo si distingueva chiaramente anche il Canale di Corinto. Per concludere la giornata e sostare la notte abbiamo raggiunto poi la spiaggia di Neraida a Loutraki.
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  • Siamo nel Peloponneso: Nauplia

    17. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☁️ 17 °C

    Lasciata la spiaggia di Neraida e passato il canale di Corinto (questa volta on the road e non in barca come 9 anni fa…) siamo entrati nel Peloponneso.
    Ci eravamo diretti ad Epidauro che intendevamo visitare. Sapevamo che non era possibile sostare per la notte ma non pensavamo di non riuscire nemmeno a trovare parcheggio per la scarsa accoglienza dei locali… Arrivati al porto, siamo stati letteralmente aggrediti verbalmente da un tizio che (urlando) sosteneva non potessimo fermarci nemmeno per una sosta breve. Di fronte a tanta arroganza abbiamo minacciato di chiamare la polizia (il soggetto aveva così già “abbassato la cresta”) ma ci siamo poi convinti ad andarcene!
    Siti archeologici ne abbiamo visti e ne vedremo tanti… non sarà Epidauro a mancarci! Vedranno pochissimi turisti, se li accolgono così in malo modo!
    Ci siamo allora diretti a Nauplia dove abbiamo visto la Fortezza di Palamidi e la Old Town.
    Per raggiungere la fortezza: quasi 900 scalini a salire (la leggenda dice 999, stime più attendibili 857), altrettanti a scendere ma ne valeva la pena! Dall’alto un bel panorama e la vista delle altre due fortezze della zona: Akronauplia (la più antica) e Bourtzi (piccola fortezza veneziana su un isolotto di fronte al porto).
    Anche Palamidi è veneziana, costruita tra il 1711 e il 1714, rappresenta uno dei migliori esempi di architettura militare barocca in Grecia.
    La struttura è composta da otto bastioni indipendenti, progettati in modo da poter resistere anche se uno di essi fosse stato conquistato dal nemico. Questa caratteristica la rende un capolavoro di ingegneria difensiva.
    Nel corso della storia, Palamidi passò sotto diversi domini: fu conquistata dagli Ottomani nel 1715 e rimase sotto il loro controllo fino al 1822, quando venne liberata durante la guerra d’indipendenza greca. Ridiscesi, abbiamo fatto una gustosa pausa pranzo con un avocado toast e poi abbiamo passeggiato nel quartiere Psaromachalas (antico quartiere dei pescatori) nella old town.
    Lasciata Nauplia, abbiamo proseguito lungo costa fino alla spiaggia di Anavalos, dove sosteremo anche per la notte.
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  • Monastero di Elonas - Kosmas

    18. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☀️ 17 °C

    Lasciata la spiaggia di Anavalos in una bellissima giornata di sole, con più di 20 gradi già alle 8.30 del mattino, abbiamo percorso la strada lungo costa godendoci splendidi panorami. Siamo poi saliti nuovamente in montagna, precisamente sul monte Parnon, intenzionati a raggiungere il Monastero di Elonas ed il villaggio di Kosmas.
    Abbiamo attraversato la cittadina di Leonidio, alla fine della gola di Dafnon, una lunga fessura stretta che segue il fiume Dafnon attraverso le montagne. Leonidio si estende lungo l’ampio letto del fiume in un labirinto di stradine e case. 
    Tre curiosità su Leonidio:
    -L'area più ampia di Leonidio è chiamata storicamente Tsakonia e gli abitanti Tsakones, considerati i discendenti diretti dei Dori. Queste persone isolate nella loro remota area sono riuscite a preservare le loro tradizioni e costumi autentici. La lingua singolare di questa zona si chiama “tsakoniki” ed è un dialetto speciale che deriva dal dialetto dorico in continuità della lingua greca antica. Anche i greci che vengono da altri luoghi troveranno difficile capire questa lingua autentica, che si crede essere oggi la più antica del mondo! É parlata e scritta da circa 2.000 persone in questa zona.
    -Plaka, il pittoresco porto di Leonidio, secondo i risultati di alcuni scavi, è stato costruito nel luogo in cui si trovava l'antica città di Prasies (o Vrasies).
    -Il geografo greco Pausania chiamò le pianure di Leonidio "Il Giardino di Dioniso".
    Nella fertile pianura intorno a Leonidio cresce la melanzana dolce (tsakóniki) prodotto DOP.  La gente del posto produce una vasta gamma di prelibatezze da queste melanzane, come la marmellata di melanzane dolci o le melanzane sottaceto. Ogni agosto si svolge a Plaka, il porto di Leonidio, il famoso “Festival delle melanzane tsakoniki”: si svolgono balli tradizionali e la gara di melanzane, in cui famosi chef premiano il miglior piatto a base di melanzane.

