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- Day 1
- Wednesday, July 1, 2020
- ☁️ 24 °C
- Altitude: Sea level
ItalyCanale Lagora44°5’39” N 9°49’25” E
La legge di Murphy della vigilia

ovvero “se qualcosa non si era rotto lo farà”
Pensavamo veramente di avere concluso con lavori e lavoretti…durante la settimana passata, di riparazioni varie dell’ultima ora… Abbiamo invece scoperto fra ieri ed oggi che quella non era l’ultima ma la penultima…
Il trasferimento in auto da Padova a Fezzano di ieri aveva preannunciato qualcosa: auto prenotata on line per le 8.30, ufficio che dovrebbe aprire alle 8, omino che si presenta all’alba delle 8.45 e sostiene che fino alle 9 non si entra, server che va in blocco, omino (sempre il gran simpaticone di prima) dice ”che ci possono volere dei giorni…”…conseguente giramento di…. e cambiamento immediato di autonoleggio con rapida soluzione del problema ad opera questa volta di una efficiente fanciulla (due ore di ritardo sulla tabella di marcia ma notevole risparmio economico, della serie ”non tutti i mali vengono per nuocere”!)
Arrivo al marina di Fezzano (La Spezia) intorno alle 14: piazzola del paese con parco pubblico ricolma di bimbi urlanti che giocano….bene! La vita riprende!
Saliti a bordo, Susy (la micia) riconosce immediatamente gli spazi e si comporta da padrona di casa.
Non abbiamo granché da fare (in teoria…): caricare il frigo con la spesa del “fresco”, restituire l’auto al noleggio, collegare i pannelli solari, fare una lavatrice per partire con tutto pulito.
Vista l’ora decidiamo di riservare al giorno dopo le ultime due incombenze.
Serata tranquilla, tempo buono, anche freschino: si dorme con la coperta.
Oggi, dopo una meritata colazione al bar ed una adeguata scorta di focaccia genovese al piccolo alimentari, ci apprestiamo a concludere i preparativi.
Ed è qui che scatta la legge di Murphy…inesorabile!
Pannelli collegati: non funzionano! Pensiero irriverente ai cinesi (produttori degli economici pannelli) invece assolutamente innocenti. Saltato il super regolatore fotovoltaico (…inglese…che si è fatto pagare….) con il risultato che viaggeremo senza pannelli (visto che avevamo già reso l’auto che ci avrebbe forse permesso di cercare un sostituto!)
Poco male…siamo in due (la gatta non consuma elettricità…), abbiamo il generatore, alcune ore si va a motore…è estate e le ore di luce sono molte…ce la possiamo fare!
Quando però, attaccata la lavatrice, salta la corrente…ti chiedi se devi scontare qualche mancanza!!! Dopo avere provato a cambiare colonnina sul pontile ( ed avere fatto saltare i tappi di tutte le colonnine limitrofe…) decidiamo che possiamo lavare a temperatura zero! Problema risolto! Ci sentiamo finalmente in ferie…si spera…Domattina sveglia all’alba, destinazione Capraia; venerdì Isola d’Elba.Read more
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- Day 2
- Thursday, July 2, 2020
- 🌙 24 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto di Capraia43°3’3” N 9°50’17” E
Fezzano - Capraia

Quando il Capitano preannuncia che si parte all’alba, significa che l’alba la si vedrà in viaggio, e anche stavolta non si è smentito.
Del resto, se la tratta è di 60 miglia (10 ore circa di navigazione) e sai che le farai tutte a motore (il primo giorno, pretendere anche il vento…forse è troppo), meglio partire presto per godersi anche la discesa a terra dopo l’approdo.
Molliamo gli ormeggi poco dopo le 5 del mattino; salutiamo Fezzano e con lui il Golfo di La Spezia, le Cinque Terre e la Liguria, ringraziandola nel nostro pensiero per le giornate serene che ci ha regalato la scorsa stagione, ma anche per averci restituito il mezzo in buone condizioni, nonostante la pandemia…
Alle nostre spalle lasciamo minacciosi nuvoloni, che preannunciano temporali in arrivo (anche per quello partiamo oggi…) ma navighiamo verso il sole e il mare è liscio come l’olio.
Durante il viaggio: colazione, letture, spuntini vari e soprattutto MARE, MARE, MARE, AZZURRO DA PERDERCI GLI OCCHI!
Conversazioni di alto livello del Capitano con la gatta, del tipo ”Ma perché voi gatti dormite tutto il giorno, sia a casa che in viaggio?”
Canna da pesca in acqua, ma con l’esca piccola, come a dire ”Non vogliamo ripetere l’esperienza dell’anno scorso…” (tonno di 20 chili issato in barca a fatica e subito liberato!)
Passaggio a debita distanza davanti all’isola di Gorgogna (Parco naturale).
Siamo in un’area marina denominata ”Triangolo dei cetacei” e ci stiamo già lamentando di non averne visto nemmeno uno (quando ci si abitua bene, con tartarughe e delfini che ti tagliano la rotta…) ed ecco che, in lontananza, un guizzo e poi un salto acrobatico (tonno? delfino? chi può dirlo…) si ripete più volte a confermarci che la vita nell’acqua c’è!
Stiamo arrivando a Capraia; la scorgiamo dietro una nebbiolina di foschia, riconoscendone le fattezze (nell’agosto dell’anno scorso passavamo di qui, ed eravamo verso fine vacanza…)
Ormeggio tranquillo, con marinaio accogliente e conosciuto (l’anno scorso ha fatto per noi il sub per sostituirci gli zinchi) e insalatone per pranzo/merenda (sono ormai le 15 passate…)
Verso le 17, superando i divieti imposti da una staccionata che annuncia lavori lungo la costa, facciamo il primo vero bagno della stagione in un’acqua cristallina (e freschetta…)
Un invitante aperitivo con degustazione dei pescatori locali ci organizza la serata. Domani si riparte verso Porto Azzurro (isola d’Elba).Read more
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- Day 3
- Friday, July 3, 2020
- ☁️ 25 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto Azzurro42°45’52” N 10°23’51” E
Capraia - Porto Azzurro (Elba)

prima veleggiata e delfini
Molliamo gli ormeggi con un po’ più di calma, dopo la colazione, visto che le miglia da percorrere sono solo una quarantina e contiamo di poterle fare in parte a vela.
Lasciamo Capraia col desiderio di tornarci nuovamente; abbiamo dovuto rinunciare anche stavolta alla visita delle grotte con il tour organizzato dalla pro loco, ma ci muoviamo per evitare il maltempo in arrivo…
Rotta verso l’Isola d’Elba; prima parte del tragitto a motore, poi un venticello da nord ci permette di veleggiare per una decina di miglia.
Chi è salito su una barca a vela ed ama il mare, ma anche chiunque non apprezzi il rumore in quanto tale, può capire cosa significhi spegnere il motore e poter sentire (finalmente) lo sciabordare delle onde che si infrangono sulla chiglia, lo stridere dei gabbiani, il fruscio delle vele mosse dal vento… mare liscio come l’olio, di un azzurro intenso, pochissime barche e soprattutto nessun motoscafo! A completare il piacere: ripetuti incontri coi delfini; prima un gruppo abbastanza numeroso controcorrente rispetto al nostro tragitto, successivamente alcuni esemplari più solitari in lontananza; quindi un salto carpiato (un tonnetto?) che ci conferma che c’è vita in questo braccio di mare.
E’ sempre un’emozione…anche se l’hai provato più volte…anche se non sono poi così vicini come ti è capitato altrove…anche se hai solo il tempo di accorgertene e sono già lontani… è un regalo della natura a te, che vai per mare, che lo rispetti, che vorresti fosse sempre e per tutti così! E’ così bello ed intenso vederli, che la prima volta provi ad immortalare l’incontro con un video, ma la successiva preferisci goderti lo spettacolo e conservare l’attimo intenso nella memoria, nell’animo, nel cuore.
Passiamo veleggiando di fronte all’isola di Palmaiola, scoprendo che il nome deriva da una palma nana (autoctona ed ancora presente sul suo territorio) e che attualmente è zona protetta perché ci nidificano uccelli marini ormai rari quali la berta maggiore ed il gabbiano corso. Sazi di cultura ci gustiamo il resto del viaggio…
Arriviamo all’Elba e ancora soffia un po’ di vento che ci rende l’ormeggio non semplicissimo, complice l’inefficienza (il disinteresse…) del marinaio in servizio sul molo, che preferisce dare ascolto ad una barca di svizzeri (già ormeggiati in banchina, ma forse elargitori di cospicue mance…) piuttosto che intervenire mentre la nostra poppa tocca il pontile!
Danno abbastanza contenuto, ma comunque seccante: un angolo del parabordo posteriore rotto; pensiero irriverente al giovanotto (ed al suo compare sul gommone che avrebbe potuto facilmente aiutarci, anziché dare consigli a sproposito durante la manovra…). Gli chiediamo come e dove collegarci per la corrente: fa lo sforzo sovrumano di sollevare un dito per indicarcelo…
Siamo a Porto Azzurro, sono da poco passate le 13, aggiustiamo le cime di ormeggio, il capitano ripara il danno e poi ci concediamo ”l’insalatone del marinaio” in relax.
Della serie: ”Se puoi fare qualcosa, perché arrabbiarsi? Se non puoi fare nulla, perché arrabbiarsi?” Siamo solo all’inizio delle nostre vacanze.
Nel pomeriggio: passeggiata per il paese e gelato.
Tantissimi fiori, angoli colorati dalla bucanville o dagli ibiscus e profumati dal gelsomino. Tanti negozi (alcuni anche molto raffinati) e localetti in attesa di turisti. Arriveranno…si spera per loro! Per ora noi siamo contenti di goderci gli spazi senza il pienone.
Nota di colore: chiediamo alla signora gelataia se ci può riempire la cialda grande con una minore quantità di gelato (siamo pasticcioni, ci giustifichiamo…). Impossibile! La cialda grande prevede una quantità di gelato enorme e non si può servire con meno… ci rassegniamo ai pasticci (ed alla scarsa fantasia…che a volte non fa girare l’economia…). Gelato comunque ottimo ed economico.
Serata tranquilla e cena in barca. Stanotte previsto vento forte, forse pioggia, anche domani. Complici le previsioni, decidiamo di fermarci due giorni.
Abbiamo avvistato una passeggiata interessante lungo costa (poco più di un km, definito ”praticabile anche da bambini ed anziani”…ce la possiamo fare!!!) ed uno spaccio denominato “Ganzo Burger” che promette schiacciate del marinaio con polpo fritto, tonno scottato…e affini leccornie…. Vi faremo sapere!Read more
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- Day 4
- Saturday, July 4, 2020
- 🌙 25 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto Azzurro42°45’53” N 10°23’45” E
porto Azzurro

una bella giornata da terrestri
I velisti lo sanno…nella maggior parte dei casi il vento o è troppo poco o è troppo…
Se consideriamo poi che il nostro equipaggio è notevolmente ridotto (capitano esperto, ma un po’ arrugginito da mesi di poltrona; cambusiera di buona volontà, ma che contribuisce come mezzo mozzo, soprattutto ad inizio stagione, quando deve riprendere la mano; gatta che non conta, se non per la compagnia…) meglio non correre troppi rischi e fermarsi un giorno in più godendosi le bellezze dell’isola, che sono veramente tante!
Preannunciate dalle previsioni, durante la notte arrivano le raffiche di vento, che proseguono durante il giorno, con punte fino ai 34 nodi.
In compenso: giornata di sole splendente che valorizza i colori già accesi dell’ambiente marino.
Sole e vento: l’ideale per la camminata che avevamo in programma.
Prima il dovere: visto che i bagni del porto sono fuori uso per lavori in corso, attrezziamo il wc chimico, inserendo l’apposito liquido nel serbatoio…le istruzioni direbbero 75 ml su 2 litri di acqua; il contenitore del prodotto ha un dosatore incorporato con tacche che indicano 5 e 10.
Il capitano si appresta ad eseguire il travaso (75 ml, quindi 7 dosi da 10 ed una da 5)… inserito il liquido nel serbatoio si accorge che abbiamo dimenticato di chiudere la presa a mare (buona parte del prodotto finito direttamente nell’acqua!)…poco male, in fondo siamo in porto, se pure a Porto Azzurro…abbiamo sanificato la zona dall’inquinamento organico…
Ripetiamo l’operazione (questa volta con presa a mare regolarmente chiusa).
Commenti sul fatto che (a prescindere dalla quantità perduta per l’errore) con un paio di volte se ne va una bottiglia…fortuna che non bisogna usarlo sempre…la scorta sarebbe insufficiente…
Ci viene un dubbio: osserviamo con più attenzione il dosatore…scopriamo che era in centilitri!
Qualcuno potrebbe osservare ”le maestre…non ve le hanno insegnate le equivalenze?”
Rispondiamo: non si tratta di competenza matematica ma di occhiali!!!
Cerchiamo inutili giustificazioni sottolineando che potevano segnare un’unica tacca e scrivere 75…anziché confondere le acque…ma, come si dice sempre a scuola: sbagliando s’impara.
Attualmente abbiamo il serbatoio chimico più pulito di tutto il mediterraneo!
Partiamo per la nostra passeggiata. Percorriamo il Sentiero Carmignati: camminata attrezzata, ricca di soste con panchine, dove ombra e sole si alternano, le salite sono a gradoni, le discese idem…fattibilissima, anche se non proprio adatta a persone anziane (come preannunciavano le indicazioni turistiche) per il notevole dislivello…ottima nel nostro caso! E soprattutto breve: in poco più di mezzora, soste per le foto comprese, arriviamo alla Spiaggia dei Briganti.
Durante il percorso paesaggio d’incanto: colori accesissimi che vanno dalle varie gradazioni del blu a quelle del verde, profumi di macchia mediterranea, oleandri, fichi d’india, mirti ed agave in abbondanza…sulla sommità la veduta di tutta la baia e dei due capi; ci accompagnano i gabbiani ed incontriamo anche due tranquilli bovini al pascolo.
La spiaggia anche molto bella e non troppo affollata, considerato l’orario (ormai si sono fatte quasi le 11). Bagni ristoratori (acqua fresca ma piacevole, spiaggia di sabbia grossa che non richiede scarpette per immergersi) e relax baciati dal sole. Dopo un’oretta ci rimettiamo in marcia per rientrare alla base. Altre foto…difficile resistere…
Che dire? Anche la vita da terrestri può offrire le sue soddisfazioni.
La serata prevede degustazioni locali. Vi faremo sapere!
Domani si riparte alla volta dell’Argentario.Read more
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- Day 5
- Sunday, July 5, 2020
- 🌙 26 °C
- Altitude: 23 ft
ItalyCala Galera42°24’7” N 11°12’32” E
Dall Elba all’Argentario (cala Galera)

tanta natura, un po’ di storia .. ed un borgo che delude
Lasciamo l’Isola d’Elba, decidendo di salpare all’alba perché si tratta di una corsa contro il tempo (o meglio: contro il vento…)
Destinazione Cala Galera (Monte Argentario): circa 40 miglia da percorrere, possibilmente nella prima parte della giornata…già dalle 14, infatti, previste nuove raffiche di vento con punte significative che potrebbero metterci in difficoltà con l’ormeggio…Un po’ di onda, residuo delle raffiche di maestrale della giornata precedente, sole splendente e vento…abbastanza vento…procediamo sia a vela che a motore (poco sportivo ma utile in questo caso perché ci permette di accelerare e di dare più stabilità alla navigazione).
Ci godiamo il paesaggio: i diversi blu del mare, costellati di spruzzi bianchi creati dalla schiuma delle onde; l’azzurro del cielo, nel quale di tanto in tanto compare qualche nuvola stracciata dal vento…, l’assenza di altre barche (solo una vela in lontananza…); e il vento, un vento insistente, che ci invoglia ad indossare giacca e cappuccio, nonostante il sole.
Passiamo di fronte all’Isola di Montecristo. Abbiamo il tempo di documentarci e scopriamo che in epoca classica era chiamata Monte di Giove, divenuta poi Montecristo durante il Medioevo ad opera di monaci insediatisi sul territorio. Gli stessi monaci pare vi abbiamo portato anche un tipo di vipera a scopo curativo (altri studi sostengono che la vipera arrivò invece con le navi cartaginesi che avevano la bella abitudine di lanciare i velenosi rettili sulle imbarcazioni nemiche durante la battaglia! Povere vipere, viene da pensare…) La prima ipotesi ci pare comunque la più credibile…
Oggi l’isola è riserva naturale biogenetica (inserita nel complesso delle riserve naturali gestite dall’Arma dei Carabinieri): per ottenere il permesso per visitarla possono trascorrere anche 3 anni…solo 2000 visitatori all’anno (con precedenza a spedizioni scientifiche, associazioni e scolaresche). Fauna e flora terrestre e marina, oltre che migratoria, di varia natura, protette non solo dai turisti ma anche… dalle capre selvatiche, che divorano il territorio rischiando di compromettere la sopravvivenza di lecci millenari!
Dopo poche miglia ci lasciamo sulla destra l’isola del Giglio, il cui nome non deriva come si potrebbe pensare dal noto fiore, ma…sempre dalle capre!
Citata da Giulio Cesare nel ”De bello civili”, poi possedimento dei Medici di Firenze, più volte saccheggiata dai Turchi e, in tempi più recenti, tristemente nota per il naufragio della Costa Concordia.
Scorgiamo già il profilo dell’Argentario e ne fiancheggiamo le coste, ora non più soli soletti ma in mezzo ad un traffico di barche, barchini, motoscafi (spesso irrispettosi di precedenze e distanze…)… decidiamo di ammainare le vele per consentirci le manovre con maggiore sicurezza.
All’arrivo a Cala Galera poco vento ma diversi pasticci all’ormeggio (di cui la scrivente si assume totalmente le responsabilità…) fortunatamente senza danni.
Piacevole chiacchierata con un vicino di barca (broker, proprietario di Jenneau 42) e successiva passeggiata in paese: Porto Ercole…
Definito come ”uno dei borghi più belli d’Italia”, si rivela una vera delusione!
Scopriamo in seguito che la nomea gli deriva non da particolari riconoscimenti, attribuiti da sovrintendenze alle belle arti o simili, ma dalla sua appartenenza ad una associazione privata a cui taluni comuni si iscrivono per ottenere notorietà in campo turistico, senza però dover garantire alcuna particolare caratteristica! Un paradosso se si pensa quanti borghi in toscana (e non solo, nella penisola intera…) possano a pieno titolo fregiarsi di simili appellativi per le bellezze storiche e artistiche e per la loro struttura urbanistica…
Leggendo poi i commenti di altri che vi sono passati, cogliamo le nostre stesse impressioni: un luogo abitato da pochissimi residenti stabili, che si riempie d’estate di turisti, ”dove si paga anche l’aria che respiri” (non a caso avevamo escluso di ormeggiarci in paese, dove ci sarebbe costato il doppio!); località che probabilmente offre bellissime spiagge ma … come borgo… lasciamo stare!!!
Ci offriamo un aperitivo per consolarci del nostro primo buco nell’acqua della stagione e rientriamo alla base. Domattina si riparte navigando dalla Toscana alle coste del Lazio.Read more
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- Day 6
- Monday, July 6, 2020
- 🌙 28 °C
- Altitude: 23 ft
ItalyPorto Riva di Traiano42°3’46” N 11°48’47” E
Da Cala Galera a Riva di Traiano

