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- Jour 3
- dimanche 16 juin 2024 à 17:23
- 🌬 16 °C
- Altitude: 111 m
AngleterreRoman Lighthouse51°7’42” N 1°19’19” E
Ripartiti! Calais & Dover

Ben ritrovati a tutti dall’equipaggio di Woostook: Antonio, Patrizia, Snoopy e Susy!
Finalmente ripartiti con una nuova meta, desiderosi di ricominciare al più presto le nostre vacanze, ci siamo sciroppati quasi 1500 km in due giorni per arrivare a Calais, da dove abbiamo traghettato per Dover.
Una sola sosta durante il percorso, nella quale il nostro cucciolone ha avuto modo di rincontrare i “cani francesi super addestrati” con relativi padroni, da noi soprannominati “puzza sotto il naso”, per gli sguardi scandalizzati che avevano nei nostri confronti, notando l’esuberanza di Snoopy. Inconcepibile per loro che noi lo facessimo giocare con la palla e che lui non fosse proprio prontissimo nell’obbedire ai richiami…che dire? I loro animali avevano proprio un’aria triste mentre il nostro (come sempre) sprizzava felicita’ da tutti i pori!
Durante la seconda notte, a Calais, diluvio universale! Di prima mattina sentiamo un fagiano cantare…forse per questo Snoopy ci sveglia già alle 6.30…con nostro disappunto ma (scopriremo poi) per fortuna: nel controllare orario partenza traghetto Antonio si accorge che abbiamo il posto su quello delle 9 mentre lui la sera prima pensava di avere prenotato per le 11! Dovendo essere all’imbarco due ore prima, concludiamo velocemente la colazione e ci rimettiamo in marcia. Non abbiamo quindi il tempo per una visita al centro di Calais, che ci ripromettiamo di vedere eventualmente al ritorno.
Imbarco ben organizzato e traversata tranquilla nonostante vento ed onde. Ridiamo su una nota letta fra i diari di viaggio di altri turisti come noi: uno che utilizza sempre il tunnel sotto la Manica perché terrorizzato dal traghetto…noi saremmo dell’opinione opposta riguardo la pericolosità dei due percorsi! Anche se determinante nella scelta per noi e’ stato il costo del biglietto (traghetto meno della meta’ del tunnel!)
Arriviamo a Dover verso le 10 (durata della traversata un’ora e mezza ma cambio di fuso orario).
Raggiungiamo il parcheggio dove troviamo macchinetta per pagare fuori uso e siamo quindi nostro malgrado “costretti a fare i portoghesi” sostando gratuitamente.
Nuove esperienze di guida a sinistra per Antonio, ma con un mezzo più ingombrante dell’auto usata anni fa: diciamo che se la cava egregiamente con la sottoscritta che completa il navigatore.
Gli inglesi ci sembrano anche molto comprensivi e gentili nel lasciarci il passo.
Ci dirigiamo verso il castello e, dopo una breve camminata, scopriamo che non e’ possibile nemmeno avvicinarlo senza pagare il biglietto per la visita, che ammonta ben a 35 £ a testa!!! Desistiamo ritenendo di non voler investire già nel primo giorno di vacanza 100€ per vedere uno dei tanti castelli del XII secolo (con tutto il rispetto che merita questo…).
Ci dirigiamo quindi verso il centro città che ci sembra alquanto fatiscente: sensazione di abbandono e di crisi economica…dopo qualche foto preferiamo dirigerci verso la costa, alla ricerca di un pub dove poter mangiare qualcosa. Percorriamo una strada che si restringe sempre di più facendoci temere di non trovare una piazzola dove girare il mezzo per il ritorno… ma fortunatamente non sara’ cosi’: giungiamo in un ampio parcheggio dove troviamo il Coastguard Pub. Fish and chips e birra ci fanno sentire proprio in Inghilterra ed apprezziamo la bellissima vista sul mare e sulle bianche scogliere, visto che e’ anche rispuntato il sole!
Potremmo sostare qui per la notte, visto che questo Pub fa parte di una catena che offre parcheggio gratuito ai clienti del ristorante, ma preferiamo guadagnare qualche chilometro raggiungendo Canterbury che prevediamo di visitare domani.En savoir plus

Bellissimo Ciaooooooooo [Guido]

“Sano” fish and chips 😜👍 [Alessandro]
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- Jour 4
- lundi 17 juin 2024
- ⛅ 20 °C
- Altitude: 17 m
AngleterreCanterbury Christ Church University51°16’58” N 1°5’36” E
Canterbury

Notte trascorsa serenamente nell’area sosta di Canterbury, che a poco prezzo ci ha offerto la possibilità di carico e scarico acqua e servizi, oltre che la navetta gratuita per raggiungere il centro. Ieri sera, durante la passeggiata, Snoopy ha avuto incontri ravvicinati con un coniglio! Il che ci ha poi garantito stamani la sveglia all’alba!
Alle 5.30 il peloso era già sulla porta pronto ad uscire a “caccia”…
Di conseguenza abbiamo visitato la città di prima mattina, passeggiando fra le vie del centro, dove abbiamo fatto la seconda colazione in attesa che la Cattedrale aprisse. Sorseggiando un caffè e degustando un croissant, ci siamo accorti di essere seduti accanto alla statua di Geoffrey Chaucer, autore delle famosissime “Canterbury Tales” (classico della letteratura inglese del 1300, composto da una serie di racconti strutturati come Il Decamerone di Boccaccio). Poco oltre i bellissimi Wastgate Garden, ora verdissimi e fioriti, dove Snoopy ha apprezzato particolarmente i cigni e i germani reali…noi anche un albero secolare e le graziose costruzioni. Usciti dai giardini, ci siamo ritrovati di fronte al Royal Museum and Free Library, edificio dalla facciata in stile Tudor. Numerose anche qui, come in Francia, le case a graticcio; particolari quelle che si affacciano sui canali dello Stour, come le Hold Weaver Houses, costruite nel 1500 per ospitare i tessitori ugonotti in fuga dalla Francia e oggi trasformate in esercizi commerciali.
Giunte le 9, abbiamo visitato la Cattedrale. Maestosa e tristemente famosa per l’assassinio di Thomas Becket avvenuto nel 1170.
Thomas Becket fu eletto arcivescovo di Canterbury da Re Enrico II, con il quale aveva un ottimo rapporto, avendolo servito per molti anni.
A seguito della sua nomina però, Thomas Becket iniziò a fare gli interessi del clero invece di quelli del Re, rifiutandosi di firmare le costituzioni di Claredon, che volevano la chiesa britannica sottomessa ai voleri del Re. Il Re per ripicca fece incoronare il figlio dall’arcivescovo di York, quando l’incoronazione sarebbe stata prerogativa del primate di Canterbury.
In tutta risposta, Becket scomunicò l’arcivescovo di York, facendo infuriare il Re che, pare, avrebbe esclamato “Ma nessuno è capace di liberarmi da questi preti turbolenti?”.
Quattro cavalieri interpretarono questa frase in maniera letterale e si recarono a Canterbury il 29 dicembre 1170.
Mentre Thomas stava recitando i vespri della sera, i quattro lo aggredirono e lo assassinarono brutalmente.
A nulla valsero gli sforzi degli altri monaci per sottrarlo alla furia omicida.
Il clamore che suscitò l’assassinio nella Cattedrale fu tale, che Papa Alessandro III canonizzò Becket pochi anni dopo, scomunicando però immediatamente il Re e gli arcivescovi che avevano partecipato alla ribellione contro il primate di Canterbury.
Enrico II fu costretto a chiedere pubblicamente scusa per l’assassinio, ma da quel momento, dall’Italia fino alla Svezia, iniziò il culto di San Tommaso da Canterbury.
CURIOSITÀ SU CANTERBURY
1) A Canterbury ha sede il collegio più antico al mondo, il King’s School. È una scuola per bambini che vanno dai 13 ai 18 anni e la sua fondazione risale addirittura al 597 d.C. quando Sant’Agostino arrivò per evangelizzare l’Inghilterra. La retta di ammissione è di circa 13.000 sterline l’anno.
2) La Via Francigena, che attraversa tutta l’Europa e porta fino a Roma, inizia proprio qui, a Canterbury.
3) Dalla città di Canterbury prende il nome un tipo di galoppo, che chi fa equitazione conosce molto bene, chiamato “canter”. È un passo – abbastanza lento e ritmato che i cavalli riuscivano a tenere per tutto il tragitto, pianeggiante, che portava il cavaliere da Londra a Canterbury.
4) Sotto il pavimento della chiesa di St. Dunstan fu sepolta la testa di Thomas More, lo scrittore e umanista cattolico che Enrico VIII fece decapitare. Una volta Cancelliere del Re, si rifiutò di prestare giuramento in cui ripudiava l’autorità papale e riconosceva Enrico VIII come capo della Chiesa Anglicana. Per questo fu imprigionato nella Torre di Londra e qui decapitato.
La testa venne mostrata sul London Bridge per un mese di fila e poi consegnata alla figlia Margareth, dopo il pagamento di un riscatto. Il corpo fu invece sepolto nella Chiesa di San Pietro ad Vincula, proprio accanto alla Torre di Londra.
Conclusa la visita alla città, siamo ripartiti subito sperando di trovare meno traffico… Abbiamo invece percorso coraggiosamente l’M 25 (circonvallazione che circonda Londra un po’ come il raccordo anulare di Roma) mentre era come sempre congestionata, tra un cantiere e l’altro, da auto e camion che, a velocità sicuramente superiore ai limiti imposti, ci sorpassavano impunemente da destra e da sinistra stressando non poco il nostro autista…
Con non poche difficoltà, compresa quella delle indicazioni contrastanti dei due navigatori che utilizziamo, abbiamo finalmente raggiunto una vera e propria oasi di pace: un’area sosta nei pressi di Bredford, all’interno di una fattoria, quindi immersa nella natura, che ci ha garantito un pomeriggio di riposo e relax sotto il sole (particolare non sempre scontato da queste parti!)
Snoopy ha trovato amici pelosi con i quali correre in libertà e anche Susy ha potuto godersi una passeggiata nell’erba.
Domani si vorrebbe ripartire con meta Alnwich (il suo castello è Hogwarts, la scuola di Harry Potter!).En savoir plus
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- Jour 5
- mardi 18 juin 2024
- ⛅ 14 °C
- Altitude: 45 m
AngleterreAlnwick Castle55°24’56” N 1°42’22” W
Alnwich : Hogwarts & Harry Potter

Questa mattina sveglia alle 6: Snoopy guaiva insistentemente…ed aveva le sue buone ragioni, visto che eravamo circondati da conigli selvatici! Saltellavano tranquillamente sul prato verde, scavando buche per costruirsi le tane… Appena sceso dal camper, Snoopy ha sfoggiato una ferma da manuale! Difficile perfino fargli fare pipì… Ci siamo rassegnati ed abbiamo fatto colazione.
Poi ci siamo rimessi in marcia, questa volta verso Alnwich.
Il nostro programma prevedeva la visita al Castello ed una sosta alla Barter Books.
Dopo qualche ora di traffico intenso, siamo giunti alla cittadina, trovando il parcheggio prossimo al centro completamente pieno. Abbiamo optato pertanto per un’altra area sosta, presso i campi da rugby, dove abbiamo trovato le istruzioni per lasciare la nostra quota sosta in una “honesty box” ( una cassetta delle lettere dove autonomamente si inseriscono i soldi richiesti per usufruire del servizio). Dopo un pranzo veloce, con una mezzoretta di passeggiata, abbiamo raggiunto il Castello.
Originariamente costruito come difesa normanna nell'XI secolo, l'imponente castello di Alnwick è stato ampliato frammentariamente nel corso degli anni e comprende elementi medievali, gotici e neoclassici. Il castello, a circa 85 miglia (137 chilometri) da Edimburgo, ha attirato l'attenzione degli esploratori di location, che lo hanno scelto per servire come Hogwarts nei film di Harry Potter e Brancaster Castle a Downton Abbey .
Entrare nel castello è come sentirsi parte della Saga di Harry Potter e si ha la sensazione che Hogwarts esista davvero…
Dove finisce la fantasia inizia però la realtà perché questo castello è realmente abitato e ci risiede una famiglia “babbana”; certo non una qualsiasi, per abitare in un castello bisogna garantire almeno un briciolo di nobiltà, si tratta infatti della famiglia Percy, quella del duca e della duchessa di Northumberland.
Ad Alnwick vale sicuramente la pena di visitare anche la Barter Books, una delle più grandi librerie di libri usati d’Europa. A rendere questa libreria una meta interessante sono diversi aspetti. Innanzi tutto la location. La libreria si trova infatti all’interno di una vecchia stazione ferroviaria di epoca vittoriana. Il fascino è unico. Volendo si può sorseggiare un caffè o pranzare all’interno del ristorante della stazione. Si rimane affascinati dai trenini elettrici che passano continuamente in alto tra gli scaffali. Un modo per ricordare la funzione originaria della libreria, un omaggio alle sue origini.
La Barter Books è conosciuta anche come il luogo in cui si è riscoperto il manifesto “Keep Calm and Carry On”. Sono stati infatti Stuart e Mary Manley, i fondatori della libreria, a ritrovare per caso questo manifesto in una vecchia scatola. Lo slogan lo conosciamo tutti: grafica bianca su sfondo colorato con la scritta in maiuscolo e una corona stilizzata. Scritta che ha spopolato qualche anno fa grazie ai social e alle diverse parodie.
Il manifesto risale al 1939, quando il governo britannico pensò che fosse necessario fare una propaganda per tenere alto il morale dei cittadini, visto che la seconda guerra era appena iniziata e si sapeva che i bombardamenti su Londra e sull’Inghilterra non sarebbero tardati ad arrivare. Tra i manifesti stampati, ci fu anche questo. Keep Calm and Carry On voleva essere un invito a non lasciarsi abbattere dal momento particolarmente difficile. Con la corona a simboleggiare che il messaggio arrivava direttamente dalla casa reale, da Giorgio VI, padre della Regina Elisabetta. Finita la guerra, il manifesto fu dimenticato.
Mary nel 2000, dopo averne ritrovato una copia, decise di incorniciarla e appenderla in libreria. Da quel momento molti clienti chiesero se il manifesto fosse in vendita. Essendo passati 50 anni ed essendo scaduto il diritto d’autore, i proprietari della libreria decisero di riprodurre la scritta.
Una passeggiata nel piccolo centro della cittadina ci ha offerto l’occasione di gustare un caffè ed una fetta di torta ai tavolini dell’Origam Cafè. Conclusa la merenda, siamo rientrati in camper dove abbiamo goduto di una splendida doccia ristoratrice presso i bagni della Club House.
Giornata positiva, considerando che anche oggi il meteo ci ha graziato: tempo piovigginoso durante il percorso in auto, nuvoloso successivamente, fino alla comparsa di un pallido sole. Domani vorremmo varcare il confine per raggiungere la Scozia.En savoir plus
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- Jour 6
- mercredi 19 juin 2024
- ☁️ 18 °C
- Altitude: 147 m
ÉcosseRoslin55°51’19” N 3°9’36” W
Jedburgh - Melrose - Rosslyn