    Non ci siamo fermati a Leonidio ed abbiamo proseguito fino al monastero.
    Ci è apparso all’improvviso, in lontananza, aggrappato al fianco della montagna, e vederlo è stata una vera emozione…
    Il Monastero di Elonas è costruito letteralmente nella roccia di una scogliera a circa 500 m s.l.m.
    Fondato probabilmente nel XIV secolo, è dedicato alla Panagia (Vergine Maria). Nella sua piccola chiesa, decorata con bellissimi affreschi, vi è un’icona miracolosa della Vergine, molto venerata. È un monastero di suore ma noi non ne abbiamo viste. Ci hanno colpito il silenzio e l’atmosfera spirituale del luogo e naturalmente lo splendido panorama che si gode dalla terrazzina.
    Successivamente ci siamo fermati a Kosmas, villaggio di soli 246 abitanti, a 1150 metri di altitudine. Le tradizionali case in pietra, le strade acciottolate, la piazza con i suoi grandi platani (piantati nel 1800 da una guardia forestale alla quale è dedicata una targa) e la chiesa in pietra di S. Anargiron caratterizzano questo borgo veramente particolare.
    In una piccola taverna abbiamo degustato dell’ottimo agnello con patate (il nostro pranzo pasquale mancato…)
    Ci saremmo volentieri trattenuti (il luogo ci piaceva proprio) ma la campana della chiesa che scandisce il tempo ogni mezz’ora ci ha scoraggiato…
    Siamo quindi tornati verso il mare e, percorrendo strade sempre più strette (questa volta abbiamo veramente rischiato di incastrarci e combinare danni…) siamo giunti a Skoutari: uliveto in riva al mare, spiaggetta praticamente privata e bellissima. Per Snoopy bagni e giochi con il frisbee, per noi relax!
    Snoopy trova anche Heidi, una cagnolina di due anni molto interessata al suo frisbee…
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  • Porto Kagio - Capo Matapan

    20. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☀️ 17 °C

    Dopo due giorni di sole e mare, lasciamo la nostra sosta negli ulivi e la spiaggia di Skoutari per raggiungere Porto Kagio.

    Porto Kagio è un piccolo rifugio nascosto tra le montagne del Mani. Una baia silenziosa, con acqua immobile e poche case affacciate sul mare. Qui tutto sembra rallentare: il tempo, i pensieri, perfino il vento che fuori soffia ancora più forte. È il tipo di posto dove sembra non succedere nulla…e proprio per questo resta impresso…
    Noi lo abbiamo raggiunto in una bellissima giornata di sole ed abbiamo provato una forte emozione nell’arrivare via terra proprio qui, dove 5 anni fa eravamo ormeggiati con Hemera, allora la nostra barca a vela…
    Era il 2021 e, guardando la costa, ci chiedevamo attraverso quali vie gli abitanti del luogo raggiungessero le proprie case.
    Ora lo abbiamo scoperto e le abbiamo percorse noi, cautamente, quelle stradine strette e ripide… con meraviglia, per gli splendidi scenari ed il contrasto di colori che la natura ci ha offerto. Il verde della vegetazione, che qui arriva fino al mare; l’acqua limpidissima, di un azzurro intenso, che si scurisce solo nelle zone dove le alghe proliferano; il cielo celeste, la spiaggia di ciottoli multicolore… nessun turista!
    Forse il Paradiso è proprio qui!
    La sosta per il camper proprio sulla riva, nel parcheggio della piccola trattoria con i tavolini sulla spiaggia dove abbiamo pranzato… una passeggiata fino al capo dove un piccolo fortino ricorda la battaglia di Portokai contro i Turchi (1795); oggi la costruzione è divenuta luogo di preghiera e si è riempita di icone sacre e di voti marini.
    Nella baia entra qualche barca a vela… li osserviamo calare l’ancora e commentiamo… chissà se l’ancoraggio terrà bene con tutte quelle posidonie… proprio lì in centro alla baia c’è una lunga catena dove l’ancora rischia di impigliarsi… ricordi di esperienze vissute, di belle emozioni che rivivono in noi…
    Il vento aumenta e (nonostante la temperatura mite) si fatica a stare con la sdraio sulla spiaggia; rientriamo in camper e ci godiamo la serata accompagnati dai rumori della natura: il vento che soffia, la risacca del mare sulla costa…

    Il giorno successivo ci spostiamo a Capo Matapan. Prima del parcheggio un gruppo di piccoli coniglietti sulla strada ridesta l’attenzione di Snoopy!