una tranquilla veleggiata
Ore 7.30 lasciamo Cala Galera, e con lei l’Argentario e la Toscana, diretti verso le coste laziali. Bella giornata di sole, mare tranquillo e un debole venticello da nord che ci permette di andare a vela. Le miglia da percorrere non sono molte, una quarantina, quindi possiamo permetterci di spegnere il motore, anche se veleggiamo ad una media di soli 4 nodi (che per i non esperti, precisiamo, è assai pochino…).
Ripensiamo alla visita di ieri a Porto Ercole, alla signora arcigna che ci ha indicato senza nemmeno un sorriso la via per il centro (centro commerciale forse intendeva, perché il centro storico era da tutt’altra parte…); ripensiamo ai due forti cinquecenteschi (probabilmente uno dei pochi aspetti realmente di valore storico-artistico del borgo, non visitabili in quanto uno è stato adibito a carcere (da cui: cala galera…) e l’altro a residence (dove pare si possano affittare lussuosi appartamentini…)
Ci lasciamo sulla destra Giannutri, ultima isola dell’arcipelago toscano, la più meridionale…il suo profilo ci appare offuscato da un po’ di foschia…
Essendo anche questo territorio zona protetta, di interesse naturalistico, ci documentiamo (abbiamo tempo per informarci sulle curiosità…) scopriamo che l’isola è sede di abbondanti nidificazioni del gabbiano reale, che impediscono quelle del gabbiano corso…pare che i due non vadano per niente d’accordo… Sono presenti sull’isola anche numerosi predatori introdotti dall’uomo: ratti e (cito testualmente da wikipedia) ”da verificare la presenza di gatti” (in che senso da verificare??? ci sono o non ci sono?? E a chi spetta verificarlo? Si dia da fare, se manca questo dato!) ”che possono rappresentare un serio pericolo per gli uccelli marini” (chi sia il vero pericolo non è dato sapere…. i ratti o i gatti? Propendiamo per i ratti… se prendiamo come esempio la nostra gatta non la vediamo proprio a tener testa ad un gabbiano reale…figurarsi a rappresentare un pericolo!
Sul resto della veleggiata, poco da raccontare…leggiamo durante il percorso le notizie (su Bolina blu) sul nostro punto di approdo, divenuto Traiano perché a Santa Marinella (prima ipotesi) non avevano posto. Il simpatico ormeggiatore di Traiano, durante la prenotazione telefonica, ci chiede se viaggiamo su un caicco…conosceva un caicco di nome Hemera… Rispondiamo di no, e si scusa per avere violato la nostra privacy…(o forse pensa che un Super Maramou si offenda ad essere scambiato per un caicco…non lo sapremo mai!)
All’arrivo abbiamo conferma del fatto che il porto è molto grande e l’ormeggiatore ci guida al posto barca col gommone. Ormeggio super tranquillo e questa volta regolare. Sono le 14 e, visto che abbiamo pranzato durante il viaggio e che il sole splende, ne approfittiamo per fare il bucato. Successivamente un sano relax, una passeggiata e la spesa alla Coop locale. Nonostante i numerosissimi negozi presenti nel marina, il market è chiuso. Il proprietario, ci dicono, non c’è perché se n’è andato a Roma…non capiamo se per la giornata o se abbia traslocato l’attività visto che non riusciamo nemmeno a trovare l’entrata dello spaccio…
Serata tranquilla come la giornata, cena in barca e relax. Domani ci aspetta un percorso più lungo: circa 60 miglia per raggiungere Nettuno (Anzio).Read more
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- Day 7
- Tuesday, July 7, 2020
- 🌙 25 °C
- Altitude: 10 ft
ItalyMarina di Nettuno41°27’15” N 12°39’39” E
Da Traiano a Nettuno

onda lunga e nuovi delfini
Salpiamo da Riva di Traiano prima dell’alba…
Ci aspettano una sessantina di miglia per raggiungere Nettuno (Anzio).
Giornata senza vento (come da previsioni…del resto lo abbiamo avuto ieri…non è mica Natale!!!) e con onda lunga e piuttosto fastidiosa. Procediamo ovviamente a motore…Sulla prima parte del tragitto non molto da segnalare: un po’ noioso e a tratti disturbante.
In casi come questi, ringrazio sempre col pensiero una collega che diversi anni fa mi ha segnalato i braccioli anti nausea… Ricordo ancora che, quando me li ha consigliati, mi ha confidato di soffrire tutto: auto, aereo, nave…ma di amare troppo viaggiare per rinunciarvi! Non mi sento un caso così disperato ma, quando l’onda lunga persiste, può capitare di sentirsi a disagio…. Chi ha sofferto anche solo una volta il mal di mare mi può capire!
Mi trovavo sotto coperta, in turno di riposo, quando il capitano avvista un branco di delfini. Non avverte, non avrei fatto comunque in tempo!
Alla mia ricomparsa, riferisce che erano tanti ma… timidi! Non si sono fatti fotografare (dice…). Vedo la canna in acqua: non avendo molto da fare (si va a motore…) ci si prova sempre! Anche oggi senza risultato alcuno….
Durante il percorso lungo costa nominiamo le città, di cui si intravedono i profili abitati che sembrano tutte uguali, una dopo l’altra… fino a scorgere Anzio, la nostra meta.
La dobbiamo superare per giungere fino al Marina di Nettuno, dove abbiamo prenotato. Del porto di Anzio ci erano infatti giunte informazioni che raccontavano di topi scorazzare indisturbati sui pontili…meglio di no, grazie! E’ pur vero che abbiamo una gatta nell’equipaggio…ma Susy ha ormai 10 anni, e vive da 8 in appartamento! Non è più la gattina vispa e campagnola che catturava topolini e bisce per depositarle sul tappeto davanti alla porta di casa….e, sinceramente, non ce la vediamo a tener testa ad un rattone del porto!!!
Sosta al benzinaio nell’avamposto per fare rifornimento di gasolio…arriviamo alle 14.40, apre alle 15.30, avendo già consumato il frugale pasto del marinaio in viaggio, ne approfittiamo per la pausa caffè.
Verso le 16: ormeggio regolare, doccia (giornata afosissima…) e relax. Nel tardo pomeriggio passeggiata in paese e…scopriamo Nettuno! Il borgo antico… Ci accoglie il Municipio, color pastello…e poi…
…un dedalo di stare e stradine, strette, in salita e discesa, molte che conducono a vicoli chiusi. Piazzette che sembrano quadri; case costruite nelle mura (non dentro le mura proprio nella struttura delle mura stesse) e fiori, fiori, tantissimi fiori! Il primo posto che abbiamo visitato dove, anziché i lampioni, si trovano le fioriere a stelo per strada. Ogni porta di casa ha di fianco un piccolo portafiori in legno, appeso al muro, stile scaffaletto di libri, con dentro piantine colorate; una gigantesca magnolia che fa da pergolato all’entrata di una piccola trattoria; la buganville colora gli angoli più nascosti…un vero spettacolo!
Ci sarebbe piaciuto visitare forte San Gallo, purtroppo aperto solo nei fine settimana (il covid ci ha tolto anche questo, assieme alle rovine etrusche di Tarquinia…visitabili solo sabato e domenica, dopo prenotazione fatta per tempo). Ritorneremo!
Telefoniamo al cugino Nando, di Anzio appunto, che ci raggiunge con uno dei figli, Matteo, per accompagnarci in una pizzeria che si chiama così unicamente perché serve anche la pizza….
Locale a cui diamo cinque stelle, dagli antipasti al dolce (”I Quarti” per chi volesse segnarsi un appunto…) Ottima compagnia e, nonostante i nostri maldestri tentativi, non riusciamo a pagare! Ricambieremo!
Domani ci attende Gaeta!Read more
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- Day 8
- Wednesday, July 8, 2020
- 🌙 26 °C
- Altitude: Sea level
ItalySecca Colonna41°13’7” N 13°34’23” E
Da Nettuno a Gaeta

vela, delfini e qualche rinuncia gastronomica
Nonostante i numerosi consigli sui luoghi (di interesse storico culturale e naturalistico) da visitare nei dintorni, elargiti nella bella serata di ieri dai parenti incontrati ad Anzio, ci muoviamo di primo mattino da Nettuno per dirigerci verso Gaeta.
Siamo in vacanza, ma la nostra è pur sempre l’occasione per trasferire Hemera dal Tirreno all’Adriatico, riportandola a Chioggia, più vicino a casa.
Questo è il progetto, che ha sostituito i precedenti ben più ambiziosi causa Covid, e desideriamo portarlo a termine senza troppi stress ma anche cercando di evitare soste prolungate, salvo eccezioni (eventuali condizioni meteo avverse oppure occasioni particolarmente vantaggiose). Il Tirreno per i diportisti è notevolmente caro (quando ci si ormeggia in marina o in porto…se pur scegliendo con cura i più economici); inoltre dilungandoci potremmo correre il rischio di vederci intrappolati da qualche parte da un decreto dell’ultima ora… L’esperienza dei mesi precedenti insegna! E ieri sera, nel prendere posto in pizzeria, se pure all’aperto, il cameriere con mascherina ci ha gentilmente ricordato che chi era congiunto poteva sedere a fianco del rispettivo consorte, gli altri no…a distanza di sicurezza; il nostro ospite ha firmato per tutti una sottoscrizione di buona salute, il che ci ha riportato (essendo il parente un medico) a riparlare (fra una ricetta di cucina e una battuta di pesca) anche di pandemia e di ciò che ci si potrebbe aspettare nei mesi a venire…
Del resto le attuali prescrizioni sanitarie ci obbligano ogni giorno, per ogni spostamento, ad inviare via mail al distretto di competenza, un’autocertificazione (con la dichiarazione del percorso effettuato, ora e luogo di partenza e di arrivo, temperature dell’equipaggio misurate nella giornata…) conservando in barca copia cartacea della stessa (inutile fare riferimento alla dematerializzazione…la burocrazia non conosce eccezioni!)
Il tutto per spiegare la scelta di tirare dritto fino a Gaeta, ormeggiandoci all’ancora nell’ampia e protetta baia antistante la città, nella convinzione che è pur sempre bello conservare nella memoria i nomi dei luoghi che avremmo desiderato vedere o in cui si vuole tornare (che diventano già progetti futuri!).
Dopo avere mollato gli ormeggi, intorno alle 6.30, un po’ di onda (la stessa fastidiosa di ieri…) nella prima parte del percorso fatta a motore; verso le 10, quando già scorgiamo il promontorio del Circeo, finalmente si veleggia, concedendoci (ora si!) di muoverci più lentamente, assecondando il vento anche se ci porta un po’ fuori rotta…
Inizialmente si pensava di fare tappa a Ventotene (isola dove si trovano anche rovine archeologiche di epoca romana di un certo pregio) ma la scelta ci avrebbe costretto ad un percorso tutto a motore con onda costante contraria…oltre che dissanguato economicamente per i costi dell’ormeggio… sarà per un’altra volta!
Quando passiamo davanti al Circeo un po’ di emozione: l’immagine del promontorio, arrivando da nord, ci appare (complice i raggi del sole) imponente…misterioso…quasi sacrale…
Il monte ci fa pensare alla maga Circe e ci ricorda Ulisse ed il suo ripetuto vagar per mare; infine (mi si conceda una nota del tutto personale…) la mia vita ha avuto origine proprio qui, dove i miei genitori mi hanno concepita, attesa ed allevata nei primi sei mesi, prima di ritornare a Venezia.
Superato San Felice (un flash di memoria: mia madre, raccontarmi che, con il pancione, incontrava la Loren per strada e si salutavano…) entriamo nel Golfo di Gaeta e finalmente possiamo spiegare le vele!
Un vento discreto, sui 7/8 nodi, con punte di 10, che ci permette comunque di viaggiare sui 5 di velocità, percorrendo circa 25 miglia a vela (sulle 51 totali). Previsioni confermate, ci diciamo… Dobbiamo riaccendere il motore a 3 miglia da Gaeta, ma veniamo ricompensati dal panorama: pareti a picco sul mare, splendide falesie, alcune persino con abitazioni incastonate nella roccia! D’obbligo foto e filmati! E subito dopo il castello Angioino-Aragonese che domina la baia, ex carcere militare, ora sede della Guardia di Finanza del mare.
Sorridiamo al messaggio dell’amica Elena: ci fa notare ironicamente che questo ripetersi di sedi carcerarie nelle nostre scelte di viaggio avrebbe dato sufficiente materia di studio al dott. Freud…ci chiediamo con quali conclusioni…
Ci sentiamo di rassicurare Tommaso, sinceramente preoccupato delle sorti di Susy (il gatto in barca? ma non soffre???) inviandogli una sua foto in totale relax…
Il buon amico Toni, uomo di mare e consueto ”strapazzatore di Susy”, nel ricevere la stessa immagine, riconoscendo il tavolo da carteggio, ci suggerisce di ”usare la coda per tirare la rotta”…
Nella baia ci accolgono anche i delfini! Tre, questa volta, giocosi, saltano fino alla prua della barca, quasi a volerci dare il benvenuto, allontanandosi poi rapidamente.
Siamo a motore e stiamo cercando ancoraggio, non ci danno il tempo per una foto!Caliamo l’ancora nella zona consentita, dove troviamo già un’altra vela in sosta.
Siamo arrivati, sono le 15,45…peccato non poter scendere a terra (non è consigliabile ”abbandonare la barca incustodita” per motivi di sicurezza…) …peccato anche perché Antonella ci ha già scritto di assaggiare assolutamente la ”tiella di polipi”, specialità locale, e su Bolina blu ci consigliavano dove acquistare delle ottime mozzarelle… Ritorneremo! Anche per visitare la città, naturalmente!
Sole, letture e relax nel pomeriggio, senza il caldo opprimente del porto, ed un’ottima carbonara per cena completano la serata. A domani!Read more
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- Day 9
- Thursday, July 9, 2020
- 🌙 29 °C
- Altitude: Sea level
ItalyScoglio Pila Nuova40°34’48” N 14°21’16” E
Gaeta - Nerano (costiera Amalfitana)