Dall’Inghilterra alla Scozia: una giornata fra Abbazie e leggende…
Anche oggi sveglia all’alba…questa volta per insistenti miagolii di Susy che svegliano anche Snoopy…
Partiamo verso le 7.30 e ci dirigiamo verso il confine scozzese che raggiungiamo intorno alle 9.
Scattate le foto di rito a cartelli e menhir che segnalano il passaggio, ci dirigiamo alla prima delle tre mete di oggi: Jedburg. Il nostro programma prevede infatti di visitare in mattinata le rovine di due Abbazie, nel pomeriggio la Cappella del Codice da Vinci.
Come le altre abbazie che si trovano negli Scottish Borders (ricordiamo quella di Melrose, che abbiamo visto subito dopo) anche quella di Jedburgh – che si pronuncia “Gedbra”- fu costruita durante il regno del devoto David I, attorno al 1138, sul luogo in cui sorgeva un precedente santuario. Costruendo l’imponente cattedrale a soli 20km dal confine con l’Inghilterra David intendeva dimostrare ai rivali inglesi la grandiosità di cui erano capaci gli scozzesi: purtroppo, come sappiamo, la storia tra la Scozia e l’Inghilterra non fu sempre rose e fiori, anzi. Molte volte nel corso del secoli Jedburgh e le altre abbazie vennero assaltate, distrutte, date alle fiamme. L’abbazia venne definitivamente abbandonata solo nel 1875 quando fu costruita una nuova chiesa dall’altra parte del fiume.
I resti che si vedono oggi, accanto al fiume Jed Water, fanno immediatamente capire quanto deve essere stato enorme e grandioso il complesso dell’abbazia di Jedburgh: oltre alla cattedrale si notano infatti le fondamenta degli altri edifici quali alloggi, cucine, sale da pranzo che componevano il centro religioso.
Purtroppo abbiamo potuto visitare il complesso soltanto dall’esterno, in quanto l’edificio è pericolante e sta per essere ristrutturato.
Oltrepassato il ponte di ferro si ammira la chiesa in tutto il suo splendore.
Due passi nel centro di Jedburg, non particolarmente degno di nota, e di nuovo in camper per raggiungere la tappa successiva: Melrose, dove abbiamo visitato le rovine di un’altra Abbazia, anche questa visibile solo dall’esterno perché in ristrutturazione.
Di qualche anno più antica della precedente (1136), edificata anche questa per volere di Re David I di Scozia, Re molto devoto e credente, che invitò un gruppo di monaci ad istituire la prima Abbazia Cistercense di Scozia. La vecchia Mailors Abbey, costruita nel 650 e distrutta nell’839 venne così rimpiazzata, alcuni chilometri più ad ovest, dalla nuova Melrose Abbey. Con il tempo l’abbazia diventò una delle più ricche e potenti di Scozia, caratteristiche ben lontane dai valori di umiltà e di povertà che caratterizzavano l’ordine dei Cistercensi. Tale ricchezza derivava in parte dalle offerte dei fedeli più benestanti (che con il denaro si assicuravano un “trattamento d’onore” nell’aldilà) ma in particolar modo dal commercio della lana: nel XIV secolo i monaci di Melrose possedevano ben 15.000 pecore!
Come successe nelle altre abbazie, anche Melrose dovette nel corso dei secoli affrontare e subire numerosi attacchi da parte degli inglesi data la vicinanza al confine. In particolare nel 1296 con Edward I e nel 1322 con Edward II quando l’abbazia fu saccheggiata e quasi rasa al suolo: in quell’occasione fu grazie al generoso contributo di Robert the Bruce che Melrose venne ricostruita. E proprio quel famoso Re Robert I è indissolubilmente legato all’abbazia: il suo cuore, imbalsamato e chiuso in uno scrigno di piombo fu tumulato a Melrose nel 1329 mentre il resto del corpo si trova a Dunfermline: il luogo di sepoltura è oggi segnalato da una scultura all’esterno dell’Abbazia.
Dopo i pesanti danneggiamenti del 1540 non si intrapresero grandi sforzi per ricostruire l’abbazia che venne abbandonata dai monaci nel 1560 in seguito alla Riforma Protestante: l’ultimo monaco di Melrose morì nel 1590. Quello che si vede oggi è molto meno rispetto a come era strutturata l’abbazia al tempo in cui ci vivevano i monaci.
La nostra tappa successiva ci ha portato allla Rosslyn Chapel, nota per la simbologia legata al Codice da Vinci che ha dato spunto al film con Tom Hanks (Codice da Vinci del 2006) con adattamento dell’omonimo e popolare romanzo di Dan Brown.
La Cappella fu fondata nel 1446 da William Sinclair, conte di Caithness, il quale sperava, con questa costruzione, di guadagnarsi un posto in paradiso. Con l’avvento della Riforma Protestante, la Rosslyn Chapel venne gradualmente abbandonata e, a poco a poco, questo luogo sacro iniziò a cadere nell’oblio.
Fu solo verso la metà del XIX secolo che la Rosslyn Chapel tornò a riacquistare importanza, dopo una visita nel 1842 della regina Vittoria, che non voleva che un posto tanto bello cadesse in rovina per sempre.
Oggi la Cappella di Rosslyn, che appartiene ancora alla famiglia Sinclair, è una delle attrazioni turistiche più visitate di Edimburgo e dintorni. Spesso al suo interno si tengono eventi e si celebrano ancora battesimi e matrimoni.
Durante la nostra visita siamo rimasti colpiti dai numerosi particolari che vanno ricercati con spirito di osservazione nei bassorilievi che decorano l’interno. Vi vogliamo raccontare una leggenda legata alle due colonne: quella dello scalpellino e quella dell’apprendista.
Si trovano una di fronte all’altra ma, osservandole bene da vicino, si nota immediatamente che una delle due presenta meno decorazioni.
La più semplice è la “colonna dello scalpellino“, mentre l’altro pilastro, molto più ornato e bello, è detto “colonna dell’apprendista“.
La leggenda narra che il maestro scalpellino lavorò alla costruzione della colonna più semplice, ma non ne era mai del tutto soddisfatto. Per questo avrebbe deciso di partire e recarsi in terre lontane in cerca di ispirazione. Durante la sua assenza, il suo apprendista avrebbe fatto un sogno in cui gli apparve l’immagine di una colonna particolarmente bella e decorata. Pensava fosse un segno e che il suo maestro ne sarebbe stato felice.
Cominciò, quindi, a scolpire la seconda colonna ottenendo un risultato finale eccezionale.
Fin troppo eccezionale!!! Perché quando il maestro scalpellino fece ritorno e vide la colonna ultimata, l’invidia lo pervase e, preso dalla rabbia, afferrò un martello e uccise l’apprendista che lo aveva indubbiamente superato in bravura.
La leggenda peraltro non finirebbe qui. Si racconta, infatti, che per punizione i volti dell’apprendista e dello scalpellino sarebbero stati scolpiti nell’angolo del Pilastro opposto, in modo tale che lo sguardo del maestro cadesse, per l’eternità, sul lavoro del proprio allievo.
Un’altra leggenda è legata a questa Cappella, in particolar modo alla sua cripta che si dice celi la camera nascosta dei Templari. Nessuno sa esattamente dove sia e cosa ci sia dietro. Sigillata per centinaia di anni, è del tutto inaccessibile, circostanza che ha indubbiamente contribuito a farla avvolgere dal mistero.
La leggenda vuole che l’ingresso sigillato conduca ad una volta più grande contenente il Santo Graal, i tesori dei Cavalieri Templari e, persino, la testa mummificata di Gesù Cristo.
Ciò nondimeno nessun altro ingresso alla Cripta è mai stato trovato.
Chi di voi abbia visto il film, ricorderà le scene girate proprio in questa cripta…
Un’ultima curiosità riguardante la Rosslyn Chapel è quella che racconta la storia del gatto William: vissuto dal 2024 al 2021, frequentò regolarmente la Cappella instaurando rapporti amichevoli con i suoi visitatori e per questo fu soprannominato The Chapel Cat. All’entrata vicino alle biglietterie, prima di accedere al luogo sacro, troneggia un suo ritratto.
Concluse le visite, abbiamo raggiunto la nostra area sosta per questa sera: parcheggio gentilmente offerto da un B&B nella campagna scozzese, a condizione che si consumi qualcosa. Non ci siamo tirati indietro: beer and chips circondati dalle pecore!En savoir plus
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- Jour 7
- jeudi 20 juin 2024 à 10:22
- ☁️ 15 °C
- Altitude: 101 m
ÉcossePrinces Street Garden55°56’55” N 3°11’38” W
Edimburgo

La nostra giornata di oggi è stata dedicata alla capitale della Scozia: Edimburgo.
Raggiunto nella prima mattinata il Campeggio nel quale trascorreremo la notte, abbiamo scoperto che consentiva il check-in non prima delle 14. Di conseguenza ci siamo parcheggiati fuori ed abbiamo acquistato i biglietti per il bus che ci avrebbe portato ad Edimburgo.
Il Castello di Edimburgo, che veglia su entrambe le Old e New Town dalla cima della sua collina, è stato costruito su una roccia di origine vulcanica, per questo lo si scorge da qualunque punto della città. Avremmo voluto visitarlo, ma era tutto esaurito fino a domani pomeriggio, pertanto abbiamo rinunciato. Vi trasmettiamo comunque una curiositá. Una tradizione antichissima e conservata fino ai giorni nostri è la One o'Clock Gun: ogni giorno alle ore 13:00 (tranne la domenica) un colpo di cannone viene sparato dal castello per consentire agli abitanti di Edimburgo di regolare gli orologi. Ovviamente ai giorni nostri non è più necessario, ma a partire dalla metà del 1800 era molto utile ai marinai che riuscivano a sentire il colpo di cannone dal porto. Non lontana dal Castello, la Grassmarket, una lunga piazza dove un tempo si teneva il mercato, ma conosciuta anche come il luogo delle impiccagioni a Edimburgo.
A proposito di ciò vi vogliamo raccontare una storia molto famosa, quella di "half-hangit Maggie", la donna che sopravvisse all'impiccagione.
Margaret Dickson era una giovane pescivendola vissuta nel 1700 il cui marito fu costretto ad arruolarsi alla Royal Navy. Maggie, dovendosi sostenere da sola, andò a lavorare come domestica in un Inn, dove rimase incinta del figlio del proprietario. Ora la storia si divide, c'è chi dice che questo bambino morì pochi giorni dopo la nascita perché prematuro, c'è chi dice che Maggie non lo voleva e lo buttò nel fiume Tweed, fatto sta che il corpo di questo bimbo venne ritrovato e Maggie accusata di omicidio e di aver tenuto nascosta una gravidanza illegittima.
Maggie venne impiccata a Grassmarket il 2 Settembre 1724 e dichiarata morta da un medico presente all'esecuzione. Trasferita in una grossolana bara di legno, Maggie venne trasportata al cimitero della sua parrocchia ma durante il viaggio, complice l'aria che entrava nella bara e gli urti dovuti al carretto che procedeva sulle strade acciottolate, si svegliò! Immaginate l'orrore della famiglia!
Poiché, secondo la legge scozzese, la sua punizione era stata eseguita, Maggie non poteva essere giustiziata una seconda volta per lo stesso crimine (solo in seguito le parole "fino alla morte" furono aggiunte alla sentenza di impiccagione). Inoltre la sua "resurrezione" venne vista come un intervento divino, quindi le vennero perdonati i crimini commessi e fu rilasciata.
Maggie si ricongiunse al marito, ebbe altri figli legittimi e visse altri 40 anni, rinominata dalla gente di Edimburgo "half-hangit Maggie", ossia Maggie metà impiccata.
La nostra visita è proseguita lungo la Victoria Street che, con le sue facciate colorate e i negozi particolari ospitati da edifici risalenti al 1600-1700, poi ricostruiti e sviluppati successivamente, è in genere stracolma di fan di Harry Potter, essendo stata ispirazione per J.K.Rowling nella creazione della sua Diagon Alley. Venne costruita a partire dal 1829 come parte di una serie di cambiamenti per lo sviluppo della old town.
Nella Victoria Street siamo entrati nell’Elephant House, locale dove la Rowling scrisse gran parte della storia di Harry Potter, e ci siamo concessi una pausa caffè (con degustazione di ottime torte) in uno dei numerosi bar della via.
Un’altra caratteristica della Old Town sono i “close”
I close, termine scozzese per vicolo, ma anche court o wynd, sono dei vicoli stretti e piccoli cortili che ancora oggi danno accesso al Royal Mile da nord a sud, creando un motivo a spina di pesce quando si guarda questa zona su una mappa. A questi close veniva dato il nome di un personaggio importante che abitava uno degli appartamenti, o del mestiere svolto da uno o più residenti. Ad oggi, Wikipedia conta 83 closes sul Royal Mile. Permettono di scoprire alcuni angoli della città singolari e nascosti.
Successivamente abbiamo visto la Cattedrale di Sant’Egidio
Probabilmente fondata nel 12° secolo e dedicata a Saint Giles (Sant'Egidio), la chiesa subì diversi cambiamenti nel corso dei secoli: nel 1559 divenne chiesa protestante con John Knox come suo ministro, la figura più importante della Riforma scozzese. Dopo la Riforma, St Giles è servita per scopi laici, come prigione e come luogo di incontro per il Parlamento scozzese. Nel 1633, infine, il re Carlo I la rese cattedrale.
Il Cimitero di Greyfriars è un altro dei luoghi di interesse a Edimburgo, essendo pieno di storie curiose, fantastiche e commoventi.
Il cimitero è anche un luogo di pellegrinaggio per i fan di Harry Potter, dopo che JK Rowling ha rivelato che alcune lapidi le sono state d'ispirazione per i nomi di alcuni dei suoi personaggi. La tomba di Thomas Riddell ha ispirato il personaggio di Tom Riddle (Lord Voldemort) e quella di William McGonagall, uno dei peggiori poeti scozzesi, ha ispirato il nome della professoressa di Hogwarts Minerva McGonagall, il capo di Grifondoro.
Un altro motivo per cui il Greyfrairs Kirkyard è meta di pellegrinaggio risiede nella commovente storia del cagnolino Bobby, la cui lapide si trova proprio in questo cimitero.
Bobby era un cagnolino accudito da una guardia notturna della Polizia di Edimburgo che morì quando Bobby aveva solo due anni. Dopo la morte del padrone, Bobby avrebbe custodito la sua tomba per quattordici anni, catturando il cuore del sindaco William Chambers e degli abitanti di Edimburgo, che gli portarono cibo e se ne presero cura.
Bobby morì a 16 anni e fu sepolto appena fuori dal cimitero, vicino al punto in cui oggi si trova la sua famosa statua.
Una bella camminata lungo la Royal Street ci ha permesso di raggiungere il Palazzo Reale che abbiamo visitato. Non si potevano scattare foto all’interno che presenta una fotografia della storia britannica attraverso la residenza dei suoi sovrani. Il palazzo è ancora utilizzato come dimora della famiglia reale quando si trova in Scozia.
Il rientro al campeggio ci ha permesso di vedere esemplari di Highlander, tipici bovini scozzesi con enormi corna , e di incrociare diversi scoiattoli.En savoir plus
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- Jour 8
- vendredi 21 juin 2024 à 10:57
- ☁️ 15 °C
- Altitude: 233 m
ÉcosseLoch Insh57°6’56” N 3°55’16” W
Highland !!!

La nostra meta di oggi avrebbe dovuto essere Kingussie, piccola cittadina nell’Highland dove prevedevamo di visitare un “museo della cultura popolare”. Le guide, che abbiamo consultato nel preparare il viaggio, indicavano infatti come luogo d’interesse l’Highland Folk Museum, un museo di storia vivente all’aperto, inspirato ad un insediamento agricolo del 1700, con viottoli che si snodano tra cottage con il tetto di paglia e strutture vecchio stile fra cui una segheria ad acqua, un capanno per i pastori, un laboratorio di orologiaio ed una scuola. Avremmo potuto ascoltare recital con strumenti tradizionali delle Highlands ed assistere a dimostrazioni di cottura in un forno a torba e di filatura della lana…. Non lontano dal Museo doveva (in teoria…) esserci un parco-natura, da percorrere in auto, con animali in libertà… Possiamo affermare di non aver trovato niente di tutto questo, a cominciare dall’area sosta, dove contavamo di fermare il mezzo e trascorrere la notte, che si è invece rivelata un deposito di rottami con una scuderia di cavalli semi abbandonata e nessuno a cui chiedere informazioni! Attraversando il paese non abbiamo notato nulla di particolarmente attraente che ci inspirasse una visita ed il famoso “museo” ci è sembrato dall’esterno niente di più di una comune fattoria… Il parco-natura si è rivelato un comunissimo zoo!
Abbiamo allora cambiato destinazione e, nel cercare una possibile area sosta, ci siamo imbattuti nel Loch Insh, piccolo lago che è parte dell’Insh National Park, zona naturale molto bella che ci ha offerto la possibilità di rilassanti passeggiate.
Una camminata di qualche chilometro intorno al lago, fra conigli e germani reali, ci ha regalato quella pace che permette di sentire i rumori della natura, considerando anche la temperatura gradevolissima ed il cielo nuvoloso che anche oggi ci ha risparmiato la pioggia…
Snoopy, molto interessato anche se un po’ risentito di non poter correre liberamente dietro alle anatre, si sarebbe gettato nel laghetto per un bagno. Si è comunque divertito a giocare in riva al lago, con legni e pigne, visto che ci siamo dotati di una cinghia molto lunga che gli permette di correre ed allontanarsi un po’ pur rimanendo legato al guinzaglio…
Nel complesso possiamo ritenerci soddisfatti: abbiamo trascorso una bella giornata rilassante, immersi nel verde, osservando ragazzini impegnati nelle varie attività (vela, canoa…) e contiamo di passare qui anche la notte per dirigerci poi domani alla nostra prossima tappa: il lago di Loch Ness.En savoir plus
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- Jour 9
- samedi 22 juin 2024
- ☁️ 16 °C
- Altitude: 56 m
ÉcosseRiver Coiltie57°19’20” N 4°29’18” W
Lock Ness

Il nostro itinerario di oggi ci ha portato a Drumnadrochit, cittadina dal nome impronunciabile dove si trova il Loch Ness Centre. Abbiamo deciso di non visitarlo perché a nostro parere eccessivamente costoso (ci eravamo già documentati sulle origini del lago e sulla storia di Nessie…) Abbiamo preferito quindi concederci una seconda colazione veramente gustosa e procedere poi con la visita al lago ed al castello.
Loch Ness è il lago con il più grande volume d’acqua di tutto il Regno Unito. Si estende per 37 km lungo una falda geologica (Great Glen) da Fort Augustus fino quasi alla città di Inverness. Questo lago, così come altri a cui è collegato, ha origine da un antico ghiacciaio. Come tutti sappiamo divenne famoso nel mondo intero negli anni ’30, grazie alle apparizioni di un plesiosauro che forse è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Noi non abbiamo avuto la fortuna di avvistarlo, forse anche a causa di un forte vento che oggi increspava le acque del lago… Abbiamo ammirato il lago da diverse angolazioni: dalla strada durante il nostro arrivo in camper, durante la passeggiata che porta al castello e dal castello stesso.
Il Castello di Urquhart si trova sulla riva occidentale e custodisce il lago dal XIII secolo. Tuttavia, il primo riferimento storico riguardante l’occupazione risale al VI secolo. Si pensa che coloro che costruirono il castello fossero membri della famiglia Durward fin dal 1229. Da quel momento in poi, numerosi proprietari si sarebbero succeduti, poiché sarebbe stato assediato, catturato, perso e recuperato in innumerevoli occasioni. Fu distrutto nel 1692 dalle truppe inglesi per impedire ai giacobiti di prenderne il controllo.
Ora è in rovina, ma è stato ristrutturato nel 2001, formando un complesso architettonico che grazie alla sua posizione esclusiva, affacciato sul lago, lo rende un luogo molto piacevole da visitare.
All’interno del parco che lo circonda non sono ammessi i cani, perciò ci siamo alternati nella visita, conclusa la quale siamo rientrati in camper. L’area sosta da noi scelta per oggi non era proprio vicinissima, così fra un giro e l’altro abbiamo percorso più di 10 km a piedi. Inizialmente avevamo pensato di servirci dell’autobus, ma poi gli orari non erano favorevoli, visto che è sabato. Il tempo, prima nuvoloso e poi soleggiato, ci ha convinti alla lunga passeggiata.
Singolare in questa area sosta l’ufficio reception, attrezzato all’interno di un bus rosso!
Snoopy ha avuto anche l’occasione di incontrare un simpatico cagnolino con il quale si è scatenato in una corsa delle sue…En savoir plus
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- Jour 10
- dimanche 23 juin 2024
- ⛅ 19 °C
- Altitude: 22 m
ÉcosseRiver Ness57°28’39” N 4°13’30” W
Loch Ness tour & Inverness