    Arrivare a Capo Matapan è come raggiungere un confine invisibile.
    Qui, dove la terra finisce e il mare si apre senza ostacoli, si ha davvero la sensazione di trovarsi “alla fine del mondo”.
    Nell’antichità questo luogo era sacro: gli antichi lo chiamavano Tenaro e lo dedicavano a Poseidone. Ma non era solo un punto di culto. Secondo le leggende, proprio qui si trovava una delle porte per l’oltretomba. Camminando verso la grotta sul mare, è facile immaginare Orfeo, mentre scende negli inferi per amore alla ricerca di Euridice, o Eracle durante una delle sue imprese.

    Col passare dei secoli, Capo Matapan ha continuato a essere un punto importante per chi navigava nel Mediterraneo: temuto per i venti e le correnti, ma fondamentale come riferimento geografico. Anche la storia più recente ha lasciato il suo segno, con la Battaglia di Capo Matapan durante la Seconda Guerra Mondiale.
    Oggi resta un luogo silenzioso e selvaggio.
    Il sentiero che porta al faro attraversa una terra aspra e quasi senza tempo, e ogni passo sembra mescolare realtà e mito.
    È uno di quei posti dove non si viene solo per vedere qualcosa, ma per sentire: la storia, le leggende e quella strana sensazione di essere arrivati davvero alla fine di tutto.

    Arrivati al faro, ci siamo resi conto che solo un anno fa eravamo a Capo Nord ed ora ci troviamo nel punto più a sud dell’Europa continentale…al di là del mare la Libia…
    Visti il faro, il tempio di Poseidone e la grotta che si diceva fosse l’accesso all’Ade, notiamo che il piccolo parcheggio si sta riempiendo di turisti: altri camper, auto e perfino un pullman! Fuggiamo prima di rimanervi incastrati!
    Passiamo per uno dei tanti paesini che si chiamano Vatheia … (ma perché li chiamano tutti con lo stesso nome???)
    Pochi chilometri per raggiungere una sosta decisamente più adatta a noi…ora soli in riva alla scogliera… lasciamo volare il drone che ci fotografa dall’alto…
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  • Ritorno a Methoni

    25. huhtikuuta, Kreikka ⋅ ☁️ 15 °C

    Dopo avere trascorso alcuni giorni su diverse spiagge, una più bella dell’altra, sempre in sosta libera, siamo arrivati a Methoni; anche qui nel 2021 avevamo ancorato con Hemera, proprio di fronte all’antica fortezza.

    Costruita dai veneziani nel XIII secolo, la fortezza aveva un ruolo strategico fondamentale: controllava le rotte marittime tra l’Adriatico e il Mediterraneo orientale. Per questo motivo, insieme alla vicina Koroni, era conosciuta come "uno degli occhi della Repubblica di Venezia”. Per oltre tre secoli fu un importante presidio veneziano e punto di sosta per i pellegrini diretti in Terra Santa.
    Nel 1500 fu conquistata dagli Ottomani, per poi tornare brevemente sotto Venezia nel XVII secolo. All’interno delle mura si trovavano edifici civili e religiosi: resti di abitazioni, una cattedrale, un bagno turco e cisterne, segno che la fortezza era una vera e propria città fortificata. Uno degli elementi più suggestivi è il Bourtzi, una torre ottagonale costruita su un piccolo isolotto e collegata alla fortezza da un passaggio sopraelevato: in epoca ottomana fu utilizzata anche come prigione.

    In città è vietato sostare per la notte, pertanto abbiamo optato per un camping, dove siamo riusciti anche a fare un po’ di lavatrici (quattro) e ad asciugarle al sole…Campeggio tranquillo, proprio in riva al mare, frequentato da moltissimi gatti… Anche durante la nostra passeggiata in paese ne abbiamo incrociati diversi; la cosa strana è che tendono ad avvicinarsi, nonostante la presenza di Snoopy… e lui continua a stupirsene, sempre!
    Una camminata lungo costa, un caffè con brioche al bar in piazza, un saluto alla fortezza (non entriamo a visitarla perché l’abbiamo già vista in passato) e poi …assoluto relax!