Dal Lazio alla Campania : ricordi e leggende per riscoprire il bambino che è in noi …
Dopo esserci documentati, nella serata di ieri, su tutto ciò che ci siamo persi non scendendo a terra a Gaeta (davvero il posto va marchiato con bandierina prioritaria sui nostri programmi futuri!!!) e nonostante un principio di dolore alla schiena del capitano che potrebbe pregiudicarne la completa efficienza nei giorni a venire, considerate le condizioni del tempo favorevoli, ottimisticamente leviamo l’ancora e salpiamo verso sud…
Salutiamo il promontorio di monte Orlando e le falesie sulla costa: la Montagna Spaccata dove sorge il Santuario della S.S.Trinità (XI secolo)…proprio quella costruzione fra le rocce che abbiamo fotografato!
Ieri sera abbiamo scoperto essere un luogo ricchissimo di leggende:
-una di queste racconta che le rocce si spaccarono nel preciso momento in cui Cristo morì…
-un’altra (che devo dire ci affascina maggiormente) narra dell’amore di Etele e Giordano: fra le montagne spaccate vivevano creature ammalianti (le Anguane) che di notte cantavano incantando gli uomini e soggiogandoli, Etele era una di queste e Giordano, un giovane montanaro, se ne innamorò. Il destino della bella Etele era però segnato: sarebbe svanita alla morte di sua madre, la Maga del bosco. I vecchi montanari e la stessa Maga (impietosita) tentarono di convincere Giordano a rinunciare al suo amore impossibile, ma lui non volle sentire ragione e la sposò. Alla morte della Maga il presagio si avverò: Etele fuggì per andare incontro al suo triste destino e la montagna si spaccò per permetterle di abbandonare Giordano salvandogli la vita. L’uomo infatti fu respinto a valle da un’enorme cascata…
-vi è poi la leggenda della Mano del Turco, che giustifica un calco, simile ad un’impronta di mano, in prossimità degli scalini che portano al santuario: in quei luoghi si nascondevano un tempo dei pirati saraceni ed uno di essi un giorno toccò la montagna, che divenne morbida deformandosi sotto il suo palmo…un monito nei confronti dell’infedele che non credeva all’origine sacra del luogo…
Sono le 6.30 del mattino, una sottile foschia vela il paesaggio, mare liscio come l’olio, vento debole ma più promettente nelle prossime ore.
Il vantaggio di essere all’ancora (oltre alla privacy e alla ventilazione ideale durante la permanenza) è che lo sforzo maggiore (sia all’arrivo che quando si parte) lo fa il salpa-ancora, strumento importantissimo!
La nostra memoria va spesso in queste occasioni alla prima barca sulla quale abbiamo navigato da ragazzi: un piccolo cabinato di 6,70 metri, sul quale si calava e si ritirava su l’ancora a mano… come le vele, del resto, ben più piccole di quelle attuali….avevamo 40 anni di meno…e ci siamo divertiti non poco! Senza bagno, senza frigorifero, senza tendalini che ci riparassero dal sole, senza strumenti elettronici per fare la rotta (si usavano carte nautiche di carta, righello, compasso e matita…); con un fornellino da campeggio come cucina, sacchi a pelo come coperte, pochissimi soldi in tasca e tanta voglia di avventura. Quest’ultima ci è rimasta, per il resto si cresce, si cambia e dunque ci si adegua!
Tornando al percorso di oggi, navighiamo a motore fino alle 10 circa, quando il vento ci permette di veleggiare intorno ai 6 nodi e di godere un po’ di suoni della natura.
Nascosta dalla foschia e dalle nuvole, scorgiamo l’isola di Ischia, che poi ci lasciamo sulla destra…seguita da quella di Procida, con il suo imponente castello sul promontorio (anche questo ex carcere…siamo decisamente recidivi…)
Sulla sinistra invece le coste campane, con il promontorio di Monte di Procida antistante l’isola omonima (che fantasia…), a seguire il porticciolo di Acquamorta, il cui nome è legato alla calma delle acque al suo interno…ma una ben più suggestiva leggenda ce ne spiega l’origine in modo diverso: la figlia di un ricco proprietario terriero, Acqua, rischia di annegare durante un bagno e vien salvata dal pescatore Giosuè; i due scoprono di avere in comune la passione per il mare e nasce fra loro un amore platonico. Ogni mattina Acqua si reca sulla riva per salutare con un cenno di mano Giosuè che passa con la barca e lui le risponde alzando un remo…Una mattina la barca non si vede e la ragazza apprende che alcuni pescatori sono annegati durante una tempesta; per il dolore si lascia morire fra le acque ed il suo corpo non fu mai ritrovato…
Fra una favola e l’altra, veleggiamo fino a scorgere il profilo del Vesuvio, anch’esso offuscato dalla foschia.
Cala nuovamente il vento e dunque percorriamo l’ultima tratta a motore fino alla baia di Ieranto (Nerano) che ci accoglie con altre spettacolari falesie, grotte e sculture prodotte dal mare sulla costa rocciosa.
Nella baia, che si estende da Punta Montalto a punta Campanella, numerosi gavitelli, gestiti dai proprietari dei ristoranti locali: al nostro approssimarsi, un giovane ci raggiunge prontamente in gommone, ci segnala la boa alla quale legarci e ci assiste durante l’ormeggio.
Alla nostra richiesta sul prezzo del servizio commenta ”Eh…la barca è grande…” e ci segnala con le dita della mano quello che poi riceverà in contanti, senza fornire alcuna ricevuta… un gavitello più in là vediamo ormeggiato il mezzo della Guardia di Finanza…(siamo sulla costiera Amalfitana …perchè stupirsi?)
Prima di salutarci, il giovane ci avverte che un servizio di trasporto (fornito dai ristoranti locali ) sarebbe venuto a prenderci per la cena; conveniamo per le 20 ma, dopo esserci documentati sul rapporto qualità/prezzo dell’unico ristoratore al momento aperto, decidiamo di declinare l’invito!
Adduciamo come scusa il dolore alla schiena del comandante, che tanto scusa non è…e che ci permette di risparmiare in vista di altre esperienze gastronomiche più accattivanti. Riposo e sole…
In serata si alza un po’ di vento e di onda che dovrebbero poi diminuire e farci dormire tranquilli.
Il corpo morto (per i non esperti: non si tratta di un cadavere, ma di un pietrone pesante sul fondo, legato ad una catena, che tiene la boa al suo posto) è di dimensioni sufficienti a garantirci un ormeggio sicuro e la baia è sufficientemente protetta. Le previsioni, comunque sono buone.
Contiamo di ripartire domattina presto diretti a Palinuro.Read more
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- Day 10
- Friday, July 10, 2020
- ☁️ 28 °C
- Altitude: Sea level
ItalyBuondormire40°1’32” N 15°17’42” E
Costiera Amalfitana - Capo Palinuro

Dalla Costiera Amalfitana al Cilento : fra spettacoli della natura, storia e leggende
Dopo l’ennesimo guasto ieri sera (questa volta la pompa dell’acqua…), prontamente rimediato dal comandante, e dopo una notte non proprio tranquilla (fra onde e zanzare…), lasciamo di buon mattino la baia di Ieranto e ci dirigiamo ancora più a sud…
La nostra meta è Palinuro, precisamente la Baia del Buon Dormire…che dal nome ci sembra possa offrire garanzie di tranquillità (supposizioni confermate dalle informazioni dettagliatissime di Bolina Blu).
Mare azzurrissimo e tranquillo, giornata soleggiata anche se la solita foschia purtroppo offusca il paesaggio. Appena partiti si alza un venticelllo che ci permette, con una bolina strettissima, di veleggiare raggiungendo i 6 nodi; attraversiamo così il golfo di Salerno e costeggiamo il Cilento.
Ci godiamo paesaggio e assenza di rumori artificiali…riflettendo sulla fortuna di poter assaporare momenti tanto appaganti; sottolineiamo anche quanto poco le foto (e tantomeno le parole…) siano in grado di trasmetterli e tramandarli…
Nuvoloni si addensano sopra le montagne, ma il mare ci conferma che per noi naviganti sarà una giornata serena…
Decidiamo che può essere il momento giusto per assaporare anche un secondo caffè, vista la solita sveglia all’alba ma, appena poggiata la moka sul fornello, Antonio avverte che due delfini stanno saltando vicinissimi! Il tempo di spegnere il fuoco e di vederli (non certo di fotografarli…sono già lontani…): veramente vicini, a bordo scafo, giocosi come sempre, per niente spaventati dalla nostra presenza…a vela succede, più frequentemente che a motore… Altro regalo che il mare ci ha fatto in queste nostre vacanze…Rimetto su il caffè!
Riusciamo a percorrere a vela più della metà dell’itinerario, poi riaccendiamo il motore per non tardare troppo. Non abbiamo appuntamenti ma la baia di Palinuro è molto conosciuta e frequentata e vorremmo riuscire a trovare un ancoraggio adeguato.
Poco prima della meta: guizzi nell’acqua, tonnetti che saltano ovunque! Un rapido sguardo d’intesa e decidiamo di non tirare fuori la canna…Pigrizia? Sfiducia nella possibilità che esistano nel branco pesci con aspirazione suicida?…O semplice amore per la natura?…
Quando ci approssimiamo a capo Palinuro nuovamente ci stupiamo di fronte alle coste rocciose e frastagliate, ricche di grotte, archi e insenature, erose dal mare fino a notevole altezza, segni che testimoniano le violente mareggiate invernali.
Scorgiamo la roccia denominata ”isola del coniglio” e dapprima non ne capiamo il motivo: a guardarla ci sembra più simile ad una balena…
ma entrando nella baia ed osservandola dalla parte opposta, ne distinguiamo chiaramente la sagoma, effettivamente raffigurante proprio un coniglio!
Nella baia (detta ”del buon dormire” perché riparo tranquillo da gran parte dei venti e delle mareggiate) ci sono già diverse imbarcazioni…contiamo sul fatto che alcune si trattengano solo qualche ora per fare il bagno e poi si trasferiscano altrove….soprattutto un barcone a motore denominato “Dubai” , che arriva poco dopo di noi con musica a tutto volume e ci sembra (anche se non vorremmo trarre facili conclusioni…) ricco di escort a bordo!
Si avvicinano due simpatici ragazzi napoletani in canoa per farci i complimenti per ”la bellissima vela”; chiedono informazioni sulle misure della barca e su quanto sia difficile portarla, sono curiosi di sapere da dove veniamo, ci confermano la loro origine partenopea e poi (molto educatamente) ci augurano buone vacanze e se ne vanno con un caloroso sorriso…il nostro Sud…
Un bagno più lungo dì quello di ieri (l’acqua è più calda, non c’è corrente, né vento…) e poi relax e aperitivo al sole…disturbato leggermente dalla musica esageratamente alta del barcone che, fortunatamente, poco tempo dopo decide di trasferirsi altrove! Apprezziamo la scelta! Che pace!
Finalmente ci sentiamo in armonia con la natura…dalla costa giunge l’abbaiare di un cane, un gabbiano ci sorvola stridendo, la nostra gatta miagola (deve partecipare anche lei!)…
Altre barche levano l’ancora e se ne vanno…ci domandiamo se resterà qualcuno…la cosa non ci preoccupa minimamente! Stiamo benissimo così!
Siamo nella baia di Palinuro, quella della leggenda del nocchiero di Enea, caduto in mare di notte, tradito dal dio Sonno, mentre conduceva la flotta verso l’Italia… Dopo avere chiesto invano aiuto ai suoi compagni, ed essere rimasto per tre giorni in balia delle onde, Palinuro naufragò su un’isola, dove venne scambiato dagli indigeni per un mostro marino e quindi ucciso. Così veniva soddisfatta la richiesta di Nettuno, dio del mare, che aveva promesso a Venere di condurre in salvo la flotta di Enea sulle coste campane, in cambio di una vittima sacrificale.
”Unum pro multis dabitur caput” (Eneide, V, 815) ”Una sola vittima per la salvezza di molti”
Ma esiste un altro mito legato alla costa del Cilento, che ha come protagonista Palinuro… (autore un letterato napoletano del 1500: Berardino Rota). In questa leggenda, forse meno conosciuta, Palinuro si innamora di Kamaraton (ninfa del mare, tanto bella quanto superba) che lo rifiuta. Consumato dal dolore, Palinuro implora il dio Sonno di porre fine alle sue sofferenze e così trova la morte in mare. Venere, indignata per il comportamento della ninfa, la punisce trasformandola in roccia (il promontorio ove oggi sorge la cittadina di Camarota), condannandola a guardare per sempre l’amante respinto…
Sperando di non avervi annoiato…auguriamo a tutti una buona serata! La nostra si preannuncia in linea con quanto raccontato: da favola!Read more
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- Day 11
- Saturday, July 11, 2020
- ☁️ 28 °C
- Altitude: 23 ft
ItalyCetraro Marina39°31’16” N 15°55’48” E
Palinuro - Porto Cetraro (Calabria)

Dalla Campania alla Calabria : cambia il paesaggio lungo costa e per qualche ora ridiventiamo terrestri
La Baia del Buon Dormire non si è smentita e ci ha permesso di trascorrere una notte tranquilla, fatta eccezione per i momenti in cui Susy decideva che era ora di dedicarsi al gioco, grattando la moquette delle camere, facendo capolino dietro la tenda della cabina di prua con un forte miagolio, saltando improvvisamente sul letto di poppa per farsi coccolare…e molto altro ancora!
Già da un paio di giorni la nostra gatta marinaia dava segni di irrequietezza durante la sera. Tutto regolare! Da diversi anni ormai, quando parte con noi, le prime miglia di viaggio le servono per riambientarsi e prendere le nuove misure con gli spazi ed i tempi della giornata… Presa un po’ di confidenza, entra nel vero clima vacanziero (che non differisce granché da quello casalingo…): sonno, cibo, coccole e divertimento!
Per lei (che tutto il giorno, durante la navigata, sonnecchia quando non dorme della grossa…) la sera, più fresca e ventilata, soprattutto quando si sosta in rada, all’ancora o al gavitello, diventa il momento più bello, paragonabile forse solo a quando avverte un rumore ben preciso e riconoscibile: la scatoletta di tonno che viene aperta! Cibo!!!
Ieri sera faceva le corse da poppa a prua, saltava sopra il gommone (che è ancora legato, rovesciato, a poppa) salendo da quello sopra il bimini, dove si nascondeva pensando di non farsi trovare…peccato che il suo peso creasse sul tendalino una conca, diversamente spiegabile per chi osservava da sotto!
Ad un certo punto, l’abbiamo costretta ad entrare nel timore che, fra un salto e l’altro, prendesse male le misure e finisse in acqua! Nessuna meraviglia dunque se il gioco è proseguito all’interno…
La mattina ci siamo concessi una sveglia ed una colazione leggermente più comode, ma non troppo. Nonostante avessimo non più di 40 miglia da percorrere, avevamo il doppio di documenti da compilare! Il passaggio dalla Campania alla Calabria prevede ora (per disposizioni straordinarie causa Covid) il collegamento individuale all’App predisposta dalla Regione Calabria, con autocertificazione dei dati personali, dello stato di buona salute, del percorso e dei tempi, dei motivi dello spostamento. Peccato che il sistema sia stato concepito per chi utilizza viaggi con prenotazioni di mezzi e hotel, non per il turismo itinerante, tantomeno per quello nautico. Ci siamo trovati a dover dichiarare di essere partiti lo stesso giorno dell’arrivo (la app non accettava date pregresse!) e quindi ,chi eventualmente leggesse, potrebbe pensare che conosciamo i segreti del trasferimento di materia o possediamo doti magiche di qualche tipo…non è così! Sappiatelo!
Il tutto ci ha occupato una buona mezzora, e non ci ha esentato dalla compilazione dell’altro quotidiano cartaceo, inviato via mail questa volta al distretto sanitario di Bari, dal quale….udite, udite…abbiamo per la prima volta ricevuto risposta! ”Si autorizza l’ormeggio” ci hanno gentilmente comunicato. ”Meno male!”, abbiamo pensato noi…visto che in Calabria abbiamo ancora qualche tappa prevista…Non osiamo pensare cosa avremmo potuto inventarci se l’autorizzazione non fosse stata concessa…
Alle 7.30 finalmente si parte! Lasciamo la Baia del Buon Dormire, salutiamo Capo Palinuro e con lui Camarota e la simpaticissima Isola del Coniglio…
…dirigendo la prua verso sud, con meta Cetrano (Cosenza).
Ci siamo già stati due anni fa, sempre durante l’estate, sempre in barca, e ci ricordiamo chiaramente della spiaggia vicino al porticciolo sulla quale, accaldati dal viaggio, ci siamo goduti un bagno ristoratore.
Partiamo a motore, si alza un po’ di vento e spieghiamo le vele; per qualche miglio procediamo sia a vela che a motore per ricaricare le batterie (quest’anno siamo privi di pannelli solari per un guasto al trasformatore e, dopo tre giorni senza corrente, e due sole ore in cui abbiamo fatto andare il generatore, ne abbiamo bisogno), riuscendo a raggiungere i 7 nodi di velocità. Poco sportivo, d’accordo, ma utile.
Quello che consuma di più, al momento, è il pilota automatico, indispensabile quando la rotta è programmata e si viaggia, come noi ora, in assenza di altre barche e di altri possibili pericoli. Averlo ci permette di godere del paesaggio, ma anche di leggere, di riposare, di fare altre cose anche sotto coperta, sempre alternandoci nella sorveglianza.
Il vento cala dopo pochissimo, e quindi procediamo a motore.
Durante la navigata comunichiamo con l’amica Annarosa (buona compagna di viaggio in un paio di vacanze diversi anni fa su altre barche) che attualmente sta facendo turismo itinerante come noi, ma in camper. Ci scambiamo osservazioni su decreti e burocrazia, convenendo che è già una bella soddisfazione poter essere in vacanza, attualmente.
Ci giungono informazioni anche dall’amico Toni (il già citato strapazzatore di Susy) che è riuscito solo ora a raggiungere la sua imbarcazione in Grecia, trovandola purtroppo saccheggiata dai topi! Ci dispiace molto; non lo invidiamo per niente e ci auguriamo che il problema si risolva…guardiamo Susy sonnecchiare, dopo le scorribande notturne, e ci chiediamo se avere un gatto a bordo sia sufficiente deterrente per l’imbarco di roditori clandestini…
ci auguriamo di sì!
La costa calabra, almeno in questo primo tratto, è meno appariscente di quella campana: non vi sono coste rocciose al picco sul mare, con grotte o falesie, ma piuttosto la montagna degrada fino alla costa dove si vedono abitazioni e costruzioni che in parte deturpano il paesaggio ma indispensabili alla vita umana. Questa mattina una spessa foschia copre il paesaggio costiero e grosse nuvole minacciano pioggia sulle montagne.
Passiamo di fronte al Golfo di Policastro e ci ricordiamo della nostra visita a Sapri, sempre due anni fa. Sapri: il paese della “spigolatrice” di in una nota poesia che racconta della fallimentare spedizione di Pisacane nel Regno delle due Sicilie… ”Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti…”. Sapri, dove abbiamo invano cercato un osservatorio galileiano (citato nelle guide) al posto del quale si trova oggi invece un bar (denominato comunque ”L’osservatorio”…) e dove abbiamo consumato (questo ce lo ricordiamo benissimo!) un’ottima cena di pesce in un ristorante del litorale…
Proseguiamo la navigazione, notando che il mare oggi appare totalmente privo di vita, sia animale che umana: nessun pesce, nessun gabbiano, nessuna barca, nemmeno un peschereccio o una nave in lontananza…
Antonio decide allora di mettere la canna in acqua, quasi a voler sfidare il destino…questa volta con l’esca più piccola… “Se magari peschiamo un pesce da poter mettere in forno…” dice…. Non l’abbiamo pescato! Non solo, al nostro avvicinarci alla meta, appena recuperata la lenza e messa via la canna, un tonnetto, nemmeno troppo piccolo, salta di fronte alla prua! Sembra volerci ricordare che la natura vive, anche senza di noi…
Arriviamo al porto di Cetraro: alla radio l’ormeggiatore ci indica come accedervi per evitare i banchi di sabbia sui quali potremmo incagliarci; si confonde più volte sul colore della boa da lasciare alla nostra destra, alla fine decide che è la verde. Non troviamo nessuna boa a segnare il percorso, ma semplicemente i tradizionali fanali di accesso al porto, uno rosso ed uno verde appunto. Vediamo sulla nostra sinistra dei banchi di sabbia che affiorano e, prudentemente, ci teniamo più a destra possibile.
Ormeggio e riposo; bucato e piccoli lavoretti di manutenzione. Chiediamo al marinaio a che ora aprono gli uffici per la consegna documenti: non prima delle 18…siamo proprio arrivati al Sud! Ci facciamo anche consigliare un ristorante per stasera: ci dicono che proprio di fronte al marina ne hanno aperto uno nuovo molto buono…Vi faremo sapere!Read more
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- Day 12
- Sunday, July 12, 2020
- ☁️ 27 °C
- Altitude: 30 ft
ItalySant'Andrea38°43’8” N 16°7’44” E
Da Cetraro a Vibo Valentia