La nostra prima tappa di oggi è stata Fort Augustus, dove abbiamo osservato il passaggio di alcune barche nella chiusa, gustato una seconda colazione a base di caffè e muffins e fatto una passeggiata lungo il fiume fra coniglietti che sbucavano saltellanti fra i cespugli, innervosendo non poco Snoopy…
Successivamente ci siamo diretti ad Inverness, piccola città situata tra le due sponde del fiume Ness, che sfocia pochi chilometri dopo nel lago omonimo.
Il castello di Inverness, chiamato Caisteal Inbhir Nis in gaelico scozzese, costruito in arenaria rossa, si trova in posizione dominante: in centro città e affacciato sul fiume, su una piccola altura. La struttura originaria è del 1057, quando costituiva una fortificazione difensiva; successivamente fu distrutto e ricostruito più volte nel corso dei secoli, svolse anche la funzione di prigione ed attualmente è la sede del tribunale distrettuale.
In uno dei castelli che si susseguirono sul sito, Macbeth, secondo la tradizione, assassinò il padre di Mael Coluim di Scozia, Donnchad I.
La sua importanza nella cultura scozzese è tale che esso appare sul retro della banconota da 50 sterline introdotta nel 2005 ed emessa dalla banca nazionale scozzese.
Davanti al castello si erge la statua in bronzo di Flora Macdonald, una scozzese che aiutò Charles Edward Stuart a eludere le truppe governative dopo la battaglia di Culloden.
Attualmente non è visitabile perché in ristrutturazione ed, a causa delle impalcature, non è nemmeno avvicinabile. Per questo abbiamo potuto fare solo qualche foto dalla sponda opposta del fiume, dove si trova la cattedrale dedicata a Sant’Andrea. Anch’essa, come molti degli edifici in città, risale all’Ottocento ed è costruita in stile neogotico.
Al suo interno un clima insolito, affettuosamente accogliente: più che una chiesa appare come il luogo di ritrovo di una comunità, con area lettura e giochi per i più piccoli, tavolini ed angolo bar, dove gratuitamente vengono offerti caffè, the e biscotti…all’entrata un sacerdote ed una sacerdotessa che accolgono e salutano i fedeli e i visitatori…
Una passeggiata per il centro di Iverness ci ha permesso di notare la Town House:
la sede comunale è situata all’interno di un bellissimo edificio che ricorda un castello, costruito in stile gotico nel 1882. All’ingresso, prima del portone, due statue di cani con la zampa appoggiata su un teschio. Di norma la Town House non è aperta al pubblico, anche se, essendo un edificio comunale, i residenti possono accedervi per motivi amministrativi, tra cui anche i matrimoni.
Una vera delusione il (tanto decantato dalle guide) Victorian Market: è ospitato all’interno di un edificio storico risalente al XIX secolo, con dettagli e ornamenti in ferro battuto e un bellissimo tetto a cupola in legno, ma al suo interno è un’accozzaglia di negozietti, bar e ristoranti che non lo differenziano per nulla da un qualsiasi centro commerciale. Peccato… se pensiamo ai nostri mercati coperti, di Firenze e Bologna per esempio, che hanno saputo conservare nei negozi e nei locali uno stile d’altri tempi…offrendo anche ai visitatori degustazioni di prodotti tipici della zona, non c’è paragone!
Proseguendo la passeggiata siamo arrivati alla statua dell’ unicorno (uno dei tre simboli scozzesi con la cornamusa e la bandiera caratterizzata dalla croce di Sant’Andrea) che troneggia in una piazza del centro città.
L’unicorno nella mitologia celtica è sempre stato simbolo di purezza, innocenza e potere; il suo prezioso corno veniva considerato altamente curativo. Questo leggendario animale venne utilizzato in Scozia fin dal XII sec come simbolo araldico ed inizialmente su scudi e stemmi gli unicorni erano due. Nel 1603 uno degli unicorni venne sostituito da un leone rampante, animale nazionale inglese, a sottolineare l’unione delle due corone.
Come ultima tappa per questa sera abbiamo scelto una zona molto tranquilla in riva al mare: Tain, dove gratuitamente ci permettono di sostare anche la notte.
Prati verdi, una spiaggetta lungo la quale passeggiare, dove si trova anche una panchina il legno con due sculture di cani, omaggio della padrona in ricordo dei due animali che le hanno donato tanto affetto.
Antonio ne ha approfittato per giocare un po’ con il drone…En savoir plus
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- Jour 11
- lundi 24 juin 2024 à 12:00
- ☁️ 15 °C
- Altitude: 52 m
ÉcosseDuncansby Head Lighthouse58°38’38” N 3°1’32” W
Verso estremo nord Jhon O’Groats

Oggi abbiamo continuato a percorrere la North Coast 500 (l’equivalente scozzese dell’americana Route 66) che costeggia tutto l’estremo nord della Scozia.
Prima tappa: Loch Fleet. Lago salato ed estuario dell’omonimo fiume che proviene da ovest, e Riserva Naturale dal 1998. Essendo collegato al mare è soggetto alle maree e vi si possono avvistare anche le foche. Noi siamo stati fortunati e, raggiungendo il lago la mattina molto presto con la marea bassissima, armati i binocoli, ne abbiamo visto due gruppi abbastanza numerosi. Abbiamo anche intravisto i resti di Skelbo Castle, antica sede dei vescovi del Caithness. Costruito nel XIV secolo su di un’altura nella parte meridionale del Loch Fleet in sostituzione di un precedente castello, era una delle antiche dimore del Clan Sutherland. Nel 1308 Robert Bruce rase al suolo il castello che apparteneva allora alla famiglia Moray, sostenitrice degli inglesi nelle Battaglie di Indipendenza Scozzesi di quegli anni. Fu abbandonato nel 1715, dopo essere stato confiscato dal Governo Inglese poiché il proprietario di quell’epoca aveva partecipato alla Prima Rivolta Giacobita. Nel 1996 venne acquistato da un ricchissimo artista Russo, che lo comprò solo per acquisire il titolo di Barone che era associato all’acquisto del castello!
Seconda tappa: Whaligoe Steps, un luogo di profondo fascino dove sembra di tornare indietro nel tempo. 365 scalini di roccia scendono in picchiata verso il mare, dalla cima della scogliera, portando ad un piccolo approdo nascosto e ad un pianoro erboso artificiale. Fu costruito nel 1786 per permettere alle barche di scaricare il prezioso carico di aringhe, pesce la cui pesca era molto diffusa all’epoca. Non ci giudicate pigri se abbiamo preferito ammirare il panorama dall’alto… Un paio d’anni fa, in Sardegna, per visitare delle splendide grotte, ne abbiamo affrontati più del doppio! Oggi non ce la siamo sentita, essendo il percorso abbastanza impervio. Comunque anche dalla cima della scogliera il paesaggio era da mozzare il fiato! Di fronte a simili quadri della natura ci si sente veramente piccoli, per non dire microscopici…
Terza tappa: Duncansby Head che rappresenta il punto più nord-orientale della mainland scozzese. E’un promontorio roccioso affacciato sul Pentland Firth, lo stretto che separa le Orcadi dal Caithness, famoso per le sue forti correnti marine, tra le più veloci al mondo. Il faro che si trova vicino al parcheggio, il Duncansby Head Lighthouse, fu costruito da David Alan Stevenson della famosa famiglia costruttrice di fari nel 1924.
Una breve passeggiata fra prati verdi, pecore e capre ci ha permesso di ammirare un altro fantastico panorama: rocce a strapiombo sul mare con guglie e falesie create dalle onde nei secoli… in una giornata di sole come quella di oggi, vi lasciamo immaginare i colori! Le foto non sempre riescono ad immortalare tanta bellezza!
Ultima sosta di oggi: John O’Groats, località che si fregia del titolo di punto più settentrionale del Regno Unito. Anche se non è affatto vero, perché tale titolo spetta alla vicina Dunnet Head.
Ma chi era questo John o’Groats? Jan de Groot, il nome venne poi anglicizzato, era un uomo olandese che visse a cavallo tra il 1400 e il 1500. Attorno alla sua figura aleggiano numerose leggende sin da quando, nel 1496, il Re James IV gli affidò il compito di gestire il traghetto che collegava la Scozia alle neo acquisite Isole Orcadi. Si dice che Jan fissò il prezzo della traversata a 2 pence e da allora a quella moneta venne attribuito il nome di “groat”. In realtà tale moneta esisteva già da due secoli.
Jan aveva una famiglia numerosa e decise di costruire una casa molto particolare, sul sito dove sorge oggi l’hotel. La leggenda dice che la casa degli O’Groats era di forma ottagonale, con otto porte d’entrata, una per lui e una per ciascuno dei suoi figli, e che anche il tavolo avesse la stessa forma per evitare che si litigasse per chi doveva sedere a capotavola. E’ curioso notare che l’odierno hotel e altre strutture a John o’Groats hanno ancora oggi una forma ottagonale!
Il simbolo di John o’Groats è senza dubbio il cartello che indica le distanze da vari punti del Regno Unito e non solo. Tra tutti il più significativo è quello che indica la direzione di Land’s End, in Cornovaglia: Land’s end to John o’Groats è infatti il più lungo tragitto in auto che si può compiere nel Regno Unito, una sorta di coast to coast britannico. Un viaggio tra i due punti estremi della Nazione, dall’estremo sud ovest all’estremo nord est.
Qui abbiamo potuto gustare un ottimo Chicken and Chips (pare che il fish da queste parti si usi solo nel pomeriggio…) con birra artigianale locale e prenotare per stasera il traghetto per le Orcadi.En savoir plus
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- Jour 11–15
- 24 juin 2024 à 22:00 - 28 juin 2024
- 4 nuits
- ☀️ 15 °C
- Altitude: 6 m
ÉcosseSt Margarets Hope Port58°49’29” N 2°57’28” W
Isole Orcadi

Ed eccoci finalmente in vista delle Orcadi. Saliamo sul traghetto e raggiungiamo le isole: bellissime e verdissime.
Il nostro itinerario attraverso le Isole Orcadi è iniziato dalla capitale: Kirkwall, città dal cuore vichingo e dalle strade medievali, dominate dalla bellissima cattedrale norrena di San Magno risalente al XII secolo. Agli occhi degli stessi scozzesi, Kirkwall deve essere sembrata per molto tempo una città lontanissima e isolata. Del resto alla fine dell’anno Mille si trovava nel cuore della cultura scandinava con frequenti scambi verso l’Islanda più che verso l’Inghilterra. Sembrava una città vichinga, appunto, più che scozzese.
Il nome in effetti deriva dal norreno (lingua di ceppo germanico) Kirkjuvagr, ovvero la Baia della Chiesa e deriva dalla costruzione della chiesa di Saint Olaf nell’XI secolo. Dal 1811 al 2003 significativi interventi hanno ampliato le strutture portuali per poter accogliere in maniera più adeguata le più di 140 crociere che ogni anno vi arrivano.
Kirkwall è la città più popolata del Mainland con circa 9 mila abitanti. È il fulcro commerciale e il capoluogo amministrativo delle Orcadi. Protetta dalla baia, gode di una luce davvero magica. Nelle giornate di sole (non frequentissime) il cielo e il mare si colorano di un blu molto intenso.
Le piccole vie del centro sono dette “wynds”; attraversarle a piedi con calma, fermandosi poi in un bar per un caffè e un delizioso “scone” salato (un fagottino ripieno di carne, mele e uvetta che ci ha ricordato tantissimo le empanadas argentine…ma di dimensione molto più grande) ci ha fatto sentire in un angolo remoto del mondo…la vita scorre con un ritmo più lento, tanto che non ci si rende quasi conto del passare delle ore.
Impossibile non notare la cattedrale di San Magnus, dove l’effetto policromo delle pietre in arenaria rossa e gialla è meraviglioso. E’ la chiesa più a nord di tutto il Regno Unito, per questo conosciuta anche come “ the light in the North”. E’ anche ( insieme a quella di Glasgow) la più antica cattedrale della Scozia (fondata nel 1137).
L’edificio si è leggermente spostato verso ovest nel corso degli anni e alcuni pilastri sono visibilmente inclinati. Abbiamo voluto visitarla con calma essendo molto particolare, sicuramente diversa da tutte le chiese viste in precedenza. All’ingresso una piccola guida evidenziava i particolari più significativi dell’interno e ci siamo impegnati nella loro ricerca come partecipassimo ad una caccia al tesoro. Non è stato facile, ad esempio, individuare i segni a forma di zampa di corvo, aratro o tenaglie lasciati come proprio marchio distintivo da alcuni tagliapietre che hanno partecipato alla sua costruzione. Ben visibile invece la “Mort Brod”: un necrologio in legno che commemora il vetraio di Kirkwall, uno dei più antichi in Scozia che mostra la figura della morte avvolta in un sudario, con in mano una clessidra ed una vanga.
Il corridoio centrale ospita la campana di ottone della HMS Royal Oak, la nave da guerra affondata a Scapa Flow nel 1939. La teca sottostante contiene il Book of Remembrance, un memoriale le cui pagina vengono girate ogni settimana dai custodi della Cattedrale per onorare coloro che sono morti in quella occasione. Accanto ai gradini che portano nella cappella si trova la più antica pietra tombale (XIII sec); sulla sua faccia di arenaria dorata sono scolpite una “stella del mattino” e una spada, forse riferite ad un cavaliere templare o ad un crociato. Lungo le pareti numerose altre pietre tombali con incisioni rappresentanti riferimenti alla morte come teschi e tibie incrociate, clessidre, vanga e tagliazolle (usati dai becchini). Sul muro meridionale, posizionato molto in alto, il “Marwick’s Hole” (Buco di Marwick): una cella a cui si accedeva dalla stanza superiore dove venivano rinchiuse le donne accusate di stregoneria. Sul lato meridionale della cappella si trova il monumento commemorativo del Dottor John Rae, esploratore dell’Artico canadese e scopritore del Passaggio di Nord Ovest. Il suo corpo è sepolto nel cimitero retrostante la Cattedrale.
La cappella contiene pregevoli intagli, inclusi draghi, un piccolo folletto, una figura femminile nuda che ostenta i propri attributi (simbolo usato per allontanare il male e la morte) e Green Men (uomini dei boschi) con il fogliame che esce dalla bocca.
All’interno della bella struttura della Tankerness House si trova il Museo delle Orcadi, pieno di reperti vichinghi (fra i quali doveva esserci anche una nave che però non abbiamo trovato…) e di esposizioni riguardanti la vita domestica alle Orcadi nel corso della storia.
Successivamente abbiamo visitato The Bishop’s Palace e The Earl’s Palace.
Il Bishops Palace (Palazzo Vescovile) è il più antico dei due edifici in rovina, risale infatti al periodo di costruzione della Cattedrale. Qui morì nel 1263 l’ultimo re di Norvegia, Haakon IV, che dominava anche le Isole del Sud oggi conosciute come Ebridi.
Una curiosità che riguarda questa costruzione: Patrick Stewart ne progettò un’ambiziosa ristrutturazione, secondo un progetto che si rivelò inattuabile e foriero di debiti. In seguito a questi avvenimenti ci fu anche una sollevazione popolare. Si dice che il colore giallastro delle pareti sia dovuto alle uova che i cittadini lanciavano contro il palazzo in segno di protesta.
L’Earl's Palace, invece, acclamato come il miglior esempio di architettura rinascimentale francese in Scozia, è dalla gente delle Orcadi considerato un memoriale di quello che viene descritto come uno degli episodi più oscuri della storia di queste isole: la faida degli Stewart.
Lasciata Kirkwall, approfittando della splendida giornata di sole, ci siamo diretti a Yesnaby.
Scogliere a picco sul mare, il verde che si immerge nel blu, il vento e gli uccelli: sono le immagini che abbiamo trovato e che ci rimarranno nel cuore. Il cammino lungo la costa è semplicemente irresistibile, lo abbiamo percorso in lungo ed in largo, soffermandoci spesso per fare delle foto e riuscendo ad ottenere anche inquadrature spettacolari dall’alto grazie al drone. Abbiamo trascorso qui qualche ora, immersi nella natura e circondati dai suoi colori incredibili. Riconosciamo che non è stato facile decidere di spostarci altrove!
Successivamente abbiamo visitato l’insediamento preistorico di Skara Brae-Sandwick
Il villaggio neolitico sorge sulla costa meridionale della baia di Skaill, nella zona di Sandwick, tra i siti antichi più visitati delle Orcadi, uno dei monumenti preistorici più importanti d’Europa. Fu scoperto dopo una violenta mareggiata nel 1868 quando emersero i resti di quattro antiche abitazioni. Negli Anni 70 fu stabilito che l’insediamento risaliva al tardo Neolitico tra il 3200 e il 2200 a.C. Oggi sono visitabili otto case con molti accessori interni ancora visibili.
Nei campi verdi che lo circondano vivono centinaia di coniglietti saltellanti!
Nei pressi del sito, visitabile, la Skaill House: storica casa padronale dei proprietari terrieri della zona, costruita nel 1620 dal vescovo delle Orcadi, nell’arco di 400 anni si sono succeduti in questa abitazione 12 Lairds, il settimo scoprì Scara Brae nel 1850.
Durante la visita si possono ammirare le singole stanze arredate con mobili ed accessori originali dell’epoca.
Conclusa la nostra prima giornata alle Orcadi, ricca di cultura e natura, siamo ritornati ad Hoxa Beach, dove avevamo piacevolmente trascorso la prima notte, subito dopo lo sbarco, in sosta libera in riva al mare.
Dopo un sonno ristoratore ed una sana colazione, abbiamo dedicato la seconda giornata ad alcuni siti che ricordano il famosi Stonehenge.
Le quattro pietre di Stennes, ovvero Standing Stones of Stennes, si trovano sulla sommità di un promontorio. Il nome Stennes deriva dall’antico norvegese e significa “promontorio roccioso”. Sono sottili lastre spesse circa 30 centimetri e alte circa 5 metri. Originariamente facevano parte di un cerchio di forma ellittica composto da dodici pietre con un diametro di circa 32 metri circondato da un fossato scavato nella roccia, circondato a sua volta da un terrapieno con ingresso a nord. Si pensa che il sito risalga al 3000 Avanti Cristo.
Siamo riusciti ad arrivarci poco prima di un pullman di turisti ed abbiamo quindi potuto fare qualche foto senza troppi “ umani di troppo”.
Con una breve passeggiata abbiamo poi raggiunto un altro insediamento neolitico: il Barnhouse Village, scoperto nel 1984 e simile nelle strutture a quello di Scara Brae. Un’altra passeggiata lungolago ci ha permesso di raggiungere l’Anello di Brodgar
Tra tutti i circoli di pietre presenti sul territorio britannico, il Ring of Brodgar è il terzo in ordine di grandezza. Delle sessanta pietre che originariamente lo costituivano, ne sono rimaste ventisette. Fanno parte di un misterioso monumento, su alcune pietre vi sono antiche incisioni, con simboli runici. Il sito risale alla prima età del bronzo, verso il 2500 avanti Cristo ed è stato chiamato anche Tempio del Sole (mentre Stennes è il tempio della Luna). Il sito aveva probabilmente una funzione religiosa o rituale oltre che essere un’area di osservazione astronomica.
Trascorriamo l’ultima serata, sotto la pioggia, ad Hoxa Beach e la mattina seguente (27 giugno molto presto) riprendiamo il traghetto.En savoir plus
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- Jour 14
- jeudi 27 juin 2024
- 🌬 14 °C
- Altitude: 11 m
ÉcosseKylerhea57°13’39” N 5°39’53” W
Completiamo NC500 verso l’isola di Skye