    Gli stemmi del leone di Venezia scolpiti sulle mura della fortezza ci ricordano che oggi è il 25 aprile: San Marco.
    A Venezia in questa giornata si festeggia la festa del “bocolo”, che deriva da una leggenda:
    Tancredi, umile trovatore, andò a combattere per meritare Maria, figlia del Doge Partecipazio. Ferito a morte in battaglia, Tancredi cadde su un roseto bianco e lo macchiò del suo sangue. Consegnò un bocciolo di rosa all'amico Orlando per la sua amata, trovata poi morta col fiore sul petto.
    Per questo a Venezia, il 25 aprile, il bòcolo (bocciolo di rosa rossa) viene regalato dagli innamorati alle donne amate (mogli, fidanzate, talvolta madri) come pegno d'amore eterno.
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  • Una disavventura e il primo bagno

    26. huhtikuuta, Kreikka

    Giornata da dimenticare ma anche da ricordare: per la prima volta ci siamo insabbiati con il camper ed abbiamo anche fatto il primo bagno della stagione…
    Ma andiamo per ordine…
    Lasciata Methoni, siamo passati per diverse spiagge, tutte bellissime.
    Abbiamo lasciato la prima perché in una piazzola relativamente piccola, si erano accumulati ben 9 camper che (per le nostre abitudini) sono veramente troppi!
    Ci siamo quindi trasferiti prima nella spiaggia di Romanos e poi in quella di Filiatra, dove ci siamo goduti uno splendido tramonto…
    Oggi, giusto per cambiare, abbiamo tentato un paio di percorsi che ci hanno però condotti a zone troppo urbanizzate, fino a raggiungere Giannitsochori beach: spiaggia lunghissima e molto bella, turisti pochi; per parcheggiarci in una zona un po’ più appartata… ci siamo insabbiati!
    Ovviamente colpa della sottoscritta, che non ha valutato accortamente il terreno ed ha dato indicazioni non corrette all'autistadurante la manovra…
    Morale della favola: dopo numerosi e vani tentativi di risolvere il problema da soli, abbiamo dovuto chiedere aiuto ad un pick up con gancio traino che ci ha tirato fuori! Fortunatamente siamo riusciti ad uscirne senza danni ed abbiamo ovviamente parcheggiato altrove.
    Passeggiate sulla spiaggia e, vista la giornata calda e senza vento, PRIMO BAGNO DELLA STAGIONE!
    Per quanto mi riguarda credo di non avere mai fatto il bagno a fine aprile nella mia vita intera… quindi un vero record!
    Antonio probabilmente si, ma solo perché costretto (cime o ancora da disincagliare…durante i trasferimenti in barca…)
    Comunque, superato il primo impatto con l’acqua ancora freschina, è stato veramente piacevole! Domani ci fermiamo ancora qui e poi si vedrà…Per stasera: siamo pronti per un nuovo bellissimo tramonto!
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  • Nafpaktos, l’antica Lepanto

    2. toukokuuta, Kreikka ⋅ ⛅ 13 °C

    Dopo un paio di giorni in assoluto relax, fra passeggiate sulla spiaggia e soste in prossimità di trattorie dove abbiamo apprezzato la cucina greca, siamo passati per il paese di Kastros, che ci è piaciuto perché colorato e fiorito. Il primo di maggio, in Grecia, non si ricorda solo la festa del lavoro ma anche l’arrivo della primavera. Le famiglie usano in questa ricorrenza esporre alle finestre ghirlande di fiori colorate e organizzano feste paesane e gite fuori porta.
    Abbiamo trovato questa atmosfera festosa anche nella nostra ultima sosta: il ristorante sulla spiaggia addobbato con nastri azzurri e tavolini colorati offriva musica tradizionale dal vivo per tutta la giornata.
    Lasciato Kastros, abbiamo raggiunto Patrasso e, attraversato il ponte Rion Antirion, siamo arrivati a Lepanto.

    Lepanto, oggi Nafpaktos, è una città ricca di storia che riflette le diverse dominazioni succedutesi nei secoli. Fondata in epoca antica, ebbe un ruolo importante già durante la guerra del Peloponneso. In seguito passò sotto il controllo bizantino, poi veneziano, periodo in cui fu fortificata con il celebre castello e il porto.
    Nel 1499 fu conquistata dagli Ottomani, che la mantennero fino al XVI secolo. La città è però soprattutto famosa per la Battaglia di Lepanto, uno scontro navale decisivo tra la flotta della Lega Santa e quella ottomana, che segnò un punto di svolta nella storia del Mediterraneo.
    Dopo vari passaggi di potere, Lepanto entrò a far parte dello stato greco nel XIX secolo.