Un ottimo ristorante, una notizia non proprio rassicurante e nuove rinunce gastronomiche
Prima di farvi il resoconto della giornata di oggi, mi sembra doveroso aggiornarvi sulla serata di ieri, visto che da raccontare ce n’è…
A cominciare dagli usi e costumi del Marina di Cetraro, porto che ci ha accolto assai bene ma dove, nonostante il personale sia assolutamente in esubero (almeno ora che i diportisti, se escludiamo i locali, sono notevolmente diminuiti…) i tempi di attesa all’ufficio sono lunghissimi!
Ricordavamo questo particolare della coda per registrarsi già gli anni scorsi…ufficio che apre non prima delle 18…dove lavora una sola persona, molto lentamente, e si può entrare uno per volta (non solo oggi, per il coronavirus…da sempre!). Può succedere che arrivi qualcuno che ti passa avanti perché “accompagnato” (deve sbrigare pratica urgente e farà prestissimo…ci domandiamo cosa ci sia di più veloce del nostro consegnare i documenti e pagare, comunque siamo in vacanza, perché arrabbiarsi?). Mentre uno fa la coda (il comandante), l’altra (la sottoscritta) ne vorrebbe approfittare per gettare il pattume, scoprendo che non si può, se prima non si possiede la chiave, che viene consegnata al ritiro documenti e relativo pagamento (è un gatto che si morde la coda, come si dice…non il nostro, in questo caso!). Attendiamo fiduciosi… Dopo un tre quarti d’ora buoni (avevamo una sola persona davanti, ed un’altra accompagnata ci è passata avanti…)
riusciamo ad espletare la pratica, velocemente, grazie al fatto che eravamo già registrati. Poco importa se la precedente registrazione aveva bandiera differente (due anni fa con la stessa barca battevamo bandiera belga…), ”facciamo lo stesso”, dicono… Se va bene a loro…perché preoccuparsi? Otteniamo la famosa chiave! Ci rechiamo diligentemente al luogo della raccolta differenziata, scoprendo che i cassonetti prevedono una antica chiave manuale, mentre a noi ne è stata consegnata una modernissima elettronica (che serve anche per i bagni, ci hanno detto…).
Vicino ai cassonetti una montagna di sacchetti accatastati ci fanno capire che…qui usa così…
ci arrendiamo all’evidenza e poggiamo i nostri due sopra la montagnola giusta (”indifferenziato” dice il cartello). A questo punto, visto che non usiamo bagni e doccia del marina ma utilizziamo i servizi in barca, rendiamo la chiave, prima di perderla (già in questo piccolo tragitto più volte Antonio l’ha cercata nelle varie tasche e taschine dei suoi bermuda, faticando a trovarla…).
Passiamo di fronte al ristorante ”Il faro”: quello consigliatoci dal marinaio, quello nuovo, appena aperto, proprio all’interno del porto, non recensito né citato da nessuno ma, come scopriremo, veramente ottimo! Prenotiamo per le 20.00.
Rientrando in barca ci colpisce un cartello sul molo che pubblicizza ”Frittura al metro”… peccato che il chiosco sia chiuso, sarebbe stato interessante capire come viene calcolata la quantità di frittura, visto che non trattasi di pizza.
A proposito della cena, che dire? Menù assolutamente di qualità, prezzo adeguato, gestione familiare (così sembra) ma servizio da buon ristorante. Ci intratteniamo con il titolare a parlare di neonata. Visto che dopo i nostri apprezzamenti su uno degli antipasti (frittelle di neonata di pesce azzurro), ci fa assaggiare anche delle bruschette piccantelle, preparate appunto con il medesimo ingrediente.
Pensavamo ne fosse vietata la pesca, dato che un tempo veniva fatta a strascico con conseguenze devastanti sul fondale marino. Ci dice invece che ora usano reti sottili ma che non toccano il fondo e che la pesca è ristretta ad un periodo dell’anno e limitata nella quantità.
Ci auguriamo sia vero. Gustare questa prelibatezza è una vera soddisfazione del palato ma non vorremmo sentirci responsabili di rovine ambientali! Abbiamo anche assaggiato la parmigiana di pesce spada, un’insalata di mare e gli scialatelli (spaghettoni quadrati fatti a mano) ai gamberi rossi.
Ci alziamo da tavola con la soddisfazione di aver mangiato bene e ben lieti di avere contribuito al guadagno di questo locale, al quale auguriamo la fortuna che merita.
Venendo alla giornata di oggi: ci muoviamo, come è nostro costume, di prima mattina: ore 6.40. Dobbiamo percorrere circa 50 miglia per raggiungere Vibo Valentia.
Alle nostre spalle, sulle montagne, i consueti nuvoloni; lungo il mare invece sole e poche nuvolette sparse, di quelle con le quali puoi divertirti a giocare interpretandone il significato delle forme…
Un po’ di onda, ma nemmeno molta; diversi pesci che saltano e molti gabbbiani in caccia ci convincono a mettere la lenza in acqua…per ore…invano… La ritiriamo quando scorgiamo galleggiare qualcosa: un parabordo perduto che tentiamo di recuperare senza successo.
E’ nuovo ma rotondo e senza cimino attaccato; tento di agganciarlo col mezzo marinaio ma rotola e sfugge; Antonio mi impedisce di recuperarlo a mano da poppa (non si fida del mio equilibrio e teme che io finisca in acqua, uomo di poca fede…). Spiacenti, lo abbandoniamo al suo destino.
Proseguiamo la navigazione a vela, riuscendo a viaggiare per un paio d’ore alla media di poco più di 4 nodi. Osserviamo che, finora, siamo sempre riusciti a veleggiare almeno per un quarto del percorso; considerando che la nostra è una vacanza/trasferimento non è poi così male!
Leggendo le ultime notizie, apprendiamo che a Rocella Ionica sono stati fatti sbarcare immigrati pakistani, di cui 28 positivi al coronavirus…fra due giorni dovremmo attraccare proprio lì e ci domandiamo che fare…Non vediamo la possibilità di porti alternativi per le nostre tappe intermedie; allungare una tratta e viaggiare la notte, vista la situazione, è sconsigliabile: rischieremmo di incocciare i barconi sulla nostra rotta con imprevedibili conseguenze…
Ci riserviamo di prendere ulteriori informazioni prima di decidere ma non è certo una notizia piacevole! Nemmeno per questi paesi che stiamo attraversando, già abbastanza provati economicamente dalla pandemia e da tutte le conseguenze che ne sono derivate…
Arriviamo a Vibo Valentia poco prima delle 15, in tempo per fare rifornimento di carburante. Fortunatamente il benzinaio ci serve prima di un grosso barcone che aveva prenotato…
Quindi ormeggiamo al molo di Marina Azzurra, dove il personale si dimostra di una gentilezza e disponibilità squisita. Sono le 15.30, splende il sole, dopo un breve riposo ne approfittiamo per fare un paio di lavatrici e stendere il bucato. Relax fino a quando il caldo ci darà tregua consentendoci due passi sul lungomare.
Su Bolina Blu, a proposito di Vibo Valentia, consigliavano un’ottima gastronomia con prodotti locali di qualità (mozzarelle, provole, ricotta, nduja…) ma è domenica…era aperta solo il mattino!
Il marinaio ci dice che, a saperlo, avrebbe potuto provvedere all’ordinazione …che comunque domani apre alle 7.30….ma noi intendiamo partire prima…dobbiamo purtroppo rinunciare!
Ci concediamo una passeggiata sul lungomare dove gustiamo un ottimo gelato, anche se non riusciamo ad identificare la gelateria consigliata dagli esperti (sempre Bolina blu) per assaggiare i gusti locali: tartufo di pizzo e nocciola imbottita. Non sapremo mai cosa ci siamo persi…
Vibo Marina ci appare abbastanza desolata: considerando che è domenica, i turisti sono pochissimi, gran parte dei negozi sono chiusi, anche il personale in marina ci conferma che la situazione economica conseguente la pandemia rischia di far chiudere gran parte delle attività commerciali che si sentono abbandonate dallo Stato. Ci spiace molto, soprattutto per chi lavora bene, come questi. Ci auguriamo che possano risollevarsi dalla crisi.
Scende la sera. Cena in barca e riposo. Domani si va a Reggio Calabria, dove abbiamo ottenuto un grosso sconto sull’ormeggio effettuando la prenotazione telefonica anziché on line.
Valuteremo se trattenerci un giorno in più per poter visitare il Museo Archeologico (lunedi chiuso!) anche in relazione alle condizioni meteo.Read more
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- Day 13
- Monday, July 13, 2020
- 🌙 28 °C
- Altitude: 23 ft
ItalyPorto di Reggio Calabria38°7’39” N 15°39’6” E
Da Vibo Valentia a Reggio Calabria

Tutta a motore fra Scilla e Cariddi, fra navi e spadare
Come deciso, si parte di buon mattino, alle 6.30, consapevoli di lasciare alle nostre spalle la gentilezza dei gestori di Marina Azzurra e le prelibatezze della gastronomia di Vibo Valentia…dove ci farà piacere ritornare in futuro…
La nostra vacanza/trasferimento deve proseguire rispettando i tempi previsti.
Vogliamo arrivare non troppo tardi allo Stretto di Messina per non imbatterci in correnti contrarie che ci potrebbero ostacolare la navigazione (il comandante si è documentato sulla apposita App) e perché le condizioni meteo sono variabili… Tragitto tutto a motore; lungo il percorso riconosciamo, alla nostra sinistra, Tropea.
Eravamo ormeggiati a Tropea due anni fa e dunque vi proponiamo qualche foto caratteristica scattata.
La costa calabra che ammiriamo ora, fra il golfo di Sant’Eufemia e Gioia Tauro, è detta Costa degli Dei, per la sua bellezza indiscutibile e per le leggende che la riguardano.
Sulle carte più antiche, il Capo era denominato Taurianum Promontorium; in epoca romana mutarono il nome in Capo Vaticano (che con la odierna Chiesa di Roma non ha nulla a che fare, derivando piuttosto da ”vaticinium” che significa oracolo, responso).
Il mito racconta che già dai tempi dell’antica Grecia vivesse in una grotta su questo promontorio un’indovina di nome Manto, a cui si rivolgevano i naviganti per conoscere il volere delle divinità. Si racconta che anche Ulisse, in fuga da Scilla e Cariddi, si sia rivolto alla profetessa per conoscere gli auspici… (lo sperone roccioso sotto il promontorio è detto Mantineo; in greco ”manteuo” significa appunto ”interpretare la volontà divina”).
Un manoscritto del 1736 attribuisce invece il nome del Capo allo scontro fra Scipione l’Africano ed il pirata Grancane, ma sinceramente ci sembra assai meno suggestivo…pertanto, se vi interessasse, vi rimandiamo a Wikipédia…
Resta il fatto che le spiagge bianchissime, il fondale roccioso, le insenature e il verde della vegetazione, che in alcuni tratti arriva fino al mare, rendono questo tratto di costa veramente meraviglioso, degno di essere chiamato Costa degli Dei o Costa Bella.
Le nostre foto (scattate col cellulare) non rendono del tutto onore al paesaggio, mi sono permessa di scaricarne una da internet per darvi un’idea.
Non dimentichiamoci che, a completare la bellezza del panorama, se non ci fosse l’odierna foschia, si potrebbero scorgere dalla parte opposta della costa le Eolie…sicuramente si avvisterebbe la punta aguzza di Stromboli …
Più ci avviciniamo allo Stretto di Messina, più aumentano le navi container ed i traghetti, oltre ad aliscafi ed altre imbarcazioni. Non molte, considerando il tratto di mare, importante sia dal punto di vista commerciale che turistico (negli anni passati ce n’erano molte di più) ma alcune di loro sono veramente di grandi dimensioni e dislocate a scacchiera, perché in attesa di ottenere autorizzazioni al passaggio nello stretto o all’entrata in porto; siamo costretti a staccare il pilota automatico navigando a vista e spesso a zig zag. Pesci guizzano vivaci più volte fuori dall’acqua ma noi..abbiamo un’ottima scusa per non tirar fuori la canna: dobbiamo tenere sotto controllo le altre imbarcazioni! Vediamo anche ben tre “spadare” (barche particolari utilizzate per la pesca al pesce spada). Era da tempo che non le vedevamo… troppo lontane per fotografarle, alleghiamo un’immagine di repertorio per la curiosità del mezzo.
La temperatura dell’acqua è alta: 29°…ci ricordiamo di un aneddoto risalente all’aprile del 2007: durante un trasferimento veloce, ad un membro dell’equipaggio (ignaro che si potesse avere una comoda doccia con acqua calda…) toccò un lavaggio gelido con acqua di mare! Scherzo da caserma del capitano…l’amico ancora glielo rinfaccia!
Per un po’ la corrente ci è favorevole (andiamo a più di 7,5 nodi senza sforzare il motore), quando però ci diventa contraria, subito la nostra velocità cala di ben tre nodi!
Passiamo di fronte alla calabrese Scilla (un pensiero ed una foto alla carissima amica Francesca, originaria proprio di qui) e poi alla siciliana Cariddi…e ritornando con la memoria ai nostri studi liceali, ci ricordiamo della ben nota leggenda…così nota che non mi ci soffermo per non annoiare i lettori…
Durante il tragitto tentiamo più volte di telefonare alla pro loco o all’ufficio turistico di Reggio per avere informazioni sul Museo Archeologico (sappiamo che oggi è chiuso ma vorremmo avere la certezza della sua apertura domani e sapere se serve prenotare). Un numero risulta sempre occupato (da ieri!), l’altro irraggiungibile! Risolviamo contattando una guida turistica privata e chiedendo le informazioni a lei: ci dice che per due non serve prenotare e che domani aprirà alle 9; non dovremmo trovare coda in questo periodo. Ci auguriamo che, essendo la signora del settore, ciò che ci ha riferito risponda a verità… riflettiamo poi su quanto il nostro turismo nazionale, già in crisi in seguito alla recente pandemia, possa trarre vantaggio dalla totale inefficienza degli uffici addetti ai servizi per i villeggianti. Quanti stranieri, o anche italiani non residenti nella zona, desidereranno tornarci, dopo avere ricevuto un simile trattamento? Pochi…purtroppo!
Giunti in prossimità di Reggio Calabria, chiediamo autorizzazione alla Capitaneria per l’accesso al porto; subito dopo l’uscita di un ”mezzo veloce” ce la concedono.
Ormeggiamo non senza qualche difficoltà, tanto per cambiare… Un po’ di vento, una cima d’ormeggio tirata corta e successivamente ripassata male, la trappa del corpo morto che finisce sull’elica di prua…Antonio che si vede costretto a fare l’ennesimo bagno in porto per liberarla… insomma, un vero disastro! Sistemato il tutto, il giovane marinaio ci fornisce il biglietto da visita di un tassista tuttofare, tale Saverio, che Antonio ricorda di avere già conosciuto sempre in quel fatidico 2007. E’ sempre lui!
Sono le 15.30; attendiamo un’ora più fresca per la passeggiata; doccia, caffè e relax…
Quando sono quasi le 18, ci apprestiamo ad uscire ed ecco materializzarsi magicamente il Saverio in questione (ha doti premonitorie, come l’oracolo, o qualcuno l’ha avvertito?)
Propendiamo per la seconda…Il buon uomo, che arriva con un’auto vissuta…ci dice subito che non vuole soldi e ci propone di accompagnarci in centro. Dopo aver fatto sedere nel posto accanto al guidatore Antonio, lo tempesta di informazioni circa la sua (di Saverio) notorietà, tira fuori fotocopie e stampe varie con interviste che gli sono state fatte, che testimoniano come lui venga citato nei portolani ed in riviste nautiche, anche straniere…ci dimostra che compare in siti internet che portano il suo nome e la sua foto… Difficile fargli capire che avevamo già sentito parlare di lui, che Antonio lo aveva già conosciuto, che se lo ricordava un po’ più giovane, ma…ugualmente eccessivamente disponibile!
Facciamo fatica a rifiutare un invito a casa sua ed a farci lasciare in centro. Vorrebbe essere chiamato per riportarci anche al ritorno, ma preferiamo decisamente una sana passeggiata a piedi sul lungomare. Prenotiamo invece il suo “taxi” la mattina successiva, per andare al museo. Promette di portarci i cornetti per la colazione e del formaggio locale (quello buono! Che solo lui può procurare…); dice che, la mattina presto, getterà nel pozzetto della barca il sacchetto per non svegliare nessuno…ignaro dei nostri orari abituali… Comunque gli diamo appuntamento sulle 8.30. Ci lascia in pieno centro, proprio di fronte alla famosa gelateria ”da Cesare”, dove Annarosa ci aveva già detto che avremmo potuto gustare ”il miglior gelato italiano” al prezzo… di una coda di una ventina di minuti. Che importa? Siamo in vacanza!
Passeggiata per Corso Garibaldi (zona pedonale e negozi già in pieni saldi…), piccola spesa di frutta e verdura nell’unico negozietto di alimentari trovato; ritorno, sempre a piedi, per il lungomare, dove troneggiano magnolie grandi come baobab!
All’arrivo in barca, il marinaio si meraviglia che non si sia arrivati in taxi…con Saverio naturalmente…ci giustifichiamo adducendo motivi di salute… Cena in barca e serata in relax…
Domani visita al Museo Archeologico (quello dei bronzi di Riace, per intenderci)…sperando che sia veramente aperto!Read more
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- Day 14
- Tuesday, July 14, 2020
- 🌧 26 °C
- Altitude: 92 ft
ItalyPiazza de Nava38°6’57” N 15°39’11” E
Reggio Calabria