Sulla NC500 da Dunnet Head all’isola di Skye passando per Smoo Cave
Rientrati dalle Orcadi (dove la giornata si presentava nebbiosa e piovigginosa) con il traghetto delle 7.45, abbiamo ritrovato il sole e proseguito il nostro percorso lungo la NC500, raggiungendo Dunnet Head, il punto più a nord della Gran Bretagna.
Dunnet Head Lighthouse domina la scogliera con il suo imponente faro, solitario e singolare; fu costruito nel 1831 dal nonno del famoso scrittore Robert Louis Stevenson. La famiglia Stevenson è famosa per la quantità di fari che ha costruito ed hanno tutti una forma simile, che permette di riconoscerli tra loro.
Qui le scogliere precipitano nel trasparente Pentland Firth e il colpo d’occhio è incredibile.
La ferocia del Pentland Firth è tale da queste parti, che le finestre del faro si sono rotte a causa delle pietre scagliate dal mare quando urla nei giorni di tempesta.
Da qui il panorama si apre verso l’infinito e ci si sente piccolissimi di fronte alla forza della natura: tira sempre un forte vento e si sente imponente il fragore delle onde che si infrangono sulla scogliera.
La nostra speranza era di poter avvistare anche alcune pulcinelle di mare che pare siano solite nidificare in queste zone ma purtroppo (nonostante ci fossimo attrezzati con i binocoli) non ne abbiamo viste.
Vicino al faro si trovano delle fortificazioni costruite durante la II Guerra Mondiale per proteggere la base navale a Scapa Flow, tra cui una stazione radar ed un bunker utilizzato durante la guerra fredda.
Ripresa la strada, nei pressi del villaggio di Brought, una vista spettacolare su un pilone di roccia scolpita dal mare: il Little Clett. Ci avevano promesso che vi avremmo trovato le foche ma non c’erano…probabilmente avremmo dovuto attendere la bassa marea…
Lungo il percorso diversi bei panorami, fra cui quello su Loch Eriboll…
Tappa successiva: Smoo Cave, una spettacolare grotta marina che si trova vicino a Durness, per l’esattezza nelle scogliere calcaree del Sutherland.
La grotta è lunga 82 metri ed è unica nel suo genere, perché la prima camera si è formata grazie all’azione del mare, mentre le due camere interne si sono formate grazie al passaggio dell’acqua dolce, che ha dissolto i dolomiti carbonatici. Le acque dell’Alto Smoo formano anche una cascata interna alta ben 20 metri!
L’ingresso della grotta e la camera principale si sono ingranditi molto nel tempo, grazie all’azione del mare: con i suoi 40 metri di larghezza e 15 di altezza, l’ingresso è uno dei più grandi di tutta la Gran Bretagna. Si trova alla fine di una gola lunga 660 metri, Geodha Smoo, che un tempo faceva parte della grotta ora crollata.
Molti pensano che il nome della caverna derivi dal termine “Smjugg” o “Smuga” che significa “buco o nascondiglio” e, in effetti, sembra davvero un luogo dove è facile sparire.
È possibile che il nascondiglio che attirò anche i Vichinghi, non sia stato tanto la grotta, quanto l’ingresso molto stretto e ripido che si estende dentro alla foce della caverna, fino all’inospitale scogliera, Girt Shoreline.
Sono state trovate tracce di una comunità di pescatori e costruttori di navi che vivevano qui durante l’epoca vichinga. E’ facile immaginare che questo fosse un luogo ideale per una comunità che voleva rimanere inosservata, navigare e spostarsi.
La grotta fu occupata circa 5.000 anni fa, un po’ come il villaggio neolitico di Scara Brae sulle Isole Orcadi.
Numerose storie e leggende si tramandano su queste grotte, ve ne riportiamo alcune alla fine del post.
Ma torniamo a noi: appena arrivati nell’area sosta vicina alle grotte, dopo un pranzo veloce, sarebbe stato saggio andarci ad informare subito per la visita guidata. L’ingresso alla prima grotta (quella marina) si può compiere autonomamente, visto che avviene attraverso una passerella che conduce nella prima camera: una specie di bocca che si apre nel ventre della roccia. Se invece si vuole avventurarsi ulteriormente all’interno di Smoo Cave bisogna partecipare ad uno dei tour guidati della giornata che però si concludono alle 17 e si svolgono tempo permettendo… Noi ci siamo scioccamente dedicati ad occupazioni che avremmo potuto rimandare a più tardi (lavanderia automatica ed altro…) raggiungendo l’entrata delle grotte solamente verso le 16.30. Abbiamo potuto così accedere alla prima camera (la grotta marina) ma le guide ci hanno avvertito che il giorno successivo erano previsti vento forte e pioggia, condizioni che non avrebbero garantito la visita guidata…e così effettivamente è stato. Ci siamo pertanto accontentati di una passeggiata sul promontorio sovrastante le grotte, fra pecore ed agnelli cicciottelli, e questa mattina, sotto una pioggia battente e con un discreto vento, siamo ripartiti dicendoci “Chissà che ci serva di lezione!”
Ma Madre Natura è sempre generosissima: per ogni momento che ti sottrae, te ne dona un altro: partendo presto, com’è nostra abitudine, abbiamo potuto ammirare un branco di 6 o 7 cervi correre lungo la collina. Non c’è stato il tempo per uno scatto fotografico che immortalasse tutto il gruppo, siamo riusciti a riprenderne solo due…ma che spettacolo!
Proseguendo lungo la NC500, nonostante le nuvole e la pioggia, abbiamo potuto godere di panorami sempre diversi e sempre fantastici: basse maree, laghi e torrenti in piena, colori contrastanti, natura dominante, pochissime abitazioni e come sempre tanto verde!
Una sosta veloce al porto di Ullapool, il tempo di una passeggiata per sfruttare un mezzo raggio di sole…e poi nuovamente sotto la pioggia verso l’Isola di Skye, che abbiamo raggiunto nel pomeriggio. Siamo riusciti a parcheggiarci in sosta libera e nei prossimi giorni contiamo di visitare l’isola con un programma ricco di punti di interesse… sperando che il meteo ci dia un po’ di tregua…
Storie e leggende su Smoo Cave
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Ci sono molte storie associate a Smoo Cave dal whisky clandestino fino ai vichinghi. Pare fosse il luogo preferito di un feroce bandito del XVI secolo, per commettere omicidi.
Tanti ritennero per secoli che fosse la residenza del diavolo. Questo rese la grotta il luogo perfetto, per lo scagnozzo del Laird locale, per scaricare i corpi di chiunque avesse violato la giustizia del tempo.
Sir Walter Scott parlò di queste grotte nel suo racconto di viaggio intorno alla Scozia settentrionale, che intraprese nel 1814. Il poeta descrisse Smoo Cave come l’effetto di diecimila candele di compleanno e la rese un luogo interessante da visitare.
Pare che Smoo Cave sia l’unica grotta della Scozia dove non si nascose Bonnie Prince Charlie, mentre cercava di sfuggire dalle giubbe rosse, dopo la disfatta di Culloden. Si dice però che si travestì da donna, prima di scappare lasciando la Scozia, in una tenda della birra durante i Durness Highland Gathering, nel luglio 1746.
Uccisioni e imboscate
Donald Mcleod o MacMurache, uno scagnozzo del clan Mackay, uccisse almeno 19 persone, buttandole lungo il buco di Smoo Cave. Era certo che per la paura del diavolo, nessuno sarebbe mai andato a cercarli e i suoi crimini sarebbero rimasti impuniti.
Intorno al 1720, il clan Gunn del Sutherland fece un raid nel distretto di Durness. Gli abitanti in difficoltà decisero di ricorrere a uno stratagemma: fingendo di fuggire, attirarono gli invasori nelle profondità di Smoo Cave, per poi nascondersi nelle crepe della roccia. Da qui massacrarono gli uomini ad uno ad uno.
In effetti il buio, gli anfratti e le leggende che aleggiano dentro questo luogo, sembra renderlo perfetto per nascondere crimini e malefatte.
Si narra che Donald Mackay mandò il suo cane all’interno della grotta per capire se il diavolo fosse realmente presente. La povera bestia tornò indietro impaurito, confermando che quest’essere terribile fosse davvero all’interno. Il sole sorse, lasciando il diavolo impotente e Donald, più irascibile che mai, lasciò la grotta facendosi strada attraverso il tetto, lasciando il grande sfiato visibile ancora oggi.
Distillazione Illecita
Il governo ordinò di sopprimere la pratica illegale della distillazione che avveniva nella zona di Durness, così mandò degli scagnozzi per arrestare le persone coinvolte e confiscare i loro impianti di distillazione.
Questi uomini chiesero a Donald Mackay, di portarli con la sua piccola barca all’interno delle camere della grotta, dove avevano sentito dire che avveniva la distillazione illegale.
In questa occasione, la Smoo Burn era allagata. Spingendosi fuori dall’ancoraggio all’interno della seconda camera della grotta, Mackay notò che i due uomini erano terrorizzati, mentre lui remava verso l’interno della cascata. Donald MacKay, era un eccellente nuotatore e forse anche il contrabbandiere che stavano cercando e così, manovrò la barca in modo tale da schiantarsi e capovolgerla. Donald nuotò e si mise in salvo, lasciando i due sfortunati ufficiali del governo ad annegare tra le acque furibonde.
Si dice che uno dei corpi non sia mai stato ritrovato e che il fantasma di quest’uomo appaia nella schiuma sotto la cascata, all’interno della seconda camera della grotta quando si allaga. Poco dopo questo “incidente”, spostarono l’impianto di distillazione in un luogo più sicuro e i contrabbandieri lasciarono la grotta.En savoir plus
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- Jour 15
- vendredi 28 juin 2024
- 🌬 12 °C
- Altitude: 180 m
ÉcosseCnoc Loch Corcasgil57°35’43” N 6°15’34” W
Isola di Skye: Penisola Trotternish

Giunti sull’Isola di Skye nel pomeriggio di venerdì 28 giugno, abbiamo trovato subito una sosta gratuita lungo il molo, lontani dalla folla e dal traffico, proprio vicino ad un simpatico monumento alla foca.
Sabato, nonostante il vento e la pioggia, abbiamo rispettato il nostro programma che prevedeva diverse tappe in due giornate
Sligachan old bridge
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Prima brevissima sosta, il tempo di una foto, al piccolo ponte in roccia, circondato da una sorta di anfiteatro montano, le catene del Cullin. Questo ponte è particolarmente famoso perché si racconta che le acque che scorrono sotto di lui siano incantate ed abbiano poteri magici: garantirebbero “ l’eterna bellezza”.
Old Man of Storr
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Ci siamo quindi diretti allo Storr, dove abbiamo affrontato la salita. Il tempo, purtroppo, ci ha privato di alcuni panorami o ce li ha offerti avvolti da una coltre di nebbia…ce li siamo immaginati ben diversi in una giornata di sole…
L’imponente pinnacolo dell’Old Man of Storr incorona il Monte Storr e si erge come il più grande ed emblematico simbolo dell’isola di Skye. Vale la pena fare un po’ di fatica e percorrere tutto il sentiero e arrivare fino in cima. Riconosco che io mi sono arresa prima, mentre Antonio e Snoopy hanno conquistato la vetta!
Secondo i geologi la roccia, insieme agli spunzoni circostanti, sarebbe ciò che resta di un’antica frana. Le rocce dalle caratteristiche particolari in questo luogo non mancano, e la forma stessa dell’isola, insolitamente frastagliata, è forse rispecchiata anche dal nome.
Per alcuni, infatti, Skye in gaelico scozzese significherebbe “isola alata”, per altri ancora “isola dentellata“. Ed è probabilmente per questa sua posizione prominente e la sua strana forma che l’Old Man of Storr ha dato origine, nel corso dei secoli, a diverse storie e leggende. Ne riportiamo alcune.
Il Sacerdote e il Diavolo: una delle leggende più note che aleggiano sull’Old Man of Storr narra che, nei primi anni del cristianesimo in Scozia, una disputa infuriava sulla data esatta della Pasqua.
Insoddisfatto delle informazioni di cui disponeva, per mettere fine alla lite, un prete di Skye decise di recarsi a Roma e parlare direttamente con il Papa. In verità, questo prete era un mago. Si alzò all’alba e salendo lo Storr all’alba, proprio mentre il sole cominciava a sorgere, eseguì un incantesimo che risvegliò il diavolo e lo trasformò in un cavallo. Il prete balzò, quindi, in groppa al diavolo e si diresse verso Roma. Durante il viaggio, il diavolo interrogò più di volte il prete sulla ragione del suo viaggio.
Il sacerdote dovette usare tutto il suo ingegno per rispondere alle domande in modo veritiero e, allo stesso tempo, evitando di menzionare il nome di “Dio”.
Infatti, se il prete avesse mentito o avesse pronunciato il nome sacro di Dio, l’incantesimo sarebbe stato annullato, con conseguente scomparsa del diavolo e la caduta in mare del sacerdote. E’ per questo che il diavolo, che di magia ed incantesimi certo se ne intendeva, per tutta la durata del viaggio continuò ad interrogare il sacerdote proponendo domande che prevedevano come risposta il nome di Dio.
Il prete, però, riuscì a rispondere sempre sinceramente e senza mai nominare Dio.
Nonostante i tranelli del diavolo, arrivò a Roma, apprese la data della Pasqua e tornò sano e salvo sull’Isola di Skye.
La tradizione racconta che il diavolo rimase talmente colpito dall’intelligenza del suo avversario che, andandosene in silenzio, fu sentito pronunciare in lontananza e in gaelico le parole minacciose: “fino a quando ci incontreremo di nuovo“.
I Giganti di Skye: un’altra delle leggende che circolano sul conto dell’ Old Man of Storr ha, invece, per protagonisti i giganti, figure mitologiche che compaiono frequentemente nel folklore tradizionale scozzese. Secondo alcuni l’Isola di Skye sarebbe stata un tempo governata da giganti. Il che sembra piuttosto appropriato per un’isola conosciuta anche come l’isola delle nuvole . Una di queste leggende, dunque, narra che l’Old Man of Storr altro non sia che il pollice di un gigante. Quando morì e venne sepolto, lasciò il suo pollice fuoriuscire dalla terra, creando così il famoso paesaggio frastagliato.
La leggenda del Brownie: i Brownies sono creature mitiche, una sorta di folletti, che appartengono anch’esse alla tradizione scozzese. Si crede che i Brownies si nascondano in casa durante il giorno, mentre di notte facciano i lavori per la famiglia che hanno scelto di servire. Una delle storie, che collegano l’Old Man of Storr a queste magiche creature, racconta che un abitante di Skye di nome O’Sheen salvò la vita ad un Brownie, senza mai chiedere nulla in cambio come ricompensa. Nel tempo i due diventarono buoni amici. Un giorno mentre il folletto era lontano in viaggio, O’Sheen morì di crepacuore per la morte della moglie. Quando il Brownie ritornò e venne a sapere della morte del suo caro amico, fu così sconvolto che scolpí due pietre. Una più grande in onore di O’Sheen, che divenne noto come il Vecchio di Storr e una più piccola per la moglie dell’amico .
L’Old Man of Storr e le Fate: concludiamo, infine, la nostra carrellata con una leggenda che vede protagonista una fata.
Le fate, in verità, si ritrovano spesso nel folklore scozzese, proprio come le altre creature magiche (gnomi, brownies, ecc). A differenza, però, delle storie vittoriane in cui le fate sono sempre descritte e dipinte come piccole, carine, sempre gentili ed innocue, c’è da dire che, in passato, la gente ne aveva una visione ben diversa.
Le credenze popolari ritenevano che le fate facessero parte di un mondo sconosciuto, oscuro ed invisibile: una presenza minacciosa da temere. Non a caso, nelle fiabe popolari scozzesi, le fate incarnano spesso personaggi subdoli, che ingannano gli esseri umani e che giungono, persino, a rubare le loro anime.
Una di queste storie, collegata proprio ai racconti dell’Old Man of Storr, racconta di un uomo che camminava su per la collina ogni sera assieme alla moglie.
Si narra che un giorno, quando ormai entrambi erano diventati molti anziani, la donna non riuscisse più salire fino in cima e a raggiungere suo marito.
Fu allora che una delle fate che li aveva osservati salire ogni sera in cima alla collina offrí al vecchio la possibilità di avere sempre con sé sua moglie dovunque andasse.
Il vecchio accettò l’offerta, ma si trattava di un inganno.
La fata li trasformò entrambi in due pilastri di roccia, perché era questo il modo in cui intendeva garantire loro che sarebbero stati sempre insieme.
Lealt Falls
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La tappa successiva dell’itinerario, definita “una delle più belle cascate del Regno Unito”. Si trova in una gola e la si può ammirare da sopra o scendendo lungo la scogliera. Non abbiamo affrontato la discesa, visto che ci eravamo già bagnati a sufficienza durante l’escursione in montagna…forse per questo ci è sembrata bella sicuramente, ma nulla di eccezionale…
Mealt Falls
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Ci sono piaciute molto di più, anche chiamate Kilt Rock Waterfall, a strapiombo sul mare, circondate dal suono del vento, dell’acqua e dei gabbiani: uno scenario a dir poco spettacolare e suggestivo. Il Loch Mealt sfocia in una cascata che precipita verso il mare lungo queste impressionanti scogliere, formate da colonne di basalto, che in alcuni tratti superano i 100 metri di altezza. Si dice che il nome di Kilt Rock si debba al fatto che si possono trovare, sulle pareti di roccia, le pieghe e tutti i colori del famoso gonnellino scozzese, il kilt. Una lapide ricorda che proprio in questa zona sono state ritrovate impronte di dinosauro. fossilizzate. Infatti, subito dopo abbiamo avuto modo di visitare lo Staffin Dinosaur Museum: piccolissimo ma molto interessante, visto che raccoglie i reperti fossili trovati nella zona e le informazioni relative alle tracce di dinosauro.
Duntulm Castle
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Prima di raggiungere il campeggio, siamo riusciti a vedere anche le rovine di quello che doveva essere un avamposto strategico. Le origini di questo castello sono piuttosto vaghe. Un’antica leggenda vuole che sia stato costruito in una sola notte da 5.000 fate.
Ne sopravvivono solo pochi ruderi ma la posizione scenografica e il panorama che si gode da questo promontorio a picco sul mare ci hanno ripagato di esserci spinti tanto in alto.
La nostra prima giornata sull’Isola di Skye si è conclusa con l’arrivo allo Staffin Camping dove abbiamo trovato alla reception una signorina che ha i genitori padovani!
Quiraing
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Domenica ci siamo svegliati con una giornata più favorevole: nuvolosa ma non piovosa. Abbiamo allora deciso di affrontare la nostra seconda escursione in montagna: la salita sul Quiraing, un altopiano di origini vulcaniche.
Natura sconfinata, colori incredibili e presenza dell’uomo praticamente inesistente ci hanno lasciato senza parole. La sensazione è quella di essere catapultati indietro nel tempo, in un’altra dimensione, in un’era quasi giurassica.
E’ già spettacolare la stessa strada, una single track a diversi tornanti, che conduce in questi luoghi. Abbiamo percorso poi a piedi quasi 9 km in poco meno di 4 ore: camminata impegnativa ma i panorami mozzafiato fanno dimenticare presto tutta la fatica!
Portree
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Conclusa l’impresa abbiamo pensato di allontanarci dal caos (durante la nostra camminata il parcheggio si era riempito al punto che è stato davvero complicato uscirne!) per goderci la pausa pranzo a Portree. Si tratta della città più grande dell’isola di Skye e si trova accanto a un grazioso porticciolo. Tanto inconfondibili quanto indimenticabili sono le sue casette tutte colorate. Originariamente era un villaggio di pescatori, ma ora ha una vocazione principalmente turistica. Un fish and chips da asporto consumato sui tavolini di un ristorante momentaneamente chiuso ci è sembrato la degna conclusione della prima parte della giornata.
Carbos & distilleria Talisker
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Per trascorrere il pomeriggio in relax e la notte in tranquillità ci siamo poi trasferiti a Carbos, vicino alla famosa distilleria di Whisky Talisker: dopo il pranzo ci stava un bicchierino …. ma abbiamo declinato … in cambio di una passeggiata sul molo approfittando del sole (finalmente)! Domani prevista nuovamente pioggia…avremmo in previsione la visita al castello di Dunvegan ed altro ancora… vedremo…En savoir plus
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- Jour 18
- lundi 1 juillet 2024
- 🌬 13 °C
- Altitude: 18 m
ÉcosseNeist Point Lighthouse57°25’24” N 6°47’17” W
Isola Skye: Dunvegan Castle