    Al nostro arrivo abbiamo dovuto districarci fra strade intasate dal traffico ma soprattutto dalle auto parcheggiate “alla greca” (in doppia fila, piuttosto che in curva o proprio in mezzo alla strada…). Trovato il parcheggio, ci siamo diretti a piedi fino all’antico porto veneziano.
    Ci sono tornati alla mente i consigli di un amico (anch’esso marinaio ed esperto della Grecia) sulla inadeguatezza di questo piccolo porticciolo per un nostro eventuale ancoraggio in barca…ed abbiamo constatato la fondatezza di tali osservazioni.
    Due statue presenti nel porto: una dedicata a Miguel de Cervantes (autore del Don Chisciotte) che combattè nella famosa battaglia di Lepanto; l’altra a Georgios Anemogiannis, patriota greco giustiziato dai turchi nel 1821. Vicino al porto anche la moschea di Fethiye.
    Alzando lo sguardo alla montagna notiamo il castello. Anziché inerpicarci a piedi, preferiamo raggiungerlo in camper, visitarlo e poi lasciare la città verso un’altra sosta in riva al mare.
    Considerazione su questa città: la ricorderemo (come tutti i luoghi da noi visitati) ma non ci rimarrà nel cuore…
    Per la sosta pomeridiana e notturna abbiamo scelto la spiaggia di Kryoneri, piccolissimo porticciolo assolutamente fuori dalle mete turistiche.
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  • Messolonghi e dintorni…

    3. toukokuuta, Kreikka ⋅ ⛅ 15 °C

    Due giorni di tour nelle aree naturali lagunari che ci hanno favorevolmente stupito…
    Alla ricerca di spiagge meno frequentate dai turisti (ora che siamo usciti dal Peloponneso e ci riavviciniamo alle zone più attrezzate se ne cominciano a vedere…) ci siamo addentrati nella campagna greca ed abbiamo raggiunto le lagune del Parco Naturale di Messolonghi.
    Panorami bellissimi che ci hanno ricordato la Camargue, con fauna (selvatica e non) in quantità.
    Una specie particolare di pellicani (pellicano riccio, caratteristico della zona, inizialmente da noi confusi per cicogne…), aironi cinerini ed altri trampolieri, oche selvatiche, oltre alle solite capre e pecore… mucche perfino sulle spiagge e maiali al pascolo brado.
    Un monastero abbandonato, costruito in prossimità dell’originale in rovina ci ha incuriosito. Abbiamo scoperto essere il Monastero dei Taxiarchi di Neochori, post-bizantino, con origini non precisissime, ma sicuramente attivo già nel XVIII secolo.
    Durante la Guerra d’indipendenza greca fu utilizzato come punto strategico dai combattenti locali. In quel periodo venne anche danneggiato e incendiato, e dopo la liberazione fu progressivamente abbandonato. Era una sorta di monastero-fortezza, cosa abbastanza tipica nelle zone esposte a incursioni.
    Cani selvatici eccessivamente socievoli ci hanno impedito la sosta sulla Louros beach. Raggiunta la Spiaggia della Scrofa (non abbiamo trovato notizie del perché si chiami così) non ci siamo fermati perché, anziché di maiali, era ricca di mosche, forse a causa di un allevamento di pesce abbandonato nelle vicinanze.
    Superate le saline in prossimità di Messolonghi abbiamo invece trovato un luogo tranquillo dove fermarci, accanto ad una gradevole chiesetta, circondati dalle caratteristiche case su palafitte.
    Nella baia vicino a Messolonghi avevamo sostato anche durante le nostre vacanze in barca, diversi anni fa, ma non ci eravamo resi conto di avere attorno una natura così selvaggia e incontaminata.
    Ancora una volta ribadiamo che è molto piacevole poter percorrere via terra gli stessi luoghi un tempo frequentati via mare, lungo la costa. Si apprezzano aspetti diversi dello stesso territorio che così, anche se già visto, ci appare come sconosciuto.
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  • Lefkatas

    9. toukokuuta, Kreikka ⋅ ⛅ 19 °C

    Lasciata Messolonghi, abbiamo percorso stradine lungo costa e pernottato in baiette dove eravamo da soli. Lungo la strada, oltre alle solite pecore, abbiamo finalmente incontrato una tartaruga aiutandola (speriamo nel verso giusto…) a completare l’attraversamento della carreggiata.
    Siamo quindi arrivati all’isola di Lefkatas, che abbiamo girato in lungo e in largo…
    …nuove emozioni nel percorrere on the road questa costa da noi vissuta più volte in passato via mare…

    Dopo alcuni giorni trascorsi fra una spiaggia e l’altra, abbiamo nuovamente imboccato strade di montagna (lungo le quali abbiamo incrociato un cinghiale) per raggiungere Capo Lefkatas ed il suo faro bianco.
    Chiamato anche Faro di Doukato, si trova all’estremità sud dell’isola. Costruito nel 1890, situato sopra alte scogliere bianche, offre panorami spettacolari con vista su Itaca e Cefalonia.
    Il luogo è legato anche alla leggenda della poetessa Saffo, che secondo la tradizione si sarebbe gettata dalle scogliere di Lefkatas per amore non corrisposto.
    Ricordo di averlo scritto nel diario di bordo quando abbiamo attraversato questo braccio di mare in barca…