Una giornata a Reggio Calabria : bronzi di Riace e … ancora Saverio …
Svegli, non all’alba ma di buon mattino, com’è nostra abitudine, verso le 7.30 facciamo colazione… Io solo con il caffè (contando sul fatto che, prima o poi, i cornetti promessi arriveranno…), Antonio con caffellatte e biscotti (della serie: meglio un uovo oggi…).
Aperto il boccaporto, uscita la gatta, tempo 5 minuti, Saverio (il tassista tuttofare) si presenta con il sacchetto contenente due cornetti caldi!
Ci promette formaggio, vino ed altre leccornie, anche se noi (almeno per ora) preferiremmo garantirci il trasporto al museo…
Arriva dunque, poco dopo, con un pecorino e della nduja (tipico insaccato calabrese piccantissimo) fortunatamente sotto vuoto…, rassicurandoci che più tardi avrebbe ulteriormente rifornito la nostra cambusa e dandoci appuntamento per le 8.45 per portarci in centro (chiedevamo le 8.30 ma aveva evidentemente da fare…). Ritorna con il suo puntuale leggero ritardo…
Quando saliamo sul vissuto taxi, imbocca una strada che è opposta a quella del centro, spiegandoci che desidera farci una sorpresa.. lo preghiamo invece di portarci al Museo, precisando che vogliamo arrivarci presto, per non trovare coda e visitarlo con calma… si scusa ed inverte il senso di marcia, scaricandoci dove richiesto. Non vuole essere pagato, ”faremo dopo”, dice, nella certezza che ci rivedremo!
Durante il percorso ci fa nuovamente un rapido riassunto della sua vita, delle persone famosissime per le quali ha lavorato (Agnelli ed altri…), di quanto lui stesso sia conosciuto e citato ovunque, con alcune varianti (amici turisti tedeschi arrivati ieri, nel frattempo, hanno cambiato nazionalità divenendo francesi…); interroga Antonio sulle fotocopie che gli aveva consegnato (sue interviste ed altro…) scoprendo con disappunto che non le aveva ancora lette…
Nel pomeriggio vorrebbe assolutamente condurci nel suo garage dove pare conservi di tutto e di più: vecchie carte nautiche, portolani e altra strumentazione marina che desidera farci vedere ed in parte donarci, …dice… siamo certi che lo scopo sia anche farci fare la spesa da lui…
Quando lo lasciamo ci da appuntamento per il dopopranzo e noi (entrando finalmente nel museo…APERTO!) ci diciamo che sarà difficile saldare il compenso per trasporto e generi alimentari senza assecondarlo nelle sue fantasie di ore trascorse insieme…
La cortesia, la disponibilità, la generosità, l’opportunità sono una cosa…l’invadenza un’altra…e ci pare che il personaggio stia per rasentare la seconda; un po’ per carattere, un po’ per la sua professione (taxi + campare facendo un po’ di tutto), un po’ per l’età ormai avanzata… Comprendiamo il suo punto di vista ma non siamo intenzionati a farci coinvolgere troppo… Decidiamo di congedarlo al suo arrivo nel pomeriggio, pagandogli il dovuto. E così faremo, caricando in cambusa ancora salami sottovuoto e vino, regolando un conto pari a quello di un negozio di alimentari, ma salutandolo cordialmente! Buon uomo, simpatico a piccole dosi…un po’ eccessivo… Non ci ha imbrogliato ma non ci ha nemmeno regalato nulla! Forse i cornetti…
Veniamo al Museo Archeologico, che abbiamo potuto finalmente visitare (unico fra tanti, in questa prima parte di vacanza). Che dire?
Unico per i bronzi di Riace, abbastanza simile ad altri già visti per i restanti reperti, anche perché ridotto nel percorso causa Covid. Interessanti alcuni strumenti musicali davvero singolari: un carapace di tartaruga in terracotta che veniva usato come cassa di risonanza per una lira ed una conchiglia che fungeva da tromba; un oggetto di uso comune particolarissimo: schiaccianoci in bronzo a forma di mani; arredi funerari dei più vari, spesso con l’aspetto di animali (gallinacei, cavallini e prevalenza di cinghiali, che all’epoca andavano alla grande…), gioielli di una modernità che stupisce (come conferma l’amica gemmologa Monica, alla quale invio le foto…) ed un sarcofago (destinato ad un infante) a forma di piede con tanto di calzare…
Pochissimi i reperti marini, ma di quelli ne abbiamo visti tantissimi durante le nostre visite ai musei, navali e non…anche se ci aspettavamo di trovare (come ci sembrava di aver letto….) qualche pezzo recuperato sott’acqua alle Eolie… Riflettiamo sul fatto che buona parte di ciò che è stato scoperto in Sicilia, ora è qui. Ci domandiamo se abbia un senso e cosa ne pensino gli isolani… Ci consoliamo pensando alla Gioconda al Louvre… almeno questi sono rimasti più o meno nel territorio…. Ben curato comunque il percorso all’interno dell’edificio, che si conclude proprio con la sala dei bronzi. Vederli, anche per chi come noi, pur apprezzando le fonti storiche, non è specificatamente appassionato di archeologia, è una notevole emozione! Belli, come le statue dell’antichità greco/romana sanno essere, quando la bellezza era sinonimo di proporzione, di forza ma anche di eleganza… Molto alti, considerando la statura media dell’epoca, e perfettamente conservati e restaurati. Ci giriamo intorno due o tre volte, finché l’arrivo di altre persone ci impone di lasciare la sala…ma saremmo stati ancora un po’ lì, ad osservarli…esperienza che non capita tutti i giorni e che abbiamo vissuto con vero piacere!
Il prezzo (8 euro) vale assolutamente la visita e ne usciamo soddisfatti. commentando il comportamento di altri soggetti: quello che passa avanti e poi si ferma, impedendoti di proseguire (ora che le entrate nelle sale sono contingentate), quello che ”sa tutto lui” e poi spiega a chi gli sta vicino che “quei pesetti in pietra sono usati al mercato, sulle bilance per calcolare il prezzo” (quando invece si tratta di pesi da telaio…), quelli che (come noi all’inizio) non hanno fatto caso alle frecce per terra che segnano il percorso e quindi si trovano contromano, ripresi dalle guardie.
Una varia umanità accomunata da desiderio di conoscere, meravigliarsi, ricordare, riscoprire…
Rientriamo a piedi, apprezzando nuovamente la camminata sul lungomare, un vero orto botanico non recintato per le specie di piante presenti ed una esposizione di ville stile liberty, purtroppo in gran parte abbandonate e in decadenza.
Peccato ci siano le colonne di auto (in sosta e circolanti) che ne ostacolano la vista dal passeggio. Una bibita fresca e rientriamo in barca.
Pranzo momentaneamente interrotto dai nuvoloni in arrivo che ci fanno prevedere un immediato temporale (ritiro velocemente la biancheria stesa ad asciugare…) poi girato altrove (ristendo la biancheria…) e pomeriggio di riposo assoluto, interrotto solo dalla breve visita di Saverio, che riusciamo a congedare e che ci augura buon viaggio, dandoci appuntamento negli anni a venire…
Qualche telefonata ad amici e parenti, serata in relax.
Domani ci attende una levataccia: dobbiamo partire prestissimo perchè il vento non ci darà tregua e vorremmo riuscire ad ormeggiare a Rocella Ionica senza danni. Con una telefonata Antonio si assicura di avere un supporto in loco dai marinai, viste le mie ultime performance…si allontana discretamente per non farmi sentire la telefonata ma poi mi rassicura e gliene sono sinceramente grata. Read more
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- Day 15
- Wednesday, July 15, 2020
- ☁️ 28 °C
- Altitude: 10 ft
ItalyMarina di Roccella38°19’41” N 16°26’2” E
Da Reggio Calabria a Rocella Ionica

Vento in poppa e onda; ormeggio all’inglese e prima pioggia
”Vento in poppa!” è un vecchio augurio marinaio, conosciuto dai tempi in cui tutte le navi andavano a vela e per viaggiare avevano bisogno del vento che arrivasse preferibilmente dalla poppa (da dietro) per acquisire velocità e far fare meno fatica ai marinai che dovevano remare…Oggi non è più così! Non per niente fra velisti ci si augura ”Buon vento!”…
Se navighi a vela, in una splendida giornata di sole, col vento in poppa, ti cucini dal caldo; se vai a motore, rischi di intossicarti perché ne respiri lo scarico…esistono vele particolari che puoi utilizzare per sfruttare al meglio anche il vento da poppa, (quelle che spesso vedete tutte colorate, leggerissime…) oppure si può posizionare le vele in modo strategico (fiocco e randa da parti opposte: a farfalla), ma non c’è niente che sostituisca un buon vento di traverso, di lasco o gran lasco…diciamo che peggiore del vento in poppa c’è solo il vento da prua (o, come diciamo noi quando ci capita, ”proprio sul naso”).
Mi scuso della breve premessa che ha lo scopo (soprattutto per i non addetti ai lavori) di arricchire di significato il nostro percorso di oggi…
Ieri sera, salutato il marinaio di guardia al porto di Reggio Calabria, gli abbiamo anticipato che avremmo salpato prestissimo: verso le 5.
Gli abbiamo anche fatto notare che i documenti (da lui consegnatici e da noi diligentemente compilati…sempre gli stessi, che già avevamo spedito via mail al distretto sanitario, che conserviamo in copia cartacea, e che in questo caso abbiamo dovuto riscrivere per l’ennesima volta…) erano privi di una pagina!
Risposta del giovanotto: ”A noi la capitaneria li ha consegnati così…
Considerazione nostra: ”Se vanno bene a loro…perché preoccuparsi?
Certo è che una pagina che inizi con il punto 3), porta chiunque di buon senso a chiedersi dove siano finiti l’1) e il 2)…soprattutto se poi si specifica che ”bisogna avere risposto affermativamente a tutte 4 le domande per essere autorizzati ad ormeggiare”…
I misteri dell’ingombrante (e molto spesso male concepita) burocrazia…
Tornando a noi: quando devi partire presto, e metti la sveglia per sicurezza più presto, finisce che ti svegli più presto del presto! E così fu. Alle 4.30 già ci alzavamo dalle cuccette, e alle 4.45 scioglievamo gli ormeggi, mentre la sveglia suonava invano…e Susy ci seguiva nel pozzetto…
Tempo previsto (ed ecco la spiegazione della levataccia…): vento in poppa, corrente contraria ed onda; il tutto gradualmente in aumento fino alle prime ore del pomeriggio; successivamente pioggia e temporali in arrivo! Niente di trascendentale, se non fosse che il porto di Rocella Ionica (nostra destinazione) ha un’entrata molto stretta, pochissimo fondo e quindi l’accesso nelle condizioni suddette avrebbe potuto diventare rischioso…e difficoltoso l’ormeggio…
Ci muoviamo quindi prima dell’alba, a motore; successivamente (per contrastare la corrente contraria e per stabilizzare un po’ la barca) apriamo il fiocco, non cazzandolo eccessivamente.
Vento di poppa dai 10 ai 14 nodi, verso l’arrivo sui 17/18; noi riusciamo a viaggiare sui 6/7.
Alle nostre spalle i consueti nuvoloni, presagio di maltempo (ormai ci siamo quasi affezionati…)
Molta foschia che ammanta le coste della Sicilia, pur così vicine non sono chiaramente visibili. Solo dopo qualche miglio riusciamo a distinguere la sagoma dell’Etna.
In mare con noi solo qualche barchino a pesca; dobbiamo fare attenzione alle nasse, con boe e segnalazioni quanto mai improbabili e spesso poco visibili; navigando lungo costa ne troviamo parecchie. Passiamo di fronte a Riace (e non possiamo fare a meno di pensare che proprio in queste acque sono stati ritrovati i bronzi, da noi ammirati ieri al Museo Archeologico); ci dirigiamo verso Capo Spartivento, considerato il promontorio più meridionale della penisola italiana.
Anticamente il Capo era denominato Promontorio di Eracle, poi di Ercole perché si narra che anche qui l’eroe, figlio di Zeus e di Alcmena, riposò fra una fatica e l’altra…
Il geografo greco Strabone scrive che ”chi doppia questo capo naviga direttamente spinto dal Libeccio fino al promontorio lapigio…”.
Il faro, bianco su base quadrangolare, è l’unico della Calabria ad avere un’ottica rotante: ogni 8 secondi (esattamente 7 secondi e 7 decimi) un fascio di luce illumina fino a 30 miglia nautiche; in 32 secondi compie un giro completo, da punta Stilo a capo d’Armi, scandito da 4 bagliori.
E’ annoverato tra cinque Fari classificati di primo ordine in Italia per storia e collocazione.
Superato Capo Spartivento, navighiamo lungo la Costa dei Gelsomini detta anche Locride.
La Riviera prende il nome dall’antica coltivazione del gelsomino, bello e delicato ma anche robusto e rampicante, diffusa in tutta la provincia di Reggio Calabria ma in particolar modo lungo la fascia costiera, tra punta Stilo e Bova Marina. I fiori venivano raccolti dalle ”gelsominaie” ed esportati in Francia per la preparazione dei profumi. La coltivazione, nel 1928, venne introdotta anche il Liguria. Venuti a conoscenza di questo aspetto della storia calabrese, ci immaginiamo queste navi cariche di fior di gelsomino, con a bordo rudi e puzzolenti marinai, ingentiliti dalla coabitazione con la preziosa essenza…
Il vento aumenta gradualmente (come da previsioni…); contattiamo ripetutamente il Porto Delle Grazie di Rocella Ionica, per avere conferma della nostra prenotazione, informazioni sulle condizioni meteo all’arrivo e sull’accesso al porto, oltre che per richiedere assistenza durante l’ormeggio.
Riusciamo ad entrare nel porto senza grosse difficoltà ma con qualche momento di tensione per le onde, per il vento e per l’ecoscandaglio che segna profondità sempre minori…(3 metri appena quando noi peschiamo 2,05…); durante l’accesso al porto ci guida via radio l’ormeggiatore che poi ci accoglie in banchina facendoci attraccare all’inglese (parallelamente al molo) in modo da non avere problemi con il vento.
Ottima l’accoglienza. Porto bello, colori stupendi! Si avvicina il maltempo ma a questo punto non ci interessa più. Riposo e successivo rifornimento cambusa. Il temporale non ci ha raggiunto: piove solamente…
Apprendiamo con dispiacere che il rinomato locale, citato in guide e siti nautici, che in questo Porto forniva ”Pizza al metro” di ottima qualità non ha riaperto quest’anno.
Dalla Sicilia invece arrivano pessime notizie sui danni e le tragedie causati dal maltempo…
Domani si riparte, nuovamente all’alba, per Crotone. Altre 65 miglia circa, speriamo con un meteo migliore.Read more
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- Day 16
- Thursday, July 16, 2020
- ☁️ 26 °C
- Altitude: Sea level
ItalySpiaggia di Crotone39°4’45” N 17°8’16” E
Da Rocella Ionica a Crotone