La nostra terza giornata all’Isola di Skye è iniziata stamattina sotto la pioggia. I nostri piani prevedevano la visita al castello di Dunvegan, una passeggiata fino alla Coral Beach ed il rientro a Kyleakin con sosta lungo la strada per scorte alimentari. Fortunatamente, subito dopo la colazione, il tempo è migliorato, rimanendo poi nuvoloso per tutta la giornata con qualche raggio di sole estemporaneo nel pomeriggio.
Ci siamo recati a Dunvegan con largo anticipo rispetto all’apertura, prevista per le 10, assicurandoci così parcheggio comodissimo proprio di fronte al parco del castello.
Il Dunvegan Castle è considerato il più antico castello occupato del nord della Scozia. Circondato da meravigliosi giardini e affacciato su una splendida baia, è stato la dimora del clan MacLeod per oltre 8 secoli, ben 30 generazioni!
Si erge su uno sperone roccioso che domina la riva del Loch Dunvegan. Qui un tempo c’era una antica fortezza, ma l’attuale struttura del castello si ritiene risalga al 1266 circa. Il luogo era circondato da una cinta muraria che proteggeva completamente il promontorio su cui sorge il castello. Tanto che, fino al 1748 , l’unica possibilità di entrata era dal mare, un accesso che è tutt’ora presente.
Dal punto di vista architettonico, la struttura è imponente e rispecchia il lavoro di almeno dieci periodi di costruzioni, che vanno dal 1200 al 1850. Un ultimo restauro, di tipo romantico, è stato fatto tra il 1840 e il 1850 su progetto di Robert Brown di Edimburgo.
All’interno della struttura rimangono le tracce di cinque diversi edifici ognuno dei quali ha caratteristiche uniche. Nel 1814 John Norman fece costruire il portico colonnato che fungeva da ingresso.
Partendo dall’imponente sala d’ingresso, fino ad arrivare alle riccamente decorate camere di stato, il castello si presenta come un mix unico di stili di costruzione differenti, che riflettono i gusti dei diversi capi del clan che lo hanno realizzato nel corso dei secoli.
La storia del Castello di Dunvegan è infatti strettamente collegata alle vicende del clan MacLeod che, a parte 80 anni dopo la carestia delle patate del 1847-1850, hanno sempre vissuto qui.
Per secoli il motto del clan MacLeod è stato “Hold Fast“. Questa frase è pure incisa sopra la testa del toro sullo stemma di MacLeod.
Il motto proviene da Malcom MacLeod (1296-1370): sulla via del ritorno da un incontro clandestino, un toro selvaggio attaccò Malcom.
Mentre lottava contro il toro, i membri del suo Clan urlavano “Hold fast MacLeod” (“Resisti MacLeod”). Malcom riuscì a vincere e da allora il motto del Clan divenne “Hold Fast”.
Nel castello è tutt’oggi conservata la celebre “Fairy Flag”, dietro cui si cela una delle più celebri leggende di Scozia.
Conclusa la visita al castello, abbiamo passeggiato nell’ampio parco e nei giardini, ricchi di varie specie di piante, alberi e fiori, giungendo fino alle rive del lago, dove pare viva una colonia di foche. Per vederle avremmo dovuto però partecipare ad un’uscita in barca alla quale abbiamo rinunciato.
Successivamente ci siamo diretti verso Coral Beach, una spiaggia definita dalle guide “caraibica”, che però non siamo riusciti a raggiungere causa un incontro imprevisto: proprio di fronte al cancello che consentiva l’accesso al sentiero verso la spiaggia una grossa mucca nera ci ha sbarrato la strada, fissando Snoopy con aria di sfida. Non ce la siamo sentiti di proseguire: la presenza del cane innervosiva molto la bovina che muggiva e non dimostrava di avere nessuna intenzione di andarsene! Abbiamo quindi rinunciato, visto che probabilmente il panorama sarebbe stato al di sotto delle aspettative, considerando la giornata nuvolosa. Nonostante si chiami Coral Beach, non c’è presenza di corallo sulla riva. Si tratta di alghe rosse dall’aspetto corallino (Maerl) che, quando la giornata è soleggiata, creano effetti singolari di contrasto fra mare e bagnasciuga.
Durante il nostro rientro a Kyleakin siamo riusciti a fare carburante e spese alimentari (il frigo cominciava a piangere…) ed abbiamo poi ritrovato posto al parcheggio libero lungo il molo (quello vicino al monumento alla foca).
Dopopranzo, spuntato un po’ di sole, abbiamo fatto una passeggiata fino alle rovine del castello di Maol, sul quale ci siamo anche documentati. Si tratta di una fortezza del XV sec, appartenente al clan dei Mackinnon.
La leggenda narra che il castello fu costruito da una principessa norvegese, conosciuta come “Saucy Mary”, che si era sposata con un capo dei Mackinnon. Si racconta che abbia steso una lunga catena attraverso il Kyle imponendo pedaggi a tutte le navi di passaggio nello stretto, tranne che a quelle norvegesi.
Durante la passeggiata abbiamo potuto osservare ancora una volta le barche in secca a causa della bassa marea.
Domani contiamo di lasciare l’Isola di Skye per dirigerci verso Fort William.
Curiosità
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Per gli appassionati di cinema, segnaliamo che Dunvegan Castle è comparso in numerosi film. Tra i principali ricordiamo il classico “Highlander” del 1986 con Christopher Lambert e Sean Connery; “47 Ronin” del 2013 con Keanu Reeves; “Un amore di testimone” con Patrick Dempsey, al quale hanno partecipato anche alcuni membri dello staff del castello; e più recentemente “Macbeth” con Michael Fassbender e Marion Cotillard.
Le leggende sulla Fairy Flag
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Secondo la leggenda, la bandiera sarebbe un dono alla famiglia MacCleod delle fate e avrebbe poteri magici.
Si narra che, se la bandiera fatata viene mostrata durante una battaglia, il clan possa sfuggire alla sconfitta e uscirne vittorioso.
La bandiera, però, può essere utilizzata soltanto tre volte e, a quanto consta, pare sia già stata usata due volte nella storia del clan dei MacLeod. Ci sono, tuttavia, diverse versioni sulla leggenda della Fairy Flag:
a) versione del Crociato: durante una crociata in Terra Santa, un MacLeod ricevette cibo e riparo da un eremita sul passo di una montagna. L’eremita lo avvertì della presenza di uno spirito maligno, distruttore dei credenti, a guardia del passo, e che un pezzo della Vera Croce era necessario per poter procedere. MacLeod tuttavia sconfisse lo spirito, detto la Figlia del Tuono. Questa gli rivelò in punto di morte il futuro del clan, intimandogli di fare della sua fusiacca uno stendardo, usando come asta la sua lancia.
b) versione del Ponte delle Fate: si racconta che un capo del clan MacLeod si fosse innamorato di una principessa delle fate. Il padre della principessa era però contrario al matrimonio, ma sua figlia voleva a tutti i costi sposare il capo dei MacLeod.
Fu così che il padre accettò ad una condizione. Si doveva trattare di una specie di matrimonio a scadenza che avrebbe dovuto durare un anno e un giorno. Alla fine del periodo concordato la Principessa sarebbe dovuta tornare nel suo magico regno, senza portare con sé nulla che appartenesse al mondo degli uomini.
Si raggiunse un accordo e per un anno la coppia visse felicemente a Dunvegan. E dalla loro unione nacque anche un figlio.
Ma alla fine del periodo concordato, la Principessa dovette tra le lacrime salutare e dire addio al marito al Fairy Bridge, non lontano dal castello.
Prima di allontanarsi fece tuttavia promettere all’amato marito che non avrebbe mai consentito al bambino di piangere, perché il suono del suo pianto l’avrebbe raggiunta anche nei regni fatati.
Il capo MacLeod pur distrutto dal dolore accettò. Per cercare di rincuorarlo i membri del suo clan pensarono bene di organizzare una grande festa per il suo compleanno, così per consolarlo almeno in parte della perdita della sua amata. I festeggiamenti durano tutta la notte, e anche la giovane governante incaricata di sorvegliare il bambino si allontanò per assistere ai festeggiamenti.
Potete ben immaginare cosa sia successo dopo. Il bambino, lasciato solo cominciò a piangere, e la madre lo sentì fin nel suo regno fatato.
Lei apparve allora accanto alla culla, e avvolse il bambino nel suo scialle, cantandogli una dolce ninnananna per riaddormentarlo.La governante tornò e, sebbene potesse sentire il suono ninna nanna, non riuscì a vedere nessuno. Prese il bambino, ancora avvolto in quello strano scialle, e corse dal capo per raccontargli quello che era successo.
Quando il bambino crebbe, raccontò a suo padre una strana storia.
Gli disse che lo scialle era una sorta di talismano e che semmai il clan si fosse trovato in pericolo avrebbero dovuto agitare lo scialle tre volte e gli eserciti provenienti dal regno delle fate sarebbero corsi in loro aiuto. Si trattava di fatto di un’arma magica e potente, ma, anche questa volta, c’era una condizione. La bandiera fatata avrebbe potuto essere usata, al massimo, solo tre volte, poi sarebbe tornata alle fate.
La bandiera, in effetti, pare sia già stata usata due volte.
Una volta quando il clan era in lotta contro i suoi acerrimi nemici, i MacDonald. In quell’occasione il capo del clan sventolò la bandiera tre volte e la sorte della battaglia girò in favore dei MacLeod.
La seconda volta fu quando le mandrie di bovini dei MacLeod si ammalarono per via della peste e i membri del clan morirono di fame. Il capo clan sventolò la bandiera e le fate fecero in modo che il bestiame tornasse in salute.
c) terza versione della leggenda: vuole che la Bandiera delle Fate venga custodita dagli eredi del clan, e che solo il maschio più anziano della famiglia possa spiegare la bandiera.
Nel 1939 un incendio minacciò di distruggere il castello. Incredibilmente, solo quando la bandiera fu in salvo le fiamme si calmarono.
Si racconta inoltre che, durante la seconda guerra mondiale, molti militari appartenenti al clan MacLeod custodissero nei loro portafogli una foto della bandiera delle fate. Si dice anche che nessuno degli aviatori che aveva con sé la foto sia morto nello sbarco in Normandia.
Non solo. Si racconta pure che il capo del clan MacLeod si fosse addirittura offerto di portare la bandiera a Dover qualora i tedeschi avessero invaso la Gran Bretagna.Per fortuna il suo intervento non fu necessario, e la Fairy Flag è ancora in attesa del suo terzo utilizzo.
Attualmente la bandiera risulta custodita in una vetrina speciale nel Castello di Dunvegan. Test scientifici eseguiti sul tessuto rivelerebbero che la bandiera è di seta di Rodi o della Siria e risalirebbe ad un periodo collocabile tra il IV e il VII secolo. La provenienza è molto antica e si suppone, dunque, che sia stata portata dalla Terra Santa da qualche crociato.En savoir plus
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- Jour 19
- mardi 2 juillet 2024
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ÉcosseEilean Donnan57°16’26” N 5°30’58” W
Eilean Donan Castle e Fort William

Oggi abbiamo iniziato la giornata visitando l’Eilean Donan Castle, definito dalle guide “uno dei castelli più romantici e fotografati al mondo”. Situato su una piccola isola al centro della confluenza di tre laghi marini che formano Loch Duich, è attorniato dalla spettacolare catena montuosa dei Cullin di Skye in lontananza. Qui hanno girato il film “Highlander l’ultimo immortale” e questo castello è apparso molte volte sul grande schermo.
Il nome Eilean Donan significa “Isola di Donan”. Il termine deriva probabilmente da San Donan, un religioso irlandese del VI secolo, che raggiunse la Scozia attorno al 580 d.C. che contribuì alla cristianizzazione dell’area. Egli fissò il suo primo insediamento monastico proprio qui e non è difficile capirne la ragione una volta arrivati. Il nome è restato lo stesso da allora.
L’isoletta è collegata alla costa dove sorge il paese di Dornie, attraverso un ponte percorribile solo a piedi verso l’ingresso.
Il grande cortile contenuto all’interno del castello ha un cancello sul mare con splendide viste sul Loch Alsh. Alcuni sostengono che i MacRaes di ritorno dalle battaglie del Clan portassero qui i loro prigionieri e li tenessero rinchiusi negli alti palazzi per diversi giorni. L’unico modo che gli sventurati avevano per andarsene liberi era quello di nuotare fino alla terraferma, dopo essere stati lanciati nel lago.
Una volta arrivati al mastio principale, abbiamo esplorato i tre piani dell’alloggio con le diverse sale perfettamente arredate e rese particolarmente realistiche dalla presenza di manichini rappresentati personaggi dell’epoca.
Nella sala del banchetto alcuni dipinti sono molto particolari, come quello di Lt.- Col.John Mac Rae-Gilstrap all’estremità del tavolo da pranzo: concentrandosi sugli occhi e sulla sua scarpa sinistra e camminando nella stanza si può notare che il piede punterà sempre verso chi osserva; anche i suoi occhi seguono chi li guarda in giro per tutta la stanza.
Dalla sala del banchetto salendo una scala a chiocciola si arriva al piano superiore. Qui si trovano sei camere da letto. Si vedono fotografie di famiglia e stampe storiche, arredamenti lussuosi e particolareggiati. Pare ci sia anche un passaggio segreto che porta da una camera da letto lungo una parete esterna fino al corridoio principale.
Dalla Great Hall un corridoio conduce alle cucine, appositamente ricreate per mostrare la preparazione di una cena tipica degli anni ’30. Tutti al lavoro e affaccendati per preparare un banchetto da reali.
In mostra la scena con un maggiordomo, la cuoca e la padrona di casa, Ella MacRae-Gilstrap, che si prepara per la cena. Ovunque è disseminato del cibo perfettamente preparato, persino un intero salmone su un piatto d’argento!
Se si guarda con attenzione si può vedere un gatto sotto il tavolo e da qualche parte alcuni topi appollaiati qua e là dentro la stanza. Nel retrocucina, la cameriera sta lavando i piatti. La selvaggina è appesa nella dispensa e tutto sembra che stia per prendere vita da un momento all’altro.
Finita la visita degli interni, abbiamo girato tutto attorno al forte per scoprire altri angoli del castello e con la bassa marea abbiamo potuto ammirare Eilean Donan Castle da un’insolita visuale, davvero suggestiva.
Cenni storici su Eilean Donan castle:
costruito nel 1220 da Alessandro II di Scozia, come baluardo di difesa contro le incursioni vichinghe, si narra che sia stato persino uno dei rifugi di Robert Bruce, durante la fuga dai soldati inglesi.
Nel corso dei secoli la struttura fu ampliata e poi ridotta in dimensioni. La versione medioevale era probabilmente la più grande con torri e un muro di cortina che comprendeva quasi tutta l’isola.
Si dice che il fantasma di una delle truppe spagnole uccise nel castello o nella vicina battaglia infesti ancora il castello e che anche un altro spettro animi le mura di Eilean Donan, Lady Mary, una donna che è stata più volte avvistata in una delle camere da letto.
Attualmente il castello è la dimora del Clan Mac Rae e l’isola su cui sorge contava un solo abitante nel 2001.
L’isola è anche sede del memoriale di guerra dedicato ai membri del Clan MacRae, morti in battaglia durante la guerra mondiale. Su una targa in bronzo adornata da due cannoni dipinti di bianco, sono riportati circa 500 nomi.
Conclusa la visita al castello, che ci ha molto soddisfatto, viste le sue particolarità, ci siamo trasferiti a Fort William, dove avremmo voluto prendere il Jacobite Train (il treno di Harry Potter). Giunti alla stazione, ci siamo resi conto che non c’erano più posti disponibili per oggi e nemmeno per i giorni a venire (prima possibilità l’8 luglio!) pertanto abbiamo dovuto rinunciare… Il treno ci avrebbe portato fino a Mallaig attraversando il famoso viadotto di Glenfinnan, costruito in memoria della Ribellione Giacobita del 1745.
Ci siamo consolati facendo un po’ conti: avere rinunciato a questa esperienza ci ha fatto risparmiare non poco visto che i biglietti erano piuttosto cari!
Avendo già pagato il parcheggio, ne abbiamo approfittato per fare una passeggiata per il centro di Fort William dove abbiamo scoperto un museo davvero particolare: il West Highland Museum, assolutamente gratuito e molto ben curato, permette di farsi un’idea della storia locale attraverso una raccolta di documenti ed oggetti caratteristici.
Lasciato Fort William, ci siamo poi diretti ad Oban dove la guida ci prometteva street food di qualità con pesce fresco appena pescato. Purtroppo gran parte dei chioschi lungo il molo erano chiusi, i ristoranti non accettavano cani ed avevano prezzi sicuramente più cari… ma prima di rinunciare del tutto siamo riusciti a trovare un fish and chips da asporto dove ordinare scampi e patatine che abbiamo comodamente consumato in camper proprio quando ricominciava a piovere!En savoir plus
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- Jour 20
- mercredi 3 juillet 2024
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ÉcosseStirling Castle56°7’26” N 3°56’53” W
Stirling