    Successivamente ci siamo recati al Monastery of Agios Nikolaos Iras.
    Il monastero prende il nome da San Nicola (patrono dei marinai) e da Ira, che in greco significa "pace".
    La data di fondazione è oggetto di dibattito; alcune fonti suggeriscono che sia stato fondato poco dopo il passaggio della reliquia di San Nicola da Lefkada nel 1087, quando il monastero divenne un luogo di residenza e di culto per le monache.
    Fu poi ristrutturato nel XVII secolo dalla famiglia Barbarigo. Durante l'occupazione ottomana di Lefkada nel XVIII secolo, il monastero fu abbandonato e cadde in rovina. Fu poi restaurato nel XIX secolo da un gruppo di monache provenienti dall'isola di Corfù.
    Durante l'occupazione, fu uno dei pochi luoghi in cui la lingua e la cultura greca furono conservate, e divenne un centro di resistenza contro l'Impero Ottomano.
    Oggi, il Monastero di San Nicola d'Ira è ancora un monastero attivo, abitato da tre monache che dedicano la loro vita alla preghiera, alla meditazione e al servizio degli altri. I visitatori sono benvenuti per parlare con loro e conoscere il loro stile di vita.
    Abbiamo camminato nei bellissimi giardini, visitato la chiesa e il piccolo negozio dove vendono i loro prodotti artigianali.
    Nei giardini si trovano le caratteristiche arnie in pietra, un tempo utilizzate per la produzione del miele di timo.
    La chiesa è un bell’esempio di architettura veneziana con campanile e cupola. Al suo interno si trovano numerose icone religiose e affreschi, nonché la tomba del fondatore del monastero.
    Nello spaccio abbiamo acquistato delle olive in vasetto, la cui acqua viene cambiata personalmente e settimanalmente dalle suore.
    Durante i nostri spostamenti abbiamo notato che moltissimi sono i luoghi di culto intitolati a San Nicola, non solo sull’isola di Lefkatas.

    Concluse le nostre visite, dopo avere ricaricato acqua nel serbatoio (ed esserci presi parole da un greco, scarsamente accogliente e particolarmente aggressivo, che sosteneva non potessimo farlo, nonostante attingessimo ad una fontana pubblica…), siamo ritornati alla laguna di Peratia, dove avevamo già sostato nei giorni precedenti, con alle spalle il Griva Castle.
    Il Griva Castle, noto anche come Fortezza di Teke è una piccola ma importante fortezza ottomana costruita all’inizio del XIX secolo.
    Prima del castello esisteva sul promontorio un monastero musulmano derviscio costruito nel 1668. Da qui deriva il nome “Teke” (termine ottomano che indicava un convento).
    La posizione era strategica in quanto controllava il passaggio tra l’Acarnania e l’isola di Lefkada, dominava l’accesso marittimo al golfo di Ambracia, permetteva di osservare sia il Mar Ionio sia le rotte terrestri verso Epiro e Isole Ionie.
    Il castello venne costruito nel 1806 da Ali Pasha of Ioannina, una delle figure più potenti e controverse dell’Impero Ottomano nei Balcani. Ali Pasha governava un territorio semi-autonomo che comprendeva Epiro, Acarnania e parte dell’Albania.
    L’obiettivo principale era militare:
    -Ali Pasha voleva conquistare Lefkada (allora Santa Maura),
    -desiderava controllare le Isole Ionie,
    -intendeva espandere il proprio dominio verso il mare aperto e sottrarsi gradualmente al controllo del sultano ottomano.
    Il castello faceva parte di una rete di fortificazioni da lui create in tutta la regione.
    La situazione geopolitica cambiò rapidamente durante le guerre napoleoniche.
    Nel 1807:
    -i francesi ottennero il controllo delle Isole Ionie dopo accordi con la Russia,
    -la presenza francese impedì l’attacco di Ali Pasha contro Lefkada,
    -il piano militare per cui era stato costruito il castello fallì quasi subito.
    Dopo il fallimento della spedizione, Ali Pasha affidò il castello alla famiglia Griva, una famiglia locale influente della regione. Da allora il forte prese il nome di “Castello di Griva”.
    Non è chiaro se la famiglia lo utilizzasse come presidio militare, residenza fortificata o posto di controllo commerciale e territoriale. Probabilmente svolgeva tutte e tre le funzioni.
    Nel maggio 1821, poco dopo l’inizio della Guerra d’Indipendenza Greca, il castello venne conquistato dai rivoluzionari greci.
    La regione era strategicamente importantissima e durante quel periodo molti castelli costruiti o occupati da Ali Pasha cambiarono rapidamente mano a causa del collasso del suo potere e della contemporanea rivolta greca.
    Il castello è relativamente piccolo rispetto alle grandi fortezze veneziane della zona, ma molto efficace tatticamente.
    Si tratta di una costruzione compatta con mura adattate al promontorio roccioso, visuale a 360° sul mare e sulle lagune, protezione naturale grazie all’acqua e alle paludi circostanti.
    L’architettura riflette lo stile militare tardo-ottomano: funzionale, rapido da costruire, pensato per artiglieria leggera e controllo territoriale più che per lunghi assedi.
    Con la nascita dello stato greco moderno e il cambiamento delle tecniche militari, il castello perse progressivamente importanza strategica.
    Oggi ne rimangono mura, bastioni e resti interni, in stato di assoluto abbandono e degrado: la vegetazione si sta impossessando della zona e noi abbiamo scelto di non visitarlo avendo trovato nelle recensioni alcuni avvertimenti riguardo alla numerosa presenza di vipere.
    La laguna davanti al Griva Castle (dove abbiamo trovato sosta libera) fa parte del grande ecosistema del Golfo di Ambracia, una delle aree umide più importanti della Grecia e del Mediterraneo. Non si tratta di una singola laguna isolata, ma di un complesso di acque salmastre, canali, paludi e bassi fondali che si estende tra Vonitsa, Preveza e le foci dei fiumi Louros e Arachthos.
    Il valore naturalistico della laguna è enorme in quanto ospita numerosi uccelli acquatici: pellicano riccio, aironi, cormorani, fenicotteri in alcune stagioni, rapaci migratori.
    Nelle acque del golfo vivono anche: delfini tursiopi, tartarughe marine Caretta caretta, numerose specie di pesci lagunari.
    A pochi passi dal camper una spiaggia attrezzata (ma attualmente gli unici turisti siamo noi…) con un bellissimo baretto bianco e azzurro purtroppo chiuso. Peccato… un aperitivo fronte mare lo avremmo preso volentieri! Oggi, visto che il vento ci ha dato un po’ di tregua, siamo riusciti a far volare il drone, fotografando la laguna dall’alto.
    In serata, anche per mettere al sicuro Snoopy da eventuali animali striscianti, ci siamo trasferiti sulla spiaggia Agios Nicolaos Vonitsis (riecco S. Nicola!) presso il Kitesurf Club, dove ci eravamo già fermati nei giorni precedenti trovandoci molto bene.
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  • Preveza e dintorni