Prima tratta della seconda metà del viaggio
Partenza alle 5.40 (così presto?…strano vero?…) dal Porto delle Grazie di Rocella Ionica, dove siamo stati accolti splendidamente, ormeggiando comodamente all’inglese; dove siamo riusciti a fare un po’ di scorta cambusa (più che altro frutta, verdura e bibite golose…); dove abbiamo provato il brivido dell’entrata con onda e poco fondo e infine dove ci siamo presi la prima pioggia…
A soddisfare la legge di Murphy, mancava solo un bel vento di prua (o ”sul naso” come usiamo dire….) ed oggi abbiamo vinto il bonus! Per carità, non si è trattato di un grosso guaio… semplicemente: farsi 65 miglia a motore, con ancora un po’ di onda per un bel tratto, e vento contrario, non era proprio la nostra massima aspirazione!
Ma abbiamo dei tempi da rispettare, determinati dai programmi prestabiliti (e dunque anche dall’emergenza Covid…) e dalle condizioni meteo (cercando di scansare quelle decisamente avverse). Con questa tratta abbiamo iniziato la seconda metà del nostro percorso totale, quindi abbiamo ancora circa 580 miglia di fronte a noi, nei giorni a venire…con qualche sosta obbligata per temporali in arrivo…
Crotone è la nostra ultima tappa in Calabria, domani ci trasferiamo in Puglia, precisamente a Santa Maria di Leuca, dove prevediamo qualche giorno di sosta.
Viaggio odierno conclusosi positivamente, nonostante l’onda, nonostante il vento contrario, nonostante l’accesso al porto fosse di nuovo abbastanza stretto (ma siamo entrati senza onda e senza vento) ed il fondale non profondissimo (ma i 4 metri comunque ci garantivano tranquillità di manovra).
Approdo senza difficoltà alle 15.30 al Yachting Kroton Club di Crotone, un ambiente familiare…Ad accoglierci un ormeggiatore cortesissimo con un aiutante (diportista, probabile socio del Club, che avevamo già incontrato giorni fa a Vibo Valentia e che ha riconosciuto la barca).
Durante il viaggio di ieri, siamo stati accompagnati da un gabbiano (l’abbiamo ovviamente soprannominato Jonathan…perché siamo affezionati al protagonista del romanzo di Richard Bach). Era sempre lo stesso; ne siamo certi perché era l’unico, con quel vento e quelle onde, ad ostinarsi a volare ed a girarci intorno (era sicuramente Jonathan anche per questo…). Ci è sembrato di rivederlo oggi…molto probabilmente non era più lui ma, visto che non era un gabbiano reale, proprio come quello di ieri, ci piace pensare (e sognare) che fosse sempre Jonathan, e che abbia deciso di accompagnarci di nuovo per sfidare il vento e le onde con noi…
Anche le nuvole hanno continuato ad accompagnarci. Sulle montagne lungo costa nuvoloni neri, da temporale; sopra di noi invece nuvolette sparse, alcune a coprire il sole…una in particolare che proprio con i raggi solari, assumeva forme inquietanti…ma riamo riusciti a salvarci dalla pioggia!
Partire la mattina presto ti permette di goderti l’alba…sempre diversa e per certi versi spesso uguale. Diversa perché a seconda del luogo e del paesaggio, cambiano i contorni e le forme del paesaggio, le sfumature dei colori…uguale in quanto sul mare i riflessi sono belli (sempre) ma molto somiglianti (ovunque).
Riguardando a posteriori le foto dei nostri viaggi passati, se non fossero ordinate per luoghi e date, non potremmo sicuramente distinguere una serie di albe e tramonti fotografati un po’ ovunque…ma ha importanza? Non direi. Sono comunque quadri della natura, sono comunque momenti in cui abbiamo vissuto emozioni e riguardarle ce li fa ricordare e rivivere, sempre!
Anche i luoghi ci rammentano altri luoghi…
Attraversiamo il Golfo di Squillace e ripensiamo al Quarnaro…
Cosa c’entra? Direte voi, giustamente…
Il golfo di Squillace è in Calabria, il Quarnaro in Croazia…
Il golfo di Squillace da sempre considerato pericoloso dai marinai; per questo Virgilio lo chiama navifragum Scylaceum. Per tutta la sua estensione non esiste alcun porto naturale, ed anche per questo fino a tutto il XIX secolo mantenne una pessima fama a causa dei naufragi che avvenivano davanti alle sue coste. Il nome si ritrova anche in alcuni scritti di Aristotele e di altri classici. Esiste un famoso detto tra i marinai che recita: “il golfo di Squillace dove il vento mai tace”. Questo perché la zona è sempre battuta da forti venti.
E noi, nell’attraversare questo braccio di mare, che oggi ci mette un po’ alla prova e ci impedisce di andare a vela, visto che siamo condizionati dai tempi di percorrenza, …ma sicuramente non ci intimorisce (non avendo scelto di affrontarlo in condizioni pessime…), noi ripensiamo a quando (quarant’anni fa…) con un’Alpha 6,70 (la nostra prima barca…) attraversavamo con fatica ed orgoglio quelle 18/20 miglia in Croazia che (allora, in quelle condizioni e con quel mezzo) non erano poche!
Nell’avvicinarci a Capo Rizzuto veniamo colpiti da una serie di impianti eolici, abbastanza giustificati dalla caratteristica ventosa dei litorali, ma che per un effetto ottico ci sembrano piantati proprio in mezzo alle case del paese…poi proseguendo lungo costa vedremo che non è così ma, nel cercare ragione di quello che ci sembra un assurdo scempio, scopriamo che effettivamente gli appalti per questi impianti sono stati oggetto di proteste, di petizioni e di cause giudiziarie, in quanto sospettati di ingerenze mafiose (tutti assolti…)
In effetti siamo nel bel mezzo di un parco naturale, zona protetta…
Raggiungiamo capo Colonna (così chiamato per l’unica colonna, ultima testimone dell’antico tempio greco di Hera Lacinia). Sfortunatamente nelle epoche successive fu utilizzato come cava e le sue pietre servirono alla costruzione del castello e delle numerose case nobiliari.
Anche qui troviamo la testimonianza dello strapotere mafioso: proprio vicino al faro ed alle rovine della Magna Grecia, cinque costruzioni abusive di proprietà (leggiamo) di alcuni familiari di un boss della zona…da anni è stata emessa ordinanza di demolizione e sono ancora lì, a deturpare il paesaggio…
Anche questo purtroppo è il nostro Sud: oltre al sole, ad una natura stupenda, a gente accogliente e di cuore…troviamo montagne di rifiuti mai raccolti, edilizia abusiva un po’ ovunque, simbolo di una gestione del territorio non certo rispettosa della natura e delle persone… La sera, nell’uscire dal Marina per fare due passi, una macchina che ci si affianca e ci offre un passaggio (un socio del club che ci ha visto ormeggiare ed ovviamente non ci conosce…) dimostra che un popolo dal cuore così generoso meriterebbe sicuramente di meglio… Anche se poi, durante la camminata: una quantità di persone che non usano la mascherina protettiva (sarebbe obbligatoria in presenza di assembramenti…) il traffico disordinato ed il parcheggio selvaggio (stiamo muovendoci in zona pedonale…) fanno nuovamente riflettere…
Di singolare: una statua bronzea in onore di Rino Gaetano e una quantità di pescherie esagerata per l’estensione del luogo. Ci domandiamo come facciano a sopravvivere e ci auguriamo che siano consorziate in cooperative (ma ci sembrano invece tante piccole e medie botteghe familiari…). Una testa di pesce spada troneggia su un banco di esposizione, il corpo dell’animale è stato venduto solo per metà…essendo stato esposto per tutta la giornata si suppone che il resto sarà inutilizzabile…che spreco!
Rientriamo alla base; domattina ci aspetta l’ennesima alzataccia… Alle 5, dice il comandante (che quindi, conoscendolo, saranno le 4 e mezza…). Dobbiamo percorrere 72 miglia per arrivare a Santa Maria di Leuca. Temporali sono in arrivo e quindi prevediamo di trascorrervi qualche giorno. Il cambio di regione ci obbliga, prima della cena, a compilare nuovi documenti sanitari (l’efficientissima burocrazia nazionale prevede che ogni regione faccia a modo suo…). Scopriamo anche, nel rientrare in Marina, che se avessimo scelto invece del lungomare la strada verso il centro città, avremmo potuto ammirare il castello di Carlo V… Credevamo davvero che fosse molto più distante e vista l’ora tarda…Che dire? Ritorneremo!
Vicino a noi ormeggia una coppia di giovani tedeschi. Scambiamo due parole con loro e veniamo a sapere che stanno facendo il nostro stesso percorso ma al contrario. Ci chiedono informazioni sui porti dai quali siamo passati e li informiamo sulla possibilità di visitare il museo a Reggio Calabria. (Ci domandiamo poi, fra noi, sorridendo, come se la sarebbero cavata con Saverio… forse dovevamo metterli in guardia? Probabilmente no: il soggetto fa parte del folklore locale… dopo averli conosciuti racconterà ai successivi che provenivano da qualche località misteriosa che con la Germania non ha nulla a che fare!)
La barca a vela dei nostri vicini ha la rete protettiva tutto intorno, segno della presenza di bimbi piccoli; compare infatti poco dopo un bambino biondo che gattona ed arrampicandosi sugli alamari si regge a stento sulle gambette cicciottelle. Vede Susy e sorride; la gatta non scappa (come farebbe con un adulto) ma anzi gli va incontro e lo osserva con curiosità…per un po’ comunicano così con gli sguardi e i sorrisi…si capiscono perfettamente!
Ci prepariamo un gradevole aperitivo (con tanto di stuzzichini e leccornie) e poi la cena. A domaniRead more
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- Day 17
- Friday, July 17, 2020
- ☁️ 26 °C
- Altitude: 13 ft
ItalyPorto Turistico Marina di Leuca39°47’44” N 18°21’37” E
Da Crotone a Santa Maria di Leuca

Un venerdì 17 con i delfini!
A chi ancora sostiene che il venerdì 17 porti sfortuna, arriva prontissima la nostra smentita!
Partiti alle 4.45 (che vi avevo detto ieri a proposito degli orari?…) da Crotone, con l’unica compagnia dei pescatori (il gabbiano evidentemente non ama le levatacce…), ci siamo armati di santa pazienza (…di generi alimentari e di audiolibri…) per affrontare le 72 miglia che ci separavano da Santa Maria di Leuca. Vento assente, si parte a motore e così si prosegue, aprendo di tanto in tanto il fiocco, per aumentare di un mezzo nodo la velocità, e la randa per stabilizzare in caso di onde.
Verso le 8, quando già stavamo pensando a mettere su il secondo caffè, …eccoli!!!
Tanti, tantissimi, splendidi, vicini e con la loro tipica voglia di giocare.
Mi riferisco ovviamente ai delfini che, quando sono in gruppo, soprattutto se numeroso, si accodano anche alle grosse navi da crociera (ci ricordiamo di averne visto per la prima volta un gruppo numerosissimo dal traghetto che ci portava in Grecia, almeno 15 anni fa…) per giocare con le onde e con la scia prodotta dall’imbarcazione.
Dapprima ce ne passa vicino un gruppetto non molto numeroso; dopo pochissimo ne vediamo in lontananza uno più consistente, e notiamo che si sta avvicinando: siamo pronti per fotografare e filmare e finalmente riusciamo ad immortalarli.
Per vedere il video: http://www.youtube.com/watch?v=I8kppWqlnMs
Continuano a giocare, a prua ed a poppa della barca; si allontanano e poi ritornano…fino a che, messi via i cellulari, ce li godiamo e basta!
Quando arrivano così numerosi e così vicini il primo impulso sarebbe di buttarsi in acqua e giocare con loro! Non possiamo farlo, ovviamente…siamo già a largo, il mare in questa zona è molto profondo e stiamo procedendo a motore con due vele aperte, oltre al fatto che siamo solo in due…ma è comunque bellissimo vedere come questi animali non temano il mezzo e nemmeno l’uomo, continuando a circondarci anche se siamo rumorosi (non noi ma il motore sì) e perfettamente visibili.
Sul resto del viaggio nulla da segnalare…del resto dopo questa sorpresa…cosa potevamo ancora pretendere? Due materassini gonfiabili galleggianti avvistati e lasciati al loro destino, anche perché ne abbiamo già uno matrimoniale, praticamente nuovo, recuperato in mare l’anno scorso…pochissimo traffico (forse un paio di barche a vela e qualche barca a motore in lontananza)
Molte nasse e reti, questo si, anche in alto mare, lontane da costa e poco segnalate; nell’avvicinarci alla costa alcuni gabbiani, pigrissimi, a riposo in fila regolare, che rischiamo di scambiare per boe bianche di segnalazione…
Dopo le nostre belle (e tutto sommato tranquille) 10 ore e mezza di navigazione, approdiamo in Puglia.
Santa Maria di Leuca ci accoglie con le sue coste rocciose e ricchissime di grotte, con le sue case bianchissime (sembra di essere in Grecia!), con un ormeggiatore gentile, ma non proprio pratico di marketing e promozione turistica…Quando gli confermiamo che intendiamo trattenerci due o tre giorni, per le condizioni meteo, per riposarci, ma anche perché a Leuca non ci siamo mai stati…ci risponde: ”Come volete signori, anche se non è che qui ci sia molto da vedere!” (Un vero genio…). Ne dubitiamo, visto il panorama e viste le ville ottocentesche che si affacciano sul Marina.
E comunque siamo nel Salento, dove anche la gastronomia fa parte della cultura… vi faremo sapere!!!
Cogliamo l’occasione per ringraziare chi ci segue con costanza e chi ci fa un sacco di complimenti…non esagerate che poi ci montiamo la testa!!!Read more
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- Day 18
- Saturday, July 18, 2020
- ☁️ 25 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto Turistico Marina di Leuca39°47’47” N 18°21’27” E
Santa Maria di Leuca

Una giornata da terrestri …
Arrivati ieri a Santa Maria di Leuca, con l’intenzione di fermarci uno o più giorni causa previsioni meteo nefaste…ne approfittiamo per riposarci un po’…
Niente sveglia la mattina ad orari antelucani, colazione con calma e qualche passeggiata; spesa e pulizie, che ogni tanto bisogna pur fare, e relax…
Documentandoci su Leuca abbiamo scoperto che il suo nome deriva dal greco leukòs che significa bianco…la città, in effetti, arrivando dal mare, appare come un agglomerato di casette bianchissime, tale da somigliare ad un’isola greca. Ma ”i testi sacri” (leggi Wikipedia…) dicono che il bianco si riferisce al colore della roccia che arriva in alcuni tratti a picco sul mare…mah… a noi non sembra ma forse un tempo era così..
Avvicinandosi a costa si notano immediatamente, oltre alle numerosissime grotte, alcune ville ottocentesche, un primo saggio delle tante presenti in città.
Una più bella dell’altra, alcune purtroppo in decadimento perché semi abbandonate, altre restaurate, altre ancora quasi completamente rifatte ma rispettandone lo stile con gusto.
All’arrivo si distingue pure il faro: bianchissimo anche lui, che si staglia sul promontorio…
Una famosa leggenda racconta che questa città sarebbe stata il primo approdo di Enea; successivamente sarebbe giunto qui San Pietro che, arrivato dalla Palestina, avrebbe iniziato la sua opera di evangelizzazione, per poi giungere a Roma. La colonna corinzia del 1694 eretta sul piazzale della Basilica, testimonierebbe questo passaggio.
Una scalinata di 296 scalini collega la Basilica al porto sottostante, facendo da cornice alla cascata monumentale dell’Acquedotto pugliese: una cascata artificiale, la sera illuminata e multicolore… Lo spettacolo doveva essere proprio ieri ma purtroppo è stato sospeso per lavori di ristrutturazione…peccato! Senza prevederlo eravamo arrivati proprio il giorno giusto e immaginiamo debba produrre un effetto altamente suggestivo, se pur artificioso.
Il faro è uno dei più famosi ed alti d’Italia; Il Santuario anche è molto rinomato, in quanto meta di pellegrinaggio di diversi pontefici. Dalla sua piazza si può ammirare la città ed il golfo sottostante: panorama assolutamente apprezzabile!
Passeggiando sul lungomare, soffermandoci ad ammirare la baia, ci imbattiamo in una barca a vela finita contro gli scogli…un vecchio Jeanneau…. Non sappiamo se l’incidente sia il risultato di un ancoraggio finito male causa maltempo, o magari se si tratti di un mezzo sottratto al proprietario ed utilizzato da qualche scafista per il trasporto di clandestini…
Certo è che lo spettacolo è di una tristezza infinita perché l’imbarcazione, oltre ad aver due profondi squarci nello scafo, è stata evidentemente depredata di tutto ciò che poteva essere sottratto e risulta abbandonata, con i boccaporti aperti, ed una cima usurata che pietosamente la tiene legata ad uno scoglio. Camminando ancora ne vediamo almeno due più o meno nelle stesse condizioni: una a motore, l’altra a vela…Ci dispiace…molto…
Quello che invece non ci piace per niente è un barcone turistico che (con l’abituale musica ad altissimo volume) porta le persone ad ammirare la costa ed a fare il bagno…non ci piace non per la musica (che comprendiamo faccia parte del divertimento) ma per l’assembramento ed il carico esagerato (considerando il momento di emergenza…).
Del resto anche andando a fare la spesa facciamo fatica ad accettare di essere quasi gli unici a portare la mascherina all’interno del supermercato e ad utilizzare i guanti per toccare frutta e verdura…non parliamo delle distanze di sicurezza che, sia italiani che stranieri, pare non sappiano cosa siano!!! Ma su questo, rischiamo di ripeterci…
Per domani: previsioni variabilissime e nostri programmi, di conseguenza, pure! Vi faremo sapere.Read more
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- Day 22
- Wednesday, July 22, 2020
- 🌙 30 °C
- Altitude: 30 ft
ItalyPunta Craul40°8’49” N 18°29’49” E
Da Santa Maria di Leuca ad Otranto