La nostra giornata di oggi è iniziata, sotto una pioggia sottile, con un primo incontro con i temibilissimi Highland midge: microscopici moscerini che rappresentano un vero incubo per chi si reca in Scozia…e che fortunatamente ci hanno disturbato solo durante l’operazione di scarico acque grigie e rifornimento acqua potabile….
Si prevedeva di visitare la città di Inveraray, con relativo castello ed antiche prigioni. Consultato il sito del castello, per verificare prezzi ed orari, ci siamo accorti che oggi sarebbe stato chiuso! Non essendo particolarmente interessati alle prigioni (ne abbiamo visitate altre in passato, durante una nostra vacanza in Irlanda, e l’esperienza ci è bastata…) abbiamo modificato itinerario dirigendoci verso Stirling.
Giunti in città, abbiamo trovato un parcheggio economico nel quale potere trascorrere anche la notte e, sotto un cielo nuvoloso ma senza pioggia, abbiamo attraversato il ponte che ci ha portato verso la Old Town.
Stirling era l’antica capitale del Regno di Scozia e visse il suo periodo d’oro fra il XV e il XVII secolo, in particolare quando il suo castello divenne la residenza favorita della dinastia Stuart. La città è stata inoltre teatro di alcune delle più importanti battaglie per l’indipendenza scozzese.
Il castello di Stirling è una delle fortezze più grandi presenti in Scozia, si trova su una collinetta di origine vulcanica, circondato per tre lati da scarpate e pertanto difficile da espugnare e facile da difendere. In passato ha subito ben sette assedi, sia durante le guerre di indipendenza che durante le rivolte giacobite. Al suo interno hanno risieduto e sono stati incoronati alcuni dei monarchi più famosi della Scozia, tra cui la stessa regina Maria Stuarda. Abbiamo scelto di non visitare anche questo castello, accontentandoci di vederlo da fuori: le recensioni descrivevano gli interni (se pur pregevoli) come molto artefatti, più apprezzati dai bambini che dagli adulti. Di fronte all’entrata la statua dell’amato Re scozzese Robert The Bruce.
A pochi metri dal castello si trova l’Argyll’s Lodging: si tratta della residenza del primo Conte di Stirling ed in seguito fu l’abitazione dei Conti di Argyll. La Commissione reale la considera “la più importante casa di città della sua epoca, tuttora esistente in Scozia”. Ora è in restauro quindi non accessibile.
Poco più avanti si trova il Mar’s Wark, un altro palazzo che all’epoca doveva essere impressionante. Fu costruito dal guardiano del castello, conte di Mar, intorno al 1560-1570 come residenza di famiglia; oggi purtroppo ne sopravvive solo la facciata, piena di figure decorative e scudi araldici.
Alle sue spalle l’Old Town Cemetery, la cui tomba più antica risale al 1636: le statue dei padri della Riforma e un monumento ai martiri di Wigtown ne fanno un simbolo per i presbiteriani. Proprio al centro del cimitero la Lady’s Rock: la roccia di pietra dalla quale un tempo le signore della corte reale del castello potevano osservare gli eventi sportivi che si celebravano nella valle.
Accanto al cimitero la chiesa di Holy Rude (1129), secondo edificio più antico della città, dopo il castello. Qui furono battezzati ed incoronati molti membri delle famiglie reali scozzesi, fra i quali anche Giacomo VI di Scozia che unì le corone scozzese ed inglese divenendo Giacomo I d’Inghilterra.
Proseguendo la nostra passeggiata nella Old Town, ci siamo imbattuti nella Mercat Cross: una colonna di pietra con in cima un unicorno (animale nazionale simbolo della Scozia), inspiegabilmente noto come “The Puggy”. Documentandoci abbiamo scoperto che la presenza di una Mercat Cross, storicamente, testimoniava che la città aveva il permesso del Re di ospitare un mercato o una fiera e quindi indicava un certo status della città.
Accanto alla colonna, un palazzo con una torre munita di orologi su tutti i lati, il Tolbooth. Oggi ospita mostre, archivi e dal suo ottavo piano si può avere una visuale diversa della città e dei suoi dintorni. Al suo ingresso l’effige di un lupo: abbiamo così scoperto che la città ospita diverse rappresentazioni di questo animale. Come la nostra Roma, Stirling ha un legame particolare con il lupo e ad esso è legata da una leggenda.
La leggenda narra che, più di mille anni fa, alcuni principi celtici si erano stabiliti sulla collina dove oggi sorge il castello.
Qualche anno dopo, anche i vichinghi arrivarono qui e, una notte, cominciarono a risalire la collina per sorprendere e catturare i principi nell’oscurità.
Fortuna volle che, inavvertitamente, uno dei vichinghi calpestò la zampa di un cucciolo di lupo addormentato.
I lamenti dell’animale allertarono il resto della branco.
Quando i principi si svegliarono per andare incontro ai vichinghi, questi stavano già scappando giù dalla collina, terrorizzati, messi in fuga dal branco di lupi.
In onore dei loro amici a quattro zampe, i Principi decorarono i loro stendardi con l’immagine del lupo coraggioso.
Da quel momento, il lupo divenne l’animale simbolo protettivo di Stirling.
Sempre camminando nelle strade della città vecchia abbiamo visto (solamente da fuori…per i motivi già detti) l’edificio che ospitava le vecchie prigioni di stato.
A prescindere dalla sua innegabile importanza e ricchezza dal punto di vista storico ed artistico, dobbiamo però sottolineare che Stirling ci è sembrata una città piuttosto triste e molto segnata dalla crisi economica: negozi dozzinali nel centro storico, parecchi locali un tempo commerciali oggi chiusi…molto diversa quindi da altre città da noi visitate in precedenza. Domani ci aspetta Glasgow.En savoir plus
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- Jour 21
- jeudi 4 juillet 2024
- 🌬 14 °C
- Altitude: 19 m
ÉcosseGlasgow Queen Street Railway Station55°51’38” N 4°14’56” W
Glasgow

La nostra giornata di oggi è stata dedicata alla città di Glasgow che ci ha accolto con un tempo tipicamente inglese, alternando sprazzi di sole ad improvvisi acquazzoni, senza mai farci mancare un vento gagliardo.
Durante la passeggiata nel centro storico abbiamo notato numerosissimi barboni, per lo più di giovane età e questo non ci è sembrato un bel segnale…
Da sottolineare la gratuità di tutte le visite (chiese, musei ed esposizioni sono tutte ad entrata libera, anche se letteralmente tappezzati di avvisi che sollecitano donazioni spontanee).
Anche i numerosi murales colorati che decorano i muri più grigi e anonimi della città ci sono piaciuti molto.
In attesa che la Cattedrale aprisse i battenti, abbiamo fatto una breve passeggiata al cimitero monumentale che la affianca: circa 50.000 tombe e 3500 monumenti funebri di ricchi e nobili di Glasgow, una vera e propria gigantesca città dei morti…
La Cattedrale è intitolata a San Mungo, oggi patrono di Glasgow; nel VII secolo fondò qui una piccola cappella che nel corso dei secoli ha assunto il maestoso aspetto gotico attuale. All’interno, nella Lower Church, c’è l’altare sotto il quale si ritiene sia sepolto il santo. Durante la riforma protestante quasi tutte le raffinate decorazioni e gli altari delle chiese scozzesi vennero distrutti, ma questa Cattedrale fu difesa dagli artigiani di Glasgow e così si salvò dalle deturpazioni.
Nel percorrere la strada verso la Merchant City, il centro storico e commerciale, siamo passati di fronte alla Tolbooth (torre con orologio che un tempo era sede del municipio e delle prigioni cittadine) e al Tron Theatre ( un moderno teatro ospitato in una vecchia chiesa del XVI secolo).
Siamo dunque arrivati di fronte alla Central Station e successivamente alla George Square.
La grande piazza, dedicata al Re Giorgio III di Inghilterra, venne costruita interamente a partire dal 1782. Per i primi anni non fu un granché ed assomigliava soprattutto ad una distesa di fango e acqua sporca dove si macellavano i cavalli. Fu dal 1820 che George Square assunse, progressivamente, la forma attuale: si aggiunsero le case in stile georgiano, gli hotel, la stazione della ferrovia Glasgow-Edimburgo e, infine, l’edificio più importante: le Glasgow City Chambers. Le statue della piazze raccontano dei più importanti personaggi scozzesi ma manca, per assurdo, proprio Re Giorgio III che, per una serie di motivi storici e personali, non è mai riuscito a salire dove ora c’è Sir Walter Scott, considerato lo scrittore nazionale scozzese. Seguono Robert Burns, poeta, James Watt, inventore di cui dovremmo ricordare il nome ogni volta che accendiamo una lampadina e altri personaggi più o meno importanti di Scozia.
Abbiamo quindi raggiunto la Galleria d’Arte Moderna, la GOMA, che è il più importante museo di arte contemporanea della Scozia. Ospitato nel palazzo della Royal Exchange, dove per secoli si sono comprate e vendute azioni e merci, dal 1996 raccoglie collezioni permanenti e temporanei di artisti del 1900 di tutto il mondo.
Le guide ci segnalavano come particolarmente interessante, fra le altre, la sezione dedicata alla Pop Art americana (Warhol) che però non era visitabile in quanto le opere sono state momentaneamente trasferite altrove per una mostra. All’esterno del palazzo c’è la statua del Duca di Wellington costretto per un lungo periodo dagli abitanti ad “indossare” sulla testa un cono spartitraffico. I ripetuti tentavi da parte delle autorità di impedire la pratica, non hanno in passato avuto successo, trasformando il duca in uno dei soggetti più fotografati di Glasgow e la vittima preferita dello spirito ribelle dei suoi abitanti. Oggi la statua non appariva in queste condizioni, segno che la pratica è andata evidentemente in disuso.
Ci siamo poi spostati con il camper verso il Kelvingrove Museum, che dista qualche miglio dal centro città, principalmente per poter ammirare lo spettacolare Cristo di San Giovanni alla Croce di Salvador Dalì e con delusione abbiamo scoperto che anche quest’opera non era visibile in quanto si trova attualmente a Roma per una esposizione ai Musei Vaticani!!!
Il Museo è ospitato in un bell’edificio di arenaria rossa di inizio ‘900, raccoglie un’importante collezione di dipinti europei dal 1400 al 1600. Nutrita la presenza di italiani (Botticelli, Filippino Lippi, Giorgione, Tiziano) fiamminghi e olandesi (Rubens e Rembrandt) e una bella raccolta di arte moderna e contemporanea con Picasso, Cezanne, Matisse, Van Gogh, Seurat, Gauguin.
Al suo interno anche una sezione dedicata alla storia scozzese ed una parte riguardante la storia naturale con diversi animali imbalsamati.
Nelle opere moderne realizzate con oggetti di uso comune, ci ha fatto sorridere un cane costruito con soli stivali di gomma.
Rientrando abbiamo fatto un po’ di spesa, scoprendo con stupore che gli anglosassoni non sanno cosa siano le fette biscottate! Paese che vai, usanza che trovi, come si suol dire…
Domani ci spostiamo verso il Vallo di Adriano e quindi lasceremo la Scozia…En savoir plus
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- Jour 22
- vendredi 5 juillet 2024
- 🌬 14 °C
- Altitude: 172 m
AngleterreVindolanda54°59’31” N 2°21’38” W
Vindolanda - Vallo di Adriano

Partiti da Glasgow di primo mattino con il sole, consapevoli che all’arrivo avremmo trovato tempo nuvoloso e parecchio vento, ci siamo immersi nel traffico caotico di superstrade ed autostrade che ci ha fatto rimpiangere le single track scozzesi immerse nella natura. Oggi abbiamo lasciato la Scozia per rientrare in Inghilterra; prima tappa: Vallo di Adriano e Vindolanda.
Per quanto riguarda il primo, si tratta di un manufatto romano, noto per la sua grandezza ma prima di tutto per il suo scopo: un muro che tagliava orizzontalmente la Gran Bretagna costruito per “tenere fuori” dall’Impero i barbari scozzesi (Pitti), il popolo che nemmeno i romani erano mai riusciti a domare e sottomettere al loro potere.
A far costruire “the wall” fu l’Imperatore Adriano nel II secolo d.C: 117 km che correvano da Wallsend alla costa del Solvay Firth, 3 metri di spessore, 5 metri di altezza, un fossato, una porta ed un forte o fortino ogni 1500 metri (per un totale di 97 tra forti e fortini) e due torri di guardia poste tra ogni fortino. Presso ogni forte sorgevano gli accampamenti delle truppe con baracche, un ospedale, un granaio, uno spazio per le esercitazioni. Una costruzione imponente, che oggi è patrimonio dell’Unesco e della quale rimangano molti resti anche se è purtroppo impossibile vedere una parte di muro interamente conservata. Il Vallo di Adriano non è tutto “dritto e pianeggiante”, anzi. Il muro segue l’andamento naturale del terreno, quindi se c’è una collina, il muro ci si arrampica. E qui in questa zona di colline ce n’erano una dietro l’altra. E’ proprio per questo che quella di Steel Rigg è considerata una delle migliori e più scenografiche passeggiate along the wall, perchè si sale e si scende su questi crags, su queste colline (letteralmente dirupi).
Vindolanda era un villaggio romano, un enorme villaggio romano, uno tra i più importanti lungo il Vallo e la vastità dei resti è incredibile. Le strutture che si vedono oggi risalgono prevalentemente al III secolo (Vindolanda venne abbandonata nel IX secolo) e danno benissimo l’idea dell’intricata struttura del villaggio: un muro di cinta, quattro porte di entrata, la casa del comandante e degli ufficiali, le case dei civili, i negozi, le cucine, le latrine, addirittura le terme.
Siamo entrati nei resti ed abbiamo passeggiato per le strade di Vindolanda immaginandoci come doveva essere stato il villaggio e come fosse stata la vita dei suoi abitanti, aiutati dalle spiegazioni delle audioguide posizionate tra le rovine in punti strategici. Una squadra di archeologi e volontari lavora costantemente in estate e autunno per portare alla luce nuovi edifici e nuovi resti. Oggetti, gioielli, armi, utensili di vita quotidiana scoperti proprio qui sono conservati nel museo del sito archeologico che abbiamo visitato subito dopo. Tra i reperti più interessanti e preziosi ci sono lo scheletro di un bambino (o bambina) sui 9/11 anni e le writing table, delle vere e proprie cartoline dell’epoca: una serie di sottili tavolette di legno ricoperte di scritte ad inchiostro, conservatesi grazie al terreno particolarmente anossico del sito. Una preziosa testimonianza della vita privata e militare di due millenni fa con tematiche quanto mai attuali, come per esempio la richiesta di un comandante (Masculus) ad un prefetto di fornire più birra ai militari o l’invito da parte di una dama ad un’amica per la sua festa di compleanno. Il museo di Vindolanda è stato una piacevole scoperta: si trova più in basso rispetto agli scavi, in un avvallamento in fondo al quale scorre un ruscello, ed è ospitato in una casetta di sassi deliziosamente british, con un ponte di pietre, un giardino e la ricostruzione di un tempietto romano accanto al torrente e dei relativi affreschi al suo interno. Il tutto conservato ed organizzato con una cura che molto avrebbe da insegnare anche ad alcuni siti archeologici nostrani…
Nota di colore: durante la passeggiata abbiamo incontrato una signora molto anziana (con tanto di deambulatore) evidentemente autoctona vestita con gonnellina leggera, golfino leggerissimo e sandali…noi indossevamo felpa di pile e giacca a vento con pantaloni e scarponcini da trekking… Nord vs Sud…
A fine giro ci siamo concessi una pausa pranzo veloce con i nostri scones preferiti per poi riaffrontare il traffico diretti a York. Lungo la strada siamo riusciti a fermarci in una lavanderia automatica e poi abbiamo trovato posto per la notte e per domani alla Black House Farm: una adorabile area sosta di campagna, dove Snoopy e la Susy hanno apprezzato l’essere immersi nel verde e dove verso sera una fagiana ci è passata camminando a pochi metri…agitando non poco il nostro cacciatore peloso!
Domani contiamo di raggiungere York con il bus che passa proprio qui vicino.En savoir plus
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- Jour 23
- samedi 6 juillet 2024
- 🌬 17 °C
- Altitude: 12 m
AngleterreYork53°57’32” N 1°4’53” W
York: una piacevole scoperta