    10. toukokuuta, Kreikka ⋅ ☁️ 19 °C

    Approfondendo ricordi di studi scolastici, ci siamo resi conto che la spiaggia di Agios Nicolaos Vonitsis (dove abbiamo sostato la notte precedente) si trova proprio nel Golfo di Ambracia, dove Marco Antonio aveva l’accampamento da cui governava la flotta durante la battaglia di Azio.
    La battaglia navale di Azio tra Ottaviano e Marco Antonio con Cleopatra si combattè il 2 settembre del 31 a.C. Grazie alle strategie di Agrippa, Ottaviano ottenne la vittoria. Dopo la sconfitta, Antonio e Cleopatra si rifugiarono in Egitto, dove si suicidarono nel 30 a.C.
    Questo evento segnò la fine della Repubblica romana e l’inizio dell’Impero con Augusto.

    Ci ha fatto uno strano effetto sapere di avere sostato su un luogo così importante per la storia di Roma.

    Preveza è caratterizzata da una lunga e ricca storia di dominazioni, conquiste, dispute fra ottomani, greci, veneziani, italiani e tedeschi.
    Fra tutti gli avvenimenti ricordiamo la battaglia di Preveza, combattuta nel 1538: fu una grande battaglia navale tra la flotta ottomana guidata da Barbarossa e quella della Lega Santa. La vittoria degli Ottomani diede loro il controllo del Mediterraneo orientale per molti anni.
    Noi eravamo già stati a Preveza in barca, ma allora non eravamo scesi a terra perché non eravamo certi della buona tenuta dell’ancoraggio. Eravamo quindi curiosi di visitarla.