La fortuna aiuta gli audaci
Scusandoci del nostro silenzio (dovuto al fatto che vento ed onda contrari ci hanno ”imprigionati” a Santa Maria di Leuca per ben 5 giorni) riprendiamo il nostro diario di viaggio per raccontarvi ancora qualcosa delle giornate da terrestri, della tratta affrontata questa mattina, della visita alla città di Otranto.
Leuca ”prigione dorata”, in tutti i sensi: abbiamo avuto giornate di splendido sole (rinfrescate da un vento sicuramente piacevole per chi si trovava a terra…); abbiamo fatto il bagno in cornici naturali stupende fra rocce a picco sul mare, acque cristalline e pochissima gente; abbiamo potuto gustare alcune specialità locali, come il rustico leccese (sfoglia salata ripiena di pomodoro, mozzarella e besciamella) e i pasticciocci (pasta frolla dolce ripiena di crema, pistacchio, amarena…ed altro ancora); abbiamo finanziato le casse del Marina con una notevole cifra (visto che, a differenza degli altri approdi, non hanno voluto saperne di scontarci nemmeno un centesimo!).
La prima finestra utile per partire con condizioni meteo ottimali sarebbe stata verso il fine settimana…ma oggi abbiamo voluto tentare ugualmente di muoverci, se pure per 26 miglia, e dobbiamo dire che abbiamo fatto gran bene!
Non che il viaggio sia stato divertente: tutto a motore, con vento contrario dai 15 ai 23 nodi (visto che navigavamo sotto costa, allontanandosene sicuramente saliva e non di poco…), con onda contraria (fortunatamente non troppo alta) e corrente avversa; condizioni queste che ci hanno permesso di viaggiare ad una media di non più di 4 nodi per corrente contraria ai capi, mettendoci 5 ore…ma siamo arrivati!
Durante il percorso l’ennesimo gabbiano Jonathan ci ha accompagnato… Per una buona parte del viaggio lo abbiamo avuto intorno, coraggioso e solitario, sfidava le correnti ventose librandosi in aria e divertendosi assai più di noi…
Susy, la nostra gatta, si è confermata in questa tratta una vera marinaia provetta. Partita con noi nel pozzetto, acciambellata sotto il parabrezza; con l’aumentare del caldo si è successivamente accomodata all’ombra, fra due cuscini; infine, quando vento ed onda diventavano più insistenti, l’abbiamo vista scendere sottocoperta con qualche miagolio di protesta…e lì è rimasta fino all’arrivo!
Inizialmente pensavamo di ancorarci fuori dal porto ma, al nostro arrivo, il numero già consistente di barche presenti ed il fatto che alcune di esse dimostravano di soffrire pesantemente l’onda, ci ha convinti a chiedere ormeggio all’interno.
Riceviamo via telefono indicazioni sul posto assegnato e rassicurazioni sull’aiuto che ci avrebbero potuto fornire: sistemandoci fra altre due barche a vela con proprietari a bordo, non avremmo avuto molta difficoltà ad entrare….bene!
Stiamo per iniziare la manovra in retromarcia, quando riceviamo un contrordine: un’imbarcazione della Guardia di Finanza sta partendo proprio ora…tutto da rifare!
Attendiamo pazientemente, cercando di governare la barca…(restare pressoché fermi, con una barca a vela, in un porto non molto grande, con abbastanza vento, non è esattamente come fermare l’auto quando stai per entrare in un parcheggio…) loro se la prendono abbastanza comoda (avremmo sicuramente fatto in tempo ad entrare!!!), e poi finalmente ci danno il via libera.
Con la collaborazione dell’ormeggiatore e dei nostri vicini di barca riusciamo nell’intento e siamo tutto sommato contenti della doppia scelta: essere partiti oggi ed essere entrati in porto. Meritato pranzo e riposo.
Nel pomeriggio: visita alla città di Otranto…un vero gioiellino!
A pochi passi dal porto, si accede alla città storica ed alla porta dell’imponente castello aragonese…
Visitato il castello (che al suo interno ha anche un interessante museo di reperti paleolitici), ci siamo diretti verso il centro dove si erge la Cattedrale di Santa Maria Annunziata. All’interno splendidi mosaici di epoca bizantina e non solo…
Per concludere degnamente la serata, ci siamo offerti una meritata cena da chef stellato al ristorante ”Classe 80”!
Domani siamo ancora qui, visto che le previsioni non sono invitanti e la spesa per l’ormeggio è accettabile. Ci riproponiamo un giro fra i vicoli della città vecchia, che merita di essere vissuta con un po’ più di respiro… Dopodomani: Brindisi.Read more
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- Day 23
- Thursday, July 23, 2020
- 🌙 31 °C
- Altitude: 69 ft
ItalyCattedrale Di Otranto40°8’45” N 18°29’28” E
Ancora un giorno ad Otranto

…felici di esserci fermati!
Nel post di ieri, scritto la sera tardi, abbiamo solo accennato alle bellezze di Otranto… eravamo un po’ stufi di quel viaggio a cavallo delle onde e abbiamo dedicato il tardo pomeriggio alla visita alla città, quando il sole ci ha dato tregua; un bicchiere in più di quell’ottimo vino bianco che ha accompagnato la nostra cena ha fatto il resto…
Oggi siamo ancora qui, visto che le condizioni meteo non erano delle migliori, e dunque ne abbiamo approfittato per vivere la città dal di dentro: non da turisti, camminando per le strade della Otranto storica…e leggendo qualche ulteriore informazione su quanto visitato e su altro che non possiamo vedere direttamente…
Otranto, fin dall’antichità testa di ponte verso l’Oriente, ti accoglie con le sue mura fortificate, più volte ristrutturate e rimodernate dalle dominazioni che si sono avvicendate.
Ripetutamente assediata e saccheggiata: nel 1067, poi ricostruita per volere di Roberto il Guiscardo; successivamente rimessa a nuovo da Federico II di Svevia nel 1288.
Dopo il Sacco di Otranto ad opera dei Turchi (1480) il castello fu integralmente ricostruito da Alfonso d’Aragona, duca di Calabria. Alla fine del secolo, quando fu data in pegno ai Veneziani, la fortificazione della città fu ulteriormente irrobustita dalla Serenissima.
Nel 1500 i Vicerè spagnoli ne fecero un vero e proprio capolavoro di architettura militare…
La fortezza porta i segni di questi interventi sovrappostisi nel tempo ed è così singolare da avere ispirato il primo romanzo gotico della storia: ”Il castello di Otranto” (Horace Walpole-1764) ed un libretto di un’opera buffa ”Le Baron d’Otrante” di Voltaire (1769).
Durante la nostra visita non abbiamo purtroppo potuto accedere ai sotterranei del castello (in tempi di Covid accessibili solo con la guida, ad orari precisi ed in numero ridotto…); abbiamo invece apprezzato il museo archeologico ”I luoghi della preistoria. Porto Badisco e la Grotta dei Cervi” che espone gli eccezionali reperti rinvenuti nel febbraio 1970.
La grotta è preclusa alle visite per il pregio e la delicatezza di alcune fonti: pittogrammi realizzati 6000 anni fa (visibili nella ricostruzione in 3D del museo…oggi non in 3D, sempre causa covid…); nel museo sono esposti invece diversi oggetti di uso comune, anch’essi antichissimi e di notevole fattura…è sempre emozionante pensare che stiamo osservando ”la vita” dei nostri progenitori…e che questi utensili sono sopravvissuti per diverse migliaia di anni… Cosa che sicuramente non accadrà ai nostri super tecnologici strumenti informatici…
Molte sale del castello sono dedicate anche a mostre contemporanee: quadri, foto in bianco e nero,… e dalle poltroncine che occupano i locali si comprende che vengono utilizzate anche per conferenze ed eventi… Questo toglie un po’ di anima alla struttura, a nostro avviso; così occupata da oggetti moderni, non si riesce a coglierne gli spazi e nemmeno ad apprezzarne le singolari forme (ad esempio quella della ”sala triangolare”…); è anche vero però che in questo modo il castello continua a vivere, e quindi è giusto che venga usato anche così! Diciamo comunque che, fra i numerosi castelli da noi visitati, questo (se pur bello) non ci è parso così eccezionale…
La visita alla Cattedrale di Santa Maria Annunziata, invece, ci ha tolto il fiato!
L’aspetto positivo del Covid (esiste sempre il mezzo bicchiere pieno…) è che si trovano veramente pochi turisti in giro…il che non giova alla ripresa economica ma è per noi un vantaggio quando ci troviamo a vedere luoghi di grande interesse.
Il mosaico che ricopre il pavimento delle tre navate della chiesa, eseguito dal monaco Pantaleone, su commissione del Vescovo di Otranto, fra il 1163 e il 1165, è di una bellezza indescrivibile ed è conservato perfettamente, nella quasi totalità delle sue parti.
L’opera (il mosaico più grande d’Europa) ha come figura centrale l’albero della vita, lungo il quale si dipanano le principali rappresentazioni. Elementi della tradizione cristiana (al vertice dell’albero il peccato originale con la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden) si mescolano con figure umane ed animali allegorici, non sempre di chiara interpretazione e spesso fantastici: un asino che suona la lira, un Leviatano che inghiotte una lepre e viene a sua volta assalito da un leone…la Regina di Saba, il Re Salomone, sirene e unicorni…
L’aspetto interessante è che il racconto si dipana verso il basso, discendendo il tronco, come se l’albero, crescendo, avesse portato verso l’alto gli eventi accaduti al momento della sua nascita e del suo primo sviluppo…
Sembra incredibile che il monaco ci abbia messo soltanto tre anni a realizzare tutto questo…ma ancora più stupefacente è che l’opera si sia (fortunatamente ) così ben conservata nel tempo!
Ieri, arrivando in porto da Sud, ci è capitato di osservare sulla costa il resto di una torre e ci siamo chiesti di quale origine fosse (se antica o recente, visto che ci appariva costituita da calcinacci…); abbiamo poi scoperto che è chiamata Torre della Serpe, che è un simbolo di Otranto visto che compare nello stemma della città e su di essa aleggia una leggenda.
La Serpe era un grosso serpente nero che si nutriva dell’olio con cui veniva alimentata la lanterna del faro; durante un attacco dei Turchi, la Serpe salvò Otranto lasciando la costa al buio e non permettendo così ai nemici di approdare…
Nel pomeriggio di oggi abbiamo voluto dedicare ancora qualche ora alla città storica.
Dopo un giro nei vicoli, a vetrine e negozietti…fra artigianato locale (ceramiche, tessuti di lino, gastronomia…) e souvenir da turisti, ci siamo imbattuti nella basilica di San Pietro, chiesetta di piccole dimensioni ma di importanza religiosa ed artistica notevole. Al suo interno affreschi bizantini molto ben conservati e recentemente restaurati ed una ragazza giovanissima che (gratuitamente!) offre spiegazioni a chi è curioso di conoscere…
Fra tutti gli affreschi, notevole ”L’ultima cena”: con Gesù a capotavola (come vuole la tradizione orientale), gli apostoli seduti dopo di lui in ordine di importanza, Giuda sotto la tavola (come un animale) molto più piccolo e senza aureola…
Ci sentiamo di offrire una mancia, del tutto meritata, alla ragazza che non si limita a fare da custode a questo piccolo gioiello ma lo fa apprezzare ai più con passione.
La passeggiata ci porta poi al lungomare, con una terrazza panoramica sul Golfo ed all’accesso alla porta orientale, dalla quale ripercorriamo la città circondati per un po’ da un garrire intensissimo di rondini…
E’ quasi l’imbrunire e, quando ritorniamo alla nostra imbarcazione, siamo felici di avere vissuto un’altra esperienza appagante…
Nota di colore che ci rallegra la serata: mentre sorseggiamo il nostro aperitivo, arriva una barca a motore; scende una signora che chiede all’ormeggiatore dove può trovare un negozio di ”Calzedonia” o che venda intimo femminile… Il giovane, visibilmente stanco dopo una giornata di lavoro sotto il sole, simpaticamente risponde: ”Non lo so, signora, ultimamente la mia compagna preferisce i diamanti…”
Domattina, prestissimo, sciogliamo gli ormeggi e proseguiamo la nostra risalita vero nord. Brindisi o forse addirittura Monopoli…se il mare ce lo consente… Vi faremo sapere!Read more
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- Day 25
- Saturday, July 25, 2020
- ☁️ 26 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto Monopoli40°57’25” N 17°18’7” E
Da Otranto a Monopoli

12 ore per fuggire dal maltempo e mangiare la pizza più buona al mondo
Vi raccontiamo oggi del viaggio di ieri, visto che prevediamo di fermarci qui pure domani…e quindi avremo il tempo di aggiornarvi anche sulla visita alla città…
Partiti venerdì prima dell’alba (ore 5.15) da Otranto, lietissimi di avere avuto un po’ di tempo per visitare la città e scoprire che è un vero gioiello, fra i tanti della nostra penisola, eravamo indecisi sulla destinazione…
Due le opzioni: Brindisi o Monopoli. Considerate le condizioni del tempo, del mare e le successive previsioni, ci siamo tenute aperte entrambe le possibilità, anche perché da Monopoli non ci era ancora giunta conferma della disponibilità di posto per ormeggiare…
Prima parte della navigazione a motore, con vento da prua, onda (non eccessiva) e corrente contrarie…tutto come da previsioni, ma conveniva comunque partire per temporali in arrivo e condizioni del mare in netto peggioramento nei giorni successivi.
Verso mezzogiorno siamo in prossimità di Brindisi (porto a noi ben noto, super protetto, grande, perciò garanzia di posti sempre disponibili, ma in una città già visitata più volte…quindi dove avremmo preferito non essere costretti a trascorrere altri giorni…); nel frattempo da Monopoli ci comunicano di avere posto, l’onda cala, il vento comincia a venire di traverso (buono per veleggiare…)…perché non proseguire? Così abbiamo fatto! Non solo a vela, perché le miglia da percorrere erano ancora parecchie e non volevamo arrivare troppo tardi, essendo il posto barca in un cantiere, non aperto h24.
Coniugando vela e motore riusciamo a fare anche 7,5 nodi, contro i 5/6 della prima parte del viaggio, ed arriviamo a Monopoli alle 17.15 (esattamente dopo 12 ore dalla partenza).
Uno dei due ormeggiatori si offre gentilmente di salire in barca per aiutare…e riesce subito a fare finire la cima del corpo morto nell’elica di prua!!! Il comandante gli fa presente che, se questa cosa fosse successa ad un membro dell’equipaggio (leggi: chi scrive…), questo si sarebbe preso una buona dose di parolacce…il ragazzo sorride ed io, per completare l’opera, sfodero uno dei miei migliori sorrisi e gli dico ”si può ritenere abbondantemente insultato, ma non se la prenda, succede anche ai migliori!”
Completato l’approdo, indispensabile bagno del comandante per liberare l’elica dalla cima…fortunatamente incidente senza danni (l’esperienza insegna…e chi sta al timone è ormai esperto…). Il responsabile del guaio (forse anche per scusarsi…) provvede a procurarci una prenotazione nella migliore pizzeria del luogo, vincitrice di premi culinari, dobbiamo dire assolutamente meritati!
Da Chinè, così si chiama, abbiamo gustato due pizze decisamente superiori alla media, sia per la qualità dell’impasto che per i condimenti.
Breve passeggiata e rientro in barca; chiacchiera con un singolare vicino di ormeggio (complottista, antivax, del quale non condividevamo nemmeno un’opinione sul tema Covid…) e subito dopo un vento di maestrale, giunto improvviso (ma dal comandante già previsto…) che non ci ha trovati impreparati: un rinforzo agli ormeggi ha velocemente risolto, consentendoci un riposo ristoratore.
Visita alla città programmata per oggi, non prima di esserci dedicati ad una pulizia generale degli interni della barca (ormai invivibili!…) ed alla sostituzione dello zinco dell’elica (consumatosi incredibilmente in soli due mesi…); operazioni concluse in mattinata. Ora sono quasi le 17; cielo nuvoloso, che minaccia pioggia in arrivo, ma Monopoli ci aspetta…Read more
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- Day 26
- Sunday, July 26, 2020
- 🌙 27 °C
- Altitude: 20 ft
ItalyPorto Monopoli40°57’21” N 17°18’18” E
Monopoli