Dal nostro bucolico punto sosta (la Black Farm) abbiamo raggiunto la città in autobus e ci siamo subito immersi nelle pittoresce strade acciottolate del centro storico. Qui in Gran Bretagna la maggior parte delle attività (commerciali o turistiche che siano) apre alle 10. Noi siamo soliti raggiungere i luoghi di interesse ben prima, anche per evitare la folla; così, in attesa che aprisse la Cattedrale, abbiamo camminato per le vie del centro, godendoci case a graticcio e vetrine fra le più pittoresche (oggetti di magia e fantasmi qui vanno alla grande…si dice che York sia la città più infestata di tutta la Gran Bretagna…).
Immersa nel cuore della contea dello Yorkshire, situata tra i due fiumi Ouse e Foss, York è una tipica città medievale inglese, e visitarla significa fare un vero e proprio tuffo nel passato.
Le origini di York sono antichissime. Fu fondata circa 2000 anni fa dai romani con il nome di Eboracum, poi conquistata dalle popolazioni germaniche che la elessero capitale del Regno di Nothumbria, ed infine saccheggiata dai vichinghi che si insediarono costruendovi il villaggio del Regno di Jorvic.
La storia anglosassone ricorda York per la celebre Guerra delle due Rose che si disputò tra il 1455 ed il 1480 tra la dinastia dei York e dei Lancaster che si sfidarono per conquistare il trono inglese.
Un’epoca, quella medioevale, di grande fioritura per la città, che si replicò anche in epoca vittoriana.
A differenza di Glasgow, oggi tutte le visite erano a pagamento, a prezzi non proprio economici, pertanto abbiamo dovuto fare delle scelte.
Abbiamo deciso di non visitare lo Jorvik Viking Center, definito dalle guide “un museo archeologico interattivo e multimediale che immerge i visitatori in un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, quando 1000 anni fa vi si insediò un villaggio vichingo”. Nel lontano 866 d.C., York fu conquistata dai vichinghi che la elessero capitale del regno di Jorvik, così come fu battezzata da questa popolazione barbara proveniente dalla Scandinavia. Soltanto di recente, nel 1972, dalla demolizione di una ditta di confetteria in Coppergate Street, emersero i resti della città vichinga di Jorvik come case, legno, cuoio e tessuti che hanno consentito la ricostruzione dell’intero villaggio.
Quando ci siamo trovati di fronte alla sua entrata, però, ci è parso abbastanza artificioso, forse più adatto ad un pubblico molto giovane…
Per quanto riguarda gli altri luoghi di interesse: io ho scelto di entrare nella Cattedrale mentre Antonio ha preferito visitare lo York Castle Museum. Poi ci siamo recati insieme al Reilway National Museum (unico gratuito). Non abbiamo invece potuto percorrere il camminamento lungo le antiche mura cittadine perchè (inspiegabilmente…) non era consentito farlo con i cani (e noi eravamo ovviamente con Snoopy).
La cattedrale, la meravigliosa York Minster, è la più grande chiesa gotica della Gran Bretagna, una delle più belle del Nord Europa e seconda in Inghilterra, per importanza ecclesiastica, soltanto a Canterbury. Un monumento suggestivo e caratterizzato da un particolare colore bianco crema che è impossibile non notare nel groviglio di stradine medievali del centro storico di York.
La cattedrale realizzata in 250 anni, tra il 1220 ed il 1480, sui resti di un’antica chiesa romana ed è dedicata a San Pietro.
La sua imponenza è confermata dai suoi 160 metri di lunghezza, 76 metri di larghezza e 28 metri di altezza e possiede anche due torri gemelle alte 72 metri.
Nel suo stile architettonico elegante ed armonico, si incontrano tre tipi di gotico e 128 bellissime vetrate formate da 2 milioni di pezzi di vetro.
Tra questi splendidi filtri che illuminano la chiesa di luce naturale c’è Grande Oriente, la più grande lastra di vetro esistente al mondo (alta ben 22 metri), e la coloratissima vetrata delle Cinque Sorelle, la Five sisters window, la più antica della cattedrale, composta da cinque vetrate adiacenti e verticali alte circa 15 metri.
Il rosone, invece, risale al Cinquecento e commemora l’unione delle case reali di York e Lancaster sancito dal matrimonio tra re Enrico VII ed Elisabetta, con cui si concluse la guerra delle Due Rose ed iniziò il casato dei Tudor.
All’interno della Cattedrale anche un Orologio Astronomico ed un altro orologio che batte le ore con il movimento di due soldati con armatura.
Nella cripta, oltre alla tomba del Santo, reperti archeologici di epoca romana e mosaici.
York Castle Museum, uno dei più grandi musei etnografici del mondo all’interno delle prigioni del castello cittadino, costruito da Guglielmo il Conquistatore nel 1068.
All’interno si possono quindi conoscere la storia, la cultura, gli usi e costumi di York ricostruiti in un unico luogo.
Si attraversa una vera strada vittoriana (la Kirkgate) e le sue botteghe, si ammira una sala da pranzo dell’epoca di re Giacomo I, le celle dove furono rinchiusi alcuni detenuti, tra cui il bandito Dick Turpin, arredi e suppellettili dell’inizio del XIX secolo, antichi giocattoli per bambini, le abitazioni del passato ed il magnifico Elmo di York, il più prezioso elmo anglosassone rinvenuto nel 1982. Infine vengono ricostruiti, sempre tramite materiale originale, momenti di vita della guerra in trincea della prima guerra mondiale,
A rendere più reale la visita nell’antica York anche un sottofondo di rumori di strada, voci di persone, versi di animali, odori ed il cambiamento di luce tra giorno e notte.
The Shambles è la pittoresca strada acciottolata percorsa più volte da noi nella giornata. Situata nel cuore del centro storico di York, deve il nome al termine sassone “Fleshammels”, che significa “la strada dei macellai”, perché qui si trovava un antico mercato della carne che veniva chiamato “The Great Flesh Shambles”. The Shambles è la strada medievale meglio conservata d’Europa che permette di viaggiare indietro nel tempo, passeggiando tra caratteristiche botteghe artigianali, deliziose sale da the tipicamente inglesi, negozietti di souvenir, librerie, piccoli ristoranti, cioccolaterie, panetterie e negozi di gastronomia, ammirando edifici e palazzi risalenti all’epoca elisabettiana (tra il 1350 ed il 1475). L’elegante e suggestiva The Shambles si presenta tortuosa ed in alcuni tratti davvero stretta a causa della sporgenza di alcune case, che sono le tipiche medievali nordiche “a graticcio” caratterizzate da travi a vista ed una struttura obliqua, che consentono di aprire le braccia e toccare i lati opposti della strada! The Shambles si è aggiudicata anche il premio di Google per la strada più pittoresca d’Inghilterra.
Proseguendo la nostra camminata, siamo passati di fronte alla Torre di Clifford che è il simbolo della città di York, espressione delle sue origini romane e vichinghe. Situata in cima ad una collinetta verde artificiale, tra i due fiumi Ouse e Foss, essa rappresenta tutto ciò che resta dell’antico castello normanno di York fondato da Guglielmo il Conquistatore. Tale castello fu distrutto da un incendio nel 1190 a seguito di una rivolta degli abitanti di York contro gli ebrei, che trovarono rifugio proprio nella fortezza.
La Clifford’s Tower fu eretta da Enrico III tra il 1250 ed il 1275 e prende il nome da Roger Clifford, impiccato nella torre nel 1322 per essersi opposto a re Eduardo II.
La fortezza ebbe un ruolo militare durante la guerra civile inglese, ma fu poi bruciata da un incendio nel 1684. Da allora fu abbandonata a sé e poi incorporata nelle prigioni dello York Castle. Nel XX secolo è stata riconosciuta monumento nazionale inglese e parte dell’English Heritage ed aperta al pubblico.
Una passeggiata di una ventina di minuti ci ha poi portato al National Railway Museum: il Museo Ferroviario Nazionale, considerato il più grande al mondo. Presenta un’esposizione di centinaia di treni, tra cui i più famosi al mondo, dai più antichi come lo Stephenson 129 Rocket, passando per The Mallard, la locomotiva più veloce del mondo, per le vecchie diligenze, ai più moderni modelli tecnologicamente avanzati come lo Shinkansen, il treno veloce giapponese.
Quello offerto dal Museo Ferroviario Nazionale è un vero e proprio viaggio nella storia dei 300 anni del trasporto ferroviario inglese, tra cui spicca la Duchess of Hamilton, uno splendido modello Art Deco, il Flying Scotsman, il primo treno espresso che viaggia sulla tratta Londra Edimburgo dal 1862 (oggi lo stesso treno impiega 4 ore invece di 102!)
Ci sono poi treni reali, sui quali si può salire a bordo per scoprire che vi si trovano anche un bagno, una camera da letto, un’anticamera, la stanza della servitù ed una sala da the, e la prima locomotiva elettrica inglese.
Il National Railway Station si trova al di fuori delle mura e nei pressi della Stazione Centrale di York. Un’affascinante architettura in stile vittoriano realizzata nel 1870 che per anni è stata considerata la stazione ferroviaria più grande del mondo.
Concluse le nostre visite, dopo le ultime due località che non ci hanno del tutto entusiasmato (Stirling e Glasgow), possiamo affermare che York ci è veramente piaciuta!En savoir plus
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- Jour 24
- dimanche 7 juillet 2024
- ☁️ 17 °C
- Altitude: 69 m
AngleterreEdwinstowe53°12’1” N 1°4’10” W
La mitica Foresta di Sherwood

Abbiamo dedicato la mattinata di oggi ad una bella camminata nella Foresta di Robin Hood.
Si tratta di una riserva naturale protetta, fatta di boschi e brughiere che da Nottingham si estende per 420 ettari. In realtà, in passato, la foresta antica era molto più estesa, mentre oggi è visibilmente ridotta.
Il nome “Sherwood” risale al 958 d.C. quando veniva chiamata Sciryuda che significa “bosco appartenente alla contea”. Dopo l’invasione normanna venne trasformata in riserva di caccia reale. Nel periodo in cui le leggende di Robin Hood sono ambientate, quindi intorno al 1200, la foresta copriva un quinto dell’intera contea del Nottinghamshire e la strada principale che portava da Londra a York, la Great North Way, attraversava proprio questa zona (come si può vedere dalla mappa che abbiamo fotografato).Le carrozze che percorrevano la Great North Way erano spesso oggetto di aggressioni e furti da parte di banditi che si nascondevano nei boschi e queste vicende hanno alimentato diverse leggende come quella di Robin Hood.
Oggi la foresta ospita circa 900 querce antiche, tra cui la famosa Major Oak che, insieme a Robin Hood è uno dei suoi residenti più noti e famosi. Major Oak è la quercia più grande della Gran Bretagna e si ritiene esista da 800 o anche 1100 anni, durante i quali ha visto passare tutta la storia del luogo. Insomma, lei sicuramente avrà incontrato Robin e probabilmente ne saprà molto più di noi sulle storie che lo riguardano.
La leggenda narra che Robin e i suoi Merry Men erano soliti usare Major Oak come rifugio, accampandosi sotto i suoi rami o nascondendosi nel massiccio ed enorme tronco.
Una cosa è certa, le moltissime ballate antiche che raccontano le gesta del nostro astuto eroe sono spesso ambientate in questa affascinante e antica foresta.
Noi abbiamo percorso quasi 5 km, inizialmente favoriti da una temperatura mite e da un pallido sole, poi disturbati da un improvviso acquazzone che ci ha costretti a tornare. Ovviamente al nostro rientro…è ritornato il sole! Tempo tipicamente UK!
Bellissima passeggiata comunque, durante la quale abbiamo provato una certa emozione nel sentirci immersi in una natura che rispecchiava esattamente quella dei film visti su Robin Hood.
Proprio nella foresta ogni anno nel mese di agosto si tiene il festival medievale che celebra non solo Robin Hood ma tutto ciò che riguarda l’epoca Medievale in sé, con spettacoli dal vivo, concerti, combattimenti e giostre.
Conclusa la mattinata, subito dopo pranzo ci siamo spostati a Stratford-upon-Avon, città che ha dato i natali a William Shakespeare. Ma questa è un’altra storia…En savoir plus
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- Jour 25
- lundi 8 juillet 2024
- ☁️ 18 °C
- Altitude: 42 m
AngleterreStratford-upon-Avon52°11’30” N 1°42’25” W
Stratford upon Avon città di Shakespeare

Ieri ed oggi abbiamo visitato Stratford-upon-Avon, cittadina piccola ma molto graziosa e accogliente, famosa per aver dato i natali e conservare le spoglie di uno dei personaggi più famosi della storia inglese: William Shakespeare.
Nel pomeriggio di ieri abbiamo fatto una bella passeggiata lungo il fiume Avon che porta fino alla chiesa dove è stato battezzato ed e' sepolto Shakespeare: la Holy Trinity Church che risale al 1210.
L'edificio, rispetto a molti altri che abbiamo visitato, ci è parso molto luminoso ed accogliente.
William e sua moglie sono seppelliti nella zona del coro, insieme ad altri membri della loro famiglia.
Sul muro a sinistra c'e' un busto di Shakespeare risalente al 1623.
Nel cimitero antistante la chiesa abbiamo incontrato diversi scoiattoli.
Uscendo dalla Holy Trinity Church, proseguendo lungo il fiume verso il centro cittadino siamo passati di fronte al Royal Shakespeare Theatre, aperto nel 1932, e prima opera importante in Gran Bretagna ad essere stata costruita dal progetto di un architetto donna, Elisabeth Scott. Oggi è inserito nella listed building, lista di edifici che non possono essere demoliti, ingranditi o alterati senza il permesso speciale delle autorità locali.
Non ci è stato possibile entrare nel teatro in quanto, essendo domenica, c’era una rappresentazione in corso. Abbiamo quindi passeggiato nel parco, lungo il fiume Avon, popolato di una quantità incalcolabile di cigni, oche canadesi e germani, pronti ad avvicinarsi a riva non appena vedono degli umani, sperando di ricevere del cibo, e sfidando Snoopy con versi aggressivi. Ci siamo gustati un gelato su una delle panchine del parco, con sottofondo di musica dal vivo ad opera di un complessino non professionista ed abbastanza datato ma molto bravo, sempre circondati da oche ed altri pennuti.
Snoopy ha avuto il suo momento di libertà, giocando a rincorrersi con altri cani che si contendevano una mela!
Oggi avevamo programmato di visitare le tre case di Shakespeare: quella natale, dove ha vissuto gli ultimi anni ed è poi morto ed il cottage di Anne Athaway, residenza della famiglia dopo il matrimonio di William ed Anne.
Essendo noi come sempre mattinieri, visto che l’apertura delle attrazioni era alle 10, ne abbiamo approfittato per percorrere le due strade centrali della cittadina: Sheep Street e Hight Street, ricche di locali, negozi ed attività commerciali ma mantenute originali nella forma delle abitazioni, molte in stile Tudor.
Per i non addetti ai lavori, ricordiamo le caratteristiche delle “case Tudor”:
-hanno i tetti spioventi coperti di tegole d'argilla o pietra, spesso anche in paglia (e sono ancora più belli!);
-per lasciare più spazio alle strade, i piani superiori venivano costruiti più ampi rispetto ai piani terra, rendendoli così anche sporgenti;
-le finestre sono alte, strette e con le strutture in legno. Il vetro è stato usato per la prima volta nelle case proprio durante i tempi dei Tudor; creare grossi pezzi di vetro però era costoso e difficile, proprio per questo le finestre avevano piccoli pezzetti di vetro tenuti insieme con il piombo in uno schema a rete. Le persone che non potevano permettersi il vetro usavano dei panni oppure la carta;
-le travi in legno che vediamo anche all'esterno sono irregolari perchè venivano tagliate a mano.
Alcune case oggi provano a copiare lo stile Tudor, ma sono facilmente distinguibili dalle originali proprio dalla differenza delle travi: guardandole attentamente si capisce quali sono tagliate a mano e quali a macchina.
Siamo quindi arrivati in Henley Street, una strada pedonale piena di gente e turisti perché sede di vari negozietti e della casa natale di Shakespeare.
Fra i negozi caratteristici: il Nutcracker Christmas shop, un negozio di natale aperto tutto l’anno. Poco più avanti il Peter Rabbit store, un negozio completamente dedicato al famoso Peter Rabbit, coniglietto creato nel 1902 dalla fantasia di Beatrix Potter. E siccome coniglietti e Santa Claus non bastavano, nel vicoletto dietro il Nutcraker c'è anche il Curtis Brae Teddy Bear Shop, un negozio di orsacchiotti per collezionisti e per bambini!
Abbiamo quindi visitato la casa natale di Shakespeare, da noi molto apprezzata perchè conservata nella sua originalità: abbiamo visto le varie stanze ed ambienti dove il poeta è nato ed ha vissuto i primi anni della sua esistenza.
In seguito abbiamo raggiunto Shakespeare’ s New Place, situata dove si trovava l’abitazione in cui il poeta ha trascorso gli ultimi anni di vita e poi è morto. Della casa originale non sopravvive quasi nulla, pertanto ora la nuova costruzione è stata adibita a museo. Ultima tappa: il Cottage di Anne Athaway, casa di famiglia nella quale sono andati a vivere William ed Anne dopo il matrimonio. La guida ci ha spiegato che si era trattato di un matrimonio “riparatore” all’epoca molto criticato: Anne rimase incinta di William quando lei aveva 26 anni e lui solamente 18 (la gente dell’epoca giudicava la coppia come se lei avesse frequentato un toyboy…).
Anche questo cottage ci è molto piaciuto in quanto mantenuto originale e nelle varie stanze si potevano respirare le diverse epoche storiche che i differenti ambienti rispecchiavano.
Concluse le nostre visite, abbiamo lasciato la città, illuminata oggi da una splendida giornata di sole, soddisfatti delle esperienze vissute.
Prossima tappa: isola di Anglesey (dove speriamo di poter finalmente vedere le pulcinelle di mare…) ma poichè i km da percorrere sono parecchi, ci fermeremo lungo la strada in un luogo diverso dal solito: la Whittington Wharf Marina. Punto di affitto delle house boat, vicino ad un Pub, dove ci permetteranno di sostare liberamente, al prezzo di una birra…En savoir plus
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- Jour 26
- mardi 9 juillet 2024
- ☁️ 19 °C
- Altitude: 46 m
Pays de GallesLlangefni53°15’43” N 4°19’16” W
Isola Anglesey

Entrati in Galles, abbiamo trascorso due giorni all’isola di Anglesey, un’isola nel Mare d’Irlanda ed una contea del Galles.
La maggior parte della sua costa è stata dichiarata “Area di straordinaria bellezza naturale” (AONB).
Per oltre 150 anni quest’isola è stata resa tristemente famosa da un’organizzazione di malviventi che erano soliti tendere imboscate, depredare le navi insabbiate senza fermarsi di fronte alla rapina e all’omicidio. La banda, che ormai aveva preso possesso dell’isola, aveva una struttura ampiamente radicata sul territorio. Non ne facevano parte solo i pirati veri e propri, ma anche persone assolutamente insospettabili che avevano raggiunto il benessere proprio con i saccheggi e con la copertura dei crimini.
Recentemente questa terra selvaggia ha fatto notizia quando il principe William è stato assegnato alla base della Royal Air Force su quest'isola gallese. Per fare un po’ di gossip: è proprio qui che il principe ha vissuto l'inizio della sua relazione con Kate Middleton.
Abbiamo raggiunto questa zona anche con la speranza di potere finalmente avvistare i puffins: le pulcinelle di mare che pare popolino le scogliere assieme ad altre specie di uccelli marini, foche ed anche qualche pinguino… Purtroppo il meteo non ci ha favorito, regalandoci una incessante e fastidiosa pioggerellina e, nella seconda giornata, una coltre di nuvole basse che ha stroncato le nostre aspirazioni al birdwatching.
Ieri, al nostro arrivo, abbiamo raggiunto la Red Wharf Bay in un momento in cui la bassa marea ce l’ha fatta paragonare ad alcune spiagge visitate l’anno scorso alle Canarie (peccato che il clima non sia lo stesso…)
Snoopy ha molto apprezzato una corsa sfrenata sul bagnasciuga rincorrendo i gabbiani!
Ci sarebbe piaciuto sostare proprio lì ma non era permesso fermarsi la notte, pertanto ci siamo spostati nei pressi di un pub con sosta gratuita in cambio di una consumazione. Questa volta non ci siamo accontentati della solita birra ed abbiamo gustato un’ottima grigliata mista in un ambiente molto gradevole e sicuramente dog friendly: al muro c’era appeso il ritratto di un cagnolino, evidentemente del proprietario, con la data di nascita e di morte, fuori del Pub un cartello che pubblicizzava “gelato per cani” e “menù per cani”…
Nel pomeriggio, anche per digerire la leggera grigliata, abbiamo fatta una camminata tra prati e anse di un corso d’acqua dimora di numerosi uccelli.
Esaurite commissioni varie, abbiamo raggiunto la penisola di Holy Island, dove avremmo dovuto vedere il faro di Stack Sud, un faro di 200 anni definito dalle guide “uno dei più fotogenici del Galles e del Regno Unito”…sulla costa rocciosa a picco sul mare ci avevano promesso avvistamenti dei famosi puffins…peccato che tutto il paesaggio fosse avvolto da una pesante coltre di nuvole basse che non permettevano di vedere assolutamente nulla! Nella nebbia più totale, solo lo stridere di gabbiani e la sirena del faro…
Dopo una brevissima passeggiata, abbiamo rinunciato e ci siamo consolati con l’acquisto di un pupazzo di puffin che è diventato la nostra mascotte in camper!
Risaliti in camper, nel tentativo di raggiungere il mare da un altro versante dove ci fosse meno nebbia, siamo arrivati a Penrhos Feilw: abbiamo potuto goderci una bellissima passeggiata con panorami mozzafiato su una costa scolpita dal mare, ammirando dall’alto la forza della corrente e la violenza delle onde… “felici di esserne spettatori terrestri” abbiamo sottolineato!
Nel pomeriggio, visto che una sottile pioggerellina continuava a non darci tregua, abbiamo raggiunto il castello di Beaumaris, del XIII sec, fatto costruire da Edoardo I. All’epoca il paesaggio non era come quello che appare oggi: era una palude soggetta a frequenti esondazioni d’acqua salata, dove la facevano da padroni giunchi e canneti. I nobili normanni che parlavano francese, e vivevano in questa zona hanno nominato il castello “Beau marais”, cioè “bella palude”. Da qui il nome attuale: Beaumaris.
Non abbiamo ritenuto di visitare gli interni, visto che sapevamo non essere arredati e ci siamo accontentati di una passeggiata attorno alle sue imponenti mura per fare qualche foto.
La cittadina di Beaumaris si presenta con una serie di casette colorate affacciate sul mare, simile ad alcuni villaggi di pescatori delle nostre parti.
Successivamente abbiamo raggiunto il villaggio dal nome più lungo del mondo: “Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch”
Questo nome impronunciabile di 58 lettere può essere tradotto come “la chiesa di Santa Maria nella cavità del nocciolo bianco vicino al rapido gorgo e la chiesa di San Tysilio vicino alla grotta rossa” !!
Abbiamo scattato una foto all’insegna della stazione ferroviaria, come testimonianza del fatto che esiste davvero!
Concluse le nostre visite, abbiamo attraversato il ponte sul Menai, lasciando l’isola e ritornando sulla terraferma. Trascorreremo la notte in un’area sosta decisamente insolita: una specie di piccola fattoria, piena di galline cicciottelle ( che hanno fatto agitare non poco Snoopy…) gestito da due giovani ragazzi, nei pressi del castello di Caernarforn che vorremmo visitare domani.En savoir plus
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- Jour 28
- jeudi 11 juillet 2024
- ☁️ 15 °C
- Altitude: 17 m
Pays de GallesCaernarfon Castle53°8’21” N 4°16’36” W
Castello di Caernaforn