    Entrando in città con il camper, per raggiungere il parcheggio al porto, abbiamo attraversato quartieri periferici (ma nemmeno troppo) nei quali le immense e coloratissime piante di bouganville sembravano volere occultare il degrado e la sporcizia imperante.
    Il centro invece è un dedalo di stradine pittoresche, con negozietti e taverne con sedie colorate e fiori, il tutto in un’atmosfera tipicamente greca.
    Proprio nella piazza principale un edificio giallo: la Cattedrale di San Charalambos con la sua torre dell’orologio, costruita all'inizio degli anni '30 del Settecento, quando Preveza era sotto il dominio veneziano per la seconda volta.
    Durante l'«Halasmos» (il massacro di Preveza), nell'ottobre del 1798, l'icona miracolosa di San Charalambos fu sottratta dagli Arvaniti musulmani di Ali Pasha (ancora lui!!!). L’icona non fu mai recuperata e fu poi sostituita con un’altra.
    A San Charalambos è attribuita la salvezza della città, avvenuta nel 1854, quando una pestilenza stava devastando la popolazione locale. Il cranio del santo fu portato a Preveza dal monastero di Santo Stefano a Meteora e fu collocato nella chiesa per la preghiera, prima di impedire miracolosamente la diffusione della peste.
    È molto probabile che dopo questo episodio il santo sia diventato il patrono di Preveza.
    Il nome di Ali Pasha ricorre ancora nella storia della città (come in quella dell’intera regione) perché dei 6 castelli presenti a Preveza, almeno due o tre furono costruiti per sua volontà durante il suo progetto di conquista ed espansione che poi (come abbiamo già detto) fallì miseramente.
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  • Sulla via del ritorno…

    14. toukokuuta, Kreikka ⋅ ⛅ 19 °C

    Ultimissimi giorni in Grecia trascorsi all’area sosta Joulie’s Camper Garden di Pratalia (nei pressi di Igoumenitsa) per fare pulizie generali del camper (dentro e fuori), lavatrici (4 pienissime!) e spese alimentari che ci consentano di sopravvivere ancora un po’ durante la prima settimana in Italia.
    Rientro per noi diverso dai precedenti, in quanto non arriveremo a Padova ma nella nostra nuova casa nelle Marche, pronta ad accoglierci ma non ancora arredata (trasloco previsto fra un mese…).
    Vivremo quindi per un po’ di giorni ancora in camper ma nel nostro giardino, cominciando a seguire (ed a fare) tanti lavori e lavoretti destinati a rendere realmente vivibile il nostro bellissimo casolare in collina.
    Per ora relax fino al traghetto (partenza alle 2 della notte fra il 13 e il 14 maggio).
    Sbarco ad Ancona previsto per le 19.30 del 14. Una volta in Italia, sosta tattica a Fano per permettere ad Antonio di recarsi a Padova (in treno) a ritirare la nostra auto.
    Arrivo a Tolentino previsto per venerdì in serata o al massimo per sabato mattina (in base al traffico ed alla stanchezza dell’autista).
    Che dire di questa vacanza? Itinerario modificato più volte per cause di forza maggiore: avremmo dovuto spingerci molto più ad est in Turchia, vicino ad Iran e Siria, non ce la siamo sentita per i venti di guerra, quindi abbiamo deciso di percorrere più chilometri in Grecia nel Peloponneso. Il cambiamento non è stato un ripiego, assolutamente! Ci è piaciuto molto rivedere via terra tratti di costa già affrontati negli anni precedenti via mare e ci siamo goduti molto il mare, appunto, questo splendido mare greco dalle mille sfumature di blu, con la sua vegetazione lungo costa così selvaggia, riuscendo persino a fare il primo bagno il 28 aprile! Sulla Grecia, sulla sua accoglienza e sulla sua bellezza non avevamo dubbi in realtà perché c’eravamo già stati più volte.
    “Italiani- greci: una faccia, una razza” usano dire da queste parti…
    La Turchia invece era tutta da scoprire e la parte che siamo riusciti a visitare ci ha lasciato molte tracce nella memoria e nel cuore. Una popolazione accogliente ed ospitale, panorami e paesaggi completamente diversi da una zona all’altra, importantissime tracce di storia dell’umanità che si perdono nei millenni…
    Desideriamo tornarci, sicuramente lo faremo per completare la nostra conoscenza di questo Paese che ora abbiamo anche un po’ nella nostra famiglia, essendo turca la fidanzata di nostro figlio Flavio.
    Anche Snoopy si è goduto molto questa vacanza, nonostante la scarsa considerazione dei gatti greci (che non lo hanno mai visto come un predatore ma piuttosto come un altro peloso da conoscere…), nonostante la gelosia nei confronti dei numerosissimi cani randagi ai quali spesso abbiamo offerto le sue crocchette da mangiare; si è goduto un sacco di corse in libertà e tanti bagni in mare (che lui faceva senza problemi, nonostante le temperature non proprio invitanti).
    Non sappiamo se gli animali conservino ricordi dei luoghi in cui sono stati, ci piace pensare che sia così. Di certo porterà a casa un “tesoro” trovato su una delle ultime spiagge : un pallone rosa bucato con il quale gli piacerà moltissimo giocare!
    Bilancio fine viaggio: 8570 km percorsi, di cui circa 4500 in Turchia. Alla prossima avventura!
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    Matkan lopetus
    14. toukokuuta 2026