Un fine settimana con bis di pizza
Quelli di voi che, quando sentono nominare ”Monopoli”, pensano al famoso gioco da tavolo, con Parco della Vittoria, Stazioni, Imprevisti e passaggi dal Via…sappiano che non vi stiamo parlando di quello! Ma di una località che non conoscevamo e che porteremo nel cuore…
Ci sono almeno 6 interpretazioni sull’etimologia del nome della città, tutte diverse e nessuna che prevalga, forse perché nessuna la rispecchia intimamente…
-dal greco ”Città Sola”: per i Siracusani unico porto tra Siponto e Brindisi;
-dal greco ”Città Importante”: imponente sembrò la grande fortezza agli Egnatini che l’avevano scelta come nuova patria, dopo la distruzione della loro città da parte di Totila, re dei Goti;
-dal greco ”Città luogo di sosta”: uno dei rari approdi sulla pericolosa costa occidentale dell’Italia, quasi sempre sottovento;
-dal termine ”Manopoli”, in uso in molte carte nautiche del ’500, con riferimento alla forma di mano che hanno promontori e rientranze del litorale urbano;
-dal greco ”Città di Minosse”, che alcuni sostengono fondatore della città;
-da un termine slavo ”Città delle grotte” per le sue grotte costiere…
La nostra passeggiata di ieri pomeriggio a Monopoli ci ha fatto scoprire i vari aspetti della città: bella e ridente anche sotto un cielo grigio di nuvole…con le sue case bianche, colorate di fiori, i suoi vicoli stretti, le sue piazze di ampio respiro, le sue innumerevoli chiese…
L’area che circonda il porto cittadino e la muraglia che si snoda lungo il mare, dalla quale emerge il castello di Carlo V, sembrano proteggere ancora oggi la città, che non ci appare come un luogo turistico ma piuttosto come una serie di contrade vissute: ieri, quando siamo arrivati alla chiesa principale, la Cattedrale, vi si stava celebrando un matrimonio. Oggi invece abbiamo potuto accedervi in tutta tranquillità…
Costruita sui resti di un antico tempio pagano, poi più volte ristrutturata, e successivamente totalmente ricostruita in stile barocco, la Cattedrale di Maria Santissima della Madia conserva ancora sotto di sé testimonianze di un’ininterrotta frequentazione umana dal XVI sec a.C. fino al XVIII sec d.C., raccolte nel museo archeologico. Oggi pomeriggio abbiamo potuto entrare nella Cripta, con visita guidata di una giovane socia dell’associazione ”Pietra che vive”, molto preparata ed appassionata, oltre che simpatica.
La nostra guida ci ha raccontato anche la leggenda della Madonna della Madia, effige della Vergine che si dice sia giunta su una zattera portata dal mare, apparsa in sogno al sagrestano che avvertì per tre volte il Vescovo e solo all’ultima fu ascoltato. Con le travi della zattera fu completata la costruzione della cupola della chiesa ed ancora oggi esse si conservano senza necessità di manutenzione e pare profumino… Due cerimonie celebrano questo avvenimento miracoloso, una in dicembre, l’altra in agosto; la prima rispecchia la tradizione, la seconda era stata prevista per chi, emigrato in terre lontane, tornava solo in estate al paese, ma oggi è divenuta più una rappresentazione scenografica per i turisti.
Il Castello di Carlo V, purtroppo non visitabile perché attualmente in ristrutturazione, è stato edificato in riva al mare durante la dominazione spagnola, a protezione dell’ingresso del porto antico; elemento chiave del sistema di fortificazioni costiere, unitamente alle torri, seriamente danneggiate e in parte distrutte durante la seconda guerra mondiale.
La città oggi, con una bellissima giornata di sole e piena di gente, ci è apparsa ancora più bella, ridente e vitale.
E questa sera, concluso il secondo giro di visita, non abbiamo potuto resistere alla tentazione di una seconda pizza da Chinè…dove abbiamo gustato altre due vere specialità…
Ce lo meritavamo, dopo il risveglio di stamattina…
Oggi era domenica e ci eravamo riproposti, vista la giornata soleggiata e ventosa, di fare il bucato e poi di andare alla scoperta della città…peccato che, appena svegli, un rapido controllo alla sala motori ce l’abbia fatta trovare completamente allagata! Verificato che non si trattava di acqua di mare (pericolo affondamento scongiurato…) evidentemente la pompa sentina si era bloccata!
Mattinata trascorsa nel riparare la medesima (fortunatamente niente di gravissimo: la biella uscita di sede), nel ripulire il tutto (riparatore compreso!), nel fare poi finalmente il bucato.
Pomeriggio dedicato al riposo e finalmente a completare la visita alla città, come già detto. Domani si parte per Trani. Per oggi è tutto…Read more
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- Day 27
- Monday, July 27, 2020
- 🌙 28 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPiazza Duomo41°17’0” N 16°25’24” E
Da Monopoli a Trani

dove è sempre un piacere tornare …
Come da programma, lasciamo Monopoli poco prima del sorgere del sole …e ci godiamo l’alba (come spesso ci accade) appena usciti dal porto.
Rotta verso Trani, quasi una tappa obbligata per noi: la darsena è comunale (quindi un po’ più economica di altre); l’ormeggio per il carburante comodissimo, appena fuori dal porto; la nuova rotta ci permette di puntare direttamente al Gargano e, forse, di trovare un po’ di vento a favore…
Navigazione a motore per buona parte del viaggio, con vento debole e corrente contraria… strano, vero??? Questa volta almeno ci siamo salvati dall’onda furibonda…
Quando è quasi mezzogiorno, apriamo le vele per fare qualche bordo: così si allunga leggermente ma si ha il piacere del “non rumore” che non significa comunque silenzio.
Il fruscio delle vele, l’infrangersi dell’acqua sulla chiglia, lo stridere di un gabbiano (sempre Jonathan?…e poi lo sapete che i gabbiani “garriscono”, come le rondini? Noi l’abbiamo scoperto di recente…), il miagolare della gatta che chiede la sua razione di tonno…almeno possiamo goderci un veloce spuntino in tranquillità…ed anche avvertire meno le onde, perché una barca a vela…viaggia decisamente meglio a vela! E’ stata progettata per questo…
Un piacere che non dura moltissimo: quel poco vento che potevamo utilizzare per viaggiare di bolina stretta, cala ulteriormente …riaccendiamo il motore!
Sulla nostra destra, velato dalla foschia, il Gargano…ci arriveremo domani. Di fronte a noi: Trani.
Al nostro arrivo facciamo carburante; troviamo il distributore chiuso ma, telefonando per l’ormeggio (ad un numero che avevamo in memoria, visto che non siamo nuovi a questa meta) ci risponde Gigi, il “tuttofare” della zona: giovane intraprendente che, in assenza di uffici e addetti alla promozione turistica, si è da qualche anno inventato un mestiere. Procura il recapito per gli ormeggi, consiglia e prenota i ristoranti, chiama l’addetto al distributore (che arriva prontamente a rifornirci), esegue (o trova chi lo fa) piccoli lavori di riparazione…fornisce informazioni di vario tipo (negozi, luoghi da visitare…) il tutto ad una cifra forfettaria…che conviene sicuramente a chi si ferma più giorni, un po’ meno a chi come noi sosta solo una notte…ma ci si adegua!
Nel tardo pomeriggio un giro per la città ci rinfresca la memoria… La chiesa dei Templari…
La cattedrale romanica di Santa Maria Assunta (detta anche di Nicola Pellegrino) in tufo calcareo (ancora più bella ora che è stata rimessa a nuovo ed il restauro è passato al campanile…); il prezioso organo (opera della famiglia Ruffatti) e la suggestiva cripta con i colonnati marmorei e i resti di alcuni affreschi anch’essi restaurati…
Il castello svevo, edificato nel 1233 sotto il regno di Federico II, poi modificato e rinforzato sotto il dominio angioino, e quindi sotto il potere spagnolo di Carlo V…e i soliti due passi per le strade per vivere il cuore della città.
La troviamo più ridente e vivace dell’ultima volta e ne siamo lieti.
Ci eravamo già stati nel lontano 2008, al ritorno dalla Grecia, ed eravamo capitati proprio durante la festa del santo patrono, in agosto…con tanto di processione sull’acqua e fuochi d’artificio…; vi eravamo nuovamente capitati di passaggio nel 2017, sempre in occasione della festa del paese…ma ci è sembrato allora che la città, triste e poco frequentata, avesse perso parte della sua anima…ora sembra averla proprio ritrovata!
Abbiamo cenato splendidamente nel ristorante consigliatoci da Gigi e siamo pronti ad una nuova tappa domani: Rodi Garganico ci attende.Read more
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- Day 28
- Tuesday, July 28, 2020
- 🌙 31 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto Turistico Rodi41°55’58” N 15°53’19” E
Da Trani a Rodi Garganico

Un quarto a vela e tanti ricordi…
Verso le 6.30 sciogliamo gli ormeggi e salutiamo anche Trani.
Oggi finalmente possiamo contare su un po’ di vento favorevole, almeno nelle primissime ore della mattinata…mare calmo, iniziamo a veleggiare appena fuori dal porto e riusciamo a goderci in questo modo la traversata per circa 14 miglia. Le vele bianche si stagliano su un cielo particolarmente azzurro…
Ripensiamo al fatto che a Trani, tornati con la barca per la terza volta, ci hanno assegnato in banchina il medesimo ormeggio, quasi come ci considerassero degli abitué…
Con Gigi, il tuttofare già incontrato nelle visite precedenti, abbiamo probabilmente fatto una piccola gaffe ieri sera: ci ricordavamo di lui con la moglie, quando nelle precedenti soste si erano proposti per lavori di riparazione e altro…la signora ci era sembrata un tipo molto sveglio e intraprendente…quando ne chiediamo notizie al Gigi, veniamo a sapere che “se n’è andata! Ed ora lui si arrangia e lavora da solo…”
Tornando al viaggio di oggi, veleggiando, distinguiamo sulla costa Barletta (rivolgo un caro pensiero alla collega Milena, ora in vacanza lì con la famiglia, che sperava di poterci vedere dalla spiaggia…è un po’ troppo presto e siamo lontani…).
Quest’anno con gli incontri ipotizzati sembra che non ci azzecchiamo proprio…
A Leuca dovevamo vederci con Gianni e Morena, ma siamo arrivati troppo presto (e pensare che causa meteo ci siamo trattenuti ben 5 giorni!!! …e loro vi sono giunti due giorni dopo la nostra partenza…); a Monopoli non abbiamo incrociato Matteo per un soffio (noi partiti il 26, lui rientrava il 27…)…del resto, è difficile programmare con precisione rotte e soste, che sono un’ipotesi all’inizio del viaggio, ma vanno via via riaggiustate in base alle diverse variabili: meteo, disponibilità ormeggi, costo degli stessi, nostro desiderio di visitare posti nuovi o il piacere di ritornare dove siamo stati bene… e la necessità di percorrere comunque un certo numero di miglia per concludere il trasferimento in tempo utile.
Un luogo del quale conserviamo bei ricordi è sicuramente il Gargano: fin dal 1991 ancora ragazzi, abbiamo trascorso una breve vacanza a Vieste, in campeggio con Silvia, sorella di Antonio, l’allora marito Stefano e il figlio Giulio piccolino, ancora in fasce…
La nostra prima barca (l’Alpha 6,70) si trovava a quel tempo nella ex Jugoslavia, bloccata per la guerra nei Balcani; saremmo andati a riprendercela qualche tempo dopo…
Ma nel Gargano siamo passati anche nel 2008 e poi nel 2017…Vieste, Peschici, Rodi Garganico…riguardiamo le foto di allora ed ognuna rappresenta dei momenti felici vissuti insieme, anche con nostro figlio Flavio, ora 22enne in vacanza altrove con gli amici…
Fra un ricordo e l’altro, navigando a motore nelle restanti 40 miglia, in un mare totalmente privo di imbarcazioni, fatta eccezione per qualche peschereccio, raggiungiamo il marina di Rodi poco prima delle 16.
L’accoglienza è sempre quella calda e cortese del Sud. Ormeggio tranquillo, in assenza di vento, fra due barche, una delle quali un vecchio Baglietto a motore, purtroppo abbandonato da diverso tempo…
Guardiamo gli strumenti e vediamo che in questo momento le Tremiti sono soffocate dalle imbarcazioni (sullo schermo le immagini delle barche coprono il disegno dell’isola!!!) …noi preferiamo assaporare la pace ed il silenzio in questo angolo di paradiso…
Un bagno ristoratore nella spiaggia attigua al marina: sabbia e acqua caldissima…
Spesa veloce e passeggiata serale in paese. Rodi Garganico è arroccato sul promontorio pertanto per salire bisogna affrontare una serie quasi interminabile di scalini…il vantaggio è che…il ritorno è in discesa! In cima ci aspetta il centro del paese che ben ricordavamo e soprattutto un panino con polpo alla griglia, cime di rape e stracciatella che accompagnato da birra artigianale diventa la nostra cena.
Comperiamo anche della frutta e verdura in un banco dove tutto costa 1,50 euro al kg (siamo proprio nel sud…), a fianco un colorito negozio di specialità pugliesi reclamizza un Viagra del tutto naturale…
Un profumo di dolci ci attira in una piccolissima pasticceria che sta per chiudere e ci garantiamo anche i dolci per la colazione dei prossimi giorni…
Al rientro in barca, Susy ci aspetta per ammirare il tramonto…Read more
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- Day 29
- Wednesday, July 29, 2020
- 🌙 32 °C
- Altitude: Sea level
ItalyPorto di Vasto42°10’29” N 14°42’35” E
Da Rodi Garganico a Vasto (Punta Penna)

Stress Test Day
Alle 5.50 lasciamo una Rodi Garganico tinta di rosa dalle prime luci dell’alba…mare liscio come l’olio, una leggera foschia, vento praticamente assente…la nostra rotta di oggi prevede 55 miglia per raggiungere Vasto.
Partiamo a motore e, quando un refolo di vento ci invoglia ad aprire le vele…si inceppa il motore dell’avvolgiranda! Riusciamo a riavvolgere la vela e, mentre il pilota automatico mantiene la rotta a motore, Antonio appronta un sistema manuale che sostituisca quello meccanico. Procediamo in questo modo, questa volta con vento debole ma corrente favorevole, riuscendo a raggiungere il Circolo Nautico di Vasto con largo anticipo sul previsto.
Durante il viaggio più volte notiamo pesci saltare nell’acqua…si tratta di pesciolini piccoli ma vivaci e i gabbiani ne approfittano per far festa!
Scorgiamo anche, alla nostra destra, le isole Tremiti…ci riserviamo di visitarle fuori periodo turistico, vista la ressa di questi giorni…
Vasto non è nuovo come approdo per noi, ma notiamo subito che il Circolo ha cambiato gestione: all’ormeggio un marinaio insegna all’altro come passarci la cima del corpo morto, poi lascia al neofita il compito di ritirare i documenti e la quota (che notiamo essere quasi raddoppiata dal 2017…). Ci forniscono anche la tessera del Club.
Vicino a noi “Spirit of my way ’60”, un mezzo che permetterà al suo proprietario di compiere la traversata dell’Atlantico a remi (Solo Transatlantic Rowing 2020 – Gran Canaria – Guadaloupe 5013 km)…poco dopo arriva l’atleta, con il quale ci complimentiamo; ringrazia ma non sembra molto loquace…del resto viaggia in solitaria…
Conosciamo il Porto di Vasto e sappiamo essere molto distante dalla cittadina; ma per noi è urgente completare il lavoro di riparazione del motorino rotto durante il viaggio.
Antonio inizia subito (nonostante siano nemmeno le 15 e faccia un caldo terribile…)
Installo un tendalino che garantisca al manutentore un po’ di ombra e ne approfitto per sbrinare il frigo…che in questi giorni aveva fatto un po’ troppo ghiaccio nella celletta freezer. Ci riproponiamo, a fine lavori, di fare un bagno nella spiaggetta retrostante il Circolo (ricordiamo che nella nostra visita precedente ci aveva colpito il fatto che, all’entrata, consegnavano dei piccoli posacenere ai fumatori per evitare di inquinare il parco…). Purtroppo lavoriamo oltre le 19: smonta, pulisci, aggiungi olio, rimonta…funziona per un po’, poi si blocca nuovamente! Avanti così, fino a che sembra andare…
Esausti, senza la certezza che il meccanismo continuerà la sua vita, ma decisi a verificarlo il giorno successivo in viaggio, preferiamo (a questo punto) farci una doccia e concederci un po’ di relax di fronte ad un aperitivo; successivamente ceniamo per andarcene a letto presto… in quel mentre ci arriva un messaggio: Silvia ci chiede se “ci siamo a giocare a battaglia navale e ci hanno affondato” perché vede che da due giorni non aggiorniamo il blog… Non è vero! Ma seguendo i principi della legge di Murphy… è la nostra giornata, quindi “ se qualcosa può andare peggio, lo farà”.
Verifichiamo ed effettivamente nella mail troviamo una notifica di problemi di trasmissione per 48 ore…poi per ulteriori 23…poi per altre 46… (cosa si diceva, poc’anzi?)
Cerchiamo di risolvere collegandoci direttamente al web e riportando il tutto, ma ci vuole un bel po’ di tempo…riusciamo a coricarci poco dopo le 22…
Come dice Rossella O’Hara in Via col vento: “Domani è un altro giorno…“Read more