Questa mattina, accompagnati dalla ormai consueta pioggerellina costante, abbiamo visitato il castello di Caernarfon. Avremmo voluto raggiungerlo a piedi, con una bella passeggiata dalla nostra area sosta, se il meteo fosse stato più clemente…vista la situazione, invece, salutati i due simpatici giovani (e le galline cicciottelle), ci siamo spostati in un parcheggio gratuito nei pressi del castello.
Caernarfon è un nome un po’ particolare che deriva da “Caer yn Arfon” e significa “castello in Arfon” dove Arfon significa “regione di fronte ad Anglesey”. Affacciato sullo Stretto di Menai, con le sue imponenti torri poligonali, il Castello domina il paesaggio in questo angolo del Galles settentrionale da quasi 800 anni. Molto bello ma soprattutto unico per la funzione che riveste, perché al suo interno ancora oggi viene incoronato con cerimonia ufficiale e solenne il Principe del Galles.
Costruito da Edoardo I nel 1280 (sul sito di un'ex fortezza romana e di un forte normanno) per mostrare la ricchezza ed il potere inglese sul Galles; con le sue torri dalla forma unica e la muratura a blocchi di colore, è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Sebbene l'esterno sia completo, i piani per l'interno dell'edificio non sono mai stati completati. Il castello comprende anche un museo dedicato al reggimento dell'esercito Royal Welch Fusiliers.
Tutta la struttura è visitabile all'interno, e su quasi tutte le torri è possibile salire per ammirare il panorama da angolazioni differenti: dall’alto si possono vedere il prato del castello, la struttura della fortificazione, e anche la città di Caernarfon e il fiume Afon Seiont che si getta in mare.
Per una visita completa, salendo su tutte le torri sarebbero state necessarie diverse ore; noi ci siamo accontentati di percorrere le scale di tre torri e di passeggiare su una parte del muro di cinta.
Ci siamo affacciati sul Queen's Gate, un balcone da dove alcuni principi del Galles sono stati acclamati dopo l’incoronazione, ed abbiamo percorso gli stretti cunicoli della Black Tower.
Siamo entrati nella Chamberlaine Tower, visitando le diverse sale e ambienti, con il museo dei fucilieri e altre ricostruzioni riguardanti la storia del Galles, concludendo il percorso nella Queen's Tower, da dove siamo ritornati nel cortile.
La torre dell'Aquila è la più grande, ed è stata costruita nel XIII secolo come residenza per re Edoardo I. Siamo saliti fino alla cima delle tre torrette, accedendovi dal piano terra, occupato da una rappresentazione su di una gigantesca scacchiera dei regnanti gallesi e inglesi protagonisti delle guerre di indipendenza. Le stanze e gli ambienti sono purtroppo prive delle ricostruzioni di mobili e decorazioni che si trovano in altri castelli, che avrebbero sicuramente reso la visita più interessante.
Le salite, attraverso scale strettissime con un numero incalcolabile di scalini, sono state abbastanza impegnative, ma la vista dall’alto ci ha ripagato della fatica, soprattutto perché la bassa marea rendeva il panorama ancora più suggestivo.
Conclusa la visita ci siamo diretti ad un piccolo campeggio nello Snowdonia National Park, dove trascorreremo il pomeriggio di oggi e la giornata di domani, sperando in un tempo più clemente che ci permetta di fare qualche bella escursione.
In questo parco esistono anche due particolari linee ferroviarie: la Ffestiniog Railway (la più antica del mondo, a scartamento ridotto) e la Snowdon Mountain Railway (che porta fino alla cima del monte Snowdon). Ci eravamo informati sul percorso ma il viaggio ha costi per noi proibitivi, oltre a non accettare cani a bordo, ed abbiamo quindi rinunciato.En savoir plus
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- Jour 29
- vendredi 12 juillet 2024
- ☁️ 15 °C
- Altitude: 92 m
Pays de GallesLlyn Nantlle Uchaf53°3’11” N 4°12’34” W
Snawdonia Park

Ieri pomeriggio siamo arrivati al Talimignedd Campsite, un campeggio molto carino e confortevole (oltre che economico…) proprio all’interno dello Snowdonia Park.
Snowdonia è una regione del Galles che fu dichiarata parco nazionale nel 1951. Il nome del parco deriva dal monte Snowdon (1085 m) che il monte più alto del Galles. Non solo la vetta più alta, ma anche il lago più grande del Paese, il Bala Lake, si trova proprio all’interno di questo parco. Il parco è visitabile a piedi, in auto o in treno.
Noi, come già scritto ieri, trovando troppo caro il percorso in treno, abbiamo scelto di appoggiarci per la sosta a questo campeggio familiare dal quale spostarci per le nostre escursioni a piedi.
Oggi, visto che finalmente non pioveva…abbiamo fatto una bella passeggiata fino al lago. Fra fattorie, pecore, mucche e conigli abbiamo percorso quasi 5 km e in prossimità del lago abbiamo scattato qualche foto anche con il drone. Al rientro, purtroppo, Snoopy ha avuto un piccolo incidente, perdendo un’unghia in una grata di metallo. Pertanto il pomeriggio non ci siamo mossi nuovamente per dedicarci alle cure e medicazioni necessarie. Una consulenza telefonica con il suo veterinario ci dirà come procedere.
I nostri programmi prevedevano per la giornata di domani una nuova meta: Cardiff, ma è letteralmente impossibile trovare un posto dove sostare in questi giorni in questa città. Ci siamo quindi decisi a saltarla e passare alla tappa successiva: Tintagel. Ma sarà necessario uno stop intermedio per non fare troppi km in un giorno solo (pensiamo al solita sosta presso un pub). Ovviamente decideremo anche in base alle condizioni di Snoopy ( se sarà necessario portarlo da un veterinario o meno).En savoir plus
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- Jour 31
- dimanche 14 juillet 2024
- ☁️ 18 °C
- Altitude: 37 m
AngleterreTintagel Castle50°40’2” N 4°45’31” W
Tintagel Castle

La giornata di ieri è stata dedicata ad una “tappa di trasferimento”: prima di imboccare la super strada che ci avrebbe portato a destinazione, abbiamo percorso un’ottantina di chilometri nel parco di Snowdonia, servendoci di strade secondarie per poterci godere altre zone di questa bellissima riserva naturale. Per la notte abbiamo scelto di sostare presso un Pub, dove abbiamo apprezzato sia l’intrattenimento che la cucina: al nostro arrivo un complessino stava provando musica dal vivo in vista di un prossimo evento e la sera (si fa per dire perché la cena era servita alle 17…) abbiamo gustato un ottimo stinco di montone con contorno di purea ed altre verdure.
Oggi, dopo circa 200 km, siamo arrivati a Tintagel, che si trova sulla costa settentrionale della Cornovaglia. Questo è un luogo suggestivo, dove si dice che sia nato re Artù, sul finire del V secolo dalla bella regina Igraine. Alcuni sostengono che qui sia stato solo concepito, altri che ci sia effettivamente nato. Non ha molta importanza, trattandosi di un personaggio a metà tra storia e leggenda. Quel che conta è che questo è uno dei luoghi più magici di tutta la Cornovaglia.
Il Castello di Re Artù.
Attraversando il ponte della città che conduce all’isola e alle rovine del castello del XII secolo, si viene letteralmente catapultati all’interno del favoloso mondo cavalleresco fra le leggende dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Le rovine del castello di Tintagel sono avvolte da un’atmosfera romantica e circondate da un suggestivo sfondo di scogliere erbose che degradano fino all’oceano formando grotte e piccole insenature. Dalle rovine del castello scendendo una ripida scala si arriva alla grotta di Mago Merlino (“Merlin’s Cave”), altro luogo di grande fascino che durante la bassa marea può essere esplorato. Ruderi e rocce che si protendono in mare e le onde bianche e spumeggianti che si infrangono sulle rocce. Questi gli ingredienti fondamentali che compongono il Castello di Tintagel, fortemente voluto da Richard, primo conte di Cornovaglia, su ispirazione dei racconti di Goffredo di Monmouth, il primo a raccontare la storia del valoroso Re Artù.
Il ponte sospeso, realizzato nel 2019 per ricreare il collegamento tra l’isolotto e la terra ferma, consente di ammirare dall’alto un panorama davvero da pelle d’oca.
E per finire c’è Gallos, la gigantesca scultura di bronzo che rappresenta non solo Re Artù ma la storia di questo luogo speciale. Tutt’intorno ci sono prati verdissimi che, in un saliscendi di sentieri e di scale, permettono di ammirare la costa da diverse prospettive.
Oggi era una bella giornata di sole e, dopo essere saliti fino in cima, ci siamo seduti a gustarci il paesaggio, visto che con il mare abbiamo da sempre un rapporto privilegiato… Osservando la superficie dell’acqua dall’alto, ad un certo punto abbiamo visto un’ombra: probabilmente il dorso di un cetaceo (balenottera, orca, non possiamo saperlo…) che ci ha così emozionato da non darci il tempo di una foto!
Poi ci siamo momentaneamente divisi, prendendo strade diverse: Antonio e Snoopy, sono scesi giù fino al mare, io invece ho raggiunto l’altra collina per salire fino alla chiesa. Al ritorno ho trovato un passaggio in auto da una simpatica famiglia inglese che, al momento dei saluti ( e ringraziamenti da parte mia) scherzosamente mi ha chiesto 10£ come fosse un taxi… Ci siamo ritrovati poi per uno spuntino in uno dei tanti locali sulla via principale del paese, ordinando cornish pasties: questa volta ce le hanno portate grandissime, tanto che abbiamo avuto bisogno dell’aiuto di Snoopy per finirle! Al tavolo vicino al nostro, lasciato incustodito con dei resti di cibo, gabbiani famelici si avventavano per contenderselo. Avevamo letto che, in questa zona, le guide sconsigliavano di circolare con dello street food in mano per evitare di essere aggrediti a derubati da questi uccelli marini, qui particolarmente aggressivi…e ne abbiamo avuto la prova!
Nel pomeriggio abbiamo fatto due passi lungo la via principale del villaggio, ammirando The Old Post Office (vecchia casa padronale del XIV secolo, di pietra e con il tetto d’ardesia, che nel periodo vittoriano venne usata come ufficio) e raggiungendo la King’s Arthur Great Hall (una specie di museo celebrativo della figura di Re Artù) trovandolo però già chiuso.
Trascorreremo la notte in un’area sosta in pieno centro, su un prato verde, confinante con un campo pieno zeppo di conigli saltellanti…indovinate chi non dormirà…En savoir plus
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- Jour 33
- mardi 16 juillet 2024
- ☁️ 17 °C
- Altitude: 11 m
AngleterrePeal Rocks50°4’8” N 5°43’0” W
Saint Ives e Land’s End

La giornata di ieri ci ha regalato una pioggia costante ed un’ottima cena! Eravamo diretti a St Ives ma, non avendo nessuna voglia di uscirne fradici, abbiamo preferito fermarci nei pressi di un Pub non troppo distante, rimandando l’escursione a meteo migliori ed approfittando dell’invitante menù proposto da The Engine Inn, con garanzia di sosta gratuita. Le immagini parlano da sole ma, nel caso non fossero sufficienti, si sappia che Antonio, per finire la sua porzione di ribs (costicine) si è fatto aiutare da Snoopy!
Oggi, finalmente con una bella giornata di sole, abbiamo visitato St Ives. Già ieri, sotto la pioggia, nel tentativo di vedere la città, ci eravamo avventurati con il camper in una serie di stradine talmente strette da consigliarci di desistere. Oggi, visto il clima migliore, abbiamo preferito una sosta un po’ più distante dal centro ma praticabile. A pochi passi dal nuovo parcheggio: The Malakoff, la stazione degli autobus del paese, ci ha subito offerto un ottimo punto panoramico. La vista spazia sul villaggio intero e su tutta la baia di St Ives fino a un puntino bianco davanti ai nostri occhi: il faro di Godrevy sul suo scoglio.
Abbiamo poi percorso le stesse strade di ieri, questa volta a piedi, per raggiungere Talland House: la casa dove la nota scrittrice Virginia Woolf (che amava molto St Ives) ha trascorso molte estati, dal 1882 al 1994. Si tratta di una bellissima dimora in stile, color bianco crema, circondata dal proprio giardino. Oggi è una proprietà privata e chiusa al pubblico, ma, ci siamo avvicinati per scattare qualche foto dall’esterno. Fu qui, guardando verso l’orizzonte e verso Godrevy, che la scrittrice venne ispirata per il suo romanzo “Gita al Faro”. Quindi ci siamo diretti verso il porto che finalmente ci ha regalato una passeggiata in tranquillità. Le strade di St. Ives sono infatti strettissime e prive di marciapiedi: con il traffico di auto, furgoni e camion non è per nulla semplice nè piacevole percorrerle a piedi!
La via principale del porto, invece, offre innumerevoli locali in cui fermarsi, oppure negozi e gallerie di artisti in cui curiosare. Non passa inosservato uno dei pub più antichi della Cornovaglia: The Sloop Inn, che pare risalga addirittura al 1312! La stessa Harbour Beach, la spiaggia del porto, è molto curiosa: uno dei luoghi che più mutano a seconda del livello della marea, sfoggia barchette colorate in secca sulla sabbia, quando il mare si ritira, e scompare invece del tutto quando l’acqua torna ad alzarsi. Essendo noi arrivati durante la bassa marea, Snoopy ha potuto godersi una corsa frenetica giocando con altri cani, visto che fino alle 10 l’accesso agli animali era consentito.
In centro si nota anche la Chiesa di St. Ives, che con la sua vecchia torre del XV secolo, domina l’orizzonte della città.
Rientrati in camper, ci siamo diretti a Land’s End.
Molti pensano che Land’s End sia il punto più a ovest del Regno Unito, ma il primato va alla località di Corrachadh Mòr, sulle Highlands Scozzesi. Land’s End è difatti il punto più a sud-ovest dell’isola!
Land’s End non è un villaggio o una città; quando ci si arriva, si trovano un hotel e un paio di fattorie, assieme al centro turistico. La località si trova sulla penisola di Penwith, poco lontano dal villaggio di Sennen.
Prima di essere conosciuto come Land’s End, questo tratto di penisola prendeva il nome di Belerion, ovvero “terra scintillante“, scelto dagli antichi popoli celtici che popolavano quest’area. Il vero nome di Land’s End è Peal Point, ma da quando migliaia di viaggiatori hanno cominciato a visitare la zona per curiosità e divertimento, l’area ha acquistato questo nomignolo, usato un po’ alla volta come forma ufficiosa.
Luogo dove le acque feroci dell’Oceano Atlantico si scontrano con la zona più a est delle scogliere, Land’s End in Cornovaglia è un terreno privato dal 1066 e fin da allora è stato conservato con cura e attenzione, ma è sempre rimasto aperto al pubblico con la libertà e il permesso di poterlo esplorare.
Il territorio ospita oggi un centro turistico, molto simile a un parco a tema di cattivo gusto che mal si sposa con la natura che lo circonda. Ci hanno fatto un po’ sorridere le numerosissime persone in coda per ottenere da un fotografo professionista (al “modico prezzo” di 10,90 sterline) la foto personalizzata con nomi e cuoricini di fronte al tipico cartello bianco (che indica le distanze da New York e da John O’Groats).
Noi abbiamo preferito percorrere i sentieri lungo la costa, colorati di viola dall’erica, e goderci uno dei punto panoramici più belli della Cornovaglia.
L’infrangersi delle onde sulla costa verdissima e sugli scogli che emergono dal mare, lo stridere dei gabbiani, la vista del faro di Longship, costruito a circa un miglio di distanza per illuminare la rotta alle navi in transito. Inizialmente di 24 metri, il faro venne poi innalzato agli odierni 35 metri per via delle altissime onde che nelle notti di tempesta lo sommergevano completamente, vanificandone lo scopo.
La leggenda della terra perduta di Lyonesse
Questa contea è famosa per le leggende legate a Re Artù e ai suoi cavalieri. Si narra di come in passato esistesse una terra leggendaria, Lyonesse, che collegava Land’s End alle Isole Scilly. Tuttavia, il popolo che l’abitava si comportò in modo tale da dispiacere gli dei che, nel giro di una notte, decisero di affossare il territorio e farlo scomparire in fondo al mare, separando le Isole Scilly con decine di miglia di acque tempestose. Pescatori narrano di avere visto palazzi sotto acqua e di aver sentito campane suonare mentre erano in mare e, sempre secondo la leggenda, le Isole Scilly sarebbero le cime di questa terra scomparsa.
Un chiaro rimando al nome: Land’s End è il posto dove la terra finisce, oltre c’è il nulla. Così credevano gli antichi popoli che abitavano queste terre ed a guardare il mare dalle alte scogliere rocciose, con lo sconfinato orizzonte, si potrebbe pensarlo ancora. Di fatto ci sono migliaia di chilometri d’oceano prima di arrivare alle coste americane…
Curiosità
John O’Groats è il posto più a nord-ovest della Gran Bretagna (vedere nostro post in Scozia). La distanza tra Land’s End e John O’ Groat è la più lunga che si possa percorrere nel Regno Unito e viene esplorata ogni anno da persone provenienti da tutto il mondo, che seguono diversi itinerari con lo scopo di terminare il percorso per raccogliere denaro con scopi benefici o per attirare l’attenzione sulla problematica del cambiamento climatico. Il primo tentativo venne fatto dal Signor Carlisle che, nel 1879 oltre a salire fino a John O’Groats, percorse tutta la strada a ritroso!
Il Land’s End Hotel compare durante una scena del film “Maledetto il giorno in cui t’ho incontrato” di Carlo Verdone. La location ispirò un’intera generazione di italiani che decisero di recarsi all’hotel e visitare la Cornovaglia per i loro viaggi di nozze.En savoir plus